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        <title>Sito personale di Gianni Nobile, un contenitore di idee, pensieri e riflessioni. ...</title>
        <description>Gianni Nobile, contenitore, biblioteca, associazione culturale, pensieri, riflessioni - Nobile, web site, biblioteca, baricco, mazzantini, peace, reporter, pace, l.a.v., raabe, gazz&amp;egrave;, ego, noti</description>
        <link>http://www.nemosireno.it/</link>
        <lastBuildDate>Wed, 27 Feb 2013 14:44:06 GMT</lastBuildDate>
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            <title>Trecentosessantunesimo giorno. Ora diciassettesima</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/346/Trecentosessantunesimo-giorno-Ora-diciassettesima</link>
            <description><![CDATA[<strong><p align="center"><br />Find me here <br />Speak to me <br />I want to feel you <br />I need to hear you <br><br><p align="center">You are the light <br />That's leading me <br />To the place <br />Where I find peace again <br><br><p align="center">You are the strength <br />That keeps me walking <br />You are the hope <br />That keeps me trusting <br><br><p align="center">You are the life <br />To my soul <br />You are my purpose <br />You are everything <br><br><p align="center">And how can I <br />Stand here with you <br />And not be moved by you <br />Would you tell me <br />How could it be <br />Any better than this <br><br><p align="center"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=AnB4ewmfdXo">You calm the storms <br />You give me rest <br />You hold me in your hands <br />You won't let me fall </a><br><br><p align="center">You still my heart <br />And you take my breath away <br />Would you take me in <br />Would you take me deeper now <br><br><p align="center">And how can I <br />Stand here with you <br />And not be moved by you <br />Would you tell me <br />How could it be <br />Any better than this <br><br><p align="center">And how can I <br />Stand here with you <br />And not be moved by you <br />Would you tell me <br />How could it be <br />Any better than this <br><br><p align="center">Cause you're all I want <br />You are all I need <br />You are everything <br />Everything <br><br><p align="center">You are all I want <br />You are all I need <br />You are everything <br />Everything <br><br><p align="center">You are all I want <br />You are all I need <br />You are everything <br />Everything <br><br><p align="center">You are all I want <br />You are all I need <br />You are everything <br />Everything <br><br><p align="center">And how can I <br />Stand here with you <br />And not be moved by you <br />Would you tell me <br />How could it be <br />Any better than this <br><br><p align="center">And how can I <br />Stand here with you <br />And not be moved by you <br />Would you tell me <br />How could it be <br />Any better <br />Any better than this <br><br><p align="center">Would you tell me <br />How could it be <br />Any better than this<br /><br />                           L.<br><br><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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            <title>Duecentonovantottesimo giorno. Ora prima</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/345/Duecentonovantottesimo-giorno-Ora-prima</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Se sapessi scrivere una risata che non fosse soltanto una serie di A e di H, lo farei. <br />Perch&eacute; mi piacerebbe saperle dare anche un suono in modo che se ne capisca a fondo il significato. <br />Inizierei questo post (?) proprio in questo modo. <br />Una risata, piazzata l&igrave;, neanche troppo rumorosa, ma sonora, dal cuore. <br />Mi sembrerebbe un buon modo per incominciare. <br />Ed invece niente risata, cos&igrave; come la vorrei io, non sono capace a scriverla, quindi niente, nulla. Silenzio. <br />Poi se qualcuno vuole immaginarsela esattamente come vorrebbe sentirla, beh, pu&ograve; farlo.<br />Sarebbe un buon modo per incominciare.  <br />Partendo dalla buonanotte di ieri sussurrata a mia zia che la sento vicinissima e sono sicuro che &egrave; qui, per poi passare attraverso i sogni che assurdi, mi hanno lasciato una sensazione del cazzo tutta la giornata. Chiss&agrave; perch&eacute; ma la mia mente perversa riesce a rovinare anche quei sogni che avevano tutte le migliori intenzioni, ed io, zac, ci metto il mio zampino per renderli volgari, cattivi, violenti. Ma perch&eacute;?!<br />Per continuare con una fittissima, quasi ingombrante corrispondenza tra Roma-Milano-Torino che ingoia quell'unica minuscola parte sana che era rimasta dentro di me. <br />A volte mi accorgo che non distinguo pi&ugrave; neanche la realt&agrave; ed intraprendo fraseggi troppo belli da far veramente male. Sono bravo a far del male in questi casi.<br />Che mi trovo a vagare di notte in isolate strade buie che mi sembra di stare in un apocalittico film di fantascienza dove io, unico sopravvissuto, tento di tornare a casa. La sensazione &egrave; incredibile, mi fa sentire vivo in un tempo ormai morto, io stesso un sogno, di una citt&agrave; dormiente. <br />Anche se ultimamente, perduto in queste notti, mi chiedo quanta voglia ho di ritrovare la strada.<br />La risposta secondo me fa un p&ograve; paura, e quindi, niente risposta. <br />Nel continuare, mi avvilisco e quasi mi rattristo se penso all'indifferenza che incontro negli sguardi spenti di certe persone. <br />Devastante, quanto io possa aver creduto di poter sfiorare momenti felici. Un drogato appena uscito dal tunnel probabilmente adesso, si sentirebbe libero come me.<br />Altri, non sanno minimamente cosa.     <br />Ed all'arrivo, io le mie storie da leggere, e da raccontare, ce l'ho. <br />E le persone reali, che stanno ad ascoltare, eccole qui, tutt'intorno. <br><br><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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            <title>Duecentonovantesimo giorno. Ora quarta</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/344/Duecentonovantesimo-giorno-Ora-quarta</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Sono ventiquattr'ore che ci penso.<br />E non lo so. <br />Ad un certo punto si &egrave; fermato il tempo e tutti immobili, come una fotografia, come manichini di un grande magazzino. <br />Provo ad ingoiare la saliva, ma rimane l&igrave;, non va gi&ugrave;. <br />Quello che ho fatto, cos&igrave; come per istinto, &egrave; stato quello di spegnere il telefono e tirarmi su la coperta, girarmi dall'altra parte e spegnermi anche io. Come se nulla fosse e senza far troppo rumore. <br />Il fatto &egrave; che per certe cose io non sono pronto, &egrave; che non rientrano in nessun mio schema mentale, che nel mio immaginario ipotetico e fantastico, certe cose, no, non c'erano.  <br />E allora &egrave; come se quella parte del mio inconscio che racchiude le mie difese per la sopravvivenza del mio stato di equilibrio, non accettasse nulla di simile. <br />Per il resto, sto tentando di capire, di rileggere mille volte quelle poche righe ricevute e provare a capire quando &egrave; successo che la vita ha preso il largo senza che me ne accorgessi. <br />Mutano, gli attimi che sembravano indissolubili, le convinzioni marchiate a fuoco sulla pelle, le persone che da sempre ami, queste, mutano. <br />Come se la realt&agrave; morisse e poi (ri)nascesse sotto forma che non potevi immaginare e che adesso, davanti agli occhi, impari. <br />Sono ventiquattr'ore che ci penso.<br />E non so. <br />Non so le parole, non so la voce, non so dove guardare e lo sguardo, non so dove poggiarlo. <br />Penso che non c'&egrave; pi&ugrave; quello che sapevo ed io, invece, si. <br />Adesso sii felice, per favore, cos&igrave; tanto da perdere la testa, in modo illogico e completamente pazzo, in un modo incontrollabile da perdere la ragione, senza guardare indietro, da perdere la strada. <br />Sii felice cos&igrave;, per favore. <br><br><br /><br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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        </item>
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            <title>Duecentocinquantesimo giorno. Ora diciannovesima</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/343/Duecentocinquantesimo-giorno-Ora-diciannovesima</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><p align="center"><br /><br />Semplicemente, senza che un solo angolo del suo volto si muovesse, <br />e assolutamente in silenzio, inizi&ograve; a piangere, <br />in quel modo che &egrave; un modo bellissimo, un segreto di pochi, piangono solo con gli occhi, <br />come bicchieri pieni fino all'orlo di tristezza, e impassibili mentre quella goccia di troppo alla fine li vince <br />e scivola gi&ugrave; dai bordi, seguita poi da mille altre, <br />e immobili se ne stanno l&igrave; mentre gli cola addosso la loro minuta disfatta.<br><br><p align="center">                                                           A.B.<br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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        </item>
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            <title>Centosettantaquattresimo giorno. Ora diciannovesima</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/342/Centosettantaquattresimo-giorno-Ora-diciannovesima</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><p /><br />Qualche giorno fa ho visto un bambino piccolo <br />che correva e rideva. <br />Pi&ugrave; o meno in quel modo. Non faccio che pensarci. <br />Non riesco a togliermelo dalla testa. <br />Mi fa stare bene. <br />Chiss&agrave; perch&eacute;, l'ho associato al pensiero di T. <br />E di una persona piccolissima che conoscevo.<br />E al fatto che sono di nuovo ad Amsterdam.<br />Che prendo una macchina del tempo e torno al momento in cui camminavo in bilico sul marciapiede come un equilibrista e il bambino che correva e rideva senza fiato, ero io.<br />Che tanto le cose ritornano da sole, come canzoni alla radio che non sentivi pi&ugrave; da tanto tempo o come il mare, che prima o poi riporta indietro la stessa onda.<br />Che nella vita si cambia, magari quando non vorresti, ma tanto si cambia, e poi una parte vecchia di te, piccolissima, quella, rimane.<br />Puoi far finta che non sia cos&igrave;, ma tanto si sa come vanno le cose.<br />Si sa che sapore hanno le occasioni mancate. Che te ne accorgi soltanto quando il tempo se ne &egrave; andato e tu sei rimasto indietro.<br />Che non c&egrave; stato tempo, non c&egrave; stato lo spazio per tutta quella vita non vissuta, che ti &egrave; passata distrattamente accanto mentre continuavi a credere di essere felice per quello che avevi.<br />Stare bene, non &egrave; essere felici. Mi dispiace, ma funziona cos&igrave;.<br />Mi sento piccolo, quasi piccolissimo, di fronte al mondo che avevo in mente con lei.<br />Di quelli che ti affacci alla finestra, una mattina di primavera, e non ne vedi la fine. <br />Ci perdi la vista a guardarlo tutto e ci perdi la testa a guardarlo dentro gli occhi, quelli piccolissimi, i suoi.<br />Se non fosse che luniverso, questo, &egrave; un altro, forse crederei che non esistano distanze infinite e che non esista tanto spazio da arrivare a perdersi.<br />Chiss&agrave; dov&egrave;, ma cera una persona piccolissima che conoscevo.<br />E sono di nuovo in Olanda.<br />Che c&egrave; un aereo che vola alto, ma proprio alto, addirittura sopra le nuvole.<br />Sono sicuro che se questo post (?) avesse avuto un titolo, sarebbe stato cos&igrave; piccolo che sarebbe stato illeggibile.<br /><br /><br><br><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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            <title>Centosessantottesimo giorno. Ora terza</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/341/Centosessantottesimo-giorno-Ora-terza</link>
            <description><![CDATA[<strong><p align="center" /><p align="center"><br />I let it fall, my heart, <br />And as it fell you rose to claim it. <br />It was dark and I was over, <br />Until you kissed my lips and you saved me. <br />My hands, they were strong, but my knees were far too weak, <br />To stand in your arms without falling to your feet, <br />But theres a side to you that I never knew,never knew. <br />All the things you'd say, they where never true, never true, <br />And the games you'd play, you would always win, always win. <br><br><p align="center">But I set fire to the rain, <br />Watched it pour as I touched your face, <br />well it burnt while I cried, <br />Cause I heard it screaming out your name, your name! <br><br><p align="center">When I lay with you I could stay there, <br />Close my eyes, feel you here forever, <br />You and me together, nothing is better! <br />Cause theres a side to you that I never knew, never knew, <br />All the things you'd say they where never true, never true, <br />And the games you'd play, you would always win, always win. <br><br><p align="center">But I set fire to the rain, <br />Watched it pour as I touched your face, <br />well it burnt while I cried, <br />Cause I heard it screaming out your name, your name! <br />but I set fire to the rain <br />and I threw us into the flames <br />well it felt something died <br />Cause I knew that that was the last time, the last time! <br><br><p align="center"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=VK4TwstB2AM&feature=related">Sometimes I wake up by the door, <br />that heart you caught must be waiting for you. <br />Even now when we're already over <br />I cant help myself from looking for you</a> <br><br><p align="center">I set fire to the rain, <br />Watched it pour as I touched your face, <br />well it burnt when I cried, <br />Cause I heard it screaming out your name, your name <br />I set fire to the rain, <br />and i threw us into the flames <br />Cause I knew that that was the last time, the last time. <br><br><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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            <title>Centocinquantasettesimo giorno. Ora seconda</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/340/Centocinquantasettesimo-giorno-Ora-seconda</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Un niente. <br />Tengo ancora nel portafoglio un...<br />puf, un niente. <br />Parole che quando le leggi prendono il volo soffiate via dal vento e le lettere che si scompongono e si perdono nell'aria. <br />E non si ritrovano pi&ugrave;.<br />L'effetto &egrave; un p&ograve; questo, quello che mi &egrave; capitato oggi, tra le mani.<br />Che ho pensato di ridurlo in dodicimilioni di pezzi e come coriandoli lanciarli in aria e poi ballarci sotto come un selvaggio in una danza tribale. <br />Sar&agrave; che nelle ultime ore che sono stato con me stesso, ho mangiato marmellata con il cucchiaino che erano le tre di notte, mi son sentito un'isola, mi son sentito freddo senza parole mie. <br />E poi il rum direttamente dalla bottiglia che sembro un cowboy che se sapessi suonare musica country alla chitarra, sarebbe perfetto. <br />Ed invece passo da un nutini ad un nonsoch&igrave; tratto da un film meraviglioso con un titolo intraducibile. <br />E Julia, che ci penso in continuazione che alle volte diventa reale e va a finire che mi ritrovo a correre dietro al suo aereo.<br />Che davvero poi, come dice mir, sembra che non ho pi&ugrave; niente da dire che in fondo ho scoperto un alter ego che basta con le parole, tanto quelle servono a girare intorno ai luoghi comuni e portare a casa il risultato.<br />Comincio davvero ad essere una moltitudine che quasi mi perdo in mezzo a tutti.  <br />Che mi sento un ospite negli sguardi di chi ha pianto per me e che al mio sguardo, &egrave; adesso, poco pi&ugrave; di un luogocomune.<br />Vorrei poter parlare davanti a quegli occhi, quegli altri, non questi, e tirar fuori tutta l'assurdit&agrave; che sento.<br />È come se avessi immaginato la realt&agrave;. E come Cassandra, nessuno adesso, che riesce a credermi. <br />Non trovo niente di pi&ugrave; triste.  <br />Niente di pi&ugrave; anonimo. <br />Puf. <br><br><p align="center">...non eri tu che mi dicevi tutte quelle parole<br />che non capivi e non sapevi dov'eri<br />ed io chi ero, ah si, io ero il sole,<br />ne hai dette tante che qualcuna &egrave; rimasta tra le lenzuola...<br><br><p align="center">                                   L.C.<br><br><p align="center"><br /><br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/340/Centocinquantasettesimo-giorno-Ora-seconda</guid>
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            <title>Centoquarantaduesimo giorno. Ora ventesima</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/339/Centoquarantaduesimo-giorno-Ora-ventesima</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><p align="center"><br />...un treno per dove<br />il mare &egrave; grano azzurro<br />&egrave; un saluto di gabbiani<br />sulle barche e tra le mani<br><br><p align="center">Un treno per dove<br />accenderai la luce<br />e sarai un bicchiere d'acqua<br />nelle notti dei miei guai<br><br><p align="center">Un treno per dove<br />libero e ribelle<br />correr&ograve; come un cavallo<br />sotto grappoli di stelle<br><br><p align="center">Un treno per dove<br />non ci sia lo spazio<br />per perderti di pi&ugrave;<br />un treno per dove esisti tu<br><br><p align="center">                                     C. B.<br><br><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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            <title>Centoventinovesimo giorno. Ora ottava</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/338/Centoventinovesimo-giorno-Ora-ottava</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Clementine: This is it, Joel. It's going to be gone soon. <br />Joel: I know. <br />Clementine: What do we do? <br />Joel: Enjoy it. <br /><br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/338/Centoventinovesimo-giorno-Ora-ottava</guid>
        </item>
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            <title>Centoundicesimo giorno. Ora terza</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/337/Centoundicesimo-giorno-Ora-terza</link>
            <description><![CDATA[<strong>Lei aveva fatto centro nel suo cuore, un centro tanto perfetto da spaccarglielo in due emisferi identici che si erano scissi e contrapposti come due piatti di una bilancia: di qua c'era tutto il nuovo e di l&agrave; tutto il vecchio. Nel peso, le parti si equialevano, tanto che i due piatti restavano appaiati e immobili.<br />Lecompte non sapeva pi&ugrave; che fare: se voltarsi indietro o guardare avanti.<br />Indietro c'era tutta la sua vita, una vita bella, nonostante tutto, solo che lui la contemplava adesso come una cosa non sua, come fosse la vita di un altro, tanto gli sembrava distante e diversa da ci&ograve; che lui si sentiva oggi.<br />Dall'altra parte, invece, c'era la vita che doveva ancora vivere, quella con la lei che gli aveva spaccato il cuore.<br />Una vita che non conosceva ma che aveva voglia di assaporare al pi&ugrave; presto.<br><br>È sempre cos&igrave;, dopotutto.<br />Prima o poi arriva un momento che scinde la vita in due met&agrave; distinte, due vite che non hanno niente a che fare l'una con l'altra.<br />Ora doveva trovare il coraggio di fare una scelta.<br />Perch&eacute; di questo si tratta: di coraggio, coraggio di tradire chi ci ha amato, coraggio di affrontare la novit&agrave;.<br />Ma ovunque ti butti, finisce che sempre, prima o poi, un pezzettino di vita scivola da un piatto e si riversa nell'altro e allora sono dolori, davvero, perch&eacute; le due vite non sono pi&ugrave; parti staccate, ma finiscono per diventare nuovamente una cosa sola e tutto si ricompatta, con l'unica differenza che &egrave; passato del tempo e ormai tutte le passioni sono spente, le fiamme bruciate.<br />Resta solo cenere ovunque , materiale inerte, che non serve a nulla, solo ad alimentare i ricordi.<br><br>                                                                                 I.G.L<br><br>(21 Aprile)<br><br><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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            <title>Centonovesimo giorno. Ora prima</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/336/Centonovesimo-giorno-Ora-prima</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />La paura - scriver&agrave; il professor Poustkin, nel suo Elenco Generale della perole vuote, non &egrave; altro che la percezione di un'incipiente mancanza, di un'imminente perdita.<br />Ragion per cui non rappresenta uno stato di per se, ma la percezione anticipata di un fenomeno, e dunque si pu&ograve; parlare di una sua esistenza solo riferendola all'evento futuro cui &egrave; correlata, il quale ultimo potebbe tranquillamente non realizzarsi mai, o realizzarsi in forme diverse da quelle preventivate.<br />Giacch&eacute; la probabilit&agrave; di un accadimento diverso da quello presumibile sono elevatissime (se non addirittura la regola, rispetto all'eccezione del verificarsi del fatto previsto), si pu&ograve; concludere che la paura, in quanto fenomeno che trae la sua esistenza dall'evento previsto, non esiste, laddove l'evento si realizzi in maniera diversa da quanto preventivato e dunque nella quasi generalit&agrave; delle ipotesi.<br><br>                                                                               I.G.L.<br><br><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/336/Centonovesimo-giorno-Ora-prima</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Ottantaduesimo giorno. Ora terza</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/335/Ottantaduesimo-giorno-Ora-terza</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Memoria.  <br />Ecco cos'&egrave;. <br />È un fatto di memoria. <br />Qualcosa del tipo che ce l'hai o non ce l'hai pi&ugrave;. <br />Se perdi la memoria, perdi il passato. Un pezzo di te che se ne va. E non sei pi&ugrave; la stessa persona. <br />Una persona senza il suo passato, non &egrave; pi&ugrave; la stessa persona. <br />Ecco perch&eacute; io ho memoria, Roby. Io me la porto dietro e ci convivo. Con il mio passato ci convivo. <br />Mi fa sentire vivo. <br />Ogni volta che ho memoria, muoio e mi sento vivo. <br />Sono fatto cos&igrave;, sono io, questo. <br />La memoria mi ha dato questo presente, ed &egrave; vita che accade.<br />Ed accade, nella vita, che ad un certo punto la persona che ami, parte e non torna pi&ugrave;. <br />Raggiunge un luogo cos&igrave; lontano che &egrave; un alito di vento, perderne la memoria. <br />Ed allora ti vengono in mente tutti i luoghi comuni pi&ugrave; spaventosi, tutti quelli che hai incontrato e che hai sperato di non incontrare mai. <br />Le mie illusioni compaiono ad una ad una come paesaggi da un treno in corsa. E passano veloci, Roby, che non faccio in tempo a girarmi. <br />Le certezze cadono ad una ad una, basta ascoltare tutt'intorno e le vedi cadere gi&ugrave; come fossero tasselli di un domino tac tac tac tac, fino all'ultimo, tac, gi&ugrave;. <br />Quello che credevi diverso, gi&ugrave;. Tac.   <br />È cos&igrave; tanto poco tutto, Roby, che si perde la strada. Ed io, a pensarci bene, non ho una gran voglia di ritrovarla. <br />Magari arrivo a destinazione prima degli altri, o forse non c'&egrave; nessuna destinazione dove voglio arrivare.<br />Grazie per l'impegno, come al solito. <br />Muove il bianco. Pedone in E2, sposta in E4. <br /><br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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        </item>
        <item>
            <title>Quarantanovesimo giorno. Ora quinta</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/334/Quarantanovesimo-giorno-Ora-quinta</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br><br><p class="p1" /><p class="p1"><br />Ad un tratto mi accorgo che il cheesecake andava bene cosi con'era, fino a quando l'omone non ci ha messo sopra quella cazzo di cioccolata. <br />È stato un p&ograve; come andare contro la natura delle cose. Insomma, &egrave; stato un p&ograve; come. <br />Come un fiore che appassisce su un letto d'ospedale, come una pazzia che all'improvviso trova la ragione, come un tarlo che lavora inesorabile, come un'illusione che muore lenta, dentro al cuore. <br />Adesso mi accorgo che diventa indispensabile, quasi vitale per me, l'isola. <br />Che se non torno, perdo il senno. Mi brilla nella mente questa idea, come fosse stata sempre nascosta da qualche parte, dentro, eccola, che si illumina. Che non ho altro di cos&igrave; bello, che se non torno, perdo l'orientamento delle cose vere. <br />Mentre me ne sto sul divano nudo, cos&igrave;, che ancora so di sesso senza troppe parole, che noto, come per la prima volta, il dorso dei libri che hanno rappresentato i giorni della mia vita, ogni pagina, un minuto, ogni capitolo, settimane. E cos&igrave; via. <br />Mi accorgo delle due donne che da mesi vivono in casa mia e che se ne stanno l&igrave;, quanto &egrave; vero iddio, pi&ugrave; silenziose di me, che aspettano una storia degna, ognuna assorta nei propri pensieri o forse, insieme, tutt'e due nello stesso. <br />Penso che devo infilarmi una tuta ed uscire con il cappuccio tirato su perch&eacute; fuori fa sette gradi, ma che vorrei gi&agrave; essere a letto con i telefoni spenti e le pagine sveglie.<br />Che ancora una volta mi chiedo cosa ci sto a fare in queste situazioni quando sono violentato, inevitabilmente, sul pi&ugrave; bello, quasi a dirmi che no, io non posso essere felice, da immagini e suoni che come fotografie mi cadono davanti agli occhi o dentro la mente, se li chiudo. <br />Torno a casa sporco, sporco di tutto, con il cielo che &egrave; gi&agrave; pi&ugrave; chiaro sopra di me e appena parcheggiato ho all'improvviso voglia di cioccolata, fondente naturalmente, che ho nel frigo e della bottiglia di rum che ho nell'armadio, sicuramente, stasera, meglio dello xanax. <br />Poi penso che devo comunque dormire perch&eacute; domani, anzi oggi, ho bisogno di quella lucidit&agrave; che non ho trovato nelle ultime ore. <br />Poche ore ormai.<br /><br /><br><br><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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        </item>
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            <title>Dicembre 2010</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/331/Dicembre-2010</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Canzoni poesie storie e deliri<br><br>E cos&igrave; si chiude l'arena. <br />Si chiudono i cancelli di un anno intero.<br />E rimangono l&igrave; sulla sabbia, canzoni poesie storie e deliri.<br />E rimangono l&igrave; anche tutti quei momenti che non hanno trovato spazio tra queste pagine, ma che ci sono stati, me li ricordo bene, ci sono stati. <br />Momenti che magari quando meno te l'aspetti ritornano come boomerang e ti travolgono come allora, e cos&igrave; butti gi&ugrave; due righe o qualcosa di pi&ugrave;, per poterle raccontare. Se penso a quest'estate ci vuole qualcosa di pi&ugrave; di due righe. <br />E fino ad oggi non sono neanche riuscito a raccontarla un'isola di notte con le stelle ad illuminarti la faccia, io non li ho ancora saputi descrivere quei pensieri che durante quelle notti partivano verso il cielo come razzi segnalatori e che attraversavano il mare fino alla terra ferma per dire <br />per favore vieni qui a vedere cosa c'&egrave;.<br />Non li so proprio raccontare quegli esseri meravigliosi che ho aiutato e che, credetemi, mi hanno aiutato a salvarmi una parte dell'anima. <br />E quando finisce uno spettacolo e si chiude un'intera arena, arriva sempre un p&ograve; di nostalgia, simile a quella per quel pezzo di mare che adesso, chiss&agrave; dove, in quale parte di mondo, nuota e porta dietro un nome che non rimpiango di avergli regalato. <br />E rimangono sulla sabbia altri momenti dove persone hanno avuto il coraggio di starmi vicino prendendosi il mio carattere spesso, senza mezzi termini. <br />L'arena chiude, dicevo. E non credo che riaprir&agrave; i suoi cancelli. <br />Almeno non come l'ho vissuta per tutto un intero anno. <br />Sapevo sarebbe stata luogo di battaglie e sofferenze, di fatica e sudore, di stanchezza e ferite, di vittorie e sconfitte e spesso (o troppo poco), io stesso, ho avuto la presunzione di giustiziare con il pollice verso. <br />Ci tengo a chiudere il sipario con una battuta di una striscia di Schulz e dei suoi Peanuts, non tanto per il testo della battuta in s&eacute;, ma per il non sense e l'ingenuit&agrave; che si porta dietro che equivale poi, <br />a quello che la vita stessa rappresenta.<br><br><br />Linus -    Beh, come va il tuo anno?<br />Lucy -    Non &egrave; pi&ugrave; il mio anno...l'ho riportato indietro...i mesi e le settimane  <br />            andavano benissimo, ma aveva dentro un mucchio di giorni brutti...<br />            Sono stati molto gentili nel riprenderselo...hanno detto che succede in  <br />            continuazione.<br /><br><br>                                                                                30 Dicembre 2010<br><br><br />Uomo<br><br><p align="center">il mio presente sono giorni malati<br />dentro grandi incertezze<br />con gli amici parlando<br />cercando un'alibi alle mie<br />frustrazioni<br />risolvendo cosi'<br />le mie situazioni<br><br><p align="center">piango e sorrido sotto un cielo<br />di fango che non mi lascia il tempo<br />di decidere niente<br />quest'abitudine stanca<br />e gia' la voglia mi manca<br />anche per dire<br />ciao come stai<br><br><p align="center">poi faccio tredici con la mente<br />sognando un futuro<br />piu' rassicurante<br />di questi giorni operai<br />sempre piu' fragili<br />sempre piu' difficili<br />da trovare<br><br>                                                                                 B.D.<br><br>                                                                                 28 Dicembre 2010<br /><br><br><br /><br><br><p /><p />Universi paralleli<br />(ancora) Speciali<br><br>Venivano dai pi&ugrave; lontani estremi della vita, <br />questo &egrave; stupefacente, <br />da pensare che mai si sarebbero sfiorati, se non attraversando da capi a piedi l'universo, <br />e invece neanche si erano dovuti cercare, questo &egrave; incredibile, <br />e tutto il difficile era stato solo riconoscersi, una cosa di un attimo, <br />il primo sguardo e gi&agrave; lo sapevano, questo &egrave; meraviglioso. <br />Questo continuerebbero a raccontare, per sempre, nelle terre di Carewall, <br />perch&eacute; nessuno possa dimenticare che non si &egrave; mai lontani abbastanza per trovarsi, <br />lo erano quei due, lontano pi&ugrave; di chiunque altro.<br><br>                                                                                A.B.<br><br>                                                                                 24 Dicembre 2010<br><br><p /><br />...non ne nascono quasi mai<br><br>- ...<br />- ciao Nem.<br />- ...<br />- ...<br />- ...<br />- guarda chi c'&egrave; qui Nem...<br />- sei felice Jul?<br />- ...grazie. Io ti amo Nem. <br />- ...<br />- ...guarda chi c'&egrave;...&egrave; tua. <br />- &egrave; nostra Jul. È nostra come tutto il resto. <br />- ...<br />- ho sognato te e J in questo momento per tutta la vita. Ancora prima di conoscerti. Io sognavo te e J. E questo momento. Le pareti bianche e le lenzuola bianche. I tuoi occhi cos&igrave; piccoli. Il tuo sorriso stanco. E quelle tue lacrime. Non ho mai smesso di sognarle. Grazie Jul. <br />- ...<br />- ...<br />- ...grazie a te... <br><br>                                                                            21 Dicembre 2010<br><br><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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            <title>Novembre 2010</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/330/Novembre-2010</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Layla<br><br><p align="center">What'll you do when you get lonely, <br />Nobody waiting by your side? <br />You've been running <br />And hiding much too long; <br />You know it's just your foolish pride. <br />Layla, you've got me on my knees. <br />Layla, I'm begging darling, please. <br />Layla, darling won't you ease my worried mind. <br /><br />Tried to give you consolation, <br />When your old man had let you down. <br />Like a fool, I fell in love with you, <br />And turned my whole world upside down. <br />Layla, you've got me on my knees. <br />Layla, I'm begging darling, please. <br />Layla, darling won't you ease my worried mind. <br><br><p align="center"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=3n92zksrhbc">Let's make the best of the situation <br />Before I finally go insane. <br />Please don't say we'll never find a way, <br />And tell me all my love's in vain.</a> <br />Layla, you've got me on my knees. <br />Layla, I'm begging darling, please. <br />Layla, darling won't you ease my worried mind.<br><br>                                                                          E. C. - D. and the D.<br><br>                                                                               20 Novembre 2010<br /><br><br><p /><br />Che sono un'isola<br><br>Comunque la sera quando mi metto a letto, mi accorgo di stare bene. <br />Lontano anni luce dall'ipocrisia delle persone e da chi ti giura che &egrave; per sempre.<br />Che sono un'isola e che non mi serve altro. <br />Ho delle storie da raccontare e quelle, le riordino per bene in attesa che qualcuno possa ascoltarle. <br />Il resto lo sento cos&igrave; lontano che ormai non mi scalfisce neanche un p&ograve;. <br />La sera quando mi metto a letto, mi accorgo di stare bene. <br />Spengo il mondo di fuori e comincio a dare luce all'interno. <br />Mi rendo conto che ho tutto intorno. Che sono un'isola e ci sto bene. <br />Tutto comincia a diventare ricordo ed i giorni si aprono nuovi, senza colpe n&eacute; rimorsi. <br />La conoscenza degli essere umani mi aiuta a camminare dritto senza fare pi&ugrave; troppe domande che rischiano risposte vaghe e false. <br />Soprattutto niente domande che hanno gi&agrave; risposta no da chi credevo una parte di me. <br />Niente interazioni con fatti e persone che non ho voglia di capire e verso le quali non ho nulla da dire. <br />Il fatto &egrave; che finalmente traduco la verit&agrave; nascosta di persone che, spaventate, fanno finta di non capire. <br />La sera mi metto a letto e se c'&egrave; silenzio, non mi serve altro. <br />È che sono un'isola, e con una gran bella sensazione di esserlo.<br><br>                                                                              10 Novembre 2010<br /><br><br><p /><br />Italiano<br><br><p align="left">Mi scusi Presidente non &egrave; per colpa mia ma questa nostra Patria non so che cosa sia. <br />Pu&ograve; darsi che mi sbagli che sia una bella idea ma temo che diventi una brutta poesia. <br />Mi scusi Presidente non sento un gran bisogno dell'inno nazionale di cui un po' mi vergogno. <br />...........<br />Mi scusi Presidente se arrivo all'impudenza di dire che non sento alcuna appartenenza. <br />Mi scusi Presidente ma ho in mente il fanatismo delle camicie nere al tempo del fascismo. <br />Da cui un bel giorno nacque questa democrazia che a farle i complimenti ci vuole fantasia. <br />Questo bel Paese pieno di poesia ha tante pretese ma nel nostro mondo occidentale &egrave; la periferia. <br />........<br />Mi scusi Presidente ma questo nostro Stato che voi rappresentate mi sembra un po' sfasciato. <br />E' anche troppo chiaro agli occhi della gente che tutto &egrave; calcolato e non funziona niente. <br />.........<br />Persino in parlamento c'&egrave; un'aria incandescente si scannano su tutto e poi non cambia niente. <br />Mi scusi Presidente dovete convenire che i limiti che abbiamo ce li dobbiamo dire. <br />Ma a parte il disfattismo noi siamo quel che siamo e abbiamo anche un passato che non dimentichiamo. <br />Mi scusi Presidente ma forse noi italiani per gli altri siamo solo spaghetti e mandolini. <br />Allora qui mi incazzo son fiero e me ne vanto gli sbatto sulla faccia cos'&egrave; il Rinascimento. <br />........<br />Mi scusi Presidente ormai ne ho dette tante c'&egrave; un'altra osservazione che credo sia importante. <br />Rispetto agli stranieri noi ci crediamo meno ma forse abbiam capito che il mondo &egrave; un teatrino. <br />Mi scusi Presidente lo so che non gioite se il grido &quot;Italia, Italia&quot; c'&egrave; solo alle partite. <br />Ma un po' per non morire o forse un po' per celia abbiam fatto l'Europa facciamo anche l'Italia. <br />Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono.<br /><br />                                                                             G. G.<br><br><p align="center">                                                          9 Novembre 2010<br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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        <item>
            <title>Ottobre 2010</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/329/Ottobre-2010</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Il mondo che passa<br><br><p align="left">                                    <br><br><p align="left">                                 - Cosa ci fai qui Charlie Brown?<br /><br />                                 - Niente di speciale. <br />                                   Ho pensato di stare qui a avedere il modo che passa.<br />                                   Non passa mai.<br><br><p align="center">                   <br />                                           26 Ottobre 2010<br><br><p /><br />Presenze aliene sul pianeta Terra<br><br>Mentre passano le giornate come fossero acqua che scorre, io mi sento un p&ograve; come qualcuno che se ne sta sulla riva ad osservare. <br />Mi immagino in piedi bello dritto con gli occhi puntati sul fiume, con le mani in tasca e con una faccia senza troppe cose da dire. <br />Eccomi l&igrave;, &egrave; cos&igrave; che me ne sto a pensare a tutte le avventure degli ultimi mesi che ancora non ho le parole per raccontare, ma se ne stanno l&igrave; ad aspettare che tanto prima o poi, lo sanno, trovano voce. <br />Nelle ultime notti ho continuato, come se non avessi mai smesso, a sognare me in un'arena a combattere il mio peggior nemico. Mi sveglio stremato e sudato con il sangue ancora addosso che per pulirmelo via mi ci vuole tutta la giornata.  <br />Poi cerco di rendere tutto il resto il pi&ugrave; normale possibile senza troppi rumori che possano sconvolgere il mio (dis)equilibrio. <br />Fiona ci prova a sdradicare con grande maestr&igrave;a  le radici che mi tengono ancorato ma nonostante apprezzi la sua razza aliena, io non ho le forze per farmi troppe domande. <br />Ed eccole l&igrave; allora che mi si scaraventano addosso notizie ed eventi del pianeta terra che se mi mettessi ad elencarli starei piegato a vomitare per ore. Per questo me ne sto con le mani in tasca a pensare come progettare quell'astronave che mi porter&agrave; via. <br />Avrei voluto pi&ugrave; di ogni altra cosa che qualcun'altro avesse scelto di esplorare nuovi mondi insieme a me e non di morire in silenzio, restando. <br />Passano informazioni ed io raccolgo, sto cominciando ad acquisire capacit&agrave; che non immaginavo. <br />Alcune domande ancora non trovano risposte, altre invece ho smesso di porle. <br />Nel mentre, passano le giornate come acqua che scorre e qualcuno se ne sta l&igrave;, sulla riva. <br><br>                                                                               25 ottobre 2010<br><br><p /><br />Zombie<br><br>Nella normalit&agrave; delle cose, ad un certo punto si torna a casa e la giornata si chiude. Punto. <br />Ed invece non appena chiudo la porta dietro le spalle, mi accorgo che c'&egrave; ancora molto da fare.<br />Che non saprei da dove cominciare perch&eacute; tutto &egrave; in disordine e ogni cosa va sistemata con cura, al proprio posto, senza lasciare nulla al caso altrimenti poi la mattina dopo ti svegli e qualcosa inevitabilmente viene a mancare, qualcosa non &egrave; pi&ugrave; come la sera prima.<br />E allora forse, prima di riordinare, ci penso un p&ograve; su, non &egrave; una di quelle scelte che puoi fare senza aver prima fatto che ne so, una lista, un inventario, un catalogo o chiamalo come ti pare, un cassetto di idee. <br />In fin dei conti &egrave; un p&ograve; come gli omini dei videogiochi, non &egrave; che ne hai troppi a disposizione, al massimo due o tre poi se sbagli, gheimover. E gheimover pu&ograve; non essere proprio un gran finale. <br />E allora ecco cosa faccio, mi sdraio sul pavimento a guardare il cielo ma in mezzo, ci si mette il soffitto e quel cielo proprio non riesco a vederlo, neanche se mi impegno, niente, lo sguardo rimbalza e mi torna indietro che se il cielo voglio vederlo l'unica cosa da fare &egrave; chiudere gli occhi ed immaginarlo che poi &egrave; anche meglio, cos&igrave; se vuoi lo vedi senza nuvole e magari anche con le stelle che accendi e spegni a piacimento tanto gli occhi ce li hai chiusi ed il sorriso stampato l&igrave;, sulla bocca.<br />..........................<br><br>                                                                              1 Ottobre 2010<br><br><br /><br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/329/Ottobre-2010</guid>
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            <title>Settembre 2010</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/328/Settembre-2010</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br /><br><br><p /><p /><p />Mai<br /><br />Allora pensi un sacco di cose. E soprattutto pensi al tempo sprecato. <br />Pensi alle passeggiate che non hai fatto, alle volte che non hai fatto lamore e quando hai mentito.<br />A quando hai fatto il ragioniere con la moneta degli affetti. <br />Lo so che &egrave; banale, ma pensi che vorresti tornare indietro. È il fatto che vorresti che il tempo non fosse sprecato. <br />Mai.<br><br>                                                                   (dal romanzo &quot;Le perfezioni provvisorie&quot;)<br><br>                                                                                   24 Settembre 2010<br><br><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/328/Settembre-2010</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Agosto 2010</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/327/Agosto-2010</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Speciali<br><br>Neanche a farlo apposta. <br />Certe cose le pensi e poi capitano.<br />Cos&igrave;, che anche solo a guardarle dici qualcosa del tipo ma tu pensa!. <br />Io l'avevo anche scritto poco prima. Poi me ne vado in Grecia e chi ti incontro? <br />Rossella e Jeremy. <br />Ma tu pensa!<br />Che poi ci sarebbe da scriverci qualcosa su, perch&eacute; la questione non &egrave; solo essere ancora giovani, diciamo che la questione non &egrave; cosa, ma come.  <br />Perch&eacute; vai a pensare di incontrarli, no dico, vallo a pensare. <br />Da diventare matti, tu stai l&igrave; per i fatti tuoi che alzi gli occhi, e li vedi. Proprio davanti a te e non puoi fare a meno di sorridere perch&eacute; ce li hai proprio l&igrave; davanti. <br />Speciali. <br />Ma tu pensa!<br />Che poi, nulla da invidiare eh?<br />Roba del tipo che soltanto io (soltanto io) so di cosa si tratta. <br />Uno certe cose le sfiora, ce le ha davanti e non riesce a prenderle. <br />E quelle poi, vanno via. Ovvio. Mica per tutti. <br />M&oacute; valle un p&ograve; a ritrovare. Non le ritrovi mica. Quelle adesso se ne vanno a cercare altri due, mica stanno ad aspettare che uno si decide. Seeee.<br />È solo che ci sono dei momenti che tutto sembra chiaro in modo sconcertante, che d'improvviso vedi fondamentalmente chi sei. Poi magari passa eh? arriva un'onda e si riporta tutto indietro. Poi passa.<br />Per&ograve;, per un attimo, anche solo per un attimo, tutto &egrave; chiaro, ce l'hai l&igrave; di fronte e non puoi proprio fare a meno di sorriderci su. <br />Io a questa cosa nelle ultime ore ci ho pensato un p&ograve;. A questa cosa che certecoselepensiepoicapitano, intendo. <br />E mi andava di dirle cos&igrave;, come le ho scritte. <br><br>P.S.  <br />Ieri ho sentito l'odore pi&ugrave; buono che c'&egrave;.<br><br>                                                                                 24 Aosto 2010<br><br><br /><br><br><p /><br />D&igrave; un p&ograve;, non si star&agrave; mica innamorando?<br><br><p align="center">Una ragazza normale correrebbe il rischio di chiamarlo subito, <br />gli darebbe appuntamento in un bar per ridargli il suo album ed in pochi minuti saprebbe se vale la pena di continuare a sognare. <br />Questo si chiama confrontarsi con la realt&agrave;. <br />Ma &egrave; una cosa a cui Amelie non tiene affatto.<br><br>                                                                  dal film &quot;Il favoloso mondo di Amelie&quot; <br><br>                                                                                 12 Agosto 2010<br /><br><br><p /><br />Speciale<br><br> - e adesso cosa facciamo Jul?<br /> - ......<br /> - Jul, dimmi cosa facciamo adesso...<br /> - ...Nem...<br /> - santo dio, Jul...<br /> - ......<br /> - Facciamo che niente, Jul. Ecco cosa. <br />Facciamo che mi mancher&agrave; stare senza di te e pensarti ogni istante.<br />Mi mancher&agrave; sapere che sono dentro di te quando stai bene. Mi mancher&agrave; che stai bene quando sono da qualche parte, dentro di te. <br />Mi mancher&agrave; essere un tuo pensiero Jul, quando sorridi e ti senti felice. Quando ascolti una canzone e piangi dietro gli occhiali da sole.<br />Mi mancher&agrave; semplicemente essere speciale insieme a te Jul, soprattutto quando siamo lontani. <br />Mi mancher&agrave; vagare tra i tuoi sogni quando dormi, mi mancher&agrave; da morire far parte dei tuoi sogni quando sei sveglia, mi mancher&agrave; sapere che ci sei, mi mancher&agrave; sentirmi tuo quando sono solo, Jul.<br />Jul mi mancheranno i tuoi occhi piccolissimi che mi guardano e che mi sciolgono, mi mancher&agrave; posare i miei su di te e sentirti parlare senza ascoltare quello che dici, per il tanto che &egrave; lemozione che sei. <br />Mi mancherai te che dici il nome mio tutte le notti prima di dormire, Jul, mi mancher&agrave; svegliarmi e sentire che la mattina inizia con te. <br />Mi mancherai Jul, te e tutti i tuoi abbracci che ogni volta mi sento addosso per tutto il tempo che viene dopo.<br />Mi mancher&agrave; essere speciali, noi due, Jul.<br />Facciamo che niente. Alla fine facciamo che niente. Ecco cosa, Jul.<br><br>                                                                                4 Agosto 2010<br><br><br /><br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/327/Agosto-2010</guid>
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        <item>
            <title>Luglio 2010</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/326/Luglio-2010</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />'80<br><br><p align="center">anche oggi come ieri <br />la stessa voglia di tenerezza<br />di una mano che ti accarezza<br />di una bocca che ti parla con dolcezza<br />di due occhi languidi e innamorati che ti danno sicurezza<br />...<br />perch&eacute; perdersi &egrave; un attimo<br />e nel tempo di un attimo sei gi&agrave; perduto<br />superato, doppiato dalla tua stessa vita<br />...<br />mi son chiesto anch'io da che parte sto<br><br>                                                                               B. DG.<br><br>                                                                                  28 Luglio 2010<br><br><p /><br />Vivere te<br><br>Questa &egrave; la storia di un omino che corre.<br />Apre la porta di casa e comincia a correre, attraversa il giardino che ha di fronte. Sorpassa il cancello e continua veloce attraverso la strada, sul marciapiede in mezzo alla gente, fino ad arrivare al parco e l&igrave; supera la staccionata e con l'erba sotto i piedi lui, non si ferma, continua a correre, in mezzo ai bambini, in mezzo ai nonni seduti sulle panchine, in mezzo agli alberi che gli corrono accanto, e lui l'omino va, e mentre va, se lo guardi, se riesci a guardarlo attentamente, perch&eacute; lui corre, mentre lui va, ha un sorriso sulla bocca e sembra che la fatica lui non sappia neanche cosa sia, lui salta e corre che &egrave; gi&agrave; arrivato al mare e attraversa la sabbia fino a sentire l'acqua sotto i piedi e lui continua, attraversa l'oceano attraversa isole e continenti, corre e raggiunge l'orizzonte e l&igrave; con un salto riesce a toccare il cielo. E lui non si ferma, non si ferma mica, lui con i piedi tocca l'azzurro e continua veloce e salta sulle nuvole e attraversa le case dove le stelle dormono e raggiunge la luna, i pianeti e il sole e poi le galassie, l'universo tutto, lui ci corre attraverso ed il sorriso ce l'ha sempre l&igrave; senza perderlo mai, la fatica lui niente, non sa cosa sia, neanche un p&ograve;, e va veloce, passa attraverso mondi nuovi e mondi incredibili, raggiunge l'infinito e l'infinito per lui &egrave; una porta.<br />La apre, e continua a correre e attraversa il giardino che ha di fronte. Sorpassa il cancello e continua veloce attraverso la strada, sul marciapiede in mezzo alla gente.<br />E poi il parco, e poi il mare e l'orizzonte e l'universo, senza fermarsi. Senza fatica. <br />Ovunque tu sia.<br><br>                                                                                    26 luglio 2010<br><br><p /><p /><br />Disquisizioni, parabole e presagi<br><br>Ho rotto tutto. <br />All'improvviso ieri, ho rotto tutto. <br />È cominciato con la chiavetta del computer. Inciampo sul cavo, quello dell'alimentazione e quella, cos&igrave; come &egrave; arrivata, se ne &egrave; andata. Alla velocit&agrave; di settemegabitpuntodue.<br />Tempo dieci minuti, dico dieci minuti, e decido di farmi un caff&egrave;. E quella, la macchinetta nuova, comincia a far uscire di tutto dappertutto, eccetto quello per la quale &egrave; pagata, e anche lei, dopo vari sbuffi di vapore ustionante e sinistri ruggiti tipo pressa idraulica, se ne va a raggiungere la chiavetta.<br />Fanculo il caff&egrave;, quindi. <br />Cambio l'interruttore guasto e la presa elettrica in cucina, ecco cosa faccio, la cambio, il cacciavite mi aiuta a smontare tutto, ma di interruttori nuovi ne avevo a quantit&agrave; industriali, di prese elettriche nuove, neanche l'ombra. Ma me ne accorgo dopo, ecco dov'&egrave; il malinteso. <br />Il cacciavite mi aiuta a rimontare tutto. Come prima.<br />Ero indeciso se prendere la macchina ed uscire, dico, stavolta cazzo succede? mi sfracello, uccido una suora sulle strisce, fondo il motore oppure mi va semplicemente bene che magari la macchina neanche parte, non lo so mi dico, poi decido mi faccio forza e vado. E mi salvo, per la cronaca, dopo, torno anche a casa sano e salvo.<br />Questo &egrave; quello che credevo prima di mettermi a letto che poi a letto ci sono andato verso le due per addormentarmi alle sei del mattino che fino alle sei del mattino non ho dormito per il dolore al braccio che se dovessi capire da dove veniva quel dolore vallo a sapere, vallo a sapere da dove veniva, cos&igrave; tutto ad un tratto non riuscivo pi&ugrave; a muoverlo che alla fine volevo alzarmi e buttarmi sotto la doccia almeno lavavo via la sensazione di tutti quei sogni che non avevo fatto, tanto lo sapevo gi&agrave; di cosa avrebbero parlato quei sogni, manco a dirlo, tanto lo sapevo gi&agrave;.<br />Poi, quando &egrave; mattina che me ne sto con il bicchiere di latte freddo in mano, mi chiedo come cazzo &egrave; successo che la giornata &egrave; precipitata cos&igrave; tutto d'un tratto e non ho capito se la caduta libera era dovuta a me che non stavo in piedi o a quello che avevo messo al polso qualche ora prima.<br />Qualche ora prima.<br><br><p align="center">È nei ritagli ormai del tempo <br />che penso a quando tu eri qui <br />era difficile ricordo bene <br />ma era fantastico provarci insieme. <br />Ed ora che non mi consolo <br />guardando una fotografia <br /><a href="http://www.youtube.com/watch?v=na6_jP2-nBo&feature=related">mi rendo conto che il tempo vola <br />e che la vita poi &egrave; una sola...</a> <br><br><p align="center">                              V. R.<br><br><p align="center">                                                  1 Luglio 2010<br><br><p align="center" /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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        <item>
            <title>Giugno 2010</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/325/Giugno-2010</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Piccoli uomini (una storia)<br><br>Quando prese quel minuscolo essere tra le mani e lo tir&ograve; su fino all'altezza degli occhi, credette di perdere la ragione. Sentiva il cuore battergli all'impazzata ed un calore invadergli le vene come un fuoco. <br />Quell'essere cos&igrave; microscopico, quella primordiale essenza di uomo, lo guardava con degli occhi grandi e svegli. Curiosi.<br />E poi sorrideva, sorrideva con tutto. La bocca, le mani, la pancia, i piedi. E tutto il resto insieme.<br />Lui ricambi&ograve; il sorriso, prov&ograve; a dirgli qualcosa, ad emettere un suono, uno di quelli che piacciono ai bambini, ma non gli usc&igrave; nulla di troppo intelligente.<br />È incredibile pensare come certi esseri in certi momenti, riescano a far sentire l'importanza di tutta una vita, in un solo, rapidissimo istante.<br />Si guardarono negli occhi. Con un gesto di intesa, tutti e due li chiusero e lui, lo strinse a se, portandosi la testolina sulla spalla.<br />Poi, tenendolo tra le braccia, delicatamente, si adagi&ograve; sul letto.<br />Si sdrai&ograve; su di un fianco e lo abbracci&ograve; tenendolo davanti a lui. <br />Avvicin&ograve; il naso e annus&ograve; quella piccolissima testa che sapeva di buono.<br />Fino ad addormentarsi.<br />Insieme.<br><br>                                                                                25 Giugno 2010<br /><br><br><p /><br />I miei complimenti<br><br><p align="center">Mi dipingo la faccia di un rosso vergogna<br /><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Ag5GKN79XzM">la menzogna che magistralmente hai saputo celare<br />e mai menzionare</a><br />piango segretamente le mie debolezze<br />mio malgrado, hai umiliato con malevolenza la mia buona fede, la mia buona fede...<br><br><p align="center">Vorrei cadere, vorrei librarmi<br />e lasciare al destino la scelta<br />decisione che allevia la pena<br />vorrei cadere oltre il confine<br />perdere il lume della ragione<br />e lentamente lasciarmi sedurre<br />riesco ancora a stupirmi tanta &egrave; l'ingenuit&agrave;<br />&eacute; incredibile come sia riuscito a prenderti gioco di me<br />I Miei Complimenti<br />   I Miei Complimenti...<br><br><p align="center">                          M.R.<br><br><p align="center">                                          19 Giugno 2010<br><br><p align="center"><br /><br><br><p align="center" /><p /><br />Amichetti<br />(perch&eacute; in quel sito di merda non scrivi mai di momenti importanti che hai vissuto con persone importanti..?)<br><br><br />Sono cresciuti insieme, un gruppo di amici,stanno in vacanza,  ognuno pedana la propria bicicletta rossa, i loro corpi sono sfiorati dal vento , tutte queste  cose  l'hanno avute  in affitto. Stanno tornando in albergo per l'ultima notte, vanno a riposare, ma non sono  stanchi,ritornano  su quel  letto che &egrave; stato loro  per tre giorni,naturalmente anch' esso in affitto. Sono  proprietari solo dei loro svaniti pensieri, vanno verso la nebbia,allegri delle loro realt&agrave; distorte osservano le luci rarefatte dei lampioni, scambiandole per stelle. Pedalano  sorridenti, nessuno li guarda si sentono lontani. Immersi   nella nebbia   credendo di stare su una nuvola, non guardano per terra,il loro inconscio non gli permette di abbassare lo sguardo, potrebbe finire il sogno.  Quel  mondo  tutto nuovo e diverso sia dentro che fuori da quel cielo sceso per  avvolgerli,li fa sentire sospesi nel nulla. Sanno perfettamente e lo nascondono a loro stessi per non intristirsi, che tutto questo, domani finir&agrave;. Vogliono  solo sentirsi per un giorno ancora adolescenti e non  pensare che al ritorno  ognuno di loro  avr&agrave;  una persona ad aspettarli. Una persona  che senza avere colpe, ha smontato l'idea che  avevano avuto dell'amore e loro a loro volta. Ora  sono dei bambini che hanno messo da parte i problemi dei grandi, sta notte  non sentono il bisogno  di sentirsi colpevoli  d' essere cresciuti, vogliono solo godersi questo effimero momento, solo per questa  notte la realt&agrave; far&agrave; a meno di loro, che stanno volando nel cielo, con le biciclette rosse e ammirano le stelle,  hanno capito che a volte &egrave; difficile stare la s&ugrave; dove tutto &egrave; pi&ugrave; leggero.  <br><br>                                                                               Testo di:  R.R.<br><br>                                                                                  01 Giugno 2010<br><br><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/325/Giugno-2010</guid>
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        <item>
            <title>Maggio 2010</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/324/Maggio-2010</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Una storia<br><br>E venne il giorno.<br />Venne il giorno in cui dio decise di creare il mondo.<br />Si avvicin&ograve; al mio orecchio e mi chiese come volevo che fosse.<br />Cominci&ograve;, e per prima cosa diede vita alla terra. E me ne fece dono. <br />Ma io non ero felice ed allora dio si avvicin&ograve; al mio orecchio e mi chiese come avrei voluto che fosse la terra.<br />E continu&ograve;. Prese il cielo e lo mise tutt'intorno in modo che io, in qualsiasi posto mi trovassi, potessi alzare la testa e vedere l'azzurro.<br />Ma quando di nuovo si avvicin&ograve; a me, tenni gli occhi bassi e gli dissi che ancora non ero felice.<br />Ed allora dio decise di fare il sole per riscaldare il giorno, le stelle per illuminare la notte, e mise tutto nel cielo. Si avvicin&ograve; al mio orecchio e mi chiese se finalmente ero felice.<br />Ma io senza guardarlo, ancora una volta, gli dissi che c'era qualcosa che mi mancava.<br />Dio cominci&ograve; a pensare. Fu allora che prese l'acqua e fece i mari i fiumi ed i laghi. Li sparse per tutta la terra, e me ne fece dono.<br />Ma nonostante tutto io non riuscivo ad essere felice.<br />Ma dio continu&ograve;, cre&ograve; gli animali e riemp&igrave; gli oceani di pesci, prese gli uccelli, diede loro le ali e ne riemp&igrave; il cielo, prese poi tutte le altre meraviglie viventi e le sparse in ogni angolo della terra.<br />Allora dio torn&ograve; da me, si avvicin&ograve; al mio orecchio e mi chiese se tutto quello che aveva creato mi bastasse per essere felice.<br />Ma io, anche quella volta non lo guardai. E lui cap&igrave;.<br />Fu cos&igrave; che prese i fiori pi&ugrave; belli e profumati e decor&ograve; tutti i prati della terra, prese tutti gli alberi pi&ugrave; forti e maestosi, li mise in ogni angolo del globo e cre&ograve; le foreste. E me ne fece dono.<br />Ed allora io cominciai a piangere perch&eacute; nonostante tutto quello che dio aveva creato per me, sentivo che non riuscivo ad essere felice.<br />E piansi sui mari, sugli alberi e sugli animali. Su tutto ci&ograve; che dio aveva fatto. Piansi uragani e terremoti, piansi maremoti e trombe d'aria, perch&eacute; io, nonostante tutto, ad essere felice, proprio non riuscivo.<br />Fu allora che dio cap&igrave; cosa mancava.<br />Aspett&ograve;. E scelse un giorno.<br />Prese tutti i colori del mondo e li mescol&ograve; insieme, prese un pennello e ne immerse la punta dentro. <br />Con un unico colpo, come un pittore davanti ad una tela, disegn&ograve; un arco, proprio l&igrave;, in mezzo al mio cielo.<br />Fu in quel momento che si avvicin&ograve; a me per chiedermi se ero felice.<br />Io alzai gli occhi e vidi che dio aveva illuminato il mondo con un arcobaleno.<br />E fu allora che gli sorrisi per aver reso la mia vita cos&igrave; perfetta.<br><br>                                                                               11 Maggio 2010<br><br><p /><br />Bea<br><br> - ...mi piacerebbe sentirtelo dire.<br />- che cosa?<br />- che lo ami. Che non ti sposi con lui solo per andartene da casa, per allontanarti da Barcellona e dalla tua famiglia, per scappare dove non possano pi&ugrave; farti soffrire. Che la tua &egrave; una scelta, non una fuga.<br /><br />Negli occhi di Bea brillavano lacrime di rabbia.<br /><br />- non hai il diritto di parlarmi cos&igrave;, Daniel. Tu non mi conosci.<br />- dimmi che mi sbaglio e me ne vado subito. Lo ami?<br /><br />Ci fissammo a lungo, senza parlare.<br /><br />- non lo so. Non lo so.<br />- qualcuno ha detto che nel momento in cui ti soffermi a pensare se ami o meno una persona, hai gi&agrave; la risposta.<br /><br />Bea cerc&ograve; una traccia d'ironia sul mio volto.<br><br>                                                               (dal romanzo &quot;L'ombra del vento&quot;)<br><br>                                                                                4 maggio 2010<br><br><br /><br><br><br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/324/Maggio-2010</guid>
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            <title>Aprile 2010</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/323/Aprile-2010</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Comunque, continuamente<br><br>Scrivendo questo post (?), mi sembra un p&ograve; di raccogliere le parole da un contenitore, dove stanno l&igrave;, tutte insieme mischiate tra loro, e poi metterle in fila una dopo l'altra, senza un senso logico, cos&igrave;, un p&ograve; come capita.<br />Perch&eacute; &egrave; vero che loro, le parole, &egrave; cos&igrave; che se ne stanno nella mia testa. E se provassi a leggerle verrebbe fuori una babele di accenti stonati, di grida e di silenzi, di pianti e di risa messi cos&igrave;, uno dopo l'altro tra una sillaba e quella successiva.<br />Loro, queste parole, sono quelle che ho conservato fino ad oggi e che disordinatamente ho ammonticchiato da una parte, cosciente del fatto che prima o poi le avrei utilizzate.<br />Ed eccole qua, con il difficile compito di metterle in fila, cos&igrave; da far pensare che abbia qualcosa di sensato da dire.<br />Sono in eterna guerra con l'universo e con tutte le intere parti che lo compongono.<br />Una guerra, a dirla tutta, effettivamente estenuante, senza un attimo di tregua che mi permetta di riordinare le idee e le prossime strategie per la battaglia in corso. <br />Tento di creare spazi di sopravvivenza dove le attenzioni per qualcun altro diventano inevitabilmente indispensabili. Tanto da pensare ed aver paura di non esserne all'altezza. Sconfitto dalla mia stessa superbia ed egocentrismo.<br />Che ogni battaglia rispetti il rito dell'ultimo sangue lo apprendo ogni giorno senza nessun aiuto da nessun stratega.<br />Mi riferisco anche a chi, ultimamente, ho visto cadere sul campo proprio di fianco a me. A coloro che si fermano a raccogliere il proprio compagno piegato dai colpi di quel dio che ancora oggi, va in giro a professarsi il salvatore degli uomini.<br />E mi riferisco soprattutto a chi, come me, corre come un pazzo a spada sguainata incontro al nemico senza pensare che nella vita a volte, si pu&ograve; morire.<br />Io non vedr&ograve; la fine della guerra, ce l'ho scritta dentro questa cosa. Non l'ho letta mai veramente, ma so che c'&egrave; fin da quando sono nato.<br />Sono stato e sono attore e protagonista di decine di vite mai vissute e soltanto sognate.<br />Anche oggi a trentasette anni mi porto dietro questo gioco che mi distrae da questa guerra e che mi impedisce di impazzire.<br />Mi sembrava questo il modo pi&ugrave; esatto per mettere insieme alcune delle parole dopo aver rovistato tra quelle che avevo messo da parte.<br />È incredibile come anche in questo momento, continuo ad avere in mente un unico pensiero fisso ed un senso di dolcezza sconfinata.<br><br><p align="center">Non lo so se dio esiste, <br />ma se non esiste ci fa una figura migliore.<br><br><p align="center">                                      S. B.<br><br><p align="center">                                                      25 Aprile 2010<br><br><p /><br />allo stop<br><br><p align="center">Casomai <br />ci ripensiamo <br />siamo fatti cos&igrave; <br />tu ti arricci, <br />io i capricci, <br />ma va bene cos&igrave;... o gi&ugrave; di l&igrave; <br />Rivestirsi, <br />pettinarsi, <br />e l&agrave; fuori il via vai, via vai <br />meglio a letto in mutande <br />che ti toglierei <br><br><p align="center">Permanente <br />nella mia mente <br />sono sicuro starai, starai <br />casomai <br />fra qualche mese... <br />dopo molte rese <br><br><p align="center">Siamo fatti cos&igrave;, <br />da sempre cos&igrave; <br />...amore non dare lo stop <br />al mio cuore sotto shock <br /><a href="http://www.youtube.com/watch?v=1ndAMUmdEUc">Il mio cuore fa ciock</a> <br />il mio cuore batte rock <br />il mio cuore &egrave; allo stop <br />cuore sotto shock <br><br><p align="center">Casomai <br />restiamo amici <br />non si dice cos&igrave;? <br />mi trafiggi <br />e poi soffriggi <br />e te ne vai, ma dove vai <br><br><p align="center">Permanente <br />un foglio volante <br />nel vento dei miei guai <br />casomai <br />fra qualche mese... <br />usciamo a fare spese <br><br><p align="center">Siamo sfatti e cos&igrave; <br />ognuno ha i suoi d&igrave; <br />... amore metti il verde allo stop <br />del mio cuore sotto shock <br />...Il mio cuore fa ciock <br />il mio cuore batte rock <br />il mio cuore &egrave; allo stop <br />cuore sotto shock <br><br><p align="center">...Il mio cuore fa ciock <br />il mio cuore batte rock <br />il mio cuore &egrave; allo stop <br />cuore sotto shock <br><br><p align="center">...Il mio cuore fa ciock <br />il mio cuore batte rock <br />il mio cuore &egrave; allo stop <br />cuore sotto shock <br><br><p align="center">                          L.C.<br><br>                                                                               23 Aprile 2010<br><br><br /><br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/323/Aprile-2010</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Marzo 2010</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/322/Marzo-2010</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Circus<br><br><p align="center">L'amore e il sangue iniziano a mischiarsi, hai perso la tua personalit&agrave; di un tempo <br />La tua testa &egrave; una giostra e non si sa per certo: sveglio, addormentato, vivo oppure morto<br /><br />                                       Carousel<br><br>                                                                               15 Marzo 2010<br><br><br />Tanto per dire<br><br>Ecco, volevo dirla questa cosa.<br />Che ci sto provando. Ce la metto tutta.<br />Ma non ho grossi risultati.<br />A volte mi sembra addirittura che sia impossibile.<br />Ma davvero, ci sto provando.<br />Mi metto a letto e mi impegno, faccio di tutto per non sognare, per passare la notte indenne, ma i risultati sono quelli che sono. Mi aiuta lo xanax. A non sognare, nei momenti pi&ugrave; critici, mi aiuta lo xanax, ma mi rendo conto che mi rimbecillisce. Dopo un p&ograve; che lo prendo, mi perdo.<br />Poi, probabilmente ho sbagliato la musica della sveglia la mattina. Dovrei evitare. Cambiare cd.<br />Mi sembro linus dei peanuts. Al posto della coperta me ne vado in giro con una sciarpa che non mollo un secondo. La notte, a casa, nel week end, non la mollo mica, a parte quando lavoro per paura di perderla, ma per il resto ce l'ho legata al collo come fosse una parte di me. Non mi molla. Neanche un secondo. <br />Un secondo che mi molla, non c'&egrave;.<br />Quando non mi vede nessuno mi avvicino e comincio ad annusare l'aria come un cane in cerca di una traccia. Annuso tutto quello che mi capita sotto gli occhi e poi lo rimetto a posto come fossi un fantasma.<br />Ce la sto mettendo tutta, davvero.<br />Non credo sia normale. Ci si dovrebbe fermare e ragionare su questa cosa. Che se tutto questo accade, c'&egrave; un motivo. E non ha senso ignorarlo.<br />Mi sopravaluto e sottovaluto le persone. Questo &egrave; un altro problema. A volte non riesco ad essere umile, soprattutto con me stesso, anche se ultimamente sto soltanto tentando di nascondermi al mondo e di disturbare il meno possibile.<br />Per il resto, anche se con scarsi risultati, ci sto lavorando su. <br />A volte mi sembra impossibile, ma ce la metto tutta.<br />Ecco, volevo dirla questa cosa.<br><br>                                                            11 Marzo 2010<br /><br><br><p /><br />Fine (settimana)<br><br>Stasera per tornare a casa faccio il giro pi&ugrave; lungo.<br />Sono un p&ograve; di giorni che tento di perdermi di notte per la citt&agrave;.<br />Nonostante tutto, c'&egrave; sempre una parte razionale di me, che mi riporta a casa.<br />Mi sono accorto che suonare mi calma, non so se &egrave; una cosa bella o meno, per&ograve; mi calma e quindi, suono.<br />Lo faccio fino a che non mi fanno male le dita, per la gioia dei miei vicini, fino a che a loro, non fanno male i timpani.<br />Oggi sono riuscito a non mangiare per tutto il giorno, non c'&egrave; da vantarsene, forse no, ma probabilmente &egrave; un modo per punirmi o che ne so, per farmi rimanere attaccato alla realt&agrave;. <br />Ho tentato di fare le cose pi&ugrave; comuni del mondo, ho anche comprato un tubo per la doccia che se lo guardo, assomiglia ad un serpente a sonagli e pi&ugrave; lo guardo e pi&ugrave; non lo posso soffrire e non vedo l'ora di smontarlo e di comprarne un altro, cos&igrave;, fanculo il serpente a sonagli.<br />Sono andato a vedere mir che gioca perch&eacute; mi fa stare troppo bene vedere persone normali che fanno cose normali, e mi fa venire voglia anche a me di fare quello che mi piace, ma poi penso che se veramente riuscissi a farlo, avrei paura di non avere pi&ugrave; nient'altro da fare.<br />Stasera mentre uscivo dal cinema, perch&eacute;, s&igrave;, sono stato anche al cinema, ho pensato che mi manca uno scopo, un fine ultimo, un obiettivo. O per meglio dire, non ho pi&ugrave; uno scopo n&egrave; un obiettivo, ed allora &egrave; per questo che mi manca il senso di tutto quello che mi circonda.<br />Ho maledettamente scoperto negli ultimi giorni che &egrave; splendido starsene da soli ed intendo dire da soli senza nessuna voce intorno e senza telefoni che squillano impazziti che sembra sempre che tutti vogliano qualcosa da te. Il tempo scorre pi&ugrave; lentamente ed hai pi&ugrave; tempo per pensare, non hai l'affanno di dover fare tutto di fretta, hai tutte le notti che vuoi, che sono l&igrave; a disposizione, per pensarci su, senza l'obbligo di darti una risposta a tutti i costi.<br />Ho capito cos'&egrave; che mi fa male. Ecco. Senza girarci troppo intorno.<br />Perch&eacute;, che ne so, ma da un p&ograve; mi viene cos&igrave;, penso a tutto il tempo che ho passato immerso in una specie di romanzo, dove tutto andava improvvisamente ed inaspettatamente per il verso giusto, e tutto quello che vivevo sembrava la cosa pi&ugrave; giusta da fare.<br />Qualcosa del tipo che tutto era, come dire...bello. E basta. Semplicemente cos&igrave;.<br />Che tutto, per caso, era nato e diventato bello. <br />Niente di pi&ugrave; meravigliosamente semplice, ogni giorno, ogni ora, era qualcosa di speciale e non finiva mai di esserlo. <br />Andava dritto, cos&igrave;. <br />Solo a scriverla questa cosa, la trovo impossibile da capire, se non l'hai vissuta, intendo.<br />È questo quello che mi fa male, dicevo. Che &egrave; sparito tutto, che una cosa del genere non la si ritrova pi&ugrave;. Non puoi uscire di casa e trovarla l&igrave;, bella e pronta.<br />Quella, era speciale perch&eacute; non ce ne sar&agrave; un'altra e per questo valeva la pena viverla. Ecco cos'&egrave; che mi fa male.<br />Ma poi mi rendo conto anche che mi fa male aver viaggiato con la fantasia e che &egrave; solo mia la colpa di averla confusa con la realt&agrave;. Perch&eacute; quello che mi aspetta tutti i giorni fuori la porta di casa, lo so io cos'&egrave;, e se immagino degli universi che non esistono, non posso prendermela con nessuno.<br />Sono le due di notte, anzi sono le due passate. <br />E questo &egrave; il riassunto del mio fine settimana nell'arena.<br><br>                                                                                 1 Marzo 2010<br><br><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/322/Marzo-2010</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Febbraio 2010</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/321/Febbraio-2010</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />...al vento<br />(Squander)<br><br><p align="center">Why take everything you see?<br />You have nothing left to squander<br />If you keep pushing me away<br />You have no one left to love<br><br><p align="center">You throw it all away<br />Look tise you anthem suffer for<br />you cause disaster<br /><a href="http://www.youtube.com/watch?v=zCIjIZ50a_Q&feature=related">squander squander squander squander</a><br><br><p align="center">Why take everything you see?<br />You have nothing left to squander<br />If you keep pushing me away<br />You have no one left to do love<br><br><p align="center">your less could you should be<br />what runs so hard to finish I<br />you could contendement<br />squander squander squander squander<br><br><p align="center">Why take everything you see?<br />You have nothing left to squander<br />If you keep pushing me away<br />You have no one left to looooove, looooove<br />Why squander squander squander squander<br /><br />Why take everything you see?<br />You have nothing left to squander<br />If you keep pushing me away<br />You have no one left to, no one left to love<br><br>                                                                                  S. A.<br><br>                                                                              23 Febbraio 2010<br><br><p /><br /><br />Alpha e Omega<br><br>Mi sveglio da un p&ograve; di giorni con una canzone. Loro sono i krezip e la canzone &egrave; bellissima.<br />La <a href="http://www.youtube.com/watch?v=bmK0V1a34nw">canzone</a>, a dire il vero, non &egrave; solo bella. È anche dolce. <br />E tutte le volte, immancabilmente, &egrave; la colonna sonora degli ultimi istanti dei miei sogni. <br />Stamattina l'ho ascoltata fino alla fine come se da sveglio, volessi continuare a sognare.<br />E allora penso alla neve che &egrave; venuta gi&ugrave; qualche giorno fa.<br />Penso al bianco che ha lavato tutte le strade e si &egrave; portata via tutto il resto. E mi gironzola per la testa questa cosa dell'alpha e dell' omega. Come a dire che, neve &egrave; stato l'alpha, e la neve &egrave; stata l'omega.<br />Ci voleva tutto quel bianco caduto gi&ugrave;, ci voleva. <br />Come un segno a dire che quella, era l'omega, come a fare in modo che non te lo devi scordare pi&ugrave;. <br />Che ti rimane negli anni avvenire, questa cosa della neve.<br />Assurdo soltanto a pensarlo che la sera dopo, mi ritrovo nel garage a motore spento a pigiare un pupazzo con il cuore lampeggiante. <br />Ho guardato l'orologio e segnava mezzanotteemezza e allora, minuto pi&ugrave; minuto meno, <br />erano ventiquattro mesi precisi. <br />Quasi a spaccare il secondo, che mi ci sono rivisto l&igrave; sul letto, sotto le coperte, con gli occhi di un bambino che guardava sta cosa che lampeggiava, senza sapere cos'era.<br />Senza proprio immaginare, cos'era quella cosa che accadeva.<br />Da diventare pazzi, a pensarci soltanto, c'&egrave; da uscire fuori di testa, come tutta la vita accade precisa e puntuale come un cronometro.<br />È il corso delle cose che va e non puoi farci niente, come un castello di sabbia che va gi&ugrave; sotto i colpi delle onde, perch&egrave; il mare, quello non lo puoi fermare mica.<br />Per il resto, ho capito che il segreto &egrave; quello di non pensare.<br />Il segreto, &egrave; quello di avere la consapevolezza di esserci stato. Io, tutto.<br><br><p align="center">&quot;La gioia non condivisa muore velocemente&quot; <br />                                                     (Anne Sexton)<br><br>                                                                                18 Febbraio 2010<br><br><p /><p /><br />Offeso<br><br><p align="center">Dillo pure che sei offeso <br />da chi distrugge un entusiasmo <br />da chi prende a calci un cane <br />da chi &egrave; sazio e ormai si &egrave; arreso <br />da tutta la stupidit&agrave; <br />chi si offende tradisce il patto <br />con l'inutile omert&agrave; <br />rimane senza la protezione <br />del silenzio, dell'assenso <br />del &quot;tanto dobbiamo sopravviverci <br />qui dentro&quot; <br><br><p align="center">Quando vivere diventa un peso <br />quando nei sondaggi il tuo parere <br />non &egrave; compreso <br />quando dire amore diventa sottinteso <br />quando la mattina davanti al sole <br />non sei pi&ugrave; sorpreso <br><br><p align="center"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=WNMzKBQIz-I&feature=related">Offeso</a> <br><br><p align="center">Dillo pure che sei offeso <br />dalle donne che non ridono <br />dagli uomini che non piangono <br />dai bambini che non giocano <br />dai vecchi che non insegnano <br />se hai qualcosa da dire dillo adesso <br />non aspettare che ci sia un momento <br />pi&ugrave; conveniente per parlare <br><br><p align="center">Quando vivere diventa un peso <br />quando nei sondaggi il tuo parere <br />non &egrave; compreso <br />quando dire amore diventa sottinteso <br />quando davanti al sole la mattina <br />non sei pi&ugrave; sorpreso <br />dillo pure che sei <br />offeso<br><br>                                                                                    N. F.<br><br>                                                                            12 Febbraio 2010<br><br><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/321/Febbraio-2010</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Gennaio 2010</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/320/Gennaio-2010</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Fantasmi<br><br>...no perch&egrave; a dire il vero, avevo gi&agrave; spento tutto. Il telefono, il pc, la tivv&ugrave;, il cervello.<br />Poi, qualcosa. Un rumore, uno squillo, una scarica elettrica e mi ritrovo con la faccia sul vetro, con gli occhi verso il buio e fuori c'&egrave; una macchina con le luci accese, sono le due e fuori c'&egrave; una macchina, proprio sotto la mia finestra.<br />Uso lo sguardo per bucare il vetro, per fendere l'aria, bucare la pioggia, entrare nel finestrino.<br />Cos&igrave; pazzesco, che mi chiedo se &egrave; un sogno, se sto semplicemente continuando quello che mi passa durante la notte, da tre notti.<br />Ricomincio a respirare e riavvolgo lentamente tutta la scena, mi allontano dal finestrino, mi bagno di pioggia gelida, sento il freddo dell'aria che mi invade le ossa e mi ritrovo con la faccia sul vetro che specchia il mio sguardo.<br />Mi vedo riflesso e ho i brividi come se non fossi io, sto l&igrave; ad aspettarmi che quell'immagine davanti a me possa improvvisamente muoversi da sola e scomparire dietro una scenografia buia mentre io rimango immobile a guardarla che va, con il cuore che sbatte come un tamburo terrorizzato di se stesso.<br />Vorrei piangere sapendo che mi farebbe bene, ma rimango come una statua con la bocca spalancata che sembro un bambino che ha visto un fantasma.<br />Passa un minuto, due, poi mi accorgo che &egrave; tardi. Non porto l'orologio al polso, ma ci vuole ormai poco a capire che È tardi, e me ne accorgo come se nel mio cervello avessi sentito la lancetta lasciar andare il minuto. Tac. <br />Mi sveglio all'improvviso dallo stato di stallo, mi siedo, e tutto quello che mi viene da fare &egrave; coprirmi il viso con le mani come a sorreggere i pensieri, i sogni delle notti prima, che li sento comprimere e spingere forte sulle parerti della testa per esplodere fuori.<br />È tardi davvero, adesso lo &egrave;, ed io non voglio pi&ugrave; sentirmi un bambino, ho freddo, sento i brividi ed ho il panico, quindi me ne vado a letto e spengo LA luce.<br />Chiudo gli occhi mi giro da un lato e lo faccio, spengo il resto.<br><br>                                                                              27 Gennaio 2010<br /><br><br><p /><br />Uomini sulla luna<br><br>Non ci sono rumori.<br />L'arena &egrave; vuota.<br />Solo la polvere di ieri ed il ricordo che pulsa nel cuore, delle grida, del pubblico, del sudore, della rabbia, del sangue versato.<br />Non ci sono rumori.<br />Sono come un uomo, il primo uomo a camminare sulla luna.<br />Assenza di aria, di gravit&agrave;, assenza di tutto.<br />Cammino al rallentatore, respiro al rallentatore, penso, al rallentatore.<br />Mi guardo dalla terra, non mi vedo ed io ci sono, l&igrave;, a camminare, a saltellare, i piedi nella polvere, al centro dell'arena, o della luna, non fa differenza.<br />L'unico sono io.<br />Che sta da una parte o dall'altra.<br />L'unico che fa veramente la differenza, sono io.<br />Non ci sono rumori, l'arena &egrave; sola.<br />Ed io, sono al centro. Non c'&egrave; nessuno a guardarmi dagli spalti, cammino calmo, respiro calmo, non penso.<br />Se sconfitto o applaudito, la differenza sono io.<br />Ora so, finalmente, che sulla luna l'uomo non c'&egrave; mai stato.<br />Nessuno ha camminato.<br />Una montatura, un bluff, un film, e sguardi in alto, e nasi verso il cielo, una bella storia, una farsa.<br />Un bel titolo per i giornali, per la tivv&ugrave; e per chi ci ha creduto. Una favola disonesta per le nonne e per i bambini, una foto sfocata in bianco e nero, una notizia che non c'&egrave; per chi non lo ha mai saputo.<br />Non ci sono rumori, la luna &egrave; una sfera vuota, troppa fantasia per camminarci su.<br />Mi incammino verso l'uscita dell'arena in un silenzio che non conosco. Penso al combattimento che mi aspetta. Giudice o giudicato, spettacolo o spettatore. Non so domani.<br />Penso alla storia che hanno inventato degli uomini sulla luna.<br />Esco.<br><br>                                                                                24 Gennaio 2010<br><br><br />Due<br><br>Voglio fermare il tempo prima che sia troppo tardi. Prima che si porti via tutto.<br />Io quelle due persone le amo.<br />Non posso immaginare che non ci siano. <br />So che ci sono sempre anche quando non sono con me, loro ci sono ed io dentro di me sono sicuro di questo.<br />Sono soli, indifesi impauriti.<br />Ed io voglio fermare il tempo per loro. Devo trovare il modo.<br />Anni fa, ho letto un libro che raccontava di un uomo che si era messo in testa di rallentare il corso del tempo rallentando la rotazione della terra. Ed allora aveva costruito dei mulini giganteschi che roteavano in senso inverso rispetto al pianeta. In questo modo lui, voleva rallentare lo scorrere del tempo. <br />Ecco, se c'&egrave; da costruire questi mulini, io lo faccio. Se c'&egrave; da invertire qualcosa, ditemi cosa, ed io lo faccio.<br />Un'impresa impossibile, folle, io non mi tiro indietro.<br />Ma non me la sento, proprio non ce la faccio a stare fermo a guardare.<br />Ormai ce l'ho dentro questo pensiero, come se non bastasse tutto quel male di me che mi porto dietro, da un'esistenza intera.<br />Vedo scorrere i minuti sui loro volti ed io sono inerme, senza parole e senza fiato e senza nessuno che possa aiutarmi. Ed ho paura.<br />Io quelle due persone le amo.<br />Non posso immaginarmi niente di questo mondo senza avere il pensiero di loro.<br />Io<br />le<br />amo<br />Voglio fermare il tempo prima che sia troppo tardi. Prima che si porti via tutto.<br />Primo combattimento dell'anno.<br />Dedicato.<br><br>                                                                              15 Gennaio 2010<br><br><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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            <title>Dicembre 2009</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/318/Dicembre-2009</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Musicale<br />(Carpe Diem)<br><br>Questo post (?) io l'ho gi&agrave; scritto e in verit&agrave; non iniziava cos&igrave;. <br />In realt&agrave; parlava di una notte in macchina che se ci ripenso, era un p&ograve; come correre e fare una gran fatica per raggiungermi. <br />Ma certi pensieri non riesco pi&ugrave; a scriverli. Del tipo che finalmente ho le parole in mente ma poi, quando le scrivo, riesco soltanto a buttare gi&ugrave; una serie di lettere messe insieme a casaccio, e le guardo, illegibili. Forse sono i miei pensieri che sono cos&igrave;, e forse se riuscissi ad anagrammarli riuscirei a tirare fuori qualcosa di sensato.<br />Questo post (?) in verit&agrave;, non iniziava cos&igrave;. <br />Parlava di una notte in macchina che se ci ripenso, mi confondo cos&igrave; tanto, che avrei voluto abbracciare quella voce che usciva dallo stereo oppure chiudere gli occhi, spingere sull'accelleratore e dissolvermi nel buio, come nebbia.  <br />Ed invece, arrivo a casa e mi siedo sul tappeto ed improvviso, cos&igrave; come viene, un pezzo di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=GqTfRBnmX9Y&feature=related">Nutini</a> alla chitarra. Tocco le corde e divento aria. Immagino di parlare e sussurrare dolcemente, ma in realt&agrave; suono ed ogni accordo scivola in un luogo riservatissimo dell'anima. E sono aria.<br />Sorrido e chiudo gli occhi mentre suono e respiro.<br />Laltra notte mentre ero in macchina e tornavo a casa ho capito che sono un uomo, soltanto se ci salviamo. <br />Ed &egrave; compito mio proteggerti da quelli come me, &egrave; compito mio se lascio che qualcuno mi tiri gi&ugrave; da un albero, come un gatto che si &egrave; arrampicato e poi ha paura di scendere. È davvero tutto giusto cos&igrave; ed io non me ne sono mai voluto accorgere. Le belle parole per una volta, le lascio volentieri agli altri.<br />Io il mio destino l'ho capito la scorsa notte mentre ero in macchina e tornavo a casa. Mi hanno tirato un bello scherzo e a me, non rimane che riderci su. <br />Perch&eacute; vedi, chi scrive il destino, si diverte continuamente a mescolare ed intrecciare, a legare e sciogliere e poi quando si stanca, lasciare tutto cos&igrave; com'&egrave;.<br />Quest'anno, fino alla fine, ho fatto soltanto quello che so fare, come mi ha insegnato Dario scrivendo le sue canzoni. Qualcosa del tipo che adesso tocca a te. Se ti va.<br />Poi se penso che quest'anno per me non &egrave; durato pi&ugrave; di cinque mesi, allora conto le ore che mancano per farlo morire.<br />Se qualcuno mi avesse detto che l'ultimo universo dell'anno si sarebbe chiamato grande fratello, non ci avrei creduto.<br /><br><br>                                                                              30 Dicembre 2009<br><br><br /><br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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        <item>
            <title>Novembre 2009</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/317/Novembre-2009</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Nessie<br><br>Mi fermo a guardare fuori dalla finestra.<br />A volte faccio cos&igrave;, come in questo momento, me ne sto davanti alla finestra a guardare la strada deserta illuminata dai lampioni.<br />Come uno spettatore, rimango stregato a guardare come sono fatte le due di notte dietro ad un vetro. Niente di preciso in fondo, tutto al proprio posto, la strada, le macchine parcheggiate, le finestre di fronte, buie. <br />Come se mi aspettassi di veder passare all'improvviso qualcosa di incredibile per esserne io, l'unico testimone. <br />Provo ad immaginare il freddo che c'&egrave; l&igrave; di fuori, provo ad immaginare le persone chiuse dentro casa nei loro letti. Penso anche che sono fortunato a godermi il silenzio e la notte, penso a chi, il silenzio e la notte ormai, non sa pi&ugrave; neanche che esistono.<br />Mi viene da guardare in alto e penso che vorrei prendere un aereo e sparire nel buio, da un p&ograve; di giorni non me lo tolgo dalla mente, penso che vorrei andarmene, ad Amsterdam, sento la nostalgia del freddo, del negozio di elfi, del tram che ti mette sotto all'improvviso, del mulino dove si beve birra, delle luci rosse.<br />Di starmene lontano in fondo, di sentire che lontano dal mio mondo sono libero, che lascio tutti qui a diventare pi&ugrave; stupidi di quello che gi&agrave; sono, che gli lascio le loro false speranze e le loro inutili illusioni.<br />Che basta con i burattini e le recite scolastiche, che non li sopporto pi&ugrave; quelli che mettono la testa sotto la sabbia e che indossano le maschere, che fanno finta di stare bene e che obbediscono alla vita che gli ha scritto qualcun altro tanti anni fa.<br />Che non sopporto pi&ugrave; st&eacute; donne che fanno finta di vivere e che cercano sempre qualcosa ma non sanno mai cosa. Vista una, viste tutte.<br />Ecco perch&eacute; mi fermo a guardare fuori dalla finestra. Perch&eacute; &egrave; facile, vedo passare nella strada deserta, tutto questo. Perch&eacute; la notte, il buio, il freddo si portano dietro tutto questo ed io, dall'altra parte del vetro, rimango l&igrave; ad aspettare qualcosa di incredibile per esserne io l'unico testimone. <br><br>                                                                                27 Novembre 2009<br><br><p /><p /><br />Che quel sorriso non smetta mai<br /><br />Che tutti i momenti possano essere un sole caldo.<br />Che quel sorriso non smetta mai.<br />Che poi quando ridi, e sommergi tutto il mondo, che quell'onda non finisca mai.<br />Che il tuo cuore, quello, sia colmo allo sfinimento, che il cielo quando alzi la testa sia azzurro fin dentro gli occhi tuoi, che le carezze di tutta la vita si consumino sul tuo viso.<br />Che le tue lacrime, dolcissima pioggia, siano solo gioia e voglia di esistere.<br />Che i sogni siano miele e possano, magici, riempirti l'anima.<br />Che tutti i giorni della tua vita siano di luce.<br />E le notti, che quelle siano stelle su di te.<br />Le tue emozioni, che siano come il mare d'inverno.<br />Che tu sia viva, sempre.<br />Sii felice, pi&ugrave; che puoi piccola. Senza stancarti mai. <br />Ti prego, lasciami morire che il tuo sorriso non smetta mai.<br><br>                                                                               20 Novembre 2009<br><br><p /><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/317/Novembre-2009</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Ottobre 2009</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/316/Ottobre-2009</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />&egrave; una questione di stile (non &egrave; cosa, ma &egrave; come)<br><br><p align="center">...non &egrave; una sfida <br />non &egrave; una rivalsa <br />non &egrave; la finzione di essere meglio <br />non &egrave; la vittoria, l'applauso del mondo <br />di ci&ograve; che succede, il senso profondo <br />E' il filo di un aquilone <br />un equilibrio sottile, <br /><a href="http://www.youtube.com/watch?v=T_NVWg5vr54">non &egrave; cosa ma &egrave; come</a>, <br /><a href="http://www.youtube.com/watch?v=T_NVWg5vr54">&egrave; una questione di stile</a>, <br />non &egrave; di molti ne' pochi <br />ma solo di alcuni, <br />&egrave; una conquista una necessit&agrave; <br />Non &egrave; per missione <br />ma nemmeno per gioco <br />non &egrave; &quot;che t'importa&quot; <br />non &egrave; &quot;tanto &egrave; uguale&quot; <br />non &egrave; invecchiare cambiando canale, <br />non &egrave; un dovere, dovere invecchiare <br />Sentire e fare attenzione <br />ubriacarsi d'amore <br />&egrave; una fissazione <br />&egrave; il mestiere che vivo... <br /><br><br><p align="center">                                        N.F.<br><br>                                                                              11 Ottobre 2009<br><br><p /><br />Nuovo mese<br><br>Faccio sogni strani.<br />Sono in un parcheggio coperto.<br />Ma non &egrave; un parcheggio. Sembra pi&ugrave; una fabbrica abbandonata, veramente gigantesca, ci sono un mare di auto riversate su pi&ugrave; piani. Io mi sono perso, non trovo pi&ugrave; la strada per tornare indietro, imbocco rampe di scale, guardo in basso &egrave; le scale sono infinite, imbocco una porta laterale e sono all'interno di un altro immenso parcheggio, ma ho paura di addentrarmi altrimenti perdo l'orientamento. Sono uscito senza salutare e adesso devo tornare indietro, so che mi sta aspettando e che &egrave; rimasta sola ed io, non voglio che si perda come &egrave; successo a me.<br />Non &egrave; la prima volta che mi perdo dentro edifici enormi, ho paura a spostarmi per non perdermi di pi&ugrave;, mi ritorovo davanti a passaggi strettissimi dove ho il terrore di entrare per non rimanere incastrato.<br />Forse, senza rendermene conto sono all'interno del mio cervello in cerca di una via d'uscita o forse i miei sogni sono una metafora della mia vita che ci vorrebbe veramente qualcuno bravo per aggiustarmi sia gli uni, che l'altra.<br />Penso al sogno di stanotte mentre sono in macchina ed intanto una scritta luminosa mi dice di guidare con prudenza, poi guardo il contachilometri e vedo che segna centoquaranta ed allora so che miss prudenza deve essere scesa dalla macchina in corsa gi&agrave; da un p&ograve;. Per&ograve; ho la cintura allacciata perch&egrave; almeno questa cosa me lo ha chiesto lei. Lo stereo canta equilibrio instabile e dico che niente &egrave; pi&ugrave; azzeccato e comincio a cantare anche io perch&eacute; mi hanno fatto notare che quando sono felice e sto bene, canto dietro le parole della radio, ma stanotte mi viene da ridere pensando a quando una volta l'ho fatto senza neanche che me ne accorgessi. Tutto troppo spontaneo quella volta.<br />Arrivo sotto casa che neanche me ne sono accorto, penso al regalo che aspetta appeso dietro la porta e che rappresenta i ricordi miei, miei e soltanto miei, penso che subito dopo accender&ograve; il cellulare e conter&ograve; i messaggi che mi ha mandato fifth, forse senza neanche leggerli.<br />Questo universo, a titolo di cronaca, si chiama come questo mese. Per il tutto il resto che mi gironzola nella mente, non mancher&agrave; il giusto tempo.<br><br><p align="center"><br />...aspetta un momento a svegliarti<br />voglio guardarti ancora<br />aspetta un momento a girarti<br />voglio sfiorarti ancora<br />immaginare che fai soltanto sogni belli...<br><br><p align="center">                                             G. C.<br><br>                                                                               5 Ottobre 2009<br /><br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/316/Ottobre-2009</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Settembre 2009</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/315/Settembre-2009</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Mufloni<br><br><p />Mi immagino un cielo azzurro senza pieghe<br />una distesa senza onde di mare calmo capovolto<br />immensit&agrave; senza fine<br />lunghissima e profonda<br />niente nuvole all'orizzonte<br />Mi immagino un'aria densa bollente <br />che si appiccica come pece addosso ad un cielo che sembra mare<br />che diviene vento<br />alito caldo sulla faccia che gronda umido <br />e che uccide sforzi<br />Mi immagino un sole<br />tondo e giallo<br />fuoco ardente che si libera nell'aria<br />che avvolge il vento<br />che brucia il vuoto<br />sole che incendia sguardi <br />e sfoca i contorni <br />Mi immagino un deserto desolato di rocce e terra<br />grandissimo e arido <br />senza occhi e senza bocca<br />senza sguardi che vedono fine<br />terra spaccata di pietre dure<br />un deserto avido d'acqua<br />schiacciato<br />senza sosta<br />gole che raschiano <br />e respiri affannati<br />pelli bruciate <br />e denti stretti<br />fuoco ardente che sfoca i pensieri <br />Ed io li vedo migrare<br />senza paura n&egrave; fatica<br />sotto il cielo<br />in mezzo al fuoco<br />sopra terra senza fine<br />con coraggio<br />senza scampo<br />con la voglia di arrivare<br />migliaia tutti insieme<br />tante ombre tra le rocce<br />come vita tra la morte<br />Io li vedo camminare<br />lentamente senza voci<br />in silenzio nel silenzio<br />senza sguardi n&egrave; speranza<br />Mi immagino niente altro<br />n&egrave; emozioni n&egrave; rimpianti<br><br>                                                                              9 Settembre 2009<br><br><br /><br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/315/Settembre-2009</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Agosto 2009</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/314/Agosto-2009</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Soltanto io e te, Butterfly<br><br>Butterfly, io adesso, cos&igrave; su due piedi, non so proprio cosa dirti.<br />Guardami e dimmi quello che vedi, davvero, parlami in un orecchio, prendi un bel respiro e dimmi cosa pensi di me, Butterfly.<br />Non dirmi che non sono pi&ugrave; io, perch&eacute; questo &egrave; troppo facile, piuttosto dimmi dov'&egrave; che vanno le mie gambe. Perch&eacute; vedi Butterfly, credo di essermi perso.<br />Come se all'improvviso mi fossi accorto di non essere mai andato oltre il mio punto di partenza, sentirmi stanco e ritrovarmi lontano dalla meta esattamente come quando sono partito. <br />Ecco Butterfly, io non so come dirtelo, ma mi sono fatto fregare.<br />Alla fine mi viene solo da ridere se ci penso, ma ci&ograve; che resta &egrave; che mi sono fatto fregare. E basta.<br />Mi hanno tradito ed ingannato. E basta.<br />E c'&egrave; una scena di uno dei miei romanzi preferiti, perch&eacute; &egrave; di un romanzo che stiamo parlando Butterfly, che non riesco a togliermi dalla mente, che avrei voluto scrivere io in questo momento della mia vita, ma che credo non essere poi cos&igrave; bravo a scrivere.<br />Un attimo del tuo tempo Butterfly.<br />Due cose: <br />una &egrave; un consiglio che certamente tu puoi ignorare ma &egrave; un consiglio dato con sincerit&agrave;. Ed una richiesta.<br />Il consiglio &egrave;, guardati dalla Marchesa de Marteuil, <br />bisogna che ti dica che in questa faccenda noi siamo entrambi suoi strumenti come io penso che queste sue lettere a me, proveranno.<br />La richiesta &egrave; che io voglio che tu in qualche modo, <br />in ogni modo, <br />tu giunga a vedere Madame de Tourvel, <br />voglio che tu le dica che io non sono in grado di spiegare perch&eacute; ho troncato con lei in quel modo, <br />ma che da quell'istante la mia esistenza non &egrave; valsa pi&ugrave; a niente, <br />con lei avevo spinto la lama pi&ugrave; di quanto tu abbia fatto con me, <br />le devi dire che &egrave; stata una fortuna per lei che io me ne sia andato <br />e che mi consola non dover vivere senza di lei. <br />Devi dirle che il suo amore &egrave; stata la sola vera felicit&agrave; che ho conosciuto in tutta la mia vita, <br />farai questo per me?<br />Questo universo ha un nome strano Butterfly e pensa un p&ograve; te, in fondo, sono sicuro che mi porter&agrave; anche un p&ograve; di fortuna. Si chiama non ho pi&ugrave; paura di morire.<br />È tutto, Butterfly.<br><br>                                                                                  16 Agosto 2009<br><br><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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        </item>
        <item>
            <title>Luglio 2009</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/313/Luglio-2009</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Solo nero, e basta<br><br>Penso a questo mese che (gi&agrave;) se ne &egrave; andato via cos&igrave;, come a dire che l'estate &egrave; gi&agrave; finita ancor prima di cominciare.<br />Ai giorni di Luglio che sono scivolati, andati, perduti, rimasti dietro le spalle e che si son portati via un bel p&ograve; di cose.<br />Non ho avuto neanche il tempo di dire niente che un'onda &egrave; arrivata e questo mese insomma, &egrave; bello che &egrave; andato. Mese completamente inutile rispetto a quello dell'anno scorso, se penso che nel duemilaotto sono poi arrivati in ordine, Agosto e fine Agosto.<br />Quest'anno invece, sento che lo scorrere del tempo ha preso un adamento completamente anomalo come se i giorni fossero uno uguale all'altro e che oggi, per il giorno dopo, non ci sia niente da aspettare.<br />Ci sono persone intorno a me che non riescono a smettere di fare bilanci della loro vita mentre io non ho neanche la tentazione di provarci come se gi&agrave; avessi tutti i numeri in testa, al posto giusto e che tutti i conti tornassero da soli.<br />Ci sono certi momenti, soprattutto in questi ultimi giorni, che mi cerco e non mi trovo, che mi guardo dall'alto come facessi viaggi astrali, e che non mi risconosco. Vedo un tizio con una valigia in mano che indossa una camicia sgualcita sotto una vecchia giacca fuori moda e che si guarda indietro, e che sta andando. Non lo so dove, ma questo &egrave; proprio quello che vedo e quel tizio l&igrave;, mi sa proprio che sono io.<br />Il tempo che passa &egrave; fottutamente inesorabile, cambia le persone in un modo talmente cinico che certi momenti passati, non mi sembra neanche di averli vissuti. Finiscono imperi, iniziano nuove ere, tutto si riduce all'osso e non c'&egrave; veramente pi&ugrave; tempo per i sognatori.<br />Sento voci e parole lasciate libere nell'aria che non hanno una meta precisa e che vagano pericolose come cani randagi in cerca di un padrone. Io invece in questo periodo, ho poche parole per tutti e troppe per qualcuno.<br />Ho lasciato mille modi di essere per poter a tutti i costi sentirmi unico. Ho corso e sudato, ho gridato ed ho pianto e alla fine mi sono scoperto un qualunque. Averlo capito, spero mi render&agrave; speciale per il futuro.<br />Faccio scorrere le foto ed i video sul cellulare e continuo a chiedermi chi cazzo sono tutte quelle persone ma soprattutto dove sono andati a finire tutti quei momenti quando credevamo di essere felici.<br />Sono riuiscito a pensare a mia figlia e al suo nuovo fidanzato, che non ha niente che non vada, ma non deve esagerare, diciamo che va bene cos&igrave;, solo nero, e basta. E sorrido su una panchina davanti al mare, e gi&agrave; decido il titolo del mio nuovo romanzo.<br />All'ultimo momento, un'edizione straordinaria diffonde la notizia ed io, apprendo sconvolto, che Gianni &egrave; morto il ventidue Luglio alle ore venti e quindici, circa.<br><br>                                                                             27 Luglio 2009<br><br><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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        <item>
            <title>Giugno 2009</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/311/Giugno-2009</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Nirvana<br><br>Stasera ho cominciato a riflettere davanti ad un film e davanti ad uno specchio e davanti a tutte le parole che non finisco mai di dirmi.<br />Poi a quelle luuuuunghe chiacchierate che non finiscono mai o meglio, non hanno una fine, sul perch&egrave; &egrave; importante sentirsi migliori.<br />Mi sono accorto con il tempo, che se fai parte di qualcosa di veramente unico che ti fa stare un gradino sopra, quando ti senti un gradino sopra, beh allora &egrave; l&igrave; il tuo posto perch&egrave; &egrave; l&igrave;, che ti senti alla grande. <br />Si, &egrave; vero, lo sai che prima o poi finisce perch&egrave; quando fai parte di qualcosa che nessun altro ha, prima o poi, prima o poi insomma, finisce. Inevitabilmente, E ricominci, dai su che ricominci, che te ne vai in giro per un p&ograve; con quell'aria di uno che ha fatto qualcosa di veramente unico che &egrave; stato parte di qualcosa che solo tu e chi c'era sai cosa significa, ma poi devi affrontare, prima o poi, prima o poi, quelli che fanno parte del mondo reale quelli che insomma l&igrave; non c'erano, anzi quelli che proprio non sanno di che cazzo stai parlando, che ti pigliano per scemo e per uno che farnetica e che parla di cose senza senso.<br />Ecco, un p&ograve; cos&igrave; mi ci sento di uno che ha viaggiato e ha visto cose che voi umani non potete immaginare e che poi &egrave; ritornato dal viaggio in mezzo a tutti.<br />Non lo so, non lo so davvero se poi quello che mi immagino esiste davvero, non lo so se &egrave; solo racchiuso in film libri e fantasie.<br />Se penso alla realt&agrave; che &egrave; cos&igrave; cinica e cos&igrave; irreale e diversa da quello che ho nella testa, un p&ograve; mi confondo.<br />Che potete dirmi quello che vi pare ma certi momenti brevi fanno parte della vita e quando ce li hai sei come un dio. Qualcosa del tipo che corri con un sorriso devastante verso la macchina dove qualcuno sar&agrave; pur l&igrave; ad aspettarti o che canti a squarciagola mentre guidi e ridi e ridi e non smetti di ridere neanche un secondo o che ti commuovi davanti un film e pensi che vorresti essere tu quello l&igrave; dentro. <br />Beh ecco queste sono le cose che mi fanno riflettere e che non riescono a farmi morire che mi lasciano sempre sul filo del rasoio.<br />Come se qualcuno mi rianimasse nei momenti di collasso totale. E non comprendo esattamente se &egrave; una cosa bella o meno. Come fossi il personaggio di un videogioco dove se metti il gettone hai a disposizione tutte le vite che vuoi. Mi fa sentire un p&ograve; in vendita e un p&ograve; qualunque in mezzo ad una citt&agrave; di cartone, come in una scenografia di un film western o come un supereroe che non pu&ograve; morire mai.<br />Tra qualche tempo quando rilegger&ograve; sta cosa qui, non lo so quanto ci capir&ograve; non lo so se penser&ograve; a me ubriaco o drogato o semlicemente folle o forse ci ritrover&ograve; tutti i frammenti di anni passati ad osservare. Ad osservare. Ad ascoltare. <br />Non lo so, insomma.<br><br>                                                                               19 Giugno 2009<br /><br><br><p /><br />Altrove<br><br>Mi metto a letto che sono quasi le due e trenta. Non mi lavo, stasera mi va di essere senza regole, libero di essere quello che mi va.<br />Sono sdraiato sul letto e sono vento, vuoto di pensieri su domani e su poi.<br />Tutto mi sembra cos&igrave; lontano che il rumore delle auto sembra giungere da un'altra dimensione che non mi appartiene. Tutto &egrave; distante come una fotografia in bianco e nero dove tu sei piccolo e guardi verso l'obiettivo. Dove ti vedi e pensi che quella &egrave; l'unica prova che hai avuto un passato. Che non riesci proprio a ricordare.<br />E stasera, dopo queste ultime ore passate con quel tanto di me, sorrido a come il tempo sia in grado di plasmare le mie sensazioni come fossero un elastico che si allunga e si accorcia.<br />E modifica le immagini a colori nella mia testa spedendole a velocit&agrave; inimmaginabile in una dimensione spazio-tempo lontanissima dal presente. <br />La sensazione che ho, &egrave; quella di tutto il mio passato racchiuso dentro sbiadite vecchissime e sgualcite fotografie. <br />Dove faccio troppa fatica a ricordare le persone intorno a me che sorridono verso l'obiettivo. <br />Dove non riconosco le mie emozioni, non ricordo le loro e non capisco quanto siano stati importanti quei momenti impressi sulla pellicola.<br />Dove l&igrave;, vedo un passato che sembra non appartenemermi.<br />Parlo di universi e continuo a stupirmi se davanti a me ne passano a decine e non li riconosco, ma li confondo come se dovessero essere parte della mia vita e dovessi assorbirli come cibo, per nutrirmi.<br />Ha ragione mir quando mi dice che il mio universo &egrave; questo e le altre dimensioni parallele sono di un altro me. <br />Disperdo sorrisi ed improvviso idee gettando ami in ognidove, sperando di pescare un p&ograve; di equilibrio.<br />Raccolgo tutti i pezzetti della battaglia che sono sparsi intorno a me e li rimetto con cura dentro la mia valigia, la chiudo per bene, mi sciacquo il viso per svegliarmi ed essere sicuro di non essere altrove. <br />Perch&egrave; altrove &egrave; il nome di questo universo.<br />Poi parto. Perch&egrave; non c'&egrave; altro da fare ed &egrave; giusto che io vada.<br><br>                                                                                 3 Giugno 2009<br><br><p /><br />Nessun messaggio in segreteria<br><br>- Nem, posso chiederti una cosa?<br />- Si, certo<br />- Nem, mi stai evitando vero?<br />- Ti sembra questo?<br />- Si, mi sembra questo.<br />- Tu? Tu mi stai evitando Jul?<br />- No, io no. È che ho paura...<br />- Ti metto paura?<br />- Si, ho paura che tu ce l'abbia con me. Sei arrabbiato con me Nem?<br />- Mi stai chiedendo se sono arrabbiato...da quando ti interessa se sono arrabbiato? Da quando ti interessa come sto? Mi stai dicendo che ti interessa sapere come sto cosa faccio cosa penso e che quindi ti interessa condividere questo tipo di cose con me??<br />C'&egrave; che a volte mi metto a pensare Jul, mi metto a pensare al viaggio, ai cavalli, a noi sdraiati su una piazza con il sole sulla faccia e a te che corri con una bottiglia in mano tra le rocce.<br />Mi metto a pensare ai messaggi di notte tutte le notti prima di andare a letto, ai messaggi la domenica uno dopo l'altro e a quello che parla del vestito da sposa.<br />Mi metto a pensare alle notti passate in albergo e alle notti passate abbracciati fino al mattino.<br />Mi metto a pensare a te che dormi tra i fiori, a te con una stecca da biliardo in mano, a te che balli d'estate con gli occhi chiusi sotto le stelle che poi ci gira la testa. Alle notti passate in un parcheggio fino al mattino.<br />A te che sei bella, dio quanto sei bella, quando ridi di nascosto.<br />Mi metto a pensare a tutte quelle mattine passate a fare l'amore e a quella notte che senza neanche conoscermi, mi hai baciato sulla guancia. <br />Mi metto a pensare a quel viaggio n treno, io e te da soli.<br />Penso a me che vado in Spagna e te che mi scrivi Ti Amo.<br />Penso a quel messaggio che ti &egrave; arrivato dall'Olanda.<br />Penso a quello che mi hai scritto, a te vestita di bianco e ad un letto d'ospedale, penso ad un nome da bambina che abbiamo scelto tra le lenzuola.<br />Poi lo sai a cos'altro penso? A tutte quelle canzoni, a tutte quelle foto, ai cinema ai films e ai libri. <br />Alle poesie che ti ho scritto, che mi hai letto e che ti ho sussurrato. Penso alle tue lacrime sulle mie labbra, alle nostre fantasie per la strada, tra la gente. <br />Penso a tutte quelle volte che non sono riuscito a non pensarti. Penso a tutte quelle volte che ho fatto di tutto per incontrarti, penso a quelle volte che mi guardavi e sorridevi, tutta quanta, sorridevi.<br />Penso a quando avrei voluto sposarti.<br />E a volte, quando mi vengono in mente questi pensieri, allora mi accorgo quanto niente di tutto questo sia esistito, Jul. A quanto la mia immaginazione abbia inventato tutto e giocato con la realt&agrave;. <br />A quanto ho soltanto vissuto quello che la mia fantasia avrebbe voluto vivere.<br />Penso a quanto tu non sia mai stata vera e a quanto tu abbia sempre saputo quale fosse il tuo destino, qualsiasi cosa fosse accaduta. A quanto non avresti mai rinunciato a niente, per me.<br />Penso a quanto hai deluso tutti i sogni miei.<br />Ecco...mi stai chiedendo se sono arrabbiato?<br />No, non sono arrabbiato, Jul.<br><br>                                                                                 1 Giugno 2009<br><br><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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        <item>
            <title>Maggio 2009</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/310/Maggio-2009</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Altri mondi<br><br>Inevitabile st&agrave; cosa qui.<br />Sono tre giorni che me la porto dentro che mi rigiro la matita tra le dita che scarabocchio il foglio che ho davanti. <br />E che faccio delle facce strane davanti lo specchio che rigiro la mia anima come un calzino che mi passano per la mente, insieme, tutti i pensieri del mondo. <br />Inevitabile che finisse cos&igrave; su questo pezzetto di mondo mio.<br />Mi sono convinto stasera, quando sul raccordo spingevo sull'accelleratore e per qualche minuto, ho spento i miei sensori di difesa e proprio mentre andavo spedito con la ruota precisa sulla linea di mezzeria ho pensato che avrei voluto addormentarmi. In quel preciso istante. Spegnermi mentre tutto, intorno a me, ancora era sveglio, mentre tutta la vita scorreva al di l&agrave; del finestrino.<br />E avrei dormito senza paura, in quel momento, era incredibile, ma non avrei avuto paura di niente, avrei solo voluto dormire mentre tutti quei pensieri appannati e confusi si rovesciavano dentro la mia testa.<br />Ho pensato che sarebbe stato proprio un bel modo per ricominciare, svegliarmi da qualche altra parte e guardarmi intorno, capire che da l&igrave;, si deve ripartire.<br />Che la vita non finisce mai di darmi lezioni, mi ritrovo in faccia verit&agrave; che gi&agrave; credo di conoscere ma che quando le ho davanti, mi sembrano cos&igrave; assurde ed incoerenti che sembra impossibile facciano parte di questo mondo.<br />Che la realt&agrave; non &egrave; mai come te la sei sognata. Che a volte credi di viverla esattamente come la immaginavi, ma &egrave; solo fantasia della tua mente che serve a farti sentire vivo.<br />Io &egrave; un p&ograve; di tempo che mi sveglio con questa sensazione, che mi alzo dal letto senza chiedermi se il sogno sta continuando oppure se sono gi&agrave; nel mondo reale. <br />Ed un giorno dopo l'altro, tra questi due mondi io ci ho costruito un paio di ponti sopra i quali mi sono preso la libert&agrave; di passare tutte le volte che ho voluto.<br />Poi ad un certo punto arriva la vita a tirare le somme e non posso pi&ugrave; fare finta di niente, io, almeno io, devo sapere in quale sponda mi trovo.<br />Mi sono accorto di aver messo dentro un sacchetto tutti gli elementi di questi due universi, e di aver giocato a mescolarli insieme rendendo tutti i miei momenti fantasticamente veri. Ma poi quando la vita interroga, l'unica risposta &egrave; la realt&agrave;.<br />E scopro, adesso, che tutti i miei sogni pi&ugrave; belli, sono sull'altra sponda.<br />E non mi resta che accettarlo, levare le tende, prendere le mie cose e tornarmene senza tante storie, a vivere. La vita vera.<br />Che sarebbe troppo da scemi stare male per qulcosa che &egrave; fantasia.<br /><br><br>                                                                               17 Maggio 2009<br /><br><br><p /><br />Babbo Natale<br><br>E pensare che proprio oggi, dicevo che avrei voluto iniziare questo mese con una rasoiata.<br />Un post (?) di quelli che quando li leggi ti sembrano lame che arrivano dritte alla gola. Zac! E non ci pensi pi&ugrave;.<br />Poi all'improvviso sono diventato bambino.<br />Tanto per intenderci, qualcosa del tipo che mentre fai la cosa pi&ugrave; normale del mondo, che ne so, ti alzi dal letto durante la notte per esempio, per andare a prendere un bicchiere d'acqua, ed &egrave; la notte di Natale, sempre per esempio, senti dei strani rumori sopra la tua testa. Come se qualcuno passeggiasse sopra il tetto, ed allora pensi ad un ladro, o nella migliore delle ipotesi pensi ad un gatto, fino a che senti dei rumori che provengono dal camino, e tu non ci pensi proprio, non ci credi, cio&egrave;, ci credi ma non vuoi crederci, vedi spuntare all'improvviso un grassone biancobarbuto vestito di rosso che goffo ed impacciato, tenta di orientarsi guardandosi intorno abituando pian piano gli occhi al buio della casa. Un paio di colpi di tosse, poi ti vede che te ne stai l&igrave; in piedi come una statua con la bocca aperta che non sai bene se stai sognando ed il bicchiere d'acqua vorresti gi&agrave; averlo preso per buttartelo in faccia per vedere se ti svegli, e lui, il grassone insomma, ti vede, stringe un p&ograve; gli occhi per capire ed essere sicuro che sia proprio tu, ed allora ti sorride e ti porge un paccone enorme che quasi non riesce neanche a tenerlo in mano.<br />E tu, stai l&igrave; in piedi come una statua con la bocca aperta che non sai bene se stai sognando ed il bicchiere d'acqua vorresti gi&agrave; averlo preso per buttartelo in faccia per vedere se ti svegli, e lui, con queste braccia tese e questo paccone tra le mani che non ci credi, cio&egrave;, ci credi ma non vuoi proprio crederci.<br />Ecco, vedete, io adesso me ne st&ograve; qui, seduto davanti questa cosa, che aspetta. Ed io non riesco a smettere di guardarla, non riesco a smettere di pensare che sia una cosa mia, non riesco proprio a smettere di pensare a quanti giorni sia stata l&igrave; in silenzio senza dire nanche una parola, senza mai farsi uscire una sillaba, neanche nei momenti pi&ugrave; difficili, neanche una, dico.<br />Sto qui, seduto per terra a pochi centimetri e mi studio tutti i contorni, ogni millimetro di questo paccone, e non riesco a staccargli gli occhi di dosso, non lo riesco nenache a toccare, ma tento solo di penetrarlo con gli occhi per capire cosa c'&egrave; dentro.<br />Che quasi non lo voglio sapere cosa c'&egrave; dentro, che io me lo tengo cos&igrave;, penso. Non lo apro mica, a me in fondo piace cos&igrave; com'&egrave;. Anzi, pi&ugrave; lo guardo e pi&ugrave; mi piace che non me ne frega proprio niente di cosa c'&egrave; dentro.<br />Non lo so neanche pi&ugrave; quanto tempo &egrave;, che me ne st&ograve; seduto insieme a lui, uno di fronte l'altro a gaurdarci e a studiarci come se fossimo alieni che io non lo tocco apposta per paura che da un momento all'altro scompaia da sotto i miei occhi.<br />Mi accorgo che c'ho in faccia un sorriso che &egrave; una via di mezzo tra una risata liberatoria ed un pianto silenzioso fatto di lacrime lente.<br />Per un attimo penso che alla fine non lo lascio solo, mi sdraio qui al fianco del paccone e gli faccio compagnia. Mi sta bene cos&igrave;, la notte la passo insieme a lui sdraiato per terra che se si sente solo, ci sono io a tenergli compagnia. <br />Mi piace da impazzire questo universo. Se ne sta chiuso dentro questo scatolone sdraiato vicino a me. <br />Ed un nome, ancora non ce l'ha.<br><br>                                                                                   7 Maggio 2009<br><br><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/310/Maggio-2009</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Aprile 2009</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/309/Aprile-2009</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Message in a bottle<br><br>A me questa storia del messaggio nella bottiglia mi ha sempre fatto diventare matto.<br />Io a questa cosa c'ho sempre pensato fin da bambino, mi incasinava il cervello fin da quando ero piccolo che pensavo a qualcuno che infilava st&agrave; specie di pergamena dentro una bottiglia di vetro, chiudeva bene il tappo che, chiss&agrave; perch&egrave;, me lo sono sempre immaginato inevitabilmente di sughero, e poi lasciava andare questo messaggio tra le onde del mare, lo spediva cos&igrave; con l'oceano che se lo inghiottiva.<br />E ci&ograve; che mi fa uscire fuori di testa &egrave; questo messaggio nella bottiglia, e nessun destinatario, nessun indirizzo, niente di niente, niente di nessuno, ma nello stesso tempo, indirizzato a tutti. <br />Roba da matti. Dai, davvero, roba da matti.<br />Un p&ograve; come spedire una lettera, con tanto di francobollo e non scriverci sopra nessun indirizzo, ma un unico destinatario, TUTTI.<br />Io esco fuori di testa per cose del genere.<br />E insomma, da bambino dicevo, un p&ograve; deviato da storie di pirati e compagnia bella, ho sempre immaginato di prendere st&agrave; bottiglia e metterci dentro un pensiero. E poi buttarla tra le braccia dell'oceano per essere sicuro che arrivasse quindi, un p&ograve; ad ognuno.<br />Vabb&egrave;, ammetto che l'emozione pi&ugrave; forte era quella di immaginare che qualcuno, un predestinato, da qualche parte del mondo, potesse un giorno trovarlo e leggerlo, un giorno cos&igrave; lontano dove neanche sarebbero esistite memorie di me, oppure, la stessa emozione, che nessuno, ma proprio nessuno l'avrebbe mai trovato, e quella bottiglia con il suo pensiero sarebbe rimasta l&igrave;, inaccessibile, nascosta da qualche parte in fondo all'oceano per il resto dei giorni. <br />Porcadiunaeva, roba da matti.<br />Poi quando nel mio cervello finiscono queste stimolazioni neuroniche, un pensiero veloce viene a bussare alla porta della mia razionalit&agrave;, ed allora penso che senza neanche rendermene conto, nella mia vita ho veramente inviato un'infinit&agrave; di messaggi dentro un'infinit&agrave; di bottiglie e dentro c'erano pensieri, s.o.s., segnali, speranze, illusioni, sogni e tutto il possibile che potevo.<br />E che di bottiglie con dentro un messaggio ne ho ricevute veramente tante che potrei farci una collezione, una da ogni oceano, ognuna con un messaggio dove io ero il predestinato a riceverlo. <br />E poi questa cosa qui, anche questa, a suo modo, &egrave; un messaggio infilato in una qualche bottiglia ed il destinatario negli ultimi giorni &egrave; cambiato un'oceano di volte perch&egrave; poi ho pensato di doverla finire con le mie guerre che tutte queste battaglie sono solo nella mia testa e forse un p&ograve; di pace dovrebbe farmi bene, ed allora questa bottiglia l'adagio pian piano sull'acqua e la guardo mentre le onde se la portano via cullandosela come un bambino per farla addormentare, ed il destinatario stavolta sono io perch&egrave; stasera mi sento bene, sdraiato sul mio letto, tra le lenzuola pulite, stasera mi sento bene ed &egrave; giusto che un messaggio qualche volta me lo invio tanto per ricordarmi chi sono e quanto sono. <br><br><p align="center"><br><br><p align="left"><br />E proprio perch&egrave; questo messaggio &egrave; indirizzato a me, dicevo, questa bottiglia non pu&ograve; che prendere il mare e andarsene verso il miglior pensiero felice che porto dentro.<br />Non &egrave; un caso infatti se questo universo si chiama arcobaleno.<br><br>                                                <br><br><p align="center"><br><br><p align="center"><br />Just a castaway<br />An island lost at sea... <br />...a year has passed since I wrote my note<br />But I should have known this right from the start<br />Only hope can keep me together<br />Love can mend your life<br />But love can break your heart <br />I'll send an SOS to the world...<br />...I hope that someone gets my<br />message in a bottle... <br><br><p align="center">                                      S.<br><br><p align="center">                                                      13 Aprile 2009<br><br><p align="center" /><p /><br />m.i.r. (mai in ritardo)<br><br><p align="center"><br />...non ti nascondo che io sono fragile<br />ma non mi arrendo e ti sorprendo<br />fare castelli in aria e sognare<br />lasciami fare lasciami disegnare la mia vita insieme a te<br />che non &egrave; facile in una stanza<br />non preoccuparti stringimi<br />quante cose <br />quante cose ti darei<br />chiedi quello che vuoi di giorno di notte<br />chiedi quello che vuoi di giorno di notte<br /><br />ti piace il cielo ti piace il pane<br />mi piaci tutta e mi fai impazzire<br />la timidezza la tua maglietta<br />e quel sorriso che mi fai<br />rimani qui cos&igrave; tra i fiori e gli alberi<br />che adesso non li vedi<br />ma li avrai<br />fare castelli in aria e sognare<br />lasciami fare lasciami disegnare la mia vita insieme a te<br /><br />vorrei sentire quello che senti<br />vorrei seguire i tuoi movimenti<br />disegnare la mia vita insieme a te...<br><br><p align="center">                                      G.P.<br><br><p align="center">                                                     1 Aprile 2009<br><br><p align="left" /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/309/Aprile-2009</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Marzo 2009</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/308/Marzo-2009</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Alter ego<br><br>È che oggi mi va di dirle due cose.<br />Che &egrave; un p&ograve; di tempo che c'ho dei pensieri ed ecco, forse &egrave; il caso di buttarli gi&ugrave;.<br />Qualcosa pi&ugrave; o meno si riferisce a me, cio&egrave; che certe caratteristiche che ho, sono quelle e basta, non le cambio mica, dico che si, le cambio faccio cos&igrave; faccio col&agrave; ma tanto non c'&egrave; niente da fare, sono quello che sono e se c'&egrave; da prendermi per il culo da solo, proprio non ci riesco.<br />Proprio non ce la faccio a fregarmi, il pensiero di base &egrave; che sono pi&ugrave; intelligente di me stesso.<br />Poi, delle volte arrivano stagioni di vento a portare scompiglio a mischiare le cose a scoperchiare certezze e a portare verit&agrave;.<br />Ci&ograve; che pi&ugrave; mi gira per la testa riguarda la semplicit&agrave; che cerco intorno a me, e all'inutilit&agrave; che pretendo nelle cose che faccio.<br />Mi accorgo che ultimamente mi riempio di niente, che mi ritrovo il pi&ugrave; delle volte a non trovare (e a non cercare) un pensiero logico o un pensiero sensato che possa dare un qualche punto percentuale di segno positivo al mio ego. Che ultimamente dicevo, fischietto con vaghezza di fronte ad un dialogo che pretende confronto. Che poi, spesso mi ritrovo a tentare di darmi un'identit&agrave; passando attraverso beceri mezzucci idioti, infantili ed impulsivi. Che ancora, mi ritrovo a spegnere il mio cervello (e, cazzo, a trovare giovamento) davanti TV accese che trasmettono la pi&ugrave; vergognosa rappresentanza dell'umanit&agrave; creando danno e beffa all'intelligenza di qualsiasi essere vivente pensante. <br />Che scavo in certi oscuri meandri di vite quando invece i miei sistemi di difesa mi urlano terrorizzati di lasciar perdere. Che penso nostalgico (e speranzoso di una resurrezione dall'oblio) a quel passato dai capelli lunghi e colorati ancora non disilluso dalla convinzione che almeno una fetta di mondo possa essere qualcosa di bello. Che imperterrito, distacco la mie attenzioni da persone verso le quali &egrave; doveroso dedicare i minuti pi&ugrave; importanti della mia vita.<br />E che, non per ultimo, forse saggiamente, ignoro una di quelle voci dentro di me che, chiss&agrave;, forse la sa veramente pi&ugrave; lunga di chiunque altro o forse rappresenta lo stereotipo di tutto ci&ograve; che &egrave; &quot;giusto&quot; e &quot;sano&quot; secondo le &quot;buone&quot; convinzioni di chi, da sempre, decide per noi.<br />Ecco questo &egrave; il campo di battaglia. Questo &egrave; il caos, il cambiamento, la strada perduta o la strada sbagliata. Questo &egrave; un altro io che si difende e che si nasconde.<br />Questo &egrave; un universo. E si chiama altro.<br><br><p />                                                                                  23 Marzo 2009<br><br><br />She's a maniac<br><br>Che a vedervi siete proprio belli, non c'&egrave; che dire.<br />Che sono stato l&igrave; a fissarvi per parecchi minuti che sono passati e non so neanch'io quanti ma un bel p&ograve; devono essere andati ed io l&igrave; fisso a guardarvi e a sorridervi che poi voi sicuramente manco ve ne siete accorti troppo presi voi a starvene l&igrave; a divertirvi a ridere a giocare a saltare ad essere proprio cos&igrave; belli.<br />Che a me era tanto tempo che non mi capitava di vederne cos&igrave; che a dire il vero non lo so poi nella vita vostra come siete o se c'avete una maschera ma se proprio devo uscire fuori dalle mie regole allora a me sembrava che non c'era proprio nient'altro tra di voi se non il fatto che a guardarvi mi stavo divertendo un casino che a vedere lei con quel sorriso, diventavo matto, diventavo matto io a vedere quel sorriso e quegli occhi cos&igrave; innamorati che magari a trovarli magari a ritirarli fuori dalla scatola dei sorrisi andati, magari a riaverli davanti un sorriso e due occhi cos&igrave; belli e cos&igrave; miei, oh ma veramente, datemi retta, proprio belli!<br />E adesso che sto a dirvele ste cose e voi neanche lo sapete, che sto a scriverle e voi neanche lo saprete, beh io sono contento di dirvele perch&egrave; stasera mi avete fatto sentire solo ma mi avete anche fatto sentire bene e un pizzico d'invidia mentre vi guardavo, ve la dico tutta la verit&agrave;, ce l'avevo, e allora mi avete fatto pensare a tanto e a tutto, e anche a chi c'avevo intorno, chi dietro, chi davanti e chi al mio fianco. <br />E quindi, grazie a voi per essere cos&igrave; belli. Volevo dirvela sta cosa. Ovunque voi siate in questo momento che magari siete l&igrave; da qualche parte dentro al letto a sognare di essere abbracciati e di aver ballato tutta la notte, per scoprire poi al risveglio, che certi sogni s'avverano.<br />Cos&igrave; belli voi, se potete, non mollate mai.<br><br><p align="center">...it's a push of the world, but there's always a chance...<br />She's a maniac...and she's dancing like she's never danced before...<br /><br />                                          7 Marzo 2009<br><br><p /><br />Senza verbi<br><br>Oggi ho detto due cose. <br />Erano parole messe insieme e non credo avessero un senso grammaticale compiuto. Insomma, mancava qualche complemeto, forse un verbo, ma secondo me andavano bene cos&igrave;.<br />Un significato ce l'avevano, altroch&egrave;.<br />Le ho trovate particolarmente belle. Pi&ugrave; o meno come quei due piccoli specchi che avevo davanti.<br />Erano per loro.<br />E quando le ho dette, in quell'istante, ho creduto ad ogni singola parola. <br />Cio&egrave;, intendo dire che in quel momento mi sono sembrate esatte come una poesia.<br />Una, non la ricordo. Cio&egrave; l'ho detta e l'ho lasciata l&igrave; nell'aria e si &egrave; perduta nello spazio intorno, come granelli di polvere in un raggio di sole. Si &egrave; adagiata sul pavimento, cadendo gi&ugrave; tra le dita delle mani.<br />Ed &egrave; venuta fuori cos&igrave;, come neanche io lo so, ma so che era la frase giusta al momento giusto che diceva tutto di me e di quello dentro di me. Non la ricordo, davvero, peccato, ma so che suonava bene ed era soprattutto vera e che non tutti hanno la fortuna di sentirsele dire certe cose. Non tutti hanno questa grandiosa capacit&agrave; di farsele passare tra le mani come granelli di polvere. Sensazione di merda che ho avuto, io.<br />L'altra invece nasceva come una domanda. Poi mi sono accorto che anche con un punto esclamativo ci stava bene. Ma poi forse stava bene con tutti e due i punti insieme, anche quello interrogativo. Ed &egrave; una frase che fa malinconia e poesia insieme, che poi spesso &egrave; la stessa cosa, ma che fa su e gi&ugrave; nella mia testolina ormai da un p&ograve;. E so che ci sta bene qui dentro, meglio averla che non, dico io. E comunque, non presuppone risposte. Insomma mi piace cos&igrave; com'&egrave;.<br />Vabb&egrave;, tanto per capirci, non le scrivo, nessuna delle due. Neanche quella che ricordo, cos&igrave; domani non corro il rischio di ripeterle e mi va di renderle uniche, perch&egrave; vorrei fossero state me, in quell'istante. <br />Per la mente ed il cuore di chi le ricorda.<br />Se questo universo si chiamasse specchi, sarebbe il nome pi&ugrave; bello.<br><br>                                                                                   2 Marzo 2009<br><br><br /><br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/308/Marzo-2009</guid>
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        <item>
            <title>Febbraio 2009</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/306/Febbraio-2009</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />02<br><br>Questo universo si chiama Febbraio.<br />Ecco.<br />Cos&igrave; mi sono tolgo subito questo pensiero. <br />Chiaro, semplice, limpido. Febbraio. E basta. E non ne parliamo pi&ugrave;.<br />Insomma, ci ho provato a buttare gi&ugrave; due righe ma quando le rileggevo non rendevano bene l'idea, non dicevano proprio tutto, cio&egrave;, dicevano abbastanza, ma non proprio tutto, non so se io adesso rendo bene l'idea, e allora niente, finiva cos&igrave;, cancellavo, buttavo via e ogni tanto ci riprovavo, ma proprio niente, non veniva fuori nulla di vagamente vicino a (questo) Febbraio. <br />Che ho preso coscenza di quanto intorno a me. E tento di vivere tutto quello che capita. Non ci penso troppo perch&egrave; se poi perdo tempo, i minuti se ne vanno e poi diventano ore, giorni, mesi e gli anni, quelli, mica te li rid&agrave; pi&ugrave; nessuno.<br />È cos&igrave; vero che qualche giorno fa, ho dovuto contare con le dita fino ad oggi, mica mi vergogno a dirlo, ma non mi ricordavo la mia et&agrave;.<br />E questo Febbraio dicevo, c'ha avuto cos&igrave; tante cose che non sono riuscito neanche a metabolizzarle tutte. Ma per questo, si sa, ci vuole del tempo.     <br><br>                                      <br /><br />E compleanni speciali e rose disegnate e feste e cene con gli amici e giochi con la creta e vernici e pareti e pennelli, e partite alla tv e mattinate dentro al letto e lenzuola da lavare, e docce calde e bicchieri rotti e pile di libri  e cuscini colorati e foto con sorrisi dolci, e gente che va e gente che viene, ed un pranzo per due al microonde ed un tavolo per due al ristorante e candele profumate e fate e cioccolate e odori da impazzire e telefonate e sogni belli e messaggi improvvisi e castelli e principesse e poi, un quadro.<br />Tanti piccoli mondi paralleli, tutti insieme in soli ventisei giorni. Da diventare matti.<br />Magari tutto questo, chiss&agrave;, tra qualche mese finisce qui sopra. Senza fretta.<br />Per il momento direi che va bene cos&igrave;. Ognuno ci si riconosce.<br />Sicuro.<br><br>                                                                             26 Febbraio 2009<br><br><br /><br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/306/Febbraio-2009</guid>
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            <title>Gennaio 2009</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/304/Gennaio-2009</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Universo uno<br><br>Ecco che ad un certo punto le cose se ne vanno dritte per una strada ben precisa, cio&egrave; di fronte ad un bivio zigzagano un p&ograve;, sembrano uscire dalla strada, ma poi ne imboccano una, e via. Dritte.<br />Qualcosa tipo mir che ho visto giocare domenica.<br />Lei che c'ha sempre la frase giusta al momento giusto, ma quello che pi&ugrave; mi manda ai matti che proprio mi incasina, &egrave; il tono di voce, che sembra sempre buttato l&igrave; a caso ed invece no, &egrave; sempre quello esatto, quello preciso che non pu&ograve; non tenerti dritto.<br />E mir che ho visto giocare domenica dicevo, mi ha fatto pensare che ad un certo punto le cose se ne vanno dritte per una strada ben precisa. Zigzagano eccetera eccetera, ma poi, poi vanno da dio.<br />Ed io che faccio di tutto per spacciarmi da persona adulta, non posso che accettare questo, silente.<br />E allora me ne vado alla stazione, attraverso il primo binario, attraverso il secondo poi il terzo e continuo avanti fino a superare il diciassette, chiuso per lavori dopo che un treno si &egrave; schiantato contro due aspiranti viaggiatori, uccidendoli. Ed arrivo al ventisei che mi sembra un buon numero per (ri)partire.<br />Mi siedo sulla panchina ed attendo paziente, che io di pazienza ne ho da vendere. <br />Gente che viene e che va, io vado.<br />Lascio la mente che vada a mir che ho visto giocare domenica e che mi ha fatto pensare che ad un certo punto le cose se ne vanno dritte per una strada ben precisa. Loro zigazano. E poi, da dio.<br />Alla fine un treno da prendere seriamente ce l'ho, penso.<br />E salgo. Dritto sicuro, deciso. Stavolta non ho bagagli, se non me stesso. Stavolta non ho nessuno, se non me stesso.<br />Il capostazione chiude le carrozze, poi il fischio e poi la stazione che comincia a muoversi davanti i miei occhi. Ho paura di aver freddo, ma poi freddo non ne ho.<br />mir che gioca, le cose che vanno, zigzag, dio! dico ad alta voce.<br />Sto andando.<br />Penso ai due morti del binario diciassette e mi viene da piangere per loro.<br />Adesso, saranno una cosa sola in qualche altro universo.<br />Questa universo infatti, si chiama uno.<br><br><p align="center">...&egrave; il disordine dell'anima, respiri su di me ma non mi dai calore...<br />...quante volte sono morto dentro la tua stanza a volte pulita non vuol dire bianca, l'hai capito o no?? <br />e vedrai che sapr&ograve; stare in piedi lo sai, <br />come noi non ne nascono quasi mai <br />mi mancherai per quello che sei <br />mi mancherai per come ti dai...<br />                                                       M. C.<br><br>                                                                               28 Gennaio 2009<br><br><br />Fantasia<br><br>Sono un p&ograve; di giorni che ho dei flashback.<br />Mi vengono in mente e canticchio canzoni anni '60 e mi ritornano in mente vecchissime pellicole anni '50.<br />Poi mi arrivano cos&igrave; all'improvviso che non so neanche da quale parte dell'inconscio vengano fuori e mi si presentano davanti quando meno me l'aspetto, nei momenti pi&uacute; impensabili, mentre lavoro, mentre parlo con mia madre, mentre parlo da solo, prima di addormentarmi.<br />E poi frammenti impazziti di immagini inimmaginabili mi riempiono la testa di sequenze e fotogrammi diversi tra loro in bianco e nero ed a colori e montate casulamente in un film senza senso.<br />La mia mente spazia in fantasie subnormali e malate che non hanno un filo di collegamento logico.<br />Il cuore ha detto stop alla mia fantasia disperata. <br />Che se ne &egrave; andata in giro, lei, ed ha appena fatto ritorno da un viaggio troppo lungo. Principi a cavallo e castelli. Streghe, draghi e mulini a vento.<br />La mia fantasia ha modellato storie e persone che non esistono, ancora una volta si &egrave; spinta troppo verso la terra dei desideri.<br />E tornare nel mondo reale &egrave; un p&ograve; come riincontrare vecchi amici e parenti dopo un lungo viaggio.<br />Abbracci e pacche sulla spalla, qualche ferita addosso e delle mani da lavare.<br />Avessi un telecomando manderei in forward tutta la sequenza di immagini fino ai titoli di coda e poi al nero. E poi, ancora, off.<br />Questo spazio &egrave; un contenitore. In questo contenitore c'&egrave; anche il mio tempo e chi non fa nulla per meritarlo, da adesso va fuori dai coglioni da questo spazio.<br />Questo universo si chiama io.<br><br>                                                                              21 Gennaio 2009<br><br><p /><br />Ecco pi&ugrave; o meno cosa<br><br>- sai lucia... quella notte con andrea &egrave; stata...beh...come spiegarlo...niente! Devo farti vedere quella cassetta!<br />- non ci posso credere, vi siete filmati al primo appuntamento!?<br />- no...era una videocassetta di una partita di calcio...c'&egrave; uno che sta sull'angolo e lancia la palla verso l'area...dove...vabb&egrave; c'&egrave; un sacco di gente...e poi c'&egrave; un altro...un attaccante credo...che per prenderla salta altissimo...per&ograve; la palla era ancora pi&ugrave; alta...e sembra sicuro che non la raggiunger&agrave; mai...ed invece lui resta l&igrave;...in area...cos&igrave;...fermo...<br />- e poi...?<br />- e poi la colpisce di testa e la palla non pu&ograve; che entrare in rete...e nessuno poteva pararla eh? perch&egrave; nessuno poteva immaginarsi che in una partita potesse succedere una cosa del genere...voglio dire...stare con andrea mi ha lasciato...dico...una specie di scia...tipo quella di campanellino e peter pan, hai presente no?<br />- stai dicendo che tra te &egrave; andrea &egrave; una cosa seria?<br><br>                                                                         (dal film &quot;Santa Maradona&quot;)<br><br>                                                                              20 Gennaio 2009<br /><br><br><p /><br />Silenzio<br><br>Nelle ultime ore sto tentando di trovare le parole, ma proprio non le trovo.<br />Ci penso e ci giro intorno, ma le parole che cerco, io, non le trovo.<br />Questa volta sono io a rimanere muto davanti allo specchio che riflette neanchesopi&ugrave;iocosa, e a non trovare le parole da dire. Da dirmi.<br />Poi me ne accorgo da solo che quel tipo di parole che vorrei avere pronte qui con me adesso, neanche esistono. No, dico davvero, neanche le hanno inventate, non esistono in nessun vocabolario e nessuna frase potrebbe avere un senso compiuto.<br />Quindi, deciso. Niente parole.<br />Facciamo cos&igrave;, questo universo si chiama silenzio. <br />Ecco, senti che bel nome. Tranquillo, semplice e soprattutto libero. Silenzio. Non male.<br />E quindi, davanti allo specchio me ne rimango zitto zitto senza far caso a quello che vedo, senza chiedermi se veramente sono io quello l&agrave; che se ne sta dall'altra parte che mi guarda quando lo fisso negli occhi e che abbassa lo sguardo quando anche io lo abbasso.<br />E quindi niente da dire, neanche un emozione da raccontare, niente pi&ugrave;, giurosudio che non ne ho neanche una di emozione che mi passa attraverso. Vorrei poterla raccattare da qualche parte e sbatterla in faccia al primo che passa, darle un nome e scriverla qui sopra.<br />Ed invece, niente emozioni, niente parole. Silenzio.<br />Mi guardo che me ne sto con la bocca aperta con le parole in gola pronte ad uscire fuori, ma quelle se ne ricadono gi&ugrave; perch&egrave; non erano loro quelle giuste, e allora ci riprovo ecco che mi lecco le labbra e ci riprovo, bocca aperta le parole in gola, ma niente, gi&ugrave; un'altra volta, neanche loro quelle giuste. E cos&igrave; via, contiunuo per una decina di volte fino a che mi accorgo che non c'&egrave; niente da fare. Non esistono. Le parole in questo caso, non esistono. Fanno silenzio.<br />Ma che ne so, neanche un'emozione che mi venga incontro ad aiutarmi, che mi dia una mano a ricordare cosa &egrave; esistito e cosa non.<br />Mi sento come l'unico sopravvissuto di un aereo caduto nel bel mezzo del deserto. <br />L'alternativa magari, sarebbe una risata. Dentro una stanza con l'imbottitura alle pareti ed una camicia di forza addosso. Quello, si. Ma di ridere, anche in quel modo, proprio non ne trovo la forza.<br />Dopo tutto, un ossequioso silenzio forse, &egrave; la cosa pi&ugrave; giusta. <br />Spengo la luce e nessun pensiero, please.<br />Ecco. Primo universo.<br><br>                                                                              18 Gennaio 2009<br /><br><br><p /><br />Universi Paralleli<br><br><p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt">Quest'anno finisce Circus ed inizia Universi.<br />È un p&ograve; come dire che dopo aver girovagato per un anno e mezzo con un tendone da circo, ci si riposa.<br />Si fanno i ringraziamenti, si saluta il pubblico che se ne &egrave; stato l&igrave; a godersi gli spettaccoli tutti i giorni, uno dopo l'altro a gridare a battere i piedi ad applaudire ad incitare il mio nome, insomma a quel pubblico che se ne &egrave; stato l&igrave; e spero che si sia divertito. Grazie, pubblico.<br />E si fanno i ringraziamenti a tutti gli acrobati, ai clowns ai giocolieri ai prestigiatori ai presentatori ai primi attori e alle comparse. A tutti gli addetti ai lavori compresi chi ha venduto pop corn e zucchero filato.<br />Grazie a voi tutti, davvero. È stato un bel girovagare dove ho visto mondi, facce vite e sogni che si realizzano.<br />Spero ci si possa incontrare di nuovo un giorno e riprendere il tendone e ricominciare a vagabondare per il mondo.<br />È stato bello aver partecipato con voi a tutto questo. Grazie, accidenti.<br />Ed inizia Universi, dicevo.<br />È un p&ograve; come dire che si parte da lontano. Cio&egrave;, si inizia prendendola alla larga.<br />Ero sicuro che Circus dovesse finire ma non sapevo precisamente cosa dovesse iniziare.<br />Ci ho pensato un bel p&ograve; e Universi Paralleli mi sembrava la cosa pi&ugrave; giusta da fare.<br />E cominciare cos&igrave; significa che non smetto di guardarmi indietro che non dimentico quello che ho lasciato, che &egrave; fantastico avere un passato e che ricordo tutta la strada che ho fatto per arrivare fin qui, significa che le cose belle dietro di me, vengono con me.<br />Microcosmi andati e microcosmi nuovi.<br />Ho pensato fosse doveroso che il mio tempo avesse un nome e ci tenevo a raccontarlo.<br />Chi vuole sapere altro, venga a chiedere. Attendo a braccia aperte.<br />A proposito, quest'anno ho comprato un biglietto della lotteria. <br />Serie e numero Rxxxx71, ma non era quello vincente.<br><br><p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><br />                                                                                    12 Gennaio 2009<br><br><p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" /><p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><br><br><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/304/Gennaio-2009</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Dicembre 2008</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/302/Dicembre-2008</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Libero arbitrio<br />(sei mesi dopo)<br><br><br />Settimane silenziose ed ecco che all'improvviso, tac. Due posts (?), uno dietro l'altro che quasi mi stupisco anche io.<br />Esattamente oggi, dello scorso anno, a quest'ora inviavo un sms e quello, arrivava a destinazione attraversando tutta l'Europa.<br />Nell'ultimo mese ho mancato (volutamente) di citare eventi importanti della mia vita. Ma chi mi conosce sa che nulla &egrave; a caso.<br />Duemilaeotto, con mesi di interi posts (?) principalmente monotema. <br />Non li rileggo, non vado a sbirciare, ma a occhio, mi sentirei di dire che pi&ugrave; o meno, &egrave; cos&igrave;.<br />E questo la dice tutta.<br />Lungi da me l'idea di fare analisi e bla bla vari sull'anno ormai in chiusura, ma la butto l&agrave;, e mi prendo la libert&agrave; e lo spazio di dire con certezza che &egrave; stato un anno intenso e davvero, non ne cambierei neanche un minuto. Ma proprio niente. Mi terrei tutti i momenti e soprattutto, mi terrei gli sbagli.<br />Cambiare il corso naturale degli eventi sarebbe un errore catastrofico. Ci sono delle linee che vanno seguite, che si tracciano man mano che si cammina e se la tracci in un modo poi, indietro non ci torni. <br />Ma se c'&egrave; una legge che io amo, &egrave; quella del libero arbitrio. Ed ognuno di noi ha il potere di tracciare quella linea a suo piacimento facendo le linee rette e le curve che ritiene necessario. <br />Se non applichi questa legge, sei morto.<br />Non &egrave; difficile da capire.<br />Libero arbitrio. Semplice.<br />Ci sono occasioni che capitano una sola volta nella vita.<br />Nje here ne jete.<br />La vita &egrave; una soltanto. E non c'&egrave; tempo per stare male.<br />E comunque non so se questo sar&agrave; l'ultimo post (?) dell'anno, ma di certo mi andava di buttare gi&ugrave; qualcosa scritto senza troppi ghirigori e senza troppi fiocchetti (che io, di fiocchetti, ne faccio anche troppi). Parole che sono cos&igrave; come vengono, senza cercarle nel cassetto delle belle frasi (che io, di belle frasi, ne dico anche troppe).<br />E quindi anche i pensieri sono cos&igrave;, sciolti, senza troppe scuse che ti incastrano in vicoli ciechi.<br />La vita va avanti con delle regole pazzesche che non puoi cambiare.<br />Io mi ci trovo in mezzo, e con estrema difficolt&agrave;, ci provo, mi adatto.<br />E quest'anno monotema, ha avuto la sua importanza per chi, con me, l'ha vissuto. <br />E allora l'ho immagazzinato nei miei ricordi, l'ho rinchiuso in questo contenitore web, l'ho raccontato dentro un cd di fotografie e ci ho giocato in una &quot;poesia&quot; in romanesco.<br />Questo, affinch&egrave; tra qualche tempo, se uno ha voglia, possa riviverlo e provare a ricordarsi delle emozioni che sono state. E sorriderci su, senza (possibilmente) troppi rimpianti.<br />Che a me quest'anno, se proprio la devo dire tutta, mi &egrave; piaciuto da morire. <br />Anzi, mi &egrave; piaciuto da impazzire, perch&egrave; morire sarebbe stato troppo facile.<br><br>                                                                                  29 Dicembre 2008<br><br><p /><p /><br />Niente miracoli<br><br>Sto tentando a tutti i costi di fare tardi e di non andare a letto.<br />Non me lo chiedo neanche io il perch&egrave;. Cio&egrave;, forse lo so ma non voglio pensarci. <br />Di fronte a me c'&egrave; il televisore. Se ne sta acceso e non fa altro che guardarmi.<br />Continua a parlare a ridere a giocare e a fare mostri ma tanto io non lo ascolto.<br />Mi viene in mente me, che all'aeroporto corro come in un film poliziesco con il fiatone e le valige e sono tutto sudato e che sto perdendo l'aereo. Sono sicuro che non ce la faccio, ma poi invece era in ritardo anche lui. E ce la faccio. Non l'ho mai scritta st&agrave; cosa, ma &egrave; gi&agrave; passato un anno. <br />Ed un anno fa, scrivevo di <a href="vis_dettaglio.php?primo_livello=menu&id_livello=289&id_livello_n=id2_n&pagv=1">babbi natale impossibili.<br /></a>E guarda te che invece quest'altra cosa, la scrivo. Di quel treno che &egrave; passato alla stazione e non si &egrave; fermato. Che mi &egrave; passato davanti mentre me ne stavo sulla banchina con in mano, la mia valigia piena di mondo. E quello, &egrave; passato a tutta velocit&agrave; senza rallentare senza darmi il tempo di vedere le carrozze, senza lasciarmi neanche un minuto per guardare i passeggeri all'interno, senza darmi la possibilit&agrave; di tentare.<br />Io, il viaggio su quel treno ce l'avevo in mente tutto quanto, stazione dopo stazione, biglietti solo andata, ma quello non si &egrave; fermato mica, quello &egrave; passato e se ne &egrave; andato che non mi ha dato il tempo di salirci e n&egrave; un motivo per corrergli dietro. Sono rimasto alla stazione, in attesa, sempre con la mia bella valigia piena che dentro, adesso, ci stanno altri dodici mesi. E quello, il treno, ormai se ne &egrave; andato ed indietro a prendermi, non pu&ograve; proprio tornarci.<br />E allora prendo tempo, penso alle cose che ho da fare domani, con il telecomando cambio e salto da una parte all'altra, ma loro, quelli l&agrave; dentro, sono tutti uguali.<br />Faccio finta che il tempo sia fermo e sprofondo sempre di pi&ugrave; nel mio divano ma so che i minuti scorrono e mi accorgo che mi hanno tradito, ormai mi hanno segnato come una cicatrice che non va pi&ugrave; via.<br />Non ce la faccio a superarmi, mi sento come fossi un bambino capriccioso, ma proprio non ce la faccio a pensare che contro me stesso non posso vincere. <br />Era tutto ci&ograve; che avevo chiesto. Non contro me stesso.<br />E adesso ci vorrebbe un gol all'ultimo minuto, un biglietto vincente della lotteria comprato il giorno prima all'autogril, una macchina del tempo che ti fa tornare nel passato, adesso ci vorrebbe un miracolo.<br />Ed io ai miracoli, non ci credo.<br><br>                                                                               27 Dicembre 2008<br><br><p /><p /><br /><br><br><p /><p /><p />Senza titolo n&egrave; parole<br /><br><br>Mi rimbalzano nella mente le parole di mir. Da un p&ograve; di giorni le sento che sbattono da una parte all'altra come se cercassero una via d'uscita.<br />Che via d'uscita poi, non ce n'&egrave;.<br />Vaglielo a spiegare. <br />Vanno assimilate pian piano, loro rimbalzano prima in modo frenetico, poi con il passare del tempo sempre pi&ugrave; lente, fino a fermarsi e a trovare una ragione.<br />Perch&egrave; mir lo sa come sono fatto, lei, da sempre la cura dei miei mali, lo sa come sono fatto.<br />Mi legge, come un libro di cui gi&agrave; conosce il finale, lei sa ogni volta con chi sta parlando.<br />Anche adesso, dicevo, anche adesso che guardo le luci sopra di me che si accendono e si spengono ad intermittenza solo perch&egrave; io cammino e loro stanno ferme, anche adesso che minuscole gocce mi puntinano il parabrezza che poi mi devo decidere a cambiare st&igrave; tergicristalli, insomma anche adesso, le parole di mir ancora le sento nelle orecchie.<br />Mi sono arrivate cos&igrave;, come una verit&agrave; che ti stende neanche fossero un gancio dritto al mento.<br />Sento le dita del cielo che se ne sta un p&ograve; triste e che picchiettano sopra di me ed io, che quelle parole, ancora ce l'ho addosso. <br />Io che metto la prima, io che lascio la frizione e parto, io che accellero e proprio questo mir mi dice di non fare, io che parto, io che arrivo a destinazione io che otto-quattro-cinque-sei ed io che entro, io che spengo il motore. E quelle parole sempre qua, a rimbalzarmi nel cervello. Porcaeva, mir.<br />Guardo l'ora e anche stanotte mi metto a letto che &egrave; gi&agrave; tardi, che domani mattina spengo di nuovo la sveglia, e mi riaddormento. Sono sdraiato che fuori dalla finestra c'&egrave; un'aria gelida e come una flebo, lentamente, nel caldo del mio letto, sento le parole di mir che, si stanno fondendo dentro di me, che stanno scorrendo nelle vene che entrano in circolo in tutto il mio corpo ed io, che le assimilo, che sto prendendo coscenza.<br><br>                                                                                18 Dicembre 2008<br><br><br /><br><br>Numeri primi<br><br>Oggi c'era il sole.<br />Mi arrivava dritto in faccia e la radio intanto passava james blunt proprio in quel momento, proprio quella canzone dove c'&egrave; quel nome che non piace a nessuno ed io ero sulla strada ed il sole l&igrave;, dritto sulla faccia a darmi la sensazione di un viaggio quasi fosse primavera che poi io ho guardato fuori al finestrino e mi &egrave; venuto da sorridere che quasi mi sentivo bene perch&egrave; il pensiero del viaggio mi faceva sentire bene.<br />Che poi cosa ci facevo io su quella strada mica lo so, che anche adesso se ci penso mica lo so perch&egrave; me ne andavo bello dritto nella direzione del mare con il sorriso la musica ed il sole sulla faccia.<br />Che se la radio non passava quella canzone mica stavo l&igrave; a pensare, no no me ne sarei andato a fare quello che c'avevo da fare e buonanotte e chi ci pensava alla primavera adesso che siamo a dicembre, ci stavo mica a pensare io, ed invece la sensazione &egrave; stata forte e un p&ograve; mi sono smarrito in quel pensiero che mi andava di tenere l&igrave; in macchina, l&igrave; vicino a me a farmi compagnia e a sorridere insieme.<br />E allora proprio in quell'istante mi sono accorto che il tempo se ne va via troppo veloce, cos&igrave; rapido che io non riesco a stargli dietro, che anche a provarci io non ci riesco a stargli dietro &egrave; inutile che mi affanno non ci riesco mica.<br />E addosso c'ho sempre quella sensazione di non vivere abbastanza, abbastanza per cosa poi, quella sensazione che mi lascia sempre con un vuoto che non so mai bene con che cosa riempire che poi mi chiedo ma perch&egrave; ce la devo sempre avere dentro questa cosa che non mi lascia mai, che da quando sono nato non mi lascia solo mai. E allora penso che devo fare qualcosa, mi devo impegnare per non insegnarla mai alla mia compagna st&agrave; cosa e mai nemmeno ai miei figli, perch&egrave; mica devono essere cos&igrave;, loro. Manco fossero numeri primi.<br />E comunque, in quel momento devo proprio dirlo, valeva la pena di ricordarlo, in quel momento dicevo, lo ammetto che c'ho pensato, io sono fatto cos&igrave;, d'istinto certe cose le faccio, c'ho pensato e stavo per spingere sull'accelleratore, stavo per spingere, ed invece ho guardato fuori dal finestrino, il sole sulla faccia, io con il sorriso e tutto quanto il resto e allora ho messo la freccia a destra e ho girato.<br />Ed &egrave; andata cos&igrave;.<br />Che c'avevo delle cose da fare.<br><br><p align="center">&quot;sentirsi speciali &egrave; la peggiore delle gabbie<br />che uno possa costruirsi&quot;<br><br><p align="center">                              P.G.<br><br>                                                                                1 Dicembre 2008<br><br><p /><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/302/Dicembre-2008</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Novembre 2008</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/301/Novembre-2008</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Due gatti<br><br>Che bello due gatti.<br />Quando stanno insieme.<br />Che bello due gatti.<br />Intendo dire, se riuscite ad immaginare due gatti che stanno insieme.<br />Che bello.<br />Che si conoscono che miagolano che rotolano, scivolano, che si arruffano.<br />Che bello due gatti.<br />Che stanno insieme tutto il tempo e che non si staccano mai, che stanno vicini si cercano che camminano che corrono che saltano che fanno le fusa si leccano che mangiano che dormono. <br />Uno sopra l'altro, che dormono.<br />Due gatti. Che bello.<br />Che si guardano che si sfiorano si bagnano si parlano si lisciano che bello due gatti, quando si annusano.<br />Che si curano si lavano si aspettano si sognano si strofinano e che giocano.<br />Che bello due gatti sotto la luna, che ballano.<br />Roba del tipo che se mi fermo a guardarli, starei l&igrave; per ore, senza stancarmi mai, che me ne starei l&igrave;, con quel sorriso sulla faccia senza mai dire basta, che ci passerei tutto il resto del mio tempo, che vorrei diventassero reali, che non smettessero mai, vorrei non cancellarli non perderli, vorrei tenerli con me e non lasciarli mai, vorrei guardarli all'infinito e all'infinito intenerirmi il cuore, vorrei stringerli viverli e sognarli.<br />Con loro chiudere gli occhi, partire e perderci insieme. E non ritrovarmi pi&ugrave;.<br />Proprio bello, due gatti.<br><br>                                                                            19 Novembre 2008<br><br><p /><br />...di chi non vuole sentire<br><br>Stasera mi sono lavato le mani con una saponetta profumatissima. Ancora mi sento l'odore sulle mani. <br />Mi piace. Chiss&agrave; quanta roba chimica ci sta dentro per essere cos&igrave; innaturalmente profumata. Vabb&egrave;.<br />Pu&ograve; sembrare un'informazione poco importante, ma ha il suo perch&egrave;. E poi da qualche parte dovevo cominciare.<br />E visto che st&agrave; cosa della saponetta mi ha colpito, ce l'ho voluta mettere. Cos&igrave;.<br />Mi sono messo al letto un p&ograve; prima del solito e pensavo alla giornata infinita di oggi. <br />Alla cucina che tanto alla fine non &egrave; quella che mi compro, al fiore dal fioraio che ci sono tornato indietro perch&egrave; non ero di strada, a me che sono fuori di testa, al kebab al piatto perch&egrave; nella piadina mi cade tutto addosso, al lavoro che sono due giorni che sono bravo e fortunato, ancora una volta a me che sono fuori di testa e un p&ograve; coglione, all'idraulico che mi ha aspettato sotto casa per quaranta minuti, al film di harry potter che mi fa schifo ma lo vedo lo stesso basta che non penso a cose tristi, agli sms che mando per commentare il film di harry potter in tempo reale dove scrivo che il film mi fa schifo ma lo vedo lo stesso basta che non penso a cose tristi, a me dentro al letto e al profumo della saponetta che ho ancora sulle mani.<br />E per ultimo, ma non meno importante, penso alle nottate al telefono e a chi, addirittura, si organizza per tenermi compagnia quando trasmigrer&ograve;. Grazie. Porcaputtana, millevoltegrazie!<br />E poi alle parole di mir, quelle di ieri notte, che proprio stasera mi ritornano indietro come un boomerang, perch&egrave; certe parole sembrano passare cos&igrave; inosservate e sembrano buttate l&agrave; senza senso, sembrano scontate, ma poi dietro c'&egrave; un ragionamento e a volte &egrave; anche sofferto, che magari arriva anche ad una conclusione che pu&ograve; sembrare banale, ma che non si finisce mai di imparare, e al fatto che quelle parole c'entrano un p&ograve; con qualcosa del tipo che non c'&egrave; peggior sordo eccetera eccetera. <br />Ed almeno una volta, sordi, nella vita, lo siamo stati tutti.<br />Che &egrave; una cosa proprio importante, questa. <br />Che non si impara, penso io. Ma si scopre ogni volta sulla propria pelle.<br />L'hai detta cos&igrave; semplicemente, mir, ed hai proprio ragione. Ci tenevo che lo sapessi. <br />E per oggi, &egrave; gi&agrave; abbastanza.<br><br>                                                                             5 Novembre 2008<br><br><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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        <item>
            <title>Ottobre 2008</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/300/Ottobre-2008</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />...(petali rossi ) e candele<br><br><p align="center">...e ho visto un film e poi mi sono addormentato<br />all'improvviso sveglio ho realizzato<br />che tu non eri qui, qui, qui<br />tu non eri qui, qui, qui<br />E a letto lei mi ha chiesto<br />ma mi vuoi un po' bene ?<br />pensavo a vino rosso e candele<br />e tu non eri qui, qui, qui<br />tu non eri qui, qui, qui,<br />Non c'eri nei miei giorni per il mondo<br />e nemmeno quando affondo<br />nei minuti e nei miei istanti<br />Cosi' non c'eri<br />e mi sono alzato e sono andato avanti<br />sono andato avanti<br />sono andato avanti <br><br>                                                                                      M. C.<br><br>                                                                               26 Ottobre 2008<br><br><br />Segnali dallo spazio<br><br>Mi metto a riordinare le idee e mi sembra di trovarmi in un film di Tarantino dove le scene sono montate con sequenze temporali sballate. E poi tutta la pellicola &egrave; incasinata di personaggi e fatti, di situazioni e storie intrecciate tra loro e legate da un unico filo conduttore che si traduce in quello che poi &egrave; la mia vita.<br />Mi ritrovo la notte a vagare per casa come un lupo mannaro in cerca della sua preda, ma la casa &egrave; vuota e rimango a bocca asciutta, assetato di sangue.<br />Ho imparato a fare la doccia di mattina, che ne so, forse perch&egrave; ho la sensazione di avere per tutto il giorno il profumo del sapone sulla pelle, come se qualcuno mi dovesse annusare quando meno me l'aspetto.<br />Ho cominciato a frequentare ospedali e a dormire in macchina aspettando fatidici responsi medici.<br />Continuo poi a massacrare Manuela e mir, e ancora mi chiedo perch&egrave; continuano ad ascoltarmi, io, uno come me, che non sa perdere, non lo sopporterei. E quindi, apprezzo. Altroch&egrave; se apprezzo.<br />Mi faccio strada tra mobilifici, grandi magazzini, architetti e consigli vari e continuo a scoprire universi fino ad oggi a me sconosciuti e mi rendo conto che meno ci capisco e pi&ugrave; seguo l'istinto e faccio di testa mia.<br />Continua il mio perenne raffreddore che non mi da tregua come fosse un testimone di geova che mi sta costantemente dietro la porta di casa.<br />Sono iniziati mal di testa che non ricordo di avere mai avuto nella mia vita e che mi fanno compagnia anche durante le notti ormai semi-insonni da mesi incalcolabili.<br />Proseguono le incessanti mattine affannate provvenienti da sogni incontrollabili e monotema.<br />Tutti i giorni colleziono anonimi depliant pubblicitari grazie ad altrettanti anonimi benefattori che me li lasciano sotto il tergicristallo della macchina e che puntualmente archivio in appositi contenitori della spazzatura.<br />Altri segnali da galassie lontane o da vite (ormai) extraterrestri, non ce ne sono. <br />A parte quanto detto e qualche errore di battitura, niente di nuovo da questo pianeta.<br />Passo e chiudo.<br><br>                                                                               22 Ottobre 2008<br><br><p /><br />Cosa<br><br>Mi sono perso alcune cose per strada.<br />Come quando sogni una cosa, poi ti svegli e ti accorgi che non ce l'hai pi&ugrave;. Cio&egrave; che quella cosa non &egrave; mai esistita, ci metti un p&ograve; a capirlo e a rendertene conto, cio&egrave; appena sveglio ancora non ti rendi conto se ti sei sognato qualcosa che non hai, o qualcosa che nella realt&agrave; esiste, e allora deve passare qualche minuto prima di uscire del tutto dal sogno, e dopo un p&ograve; ti rendi conto che si, quella cosa non ce l'hai, non l'hai mai avuta e basta. Pi&ugrave; passano i minuti e pi&ugrave; ti abitui a farne a meno, perch&egrave; sarebbe stupido starci male, quella cosa l'hai solo sognata, non esiste e quindi che ci stai male a fare? anzi pi&ugrave; passa il tempo e pi&ugrave; il sogno diventa sfocato, quasi non riesci pi&ugrave; a ricordare i contorni di quella cosa, pi&ugrave; minuti passano e pi&ugrave; le sensazioni che avevi durante il sogno, svaniscono. E durante la giornata ti rimane solo quella senasazione che neanche sai pi&ugrave; perch&egrave; te la porti dietro e sai comunque che fa parte di quella cosa che non &egrave; reale, che avevi dentro di te e che &egrave; scivolata via e che quindi, la tua mente comincia a non prendere pi&ugrave; in considerazione. <br />Se ci stai a pensare, &egrave; da diventare pazzi emozionarsi durante un sogno, per qualcosa che nella realt&agrave; non esiste, del tipo che anche se scavi e la ritrovi per caso nel tuo inconscio, ti rendi conto di quanto &egrave; impossibile che una cosa cos&igrave; irreale possa crearti emozioni. A tal punto che quasi ti senti ingannato perch&egrave; come in un gioco di prestigio, puf! tutto svanisce all'improvviso. La mattina ti svegli ed &egrave; illusione, fantasia che &egrave; esistita solo nella tua mente.<br />Ed io sono fatto cos&igrave;, ogni tanto mi fermo, guardo indietro scavo nella mente frugo tra i sogni che ho fatto, e quando mi accorgo che per la strada mi sono perso alcune cose che avevo dentro di me, ci rimango male.<br><br>                                                                                14 Ottobre 2008<br><br><p /><p align="left"><br />Latte e miele<br><br><p align="left">Stasera prima di dormire bevo un p&ograve; di latte e miele. <br />Per il fatto che non mi sento tanto bene per il fatto che ho il mal di testa ho il raffreddore e tutte quelle cose l&igrave;. Cos&igrave; sono sicuro che risolvo. Cio&egrave;, mi fa bene, dormo rilassato mi fa bene al raffreddore e risolvo tutto. <br />Che poi io ci metto il miele di castagne, quello c'ho io, che poi a me piace il miele di castagne e poi anche perch&egrave; c'ho solo quello e quindi quello, o niente.<br />Spero che con il miele di castagne risolvo lo stesso, si risolve lo stesso no, con il miele di castagne? che poi cos'&egrave; che devo risolvere io, voglio dire, ma siamo proprio sicuri che dopo mi sento meglio? anche se non ho voglia di tagliarmi la barba da quasi quindici giorni io lo bevo perch&egrave; dicono che fa bene, e cos'&egrave; che fa bene, il latte o il miele? la mescolanza delle due cose? cio&egrave;, se mescolo le due cose insieme, un p&ograve; di latte con un p&ograve; di miele, st&agrave; cosa fa dormire rilassati, fa passare il raffreddore, ti fa sentire meglio, rescuscita i morti, ti fa vincere alla lotteria, rid&agrave; vita ai girasoli appassiti, fa tornare le persone scomparse, asciuga le lacrime sul viso, illumina le persone, ti dice cosa &egrave; giusto e sbagliato, dona il coraggio, rende immortali, ti svela il segreto della vita, risolve la pace nel mondo? <br />No, non credo tutto questo. Credo che sia solo un p&ograve; di latte e miele in fondo, e quindi io stasera ne bevo una tazza, ma anche se non lo bevessi, non me ne accorgerei.<br />Mi viene da sorridere, non mi rimane che sorridere perch&egrave; in una cosa come questa, mi sembra di non aver scritto niente, poi la rileggo, arrivo alla fine e mi accorgo di quante cose ho detto. E sono proprio un bel p&ograve;.<br><br><p align="left">                                                                                12 Ottobre 2008<br><br><p align="left" /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/300/Ottobre-2008</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Settembre 2008</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/299/Settembre-2008</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />...da impazzire perch&egrave; morire sarebbe troppo facile<br><br>Oggi ho fatto un sogno.<br />Ho sognato che ero a letto e che stavo sognando.<br />E che poi ad un certo punto &egrave; arrivato il mattino a bussarmi alle finestre e allora io mi sono svegliato ho aperto gli occhi e mi sono trovato nella realt&agrave; che poi questa realt&agrave; era anche pi&ugrave; bella del sogno che stavo facendo e mi sono girato ed ho guardato accanto a me <br />e c'era lei <br />che se ne stava l&igrave; ed era bellissimo guardarla mentre aveva gli occhi chiusi e la sua mente chiss&agrave; dove e c'aveva anche un sorriso sulle labbra ed era serena ed allora il mio sogno continuava che io mi abbassavo verso di lei e l'annusavo e sentivo l'odore ed il calore del suo respiro che mischiati insieme erano come l'aria che vorrei un giorno respirare per l'eternit&agrave; in paradiso o ovunque mi manderanno e allora io ho pensato che un regalo pi&ugrave; bello nella vita non avrei mai potuto averlo e allora gliel'ho sussurrato nell'orecchio e lei ha sorriso di nuovo ed io non so se quelle parole le erano arrivate perch&egrave; era sveglia e mi aveva sentito che l'annusavo o le erano arrivate nel sogno che stava facendo e pensavo che sarei stato ore a guardarla mentre dormiva che sarei stato tutta la vita a proteggere tutti <br />i sogni suoi <br />e a fare in modo che abbia sempre quel sorriso sereno e felice sulle labbra e poi, dicevo, il sogno continuava che io mi alzavo piano dal letto piano per non svegliarla e sempre pianissimo me ne andavo verso il letto piccolo e la prendevo in mano lentamente per non svegliare neanche lei, la prendevo in mano <br />ed &egrave; nostra pensavo, <br />&egrave; una cosa cos&igrave; perfetta <br />ed &egrave; nostra <br />e allora annusavo anche lei ed era incredibile come avesse lo stesso odore della mamma pensavo, e questo mi faceva impazzire perch&egrave; avevo l&igrave; con me due cose meravigliose che avevano lo stesso incredibile odore ed un regalo pi&ugrave; bello nella vita non avrei mai potuto averlo, questo, ancora una volta pensavo, poi, sempre nel sogno, mi riavvicinavo al letto e pianissimo dalle mie braccia la lasciavo scivolare sul materasso caldo e la tenevo l&igrave; in mezzo a noi e allora lei si svegliava mi guardava e poi guardava quel minuscolo essere l&igrave; in mezzo a noi e poi mi guardava di nuovo con <br />quegli occhi cos&igrave; piccoli e semplici <br />che quando li lascia cos&igrave; al naturale le dico sempre, io impazzisco, mi fa morire e poi mi sorride ed io penso ancora una volta che sono fortunato e che per me la vita potrebbe finire anche in quel momento che il mondo intero, l'universo potrebbe implodere in quell'istante e lasciarmi per sempre e per ultima quest'immagine meravigliosa ed io saprei che tutti i miei anni sarebbero serviti e sarebbe valsa la pena viverli solo per esistere in quel preciso momento con <br />noi tre su quel letto.<br />Poi il sogno &egrave; finito pi&ugrave; o meno a quel punto perch&egrave; quando mi sono svegliato mi sono accorto che non c'era pi&ugrave; niente da sognare che mi sarebbe bastato cos&igrave; e che il resto &egrave; solo da costruire nella realt&agrave; e che sarebbe bella come quel sogno, la realt&agrave; intendo, e allora mi sono messo seduto sul bordo del letto con le mani sul viso e ho tentato di non farle scendere gi&ugrave; e le ho scacciate via con un sorriso che tanto il sorriso &egrave; un antitodo forte mi sono detto e che comunque vale la pena sognarle queste cose e ringrazio di poterlo fare e finch&egrave; posso continuer&ograve; a farlo che poi io sono uno che c'ha delle cose e so darle a chi le vuole queste cose e tanto lo so che io, adesso, sono solo un ponte.<br><br>                                                                               21 Settembre 2008<br><br><p /><br />...oggi &egrave; domenica e quindi domani &egrave; luned&igrave;<br><br>C'&egrave; un libro che se ne sta l&igrave; tutte le sere e mi fissa.<br />Si chiama M&agrave;rquez. Lo scrittore, non il libro.<br />Se ne sta l&igrave; con il suo bel titolo stampato sulla copertina. <br />È piccolo e ha poche pagine che qualcuno potrebbe dirmi che lo posso leggere in due giorni.<br />Ma non lo prendo neanche in mano, come scottasse, come se fosse un frutto proibito, come se mi mancasse il coraggio di farlo.<br />Dentro c'&egrave; scritto qualcosa, cos&igrave; mi hanno detto, ed io ho paura di non trovarlo questo qualcosa, oppure ho paura di scoprirlo e di leggere parole cos&igrave; terribili o cos&igrave; meravigliose e di essere comunque trafitto da una lancia.<br />Eppure sono attratto terribilmente come fosse davvero il frutto dell'eden.<br />Mi sembra che ci debba essere un momento ben specifico per poterlo prendere in mano, aprirlo e cominciare a scorrere tra le righe. Ed ho come l'impressione che questo momento arriver&agrave;, ed allora io capir&ograve;.<br />Io voglio farglielo sapere a quel libro quanto &egrave; importante e che non mi sono dimenticato di lui. Ecco perch&egrave; lo porto in vacanza con me e lo tengo sul mio comodino.<br />Poi oggi sono stato in libreria e ne ho comprato un altro impossibile, con un titolo improbabile che quando l'ho visto sullo scaffale mi sono venuti i crampi allo stomaco e non sapevo se ridere o uccidermi, non sapevo se fosse uno scherzo e se ci fossero telecamere nascoste tipo candid camera, e alla fine, dicevo, l'ho comprato ed in effetti, gi&agrave; so che &egrave; uno scherzo. Compro tutto ci&ograve; che ritengo meraviglioso e tutto ci&ograve; che ritengo orripilante, sono fatto cos&igrave;. Un giorno probabilmente scoprir&ograve; che esiste anche il grigio, e avendo conosciuto gli estremi, mi ci trover&ograve; bene.<br />E comunque sono riuscito a tornare a casa con tre libri, pur promettendomi che non ne avrei comprato neanche uno. Ed invece, uno, quello impossibile, l'ho comprato. Gli altri due, non ho parole. Davvero.<br />Oggi sono uscito vestito con un jeans grigio, una maglietta nera, scarpe nere ed un cappellino giallo.<br />Forse non mi hanno visto.<br /><br><br>                                                                                14 Settembre 2008<br><br><p /><p /><br /><br><br><p />(Quasi) niente da dichiarare<br /><br />Stasera mi dedico al noir.<br />Detto cos&igrave; potrebbe anche sembrare che stia parlando di musica, ma quelli sono i <a href="http://www.nuar.it/home.htm">nuar</a>, e sono un'altra cosa.<br />Quindi, il noir, dicevo.<br />Ed &egrave; cosa buona, penso.<br />Di solito &egrave; un genere che prediligo quando mi sento bene.<br />Tanto per citare (esageratamente) un film, potrei dire mai stato cos&igrave; lontano dallo stare bene, ma stasera mi va cos&igrave;. E quindi noir. Punto e basta.<br />Ho fatto questa premessa e a rileggerla, non so neanche io il perch&egrave;, forse per non parlare delle solite cose, forse per liberarmi dei soliti argomenti e dirmi che c'&egrave; anche qualcos'altro.<br />Che siamo arrivati a settembre, per esempio. Che &egrave; passata un'altra estate e che il venticinque agosto, in un modo o nell'altro &egrave; una data che rincorre e s'inchioda nella mia vita. E con questo, sono tre anni. Basta, direi.<br />Si volta pagina, direi. E questa volta si apre un libro, intero, direi. <br />Uno di quelli nuovi, appena usciti nella mia personalissima libreria. Inevitabile. Forse anche questo dallo stile un p&ograve; noir, ma sicuro riflessivo, attento e forte. Altroch&egrave; se lo sar&agrave;. Forte, intendo.<br />Ma questo argomento lo posticipo ad ottobre, non prima.<br />Per il resto, tutta questa estate fino a poche ore fa, ho tenuto la testa alzata verso il cielo, e sulla mia faccia ci &egrave; piovuto di tutto.<br />Mi sono bagnato, ho ballato ho cantato ho riso ho gridato ho pianto sono scivolato e mi sono rialzato. Tutto, sotto questa pioggia di tutto.<br />Bella eh! St&agrave; pioggia &egrave; stata bella, dico. Veniva gi&ugrave; che diolamandava e ci trovavi di tutto l&igrave; in mezzo.<br />Pensa se non avesse piovuto. E chi l'avrebbe sopportata un'estate da morto vivente!<br />Ci ho girato intorno fino ad ora e non arrivo al punto. Gioco con le parole, parlo di qualunque cosa e di niente, generalizzo e non dico tutto. Ma di cose ne ho dette. Anche troppe forse, ma finch&egrave; ho l'aria nei polmoni e, tanto per citare questa volta uno scrittore, finch&egrave; ho una storia da raccontare, io continuo.<br />Non mi nascondo e dico. Con o senza parole, dico. <br />Io sono uno che non si stanca cos&igrave; facilmente, finch&egrave; i muscoli reggono, io resisto.<br />Adesso scusate, devo andare, non lo sentite anche voi questo rumore in lontananza?<br />Come fosse un treno in arrivo...<br><br>                                                                               11 Settembre 2008<br><br><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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        </item>
        <item>
            <title>Agosto 2008</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/298/Agosto-2008</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br /><br />Mani nude<br><br>Stasera ho anticipato la mia doccia alle ventuno e trenta.<br />Niente mezzanotte. Stasera &egrave; passata senza che me ne accorgessi. Ho guardato l'orologio e porcaputtana, era gi&agrave; passata.<br />Una canzone che mi piaceva (e che mi piace) tanto, diceva (e dice) che le ore sono lente e gli anni veloci.<br />Vero, dico.<br />Mi ritrovo come non mai a contare ore minuti e secondi come se avessi un ticchett&igrave;o continuo nella testa. E le lancette sembrano fregarmi, vivono di vita propria e si spostano quando fa comodo a loro. Sempre lentissimamente. St&egrave; stronze.<br />Oggi ho passato la giornata a dormire e a smanettare davanti al computer anche se qualcuno mi ha fatto notare che smanettare davanti al computer potrebbe essere equivoco. Vabb&egrave;, in realt&agrave; creavo e viaggiavo ed il viaggio non aveva mai fine. Ancora devo tornare.<br />Adesso me ne sto disteso sul letto ad ascoltare i rumori che provvengono da fuori la finestra, un cane che abbaia, qualcuno che ride tentando di non fare troppo casino data l'ora, e se qualcuno tenta di ascoltare me, al massimo vede una luce accesa.<br />Perch&egrave; me ne sto zitto a guardare la chitarra che ho di fronte e che ormai &egrave; incazzatissima e non sar&agrave; facile riavvicinarla, c'ho un libro sul comodino che ho iniziato a leggere ieri. Qualche pagina, anche stasera, me la leggo, in attesa che le gocce facciano effetto.<br />Mani nude, il libro.<br />Xanax, le gocce.<br />Il resto fa gi&agrave; parte del futuro ed il futuro &egrave; la giornata che si sta aprendo dietro le tende.<br />Tra poco sarai sveglio e anche se non lo sai, il mio regalo per te, &egrave; un pensiero dolce.<br><br>                                                                                 29 Agosto 2008<br /><br><br><br><br><br />spero che tu ci sia<br><br>La sera leggo.<br />Stasera faccio la doccia a mezzanotte, come ho sempre fatto.<br />Perfetto, direi.<br />Tutto (torna) nella normalit&agrave;, direi.<br />Sono quello di sempre, il supereroe che vola in soccorso delle persone bisognose, quello che va alle feste e gli dicono che ha preso cento punti, quello che si commuove davanti ad un film perch&egrave; c'&egrave; una vecchina indifesa, quello che continua a scaricare video dei Krezip da youtube, quello che ascolta le canzoni dal suo lettore emmepitre e poi lo spegne dopo i primi due brani altrimenti si fa le pippementali, quello che vedrebbe ancora una volta Il favoloso mondo di Amelie, quello che poi dedica settemila attenzioni alla persona che vorrebbe vicino.<br />Verbo al condizionale, chiaro no?<br />Nei prossimo post (?), sicuramente, il verbo lo user&ograve; al passato. E buonanotte.<br />La sera leggo, dicevo.<br />E mi viene da pensare che a volte nei libri si incontrano persone che, attraverso quello che scrivono, ti sembra di conoscere da sempre. Sar&agrave; quello che dicono, come lo dicono, o forse sar&agrave; quello che ti dicono, come se, in quel momento, avessero scritto quelle pagine, pensando che tu prima o poi le avresti lette. Da non crederci.<br />Insomma, la sera leggo un libro che mi sta divertendo un casino, dicevo.<br />Bella st&agrave; cosa. Perch&egrave;, chi mi conosce, lo sa, telefoni spenti, testa sul cuscino, silenzio assoluto in posizione on, ed io, eccomi l&igrave;, che mi godo il &quot;momento pi&ugrave; bello della giornata&quot;.<br />E st&agrave; cosa che sto leggendo fa pi&ugrave; o meno cos&igrave;<br /><br />&quot;...quando si &egrave; incastrato per bene sul sedile, il mastodonte apre una tasca del suo giubotto di pelle nera. La tasca del giubotto probabilmente non &egrave; una tasca, ma un varco spaziotemporale, visto che il colosso ci pesca un panino enorme con due fette di prosciutto e due di emmental schiacciate dentro, un vasetto di olive, un altro di salsa tartara, un Kit Kat, una bottiglia di stravecchio, un libretto unto.<br />Davanti i miei occhi disgustati oltre ogni dire, il mostro infila una mano nei panataloni di pelle nera come il giubotto, si fruga vigorosamente il pacco, con la stessa mano che ha frugato il pacco pesca un'oliva dal barattolo, la affonda nella salsa tartara, la rigira fino ad impregnarla di salsa a livello molecolare. Poi se la ficca in una bocca che sembra l'inferno. [...] ...si fruga il pacco altre tre volte e, sempre leggendo il libretto unto, scarta distrattamente il Kit Kat. Separa le barrette di cioccolato con dita a pistone e -lo giuro su dio- inizia a comprimerle in mezzo al panino, tra le fette di emmental e quelle di prosciutto.<br />Non fosse che non vomito mai, vomiterei. ...&quot;<br /><br />e la cosa bella che devo ammettere &egrave; che la semplicit&agrave; con cui mi diverte, scrive e descrive, mi lascia di sasso perch&egrave; c'ha cose del tipo <br /><br />&quot;...questa psicotica, questa malata, questa donna dal nome incestuoso, dico, prima mi ha mandato in vacca una sacrosanta scopata con l'americana, poi mi ha tenuto sveglio in un parcheggio raccontandomi che vuole leccare il miele dal corpo dell'Orrido quando avevo bisogno di dormire, e adesso si fa trovare con il fidanzato o l'amante o quel cazzo che &egrave; con la nuca sul suo pacco e la mano sul ginocchio e quello che le massaggia le spalle nude, ma dico, cos'&egrave;, una sadica? ...&quot; <br /><br />Beh, insomma, mi sto divertendo.<br />Ci tengo che chiunque dovesse leggere st&ograve; post (?) sul mio sito, fosse partecipe, una volta tanto, ai miei sorrisi e ad i miei momenti ingenui prima di dormire.<br />E poi ci tengo a dire ancora che, alla fine ho deciso, il televisore in camera da letto, non ce lo metter&ograve;.<br />È tutto. E grazie.<br><br>                                                                                4 Agosto 2008<br><br><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/298/Agosto-2008</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Luglio 2008</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/297/Luglio-2008</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />...like the sunshine<br><br>Ecco come sono andate le cose.<br />Apro lo sportello ed entro in macchina.<br />Niente cintura. Se deve succedere, succede.<br />Inserisco, accendo. Parto.<br />Spingo il pulsante dello stereo e quello, comincia a fare il suo lavoro.<br />La traccia tredici del cd stasera la metto a dura prova. Continua a ripetere di cambiare il cuore e di guardarmi intorno. Ottimo, dico io.<br />La strada a quest'ora &egrave; buia e l'asfalto mi scorre velocissimo sotto le ruote come un tapis roulant. Velocit&agrave; di viaggio ottanta all'ora. Velocit&agrave; massima consentita, cinquanta all'ora. Cos&igrave; dice il cartello. Me ne sbatto. <br />Se deve succedere, succede e basta.<br />E poi &egrave; un momento della vita che se mi vogliono prendere, mi devono correre dietro. E se non sono veloci, mica ci riescono.<br />Sono un p&ograve; zombie con lo sguardo fisso sulle luci che mi scorrono davanti, mi sembra di essere ubriaco e di vedere punti luminescenti bianchi e rossi che appaiono e scompaiono e non distinguo se sono macchine o ufo.<br />Penso alle pacche sulla spalla che mi sono dato e che ho ricevuto durante la giornata, penso alla mia fuga da casa di questa sera, penso che sono un idiota e che me ne sto fregando di tutto (il resto), penso che vorrei andarmene a casa e, come ho detto a Manuela, svegliarmi intorno al dieci/dodici ottobre, penso a Manuela e le dico grazie anche se non &egrave; pi&ugrave; qui con me, penso a tutto questo in un nanosecondo e mi viene quasi da ridere.<br />Poi lo faccio. Cos&igrave; all'improvviso anche se lo sentivo crescere dentro.<br />Stringo fortissimo il volante e urlo.<br />Lo butto fuori come un qualcosa di troppo, che dentro non riusciva pi&ugrave; a starci, urlo cos&igrave; forte che dopo rimango senza fiato, urlo cos&igrave; tanto che che non riconosco neanche pi&ugrave; la mia voce, urlo cos&igrave; lontano che lo devo far arrivare fino al mare.<br />E poi, &egrave; come essersi svegliati da un' ipnosi. Respiro a fatica, mi guardo intorno e mi sembra di non sapere neanche dove sono.<br />Vedo le luci delle macchine e dei semafori. I lampioni che illuminano le righe mezze cancellate della strada che io, seduto nella mia macchina senza cintura con lo stereo acceso, sto percorrendo. Solo.<br />Ricomincio a respirare regolarmente.<br />Tra poco sar&ograve; a casa.<br />Sogni belli.<br><br>                                                                                 23 Luglio 2008<br><br><p /><br />Sogni di gloria<br><br><p />La verit&agrave; &egrave; che mi sento solo.<br />È tutto il fine settimana che ci penso.<br />Devo essere sincero con me stesso se voglio sopravvivere.<br />Sono solo. <br />Sono sul campo di battaglia armato fino ai denti e grido avanti! ma quando mi giro dietro di me, a correre con me, non c'&egrave; nessuno.<br />Anzi, diciamolo meglio, non c'&egrave; chi dovrebbe esserci. <br />E allora io, da solo, sul campo da battaglia, con le armi il coraggio la forza la voglia la speranza il cuore e tutto quanto il resto io, che cosa ci sto a fare?<br />Porcaeva! ci ho creduto solo io ai sogni di gloria.<br />Devo essere sincero con me stesso, altrimenti non sopravvivo mica.<br />Io pi&ugrave; semplice di cos&igrave; non riesco a dirlo.<br />È tutto il fine settimana che ci penso.<br />Mi sento solo, ecco qual &egrave; la verit&agrave;. <br><br><p align="center">...vorrei che invece della strada ci fosse la tua pelle <br />e a casa non tornare pi&ugrave;<br />cos&igrave; togliendoti le scarpe scenderti sul collo <br />e andare ancora gi&ugrave;<br />........<br />lo vedi come sei <br />ripiegandoti sui ginocchi <br />e in silenzio abbassi gli occhi <br />&egrave; per questo che vorrei <br />vorrei trovarti qui sopra il marciapiede e senza dignit&agrave; <br />che mi venissi incontro urlando senza fiato <br />&quot;Lo sai che io non vivo pi&ugrave; perch&egrave; in mezzo al mondo ci sei tu e se son stanca c'entri tu <br />ma finalmente tu sei qui, non dire niente anzi dimmi di si.&quot; <br><br><p align="left">                                                                                   G. C.<br><br><p align="left">                                                                                   20 Luglio 2008<br><br><p /><br /><br><br><p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" /><p /><p /><br />Questo bel post (?)<br><br>Ho un mare di fogli foglietti parole e parolacce buttate l&igrave;, in ogni dove.<br />Idee e pensieri buttati l&igrave; all'improvviso, loro passavano ed io al volo li acchiappavo e finivano tutti su fogli e foglietti, tutte quelle parole e parolacce.<br />E mi dicevo fino a qualche ora fa, ora le prendo e le infilo qui in rete, prima ci metto questo, poi pensavo che forse era meglio metterci quast'altro, poi fammi aggiungere qualcosa &egrave; meglio che questo lo cancello e insomma c'ho cose scritte e buttate l&igrave; in questi ultime settimane che potrei farci un romanzo.<br />E tutte quelle lettere poi, che non sono altro che monologhi dove io parlo e tu non rispondi, in fondo come al solito, tu non rispondi ed io che sto l&igrave; a dirti delle cose le scrivo e tu non le senti non le leggerai. Ma io te le dico lo stesso perch&egrave; dirtele mi fa stare bene non ho altro modo vorrei che ci fosse ma non ho altro modo per dirti tutte queste cose solo carta penna ed un cuore grande come un pianeta &egrave; cos&igrave; che parlo con te e tu non le senti tutte quelle parole ma che vuoi sentire tu, non le senti anche se ne ho dette un fiume ne ho scritte un'enciclopedia.<br />Ecco quello che succede, mi trovo a scriverne altre che onestamente non hanno niente a che vedere con tutto il resto.<br />Non lo pensavo mica, ed invece mi ritrovo a scrivere una data in fondo a questo post (?) che suona in questo modo ascoltala bene senti come suona suona cos&igrave; ottoluglioduelmilaeotto. <br />O-tto-lu-glio-due-mila-e-otto. Senti che suono. Se vuoi te lo ripeto ma tanto rimbalzer&agrave; tante di quelle volte che ti far&agrave; girare la testa e ti far&agrave; vomitare ottoluglioduemilaeotto non ce la farai pi&ugrave; a sentirlo rimbalzare da tutte le parti.<br />C'ho un mare di foglietti e parole messe da parte dicevo, e adesso qui ci finiscono altre parole e quelle che se ne stanno nel cassetto mi sa che neanch&egrave; ci finiscono pi&ugrave; qui sopra, se ne rimangono l&igrave;, le so io ma c'ho paura a tirarle fuori quelle vengono da un'altra dimensione un universo parallelo uno di quelli dove ci sono un altra tu e un altro io dove un altra tu e un altro io ballano sotto la luna e sono felici dove io e te in quest'altro universo stanno cos&igrave; bene che gli gira la testa e se le tiro fuori e le butto qui in questo mondo, mi sa proprio che non sarebbe la stessa cosa, sarebbero un punto colorato in un immenso quadro a bianco e nero.<br />Allora lasciamole l&agrave; queste parole lettere e foglietti, se ne stanno l&igrave; dove nessuno le vede. <br />E qui, scriviamoci questo bel post (?) che era tanto che non lo scrivevo cos&igrave; di getto che quando ho finito mi asciugo il sudore e mi bevo un bicchier d'acqua per quanto ho parlato.<br />Ecco, quello che mi andava di dire l'ho detto o forse no, neanche tutto ho detto, ho detto solo quello che passava e che riuscivo ad agguantare e ad imprimere qui sopra tutto il resto correva cos&igrave; tanto che mi &egrave; sfuggito tra le dita.<br />Un p&ograve; mi fa sentire meglio e un p&ograve; mi fa sentire stanco come un maratoneta che nei momenti pi&ugrave; difficili pensa sempre adesso basta adesso mi butto per terra adesso non mi frega pi&ugrave; niente mi lascio cadere ed invece c'ha il cuore e allora spinge perch&egrave; almeno al traguardo ci devo arrivare io non mollo mica io ce la faccio c'ho il cuore e ce la faccio a a tagliare il traguardo.<br />Mi sento un p&ograve; cos&igrave;, ecco come mi sento, scarico, stanco e anche un p&ograve; meglio.<br />Ecco. Eccolo qui questo bel post (?). Anche questa &egrave; fatta.<br><br>                                                                                8 Luglio 2008<br><br><p /><br><br><br><br><br /><br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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        <item>
            <title>Giugno 2008</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/296/Giugno-2008</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Libero arbitrio<br><br>Sai cos'&egrave; il libero arbitrio?<br />Mi piace dirla cos&igrave;. È quel qualcosa che tutti noi abbiamo e che ci permette di fare da soli le nostre scelte. Le cose giuste e le cose sbagliate. Decidere da quale parte deve andare la nostra vita.<br />Bello no? Detto cos&igrave; suona proprio bene. <br />Uno non ci pensa mai a questa cosa, ma poi ti rendi conto che certe scelte importanti in qualche modo ti segnano, e solo dopo ti accorgi che se hai fatto la cosa giusta sei un fico, se hai sbagliato, non puoi prendertela con nessuno. <br />Ecco, questo pi&ugrave; o meno si chiama libero arbitrio.<br />E stasera mentre tornavo a casa pensavo proprio a questo.<br />Che anche le tue parole, tutto sommato, suonano bene. <br />Cio&egrave;, intendo dire che messe cos&igrave;, una dietro l'altra, si sposano perfettamente con questa faccenda del libero arbitrio.<br />Ora ha poca importanza da dove vengono, ci&ograve; che conta, &egrave; che le hai dette. <br />Conta il fatto che hai scelto di farlo.<br />Ed uno come me, lo sai, d&agrave; un significato enorme alle parole.<br />Questo post (?) stasera &egrave; diverso.<br />Non &egrave; un romanzo, non &egrave; una storia, non &egrave; niente di tutti i precedenti, <br />questo post sono io stasera.<br />E non me ne voglio stare qui a tentare di scrivere belle parole, quelle gi&agrave; sono sparse l&igrave;, in ogni dove dentro te. <br />È solo che mi va di dirti che ti capisco. Che per me, sei importante per ci&ograve; che sei e qualsiasi scelta ti porterai dietro, non mi far&agrave; cambiare idea.<br />Si chiama libero arbitrio.<br />Io adesso mi immagino te che mi guardi con quei tuoi occhi dolci mentre dico queste cose. E io c'ho quella faccia che ti fa venire la voglia di allungare la mano e farmi una carezza sul viso.<br />E penso che di fronte a certe parole, non ho tante parole. E se anche le avessi, non servirebbero.<br />Quindi, lascio una firma che &egrave; un sorriso. E tu sai quale.<br><br><p align="center">...la vertigine non &egrave; paura di cadere, ma voglia di volare...<br><br>                                                                                     L.C.<br><br>                                                                             23 Giugno 2008<br /><br />Tu sei<br><br><p align="center">...c'&egrave; una parte della luna che assomiglia a te, quella dove si specchia il sole <br />che ispira musica e parole...<br />...e c'&egrave; una parte nella vita mia che assomiglia a te, <br />quella che supera la logica <br />quella che aspetta un'onda anomala... <br><br><p align="center">                                                L.C.<br><br><p align="center">                                                              8 Giugno 2008<br><br><p align="center" /><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/296/Giugno-2008</guid>
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            <title>Maggio 2008</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/295/Maggio-2008</link>
            <description><![CDATA[<strong><br />Domani mai<br><br>...io su di te <br />voglia che striscia disperata <br />e tu aggrappata alla mia schiena liscia tu <br />sopra di me <br />e macchie avide sul collo <br />e cosce tese <br />e nelle reni un crollo <br />e polveri <br />di luna nei cristalli <br />degli occhi tuoi <br />bucati a fare entrare i miei <br />e noi sciacalli <br />di baci sulle labbra <br />unghie rapaci sulla pelle <br><br>...restiamo poi <br />nudi e pi&ugrave; spogli di chi &egrave; nudo <br />e il letto &egrave; un nido caldo nella giungla <br />e la speranza &egrave; una notte troppo lunga <br />e non abbiamo neanche un volto <br />e non abbiamo un corpo <br />e tutto &egrave; sciolto <br />nei muscoli <br />lasciati senza forza <br />due pugili <br />sfiniti che si abbracciano <br />e il gusto &egrave; scorza <br />di un frutto di savana<br><br>                                                                       C.B. <br><br>                                                                             28 Maggio 2008<br><br><p /><br />Ai punti<br><br>Ci sono due pugili.<br />Uno &egrave; bianco. L'altro &egrave; nero.<br />Il favorito della serata &egrave; proprio lui. Il nero.<br />Tutto il pubblico &egrave; l&igrave; per lui. Le luci, il ring, le urla della gente, tutto, tutto &egrave; l&igrave; per lui.<br />Lo guardi in faccia, mette paura.<br />Il viso segnato, gli occhi di ghiaccio, l'anima masticata. Mette paura.<br />Sguardo fisso. Vuoto. Dritto, davanti a se. Non pensa a niente. Cos&igrave; sembra. <br />Un leggero movimento delle spalle, pi&ugrave; un tic, che altro. Attende di mettersi l&igrave;, in mezzo al ring, e darle. Tutto il pubblico gi&agrave; conosce il vincitore.<br />L'altro, il bianco, lo guarda fisso, lo segue con gli occhi, lo studia. Si chiede cosa gli passa per la mente. Mette paura, pensa.<br />Ne ha messi gi&ugrave; di bianchi, il nero. Uno dopo l'altro, lui, sempre in piedi, gli altri, i bianchi, gi&ugrave;. Al tappeto.<br />Anche io lo guardo, il nero. A cosa sta pensando, mi chiedo. Se riesce a sentire le urla intorno, mi chiedo. Mette paura, mi dico.<br />Tutto il pubblico &egrave; l&igrave; per lui. Le luci, il ring, le urla della gente, tutto, tutto &egrave; l&igrave; per lui.<br />Cos' &egrave; che gli passa per la mente, mi chiedo. Quando lo vedo l&igrave;, alle corde, ultima ripresa, guardia bassa, braccia lungo i fianchi.<br />E gli arrivano, l&igrave; sul volto, uno dopo l'altro una raffica di diretti, una maschera di sangue, ancora uno, un gancio, e poi un diretto e il sangue che schizza e ancora uno e lui l&igrave; che non reagisce, che non va gi&ugrave;. <br />Ed il pubblico &egrave; in piedi, non ci crede, il pubblico urla, un massacro e un diretto ed un gancio, e poi ancora un altro diretto in pieno volto, con il sangue che schizza, ovunque.<br />E allora mi alzo anch'io e comincio a gridare, e grido pi&ugrave; che posso e mentre gli altri lo incitano a combattere io gli grido di andare gi&ugrave;, vai gi&ugrave;, gli dico, cazzo basta! vai gi&ugrave;. E lui ormai ha il volto coperto di sangue, gli occhi quasi chiusi la testa girata di lato per tutti i colpi che riceve e io che gli grido basta, vai gi&ugrave; &egrave; finita che aspetti vai gi&ugrave; cosa aspetti ancora, vai gi&ugrave; cazzo!<br />Ed &egrave; l&igrave;, in quel momento che tra le urla del pubblico, tra le luci del ring tra la raffica di colpi del bianco ed il sangue del nero che schizza ovunque, &egrave; l&igrave; che mi sembra di incrociare il suo sguardo, come se stesse lui, cercando il mio. Lo guardo, e lui mi vede, ne sono certo, mi guarda e mi sorride, cos&igrave; mi sembra, mi sorride o forse &egrave; solo il paradenti, ma potrei quasi giurarci che mi sorride e tutto questo dura una frazione di secondo, un attimo soltanto poi perdo i suoi occhi. E lui i miei.<br />Capisco. In quel preciso istante, io capisco. Smetto di gridare. Mi metto seduto e divento piccolo tra la gente che urla e salta.<br />Un attimo dopo, sento il gong che segna la fine dell'incontro.<br />Alzo lo sguardo e lui &egrave; ancora l&igrave;, in piedi. Alle corde, con il sangue dapertutto, ma ancora in piedi.<br />Ed io, capisco.<br />Aspetto solo il verdetto dei giudici, che gi&agrave; conosco.<br><br>                                                                              26 Maggio 2008<br><br><p /><p /><br />Per te, mio essere speciale<br><br><p align="left">Ti protegger&ograve; dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via... <br />...ti sollever&ograve; dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore, <br />dalle ossessioni delle tue manie. <br />Superer&ograve; le correnti gravitazionali, <br />lo spazio e la luce <br />per non farti invecchiare. <br />E guarirai da tutte le malattie, <br />perch&eacute; sei un essere speciale, <br />ed io, avr&ograve; cura di te. <br><br><p align="left">Ti porter&ograve; soprattutto il silenzio e la pazienza. <br />Percorreremo assieme le vie che portano all'essenza... <br />TI salver&ograve; da ogni malinconia, <br />perch&eacute; sei un essere speciale ed io avr&ograve; cura di te.<br><br>                                                                       F.B.<br><br>                                                                              15 Maggio 2008<br><br><br />Ascoltami, Butterfly<br><br>Hey, Butterfly, sono stanco!<br />Ho un gran sonno, ma non riesco a dormire.<br />Sai cosa intendo, vero? Sono l&igrave; per addormentarmi e tak! scatta una molla nella testa che mi riporta nel mondo dei vivi.<br />Butterfly, continuo a vagare per il mondo, il mio piccolo mondo, come se avessi costantemente la febbre addosso. Cazzo, Buttterfly! io la febbre mica ce l'ho! Per&ograve;, me la sento addosso.<br />E poi, un'altra cosa Butterfly, ho delle cose da dire, ce l'ho qui! te lo giuro, ce l'ho qui dentro e se le dico, ho la sensazione di parlare con chi non ci sente. Non che non vuole sentire, ma che non ci sente proprio!<br />Mi sento come uno che sta dentro una cella in attesa del boia che lo porter&agrave; sulla sedia elettrica. Butterfly, posso far finta di niente, posso non pensarci, ma il boia prima o poi arriva, lo so che arriva! Porcaputtana Butterfly, ho paura.<br />Vorrei gridare, in queste occasioni vorrei gridare Butterfly, ma non tratterrebbe le lacrime.<br />Ho il cervello che va veloce come un treno, sfreccia cos&igrave; veloce che mi supera, provo a fermarlo ma corre troppo veloce Butterfly, non ce la faccio.<br />Mi ritrovo seduto sul letto con le mani che mi coprono il viso, a contare i minuti che passano.<br />Mi mettono paura i sogni che faccio, Butterfly.<br />Non riesco ad immaginarmi senza di lei. <br />Sono stanco, Butterfly.<br />Ho un gran sonno ma non riesco a dormire.<br /><br><br>                                                                            7 Maggio 2008<br><br><p /><p /><p /><br />   J<br><br>C'&egrave; un qualcosa, che c'entra con un bacio. <br />Dato di notte, sulla guancia. Prima di dormire.<br />C'&egrave; un qualcosa che c'entra con delle parole che, un giorno, mi sono arrivate.<br />E poi con un letto d'ospedale.<br />E poi c'&egrave; anche una ragazza che sorride, su quel letto. <br />Stanca, ma sorride. Ed &egrave; bella, lei, cos&igrave;.<br />Ecco. <br />Poi, c'&egrave; qualcosa che c'entra con un nome bellissimo.<br />Un nome che inizia con la J. Pensato sotto le lenzuola.<br />Poi ancora qualcosa che c'entra con un treno. E con una stazione alla quale non si arriva.<br />E per ultimo, c'&egrave; qualcosa che c'entra con la parola grazie. <br />Ed &egrave; una parola bellissima, tutte quelle volte, detta in quel modo.<br />Ecco, pi&ugrave; o meno &egrave; cos&igrave; che mi sento.<br><br>                                                                                  6 Maggio 2008<br><br><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/295/Maggio-2008</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Aprile 2008</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/294/Aprile-2008</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br /><br><br><p /><br />Settegiorni<br /><br />Eccolo.<br />Rapido e conciso.<br />Due righe.<br />Quasi doveroso questo (post?).<br />Rapido e conciso, dicevo.<br />E quindi riassumo.<br />Sette giorni vicino siena. Vicino siena dico, perch&egrave; tanto nessuno ha mai saputo dire altro. Dov'&egrave; che siete precisamente? Vicino siena. E basta. <br />Il resto lo sappiamo noi. Chi era l&igrave;, intendo.<br />Il resto rimane sulle foto. <br />Ripasser&agrave; tra i pensieri quando meno te lo aspetti, quando ti servir&agrave; qualcosa da raccontare agli amici. Tu, ce l'hai l&igrave;, la tiri fuori e la racconti. Cos&igrave; come &egrave; stata.<br />Il resto sono quelle parole che rimbalzano ancora tra la cucina ed il camino e che non smettono mai di ridere.<br />Quello che &egrave; stato, se ne sta l&igrave;, tra mezzo film ed una guerra mai finita. <br />Se ne sta tra una dormita in piazza e tre ore di bagno cos&igrave; caldo, che ti veniva da svenire.<br />Il resto se ne sta in centosettantacinquemilaseicentoottanta minuti riassunti in un cuscino ed una tartaruga.<br />Chi era l&igrave;, si porta dietro delle canzoni che non si ballavano e altri momenti da ballare piano. Dei dolci troppo zuccherati e dei sigari da non respirare.<br />Il resto sono le parole di Hikmet sussurrate nel sonno.<br />Il resto, &egrave; qualcosa come max e baggio ed &egrave; stato bello. <br />Il resto &egrave; rimasto l&igrave;, tra le lenzuola di un letto (quasi) mai rifatto.<br />Grazie.<br><br><p align="center">Il pi&ugrave; bello dei mari &egrave; quello che non navigammo.<br />Il pi&ugrave; bello dei nostri figli non &egrave; ancora cresciuto.<br />I pi&ugrave; belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti.<br />E quello che vorrei dirti di pi&ugrave; bello non te l'ho ancora detto.<br><br><p align="center">                                                         N.H.<br /><br />                                                           22 Aprile 2008<br><br><p /><br /><br />Momenti senza (parole)<br><br>È un periodo questo, in cui semplicemete, rimango senza.<br />È un momento di quelli che, anche se mi ci impegno, parole, non ne ho.<br />Eppure basta girarsi intorno, guardare la gente, chiedere, farsi guardare in faccia e, qualcuno che per te le trova, non manca mai.<br />E allora senti un p&ograve; di tutto, senti un p&ograve; da tutti. Ti confondi e non sai pi&ugrave; a chi credere. Perch&egrave; io, adesso, parole non ne ho.<br />È un momento bello questo, di quelli che potresti scriveci un romanzo, ma incredibilmente io, per me, parole proprio non ne ho.<br />Ci sono parole che vengono da dentro. Parole vere.<br />Ci sono parole che si tirano fuori per caso, ci sono quelle che vengono fuori per rabbia, quelle che ti dicono e quelle che non ti dicono.<br />Ci sono quelle dette da qualcun altro, ci sono parole che vengono da lontano, <br />quelle che vorresti dire e che invece, non dici.<br />Ci sono soprattutto quelle che ti vorresti sentir dire e quelle che dici senza pensarle veramente.<br />Ci sono anche parole che butti l&agrave;, in mezzo alla gente, quelle che dici senza pensare, ci sono quelle parole che fanno male e ci sono quelle che ti fregano.<br />Ci sono quelle che senti e che non vuoi sentire.<br />Ci sono parole che invece, ascolti.<br />Ci sono quelle parole che scrivi. <br />Quelle che leggi e quelle che, quante volte, rileggi.<br />Quelle che ti fanno capire e quelle che non vuoi capire.<br />Ogni giorno ci sono nuove parole che impari e parole che ti insegnano.<br />Parole nuove e parole andate.<br />Parole nel vento.<br />Spesso, ci sono parole che non riesci a trovare e parole inventate.<br />Parole dolci e sguardi, come parole.<br />Parole dette e ridette, parole di troppo, parole non mantenute, mezze parole, parole che dicono tutto, parole dovute, parole come lame, parole forti, parole alle spalle. <br />Fiumi di parole.<br />Ne senti tante, altroch&egrave;. Ne dici tante. Ne dici cos&igrave; tante che sembrano quasi che non siano roba tua.<br />Parole sbagliate, parole vuote, parole inutili, parole pesanti, irripetibili, parole, da vergognarsi.<br />Parole sporche, parole in faccia, parole scorrette, codarde, parole fredde e parole bugiarde.<br />Se ti fermi a pensare, ti accorgi che tutto si costruisce sulle parole, su quelle nuove, su quelle bellissime, su parole gentili, su parole amiche su parole di speranza, su parole libere su parole di lotta, contro quelle censurate, contro le parole incatenate.<br />E tutti ne hanno una pronta, l&igrave; in tasca, da tirare fuori al momento giusto, quando ne hai bisogno, zac! eccola l&igrave; che te la spiattellano davanti, come se l'avessero inventata loro. Sembrava non aspettassero altro. Parole regalate, queste, da non dimenticare. <br />Parole buone, parole giuste, parole importanti, parole sincere, parole da spendere al momento opportuno, parole studiate e lusinghiere, parole sussurrate, spesso, <br />parole, solo parole.<br />E sembra che, a volte, di certe parole, non ci fai niente. Non ti servono. Vorresti farle tue, utilizzarle in qualche modo, ma proprio no, sembrano non servire.<br />A me certe parole invece, mi lasciano un segno, mi danno la forza, le tengo l&igrave;, e nei momenti in cui sto andando gi&ugrave;, eccole che le tiro fuori, scavo nella memoria ed eccole, sono l&igrave; pronte da utilizzare. <br />Altre, provo ad ascoltarle, mi lasciano pensare, mi prendono le misure e mi lasciano gli elementi per capire cosa ci faccio io, qui.<br />Penso semplicemente a me che ne ho scatoloni pieni, di parole. Che riempio la mia vita e le vite degli altri, di parole.<br />Parole delicate, parole ovvie, parole nascoste, parole al telefono, giochi di parole, parole fraintese, parole contate, parole slegate, parole denudate, parole ingoiate, parole rubate, parole straniere, parole dimenticate, parolacce, parole di ringraziamento oppure, semplicemente, come in questo momento, momenti senza.<br><br>                                                                                 13 Aprile 2008<br><br><br /><br><br><br><br><br />Non andate via<br><br>Ci sono tante cose da mettere a posto, altroch&egrave;.<br />Pensi di tornare dalle vacanze e dire tak, ora si ricomincia, ora sono un altro.<br />Passato il venticinque agosto, adesso non me ne frega pi&ugrave; niente di nessuno. Adesso sono io e basta. Uno nuovo.<br />Ed invece, nuovo un cazzo.<br />C'&egrave; da lavorarci su, come uno che pianta la sua fottuta pianticella e aspetta di veder germogliare il fiore. Acqua, attenzioni, calore, amore e se sei bravo (e anche un p&ograve; fortunato), zac, pianticella.<br />Senza un lavoro dietro, non germoglia proprio niente.<br />Mi rendo conto tutti i giorni che non &egrave; mica facile essere uomo. La tua dignit&agrave;, credibilit&agrave;, ogni istante di ogni giorno, se ne sta l&igrave; come un equilibirista su un filo. Basta una disattenzione, un'emozione di troppo, un giramento di testa, un vaffanculoatutti, e va gi&ugrave; che &egrave; un piacere.<br />Ad un certo punto non ti vedi pi&ugrave; le persone intorno e dici emb&egrave;? allora? che fine avete fatto tutti? ma che v'ho fatto?? Ma guardate che sono umano! Guardate che anche io me li prendo gli schiaffi! Me li prendo anche io! ME LI PRENDO ANCHE IO!! <br />E fanno male anche a me!! Avete capito? AVETE CAPITO O NO?? <br />Fanno un male della madonna, fanno.<br />Lo sapete anche voi che qui, niente &egrave; facile.<br />Ho smesso di essere &quot;cattivo&quot; da tanto tempo ormai, forse a volte, concedetemelo, p&egrave;cco di stupidit&agrave;, ma ci sto lavorando su, per far germogliare qualla cazzo di pianta.<br />Io vorrei essere migliore.<br />Scusatemi, se potete.<br><br>                                                                                  1 Aprile 2008<br><br><br /><br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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        <item>
            <title>Marzo 2008</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/293/Marzo-2008</link>
            <description><![CDATA[<strong><p /><br />Stanco<br><br>Stasera mi addormento stanco.<br />Girato dalla parte del cuore.<br />Stanco.<br />Un volo senza sosta, fino al mattino.<br />Stasera senza forze.<br />Stasera con i muscoli sciolti ed una carezza sul viso.<br />Stasera dentro al letto con un sorriso vero e stanco.<br />Il respiro lento ed i binari.<br />Il treno in corsa e noi che ci teniamo per mano.<br><br>                                                                                   25 Marzo 2008 <br><br><p /><br />Sola andata<br><br>Mi sono seduto sul sedile.<br />Nel mio vagone sono solo.<br />Il treno ha gi&agrave; chiuso le porte ed &egrave; partito. Il fischio del capostazione, l'altoparlante, i ritardatari di corsa e tutto quanto il resto. È gi&agrave; partito.<br />Lo sento sferragliare, lo ascolto mentre fa il suo lavoro. Guardo fuori dal finestrino ed ancora ho le immagini di chi mi salutava con la faccia che diceva faiunp&ograve;comecazzotipare, di chi mi diceva di scendere, di chi, addirittura mi proponeva un altro viaggio.<br />Ed invece, fischio, blam porte chiuse, e via. Partito.<br />Mi guardo intorno e penso per&ograve; che bello sto vagone, che tranquillit&agrave; sto treno, quasi che ti viene voglia di sdraiarti e dormire, per quanto &egrave; tranquillo.<br />Anche i paesaggi che sfrecciano al di l&agrave; del finestrino, sono un p&ograve; sfocati, ma proprio belli.<br />Quasi quasi apro un libro e comincio a leggere. Sereno.<br />All' improvviso mi ricordo che prima o poi il controllore passer&agrave;. Ed io, il biglietto non ce l'ho. Che gli dico? Mi scusi non ho il biglietto, non ce l'ho perch&egrave; questo &egrave; un treno sul quale neanche dovrei essere, cio&egrave; l'ho visto al binario, e ci sono salito su. Davvero, non ci crede? Guardi, non ho neanche il bagaglio!<br />Anzi, a dirla tutta non so neanche dove va, sto treno.<br />Ma quello, il controllore dico, mica ci crede. Mi sa che la multa me la becco.<br />Che faccio arrivo al capolinea o scendo in corsa?<br />Scendo e prendo il primo treno che torna indietro, o faccio finta di niente e fanculo il controllore?<br />In fondo non puoi salire su un treno senza biglietto. È un bel rischio.<br />Il fatto &egrave; che mi piace proprio. Pi&ugrave; ci sto su e pi&ugrave; mi piace, sto treno. A me, di scendere, non mi va proprio.<br />Mi viene da pensare a cosa avrei fatto, se qualcuno, prima di salire, mi avesse detto che questo treno non porta da nessuna parte. Mi chiedo se l'avrei preso lo stesso. <br />O forse io sono uno di quelli che ancora crede ai treni che all'improvviso scambiano il binario e alla fine ti portano a destinazione. Sono uno che ci crede o ci spera?<br />No, questo a destinazione non mi ci porta proprio. Questo alla prima curva, bum, fuori dal binario.<br />E gi&agrave; lo so, gi&agrave; mi vedo, con i vestiti strappati e le ferite addosso, gi&agrave; mi vedo l&igrave; immobile, con gli occhi puntati sui rottami, con lo sguardo fisso su quel che resta.<br />E poi mi vedo l&igrave;, come un coglione, a pensare a tutto il viaggio.<br />So che ci sar&agrave; un bel p&ograve; di strada per tornare a casa.<br />Per curarsi le ferite poi, c'&egrave; sempre tempo.<br />Buon viaggio.<br /><br><br>                                                                                  24 Marzo 2008<br><br><p /><br /><br><br><p />da l&igrave; si vede il mare<br><br>Se guardi fuori dalla finestra lo vedi.<br />Un lenzuolo enorme, che se ne sta l&igrave; disteso. Che copre il mondo.<br />Ti affacci e pensi di vedere case, palazzi, strade, magari prati. Ed invece no.<br />Vedi un enorme lenzuolo celeste.<br />Che si muove dolcemente come se un leggero vento si infilasse sotto e lo facesse ondeggiare. <br />Se guardi fuori dalla finestra vedi questo lenzuolo e, questo lenzuolo &egrave; pieno di pieghe come se qualcuno si fosse alzato velocemente e l'avesse lasciato cos&igrave;, senza preoccuparsi di rifare il letto.<br />Se ti fissi a guardarlo, ti calma.<br />Soprattutto, se te ne stai dentro casa, magari con la febbre, in un giorno di pioggia e guardi fuori, senti anche il rumore.<br />E questo rumore &egrave; silenzioso e calmo.<br />È un suono.<br />Ci sono certi giorni che senti una musica e la senti che parte da fuori e ti entra dentro. Chiudi gli occhi e senti un odore.<br />Ed &egrave; stupendo, pensi.<br />Tutto questo odore, questo calore, questo rumore questo movimento, tutto insieme. È una musica che ti bagna. Ed &egrave; stupenda.<br />Pensi a quanto &egrave; bello sentirtela addosso, sul petto, sullo stomaco, tu senza maglietta stai l&igrave; che te la prendi, che la indossi come un maglione caldo, d'inverno. <br />E te lo stringi addosso per sentire tutto il caldo ch&egrave; d&agrave;.<br />E intanto fuori piove. Piovono baci, come gocce d'acqua su tutta la faccia.<br />Dietro la finestra ci siamo noi.<br />Da quella casa, da quella casa dove ci abita una principessa, da l&igrave; si vede il mare.<br /><br />                                                                                   8 Marzo 2008<br><br><p /><br /><br><br><p /><p /><p />(Tu) Stella cometa...(per me, da te)<br><br><p align="center">...io ti amo e fuggo lontano la misura di quanto ti amo...<br />amore amore amore amore amore amore amore, <br />questa parola vista da lontano mi fa sentire un pellegrino,<br />un penitente, un cavaliere errante, un mezzo deficiente...<br><br><p align="center">                                                             L. C.<br /><br />                                                                      2 Marzo 2008<br><br><p align="left" /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/293/Marzo-2008</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Febbraio 2008</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/292/Febbraio-2008</link>
            <description><![CDATA[<strong><br /><p /><br /><br><br><p /><p /><p />Stato di benessere incondizionato<br /><br />C'&egrave; una storia che ho letto.<br />Questa &egrave; una storia che mi hanno regalato.<br />È la storia di un viaggio, appunti di viaggio per la precisione. Un diario che racconta di gente, di paesi, di vite, di treni che fanno un solo viaggio e di aerei che non volano pi&ugrave;.<br />Lui &egrave; uno scrittore. E viene dal Cile.<br />E questo viaggio se l'&egrave; fatto come se ci fosse stato qualcosa che stava cercando. E c'ha scritto un libro.<br />E ad un certo punto racconta di un villaggio. Sulle Ande. Di poche case e di un vento che non smette mai di soffiare.<br />A Ujina, cos&igrave; si chiama il villaggio, ci sono dei binari, e su questi binari, ci passa un treno. Questo treno insomma, parte da Antofagasta e si fa i suoi belli seicento chilometri per arrivare ad un altro paese che si chiama Oruro.<br />Ed in questa storia, c'&egrave; anche un deserto.<br />Lungo tutta la strada non si vede un albero, n&egrave; un arbusto, n&egrave; un cespuglio, n&egrave; un filo d'erba, n&egrave; un animale, n&egrave; un insetto, n&egrave; un solo uccello. Solitudine, e ancora solitudine. Deserto, saline, fabbriche di salnitro abbandonate, scheletri di costruzioni degli inizi del secolo, veicoli mummificati, sembrano indicare che questa regione non &egrave; altro che un castigo, ma sotto il suolo arido, vive, incredibilmente, una delle pi&ugrave; belle forme di vita.<br />Ecco, ora gi&agrave; che qualcuno mi disegna con le parole un dipinto del genere, io divento matto. Me lo sbatte davanti sto paesaggio, me lo rende triste e mi ci fa stare cos&igrave; solo che gi&agrave; sento il vento sulla faccia e la sabbia in bocca. Senza parlare delle gocce di sudore che mi scendono sulle tempie.<br />Me lo sbatte cos&igrave; davanti e ci nascone dentro qualcosa. Che io non vedo, non ci riesco, provo con l'immaginzione ma proprio non ci riesco, non vedo un bel niente. Ma lui, mi dice che l&igrave; c'&egrave; qualcosa che non &egrave; solo bella, ma &egrave; addirittura una delle pi&ugrave; belle.<br />È la radice di un lichene antico quanto il deserto, che, sepolto una decina di centimetri sotto il terreno calcinato dai raggi solari, aspetta pazientemente il giorno dell'unica pioggia, sempre alla fine del mese di marzo, che scende per qualche minuto su quella terra maledetta.<br />Quell'acquazzone minimo cade, bagna la terra che assetata assorbe l'acqua, e quasi subito le nubi svaniscono. Ma questo basta perch&egrave; in poche ore tutto il deserto si trasformi in un giardino infinito di fiori intensamente rossi. Le rose di Atacama riescono a vivere solo un paio d'ore, poi il sole le brucia ed il vento spazza via i petali arsi.<br />Ecco. <br />Da diventare pazzi. Da uscire fuori di testa.<br />In un posto come quello c'&egrave; la malinconia di una terra sola, poi c'&egrave; un nascondiglio, poi c'&egrave; la pazienza di aspettare. <br />Un giorno, un giorno solo, puntuale, arriva. Arriva il miracolo sotto forma di pioggia e trasforma tutto in un fiore. E questo splendore, come tutto ci&ograve; che &egrave; troppo bello per continuare, dura solo due ore. Non due giorni o due mesi. Due ore.<br />Da diventare pazzi.<br />E se sei fortunato, se per caso, passi l&igrave; in quel preciso giorno, in quel preciso momento, n&egrave; un minuto prima n&egrave; un minuto dopo, lo vedi.<br />Da uscire fuori di testa.<br />A volte penso che la natura sia una metafora della vita. Se la guardi attentamente hai tante risposte.<br />Questo mi da modo di guardarmi intorno, annusare l'aria, guardare negli occhi delle persone che mi sono vicine, e pensare.<br />Poi mi da anche la speranza che da qualche parte, in qualche modo, in questa vita si pu&ograve; essere felici.<br />Sapere che la natura regala poesie come queste mi crea uno stato di benessere che mi fa addormentare sereno.<br><br>                                                                                 24 Febbraio 2008<br><br><p /><br /><br><br><p /><p /><p />Io ed i miei amici supereroi<br><br>Il punto debole di superman &egrave; la criptonite.<br />È un dato di fatto. Non pu&ograve; farci niente. Sar&agrave; il migliore a fare qualsiasi altra cosa, ma la criptonite, quella, proprio non la digerisce.<br />Questo, tanto per dire che anche gli eroi dei fumetti, i personaggi che sembrano invincibili, alla fine, proprio cos&igrave; invincibili, non sono.<br />Ora, se ricordo bene, la criptonite &egrave; una specie di minerale che viene da un altro pianeta, cio&egrave; voglio dire che quella cosa che superman proprio non sopporta, nella realt&agrave;, non esiste. Diciamo che i suoi nemici, non &egrave; che la possono comprare dal ferramenta. Buongiorno, che mi da due etti di criptonite per favore? Due etti? Sono per superman vero? Che faccio gliela incarto? <br />No. Cos&igrave; non si pu&ograve; fare. Troppo facile.<br />Quindi, io posso ritenermi normale se il mio punto debole &egrave; colpito da qualcosa che fa parte di questo pianeta.<br />Io non sono mica un supereroe. Ecco, diciamolo. Non lo sono.<br />Io posso crollare sotto colpi molto pi&ugrave; umani, direi.<br />Quindi, stabilito questo, potrei anche finire qui.<br />Umano. Punto debole. Zac, colpito. Stop.<br />Il fatto &egrave; che in certi momenti della vita, ti senti un p&ograve; come superman, un p&ograve; il salvatore del mondo, tv, giornali, applausi. Tutto per te.<br />Invincibile. Ci puoi provare a farmi male, ma mica ce la fai. Te l'ho detto, invincibile!<br />E cammini un p&ograve; sopra le nuvole, testa alta, petto in fuori, sguardi su di te, insomma, invincibile.<br />Poi, ad un certo punto, quando ti sembra che niente ti pu&ograve; scalfire, zac! Criptonite!<br />E m&ograve; questa da dove esce fuori?<br />Ma porcadiunaeva! Scusate, qualcuno mi sa dire chi cazzo ha portato qui questa criptonite??<br />Perch&egrave; questa &egrave; roba che intanto ti fa scendere al di sotto delle nuvole, poi, ti fa camminare un p&ograve; pi&ugrave; normale. Niente applausi, niente foto, niente giornali. Niente.<br />La cosa che mi fa pensare &egrave; che succede sempre cos&igrave;. Io il mio punto debole lo conosco ma ancora non ho imparato a difenderlo.<br />Anche perch&egrave; ho cominciato a capire che quando ti trovi di fronte alla tua criptonite, puoi essere superman, l'uomo ragno e tutti i fantastici quattro messi insieme, ma quando ti ci trovi davanti, prima o poi, gi&ugrave; al tappeto ci vai.<br />L'altra cosa che mi fa pensare &egrave; che io il sorriso ce l'ho stampato l&igrave;, sulla faccia. Mica me lo leva nessuno.<br />Vabb&egrave; non sono invincibile, ma io il sorriso ce l'ho. Ed &egrave; un sorriso felice. <br />E poi dentro, ci sto proprio bene.<br />Cio&egrave;, dentro a questa situazione mi ci faccio il bagno fino a scogliermi. Ed una volta sciolto. Zac. Sorriso. Non me lo leva mica nessuno.<br />E poi vorrei chiarire questo concetto. Superman con la sua criptonite ci muore, o comunque, diciamo che non ci sta troppo bene, io, con la mia ci sto cos&igrave; bene che mi sveglio la mattina e continuo a sognarla. È proprio bella, ma cos&igrave; bella che somiglia ad una principessa. La mia criptonite.<br />Insomma, volevo dire che l'ho capito. Alla fine l'ho capito che non sono invincibile. Nessuno lo &egrave;.<br />Certe cose, non le controlli. Neanche se sei superman. <br />Magari sar&ograve; bravo a fare tante altre cose, ma queste, io, non le controllo.<br />È un dato di fatto. <br><br>                                                                              20 Febbraio 2008<br /><br /><br /><br><br>D&eacute;j&agrave; vu<br><br>Ecco. L'ho fatto. Adesso c'&egrave; anche tra le mie pagine. L'ho scritto.<br />In ogni blog, in ogni pagina web, in ogni forum che si rispetti, in tutti i post ( o posts?) che mi &egrave; capitato di leggere, c'era. Almeno una volta bisogna scrivere sta parola. D&eacute;j&agrave; vu. <br />Ed io l'ho fatto.<br />Un peso in meno sulle mie spalle.<br />È un p&ograve; come durante una riunione di lavoro di qualsiasi azienda, qualcuno, immancabilmente deve tirar fuori a tutti i costi un'altra parola. A tutti i costi, c'&egrave; sempre qualcuno che la butta l&agrave;, con finta indifferenza. Sinergia.<br />Non c'&egrave; niente da fare, non c'&egrave; riunione di lavoro che si rispetti se qualcuno all'improvviso non te la spiattella l&agrave;. Bum. Sinergia.<br />Che poi, io, onestamente non mi sono mai fidato di uno che usa questa parola, che ne so, mi da l'idea che tira fuori l'&quot;asso nella manica&quot; quando in mano c'ha un bluff bello e buono, e allora vuol dire che sta barando. Sinergia. Ti&egrave;. La butta l&agrave;.<br />E tutti, immancabilmente annuiscono come fosse la parola che tutti cercavano ma che nessuno trovava e ol&egrave;, grazie a dio, il sommo, l'onnipotente, l'ha trovata. Bum. Tutti secchi.<br />Vabb&egrave; chiaro il concetto, no?<br />Torniamo alla parola iniziale. D&eacute;j&agrave; vu, dicevo.<br />Adesso sta anche qui, tra le pagine del mio sito.<br />Eccola, senti che suono. Descgiav&ugrave;. Un dentale, un sonoro ed un labbiale. <br />Francesismo impeccabile, un suono che ripeteresti in qualsiasi momento anche in un contesto che non c'entra niente. Che ore sono? Deja v&ugrave;. Ti&egrave;. A che ora ci vediamo stasera? Blam! D&eacute;j&agrave; vu.<br />Vabb&egrave;, io tra le mie pagine, ce l'ho messa.<br />Anche perch&egrave; nelle ultime ventiquattro ore ha cominciato a rimbalzarmi nella testa come una pallamatta.<br />Prendo la macchina, schizzo da una parte all'altra della citt&agrave;, luci accese, incroci tutti col giallo, sorpassi da dito medio, lo stereo fa il suo dovere le lancette dell'orologio corrono come se non avessero tempo da perdere guardo il quadrante ottomenoventi ma guarda te! Dove sono finito! <br />D&eacute;j&agrave; vu.<br />Come un film in bianco e nero che mi ero dimenticato di aver gi&agrave; visto.<br />La pellicola che scorre fuori dal finestrino. Sembra un film di tanto tempo fa che non mi ricordo se il protagonista ero io o ero soltanto lo spettatore. Chiudo gli occhi, giro la testa. Accellero. Forward. <br />Titoli di coda.<br />I deja v&ugrave; durano quel tanto che servono per entrarti dentro e piantarsi l&agrave;. Mica mollano!<br />E poi: doccia, letto, cuscino, anzi due, un sorriso un odore, calore. Blam!<br />D&eacute;j&agrave; vu. Un altro.<br />E rimango quasi immobile come dal dentista quando si avvicina col trapano, stringi i braccioli della poltrona nocche bianche ecco, adesso mi fa male.<br />Sopresa. Niente dolore. Stavolta niente dolore.<br />HAI CAPITO?? Niente dolore! Niente! Tutto a posto! Si, vabb&egrave;, d&eacute;j&agrave; vu, ma il dolore, niente. Ni-e-nte!!<br />Ed il mattino dopo, niente cornetti per colazione, niente dolore, niente deja v&ugrave;.<br />Tutto normale. Ecco, non &egrave; che chiedevo chiss&agrave; ch&egrave;, questo chiedevo. Tutto normale.<br />Certo, tutto liscio non pu&ograve; filare, si sa, la vita &egrave; questa, per&ograve; per il momento va bene cos&igrave;.<br />Adesso, pi&ugrave; normale di cos&igrave;, c'ho anche scritto sta parola sul mio sito.<br />Ti&egrave;. Normale.<br />D&eacute;j&agrave; vu.<br /><br />                                                                               14 Febbraio 2008<br><br><br /><br><br><p /><p />Quasi cinque<br><br>Certo &egrave;, che se proprio devo dirla tutta, se proprio devo dargli un valore su una scala che va da zero a dieci, gli darei un valore pari a quattro.<br />Ci ho pensato un bel p&ograve;. Quattro.<br />Alla mia esistenza intendo. Dal primo gennaio duemilaotto ad oggi.<br />Certo, dovremmo considerare quali sono i parametri di valutazione, e si pu&ograve; immaginare che questi, se si parla di un'esistenza, non sono n&egrave; pochi n&egrave; trascurabili, direi.<br />Che poi, quattro non &egrave; che sia un valore del tutto negativo (algebricamente, non lo &egrave;). <br />Se lo paragoniamo alle valutazioni scolastiche, &egrave; vero, non raggiunge neanche la sufficenza, ma paragonato ad un valore che rappresenta un'esistenza, assume tutt'altro aspetto, direi.<br />Non &egrave; zero. Zero, parliamoci chiaro, &egrave; proprio nullo. Non classificato. Zero, insomma.<br />Non &egrave; neanche uno. Uno, &egrave; poco sopra lo zero, quasi l'opposto di dieci, dai, siamo onesti, non va bene.<br />Non &egrave; due. Due &egrave; un numero da sfigato. Cio&egrave;, sei due! Terribile. Due di picche o qualcosa del genere, non andrebbe bene proprio per niente, direi.<br />E quindi, non &egrave; neanche tre. Tre da l'idea che si uno sfigato che &egrave; stato pi&ugrave; fortunato di un due e non ci fai una gran bella figura. Anzi, ci fai una figura di merda e basta.<br />È quattro. Quattro, secondo me rende bene l'idea che sei uno che ci sta provando, sei uscito dallo schifo e ci sta provando, sei uno che pu&ograve; arrivare a cinque insomma. Direi.<br />Quindi, quattro va bene. Ecco.<br />Un p&ograve; del tipo che se incontri un amico che non vedi da tanto tempo e lui ti chiede ehi, come va? tu gli rispondi quattro, grazie. E lui capisce. Lui sa.<br />Ed io dentro al mio quattro, cos&igrave;, se mi guardo allo specchio, ci sto proprio bene.<br />E non &egrave; che per forza devo arrivare a cinque o sei, no no, mi va bene quattro. Non do fastidio a nessuno. Nessuno da fastidio a me. <br />Quattro.<br />I calcoli algebrointellettuali che portano a tale valore dipendono, come dicevo prima da alcuni parametri esistenziali.<br />Ad esempio lo stato d'animo con cui si affronta la vita di tutti i giorni, misurando ad esempio la mia reazione intellettiva di fronte alla televisione. Oppure misurando il mio grado di resistenza anticonsumistica di fronte alla tentazione di abbonarmi a scai (si scrive sky).<br />Ancor di pi&ugrave;, misurando la mia capacit&agrave; dal reprimere i conati di vomito pensando ai personaggi (tutti) politicanti di questo paese.<br />E poi all'ambiente che mi circonda, alla capacit&agrave; di resistere in un habitat da schiavo sottopagato.<br />E poi anche le persone che mi sono vicine. A quelle che non mi sono vicine. La mia famiglia ad esempio, mia madre che tento di aiutare e che al cim &egrave; riuscita a farmi fare una figura che mi sarei sotterrato. A mio padre che gioca in squadra con me, ma ha fatto autogol.<br />Alla mia vita privata. Che a fargli un'analisi sommaria, non alza molto il valore di questo quattro, se non per un paio di persone che, benedette loro, grazie a dio, ci sono.<br />Non ultimo, il mio male di vivere. Costante. Preciso. Che spinge verso il basso. Cacchio se spinge!<br />Insomma, per concludere, quattro.<br />E basta.<br />Io me lo tengo stretto, direi.<br />Stasera inizio a leggere un nuovo libro. E non sar&ograve; solo.<br />E per questa notte, fino a domani mattina, quasi cinque.<br><br>                                                                              7 Febbraio 2008<br><br><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/292/Febbraio-2008</guid>
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        <item>
            <title>Gennaio 2008</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/291/Gennaio-2008</link>
            <description><![CDATA[<strong><p align="left"><br /><br /><br><br><br><br><br><br>Quello che<br><br>Sono quello che c'ha un sito e ci scrive sopra.<br />Sono quello che ci sta provando ad essere migliore, ma porcaputtana &egrave; proprio difficile, da qualche parte sbaglio.<br />Sono quello che parla tanto. Che parla per lavoro e che parla per lavorare. Sono quello che crea aspettative ma poi, non fa tanti gol.<br />Sono quello che corre e che &egrave; sempre un p&ograve; nervoso. Sono quello che forse al traguardo non c'arriva perch&egrave; corre troppo ed &egrave; troppo nervoso.<br />Sono quello che al traguardo si ferma dieci metri prima perch&egrave; tanto, ha gi&agrave; vinto cos&igrave;, e tanto poi, non c'&egrave; mica niente da vincere.<br />Sono quello che va fino ad Amsterdam a vedersi un concerto.<br />Sono quello che si taglia i peli del naso (anche) perch&egrave; Marzia gli ha fatto venire la fobia.<br />Sono quello che &egrave; arrivato al ventiquattresimo giorno del nuovo anno e ancora non sta bene e non lo so neanche io quello che c'ho.<br />Sono quello che fa dei sogni bellissimi la notte, che sono proprio troppo belli e che non vorrebbe spegnerli mai, sono anche quello che si innamora se trova per caso un video su youtube.<br /><br><br><p width="425" wmode="transparent" type="application/x-shockwave-flash" height="355" src="http://www.youtube.com/v/avNTnG4DUfY&rel=1"><br><br><br />Sono quello che certe cose le ha vissute e adesso deve solo capire se sognava o era sveglio. O se era sveglio e stava sognando lo stesso.<br />Sono quello che comunque, certe cose, le vuole ancora sognare.<br />Sono quello che ha paura di aver perso mir.<br />Sono quello che &egrave; sicuro di aver perso Jun.<br />Sono quello che tutte le sere, ma proprio tutte, non riesce a fare la doccia prima di mezzanotte.<br />Sono quello che continua a scrivere messaggi in inglese e li spara nell'etere di tutto il mondo.<br />Sono quello che ancora &egrave; innamorato di quei pochi minuti della giornata con i telefoni spenti e il libro acceso.<br />Sono quello che prende certi momenti dalle persone e, porcatroia, non li rid&agrave; indietro.<br />Sono quello che si sveglia quando la mattina, da un bel pezzo, gi&agrave; sta fuori la porta di casa. Sono quello che cerca per ore il parcheggio sotto casa. Sono quello a cui non gli va di uscire per non cercare, per ore, il parcheggio sotto casa.<br />Sono quello che &egrave; incazzato, sempre, con tutti quelli che stanno dentro al televisore. Sono quello che, questa volta, a votare, non ci va.<br />Sono quello che certe volte, mi rendo conto, sono proprio inconcludente, ma cos&igrave; tanto in concludente che mi viene da pens<br />Sono quello che c'avrebbe anche tante cose da dire, ma trova la scusa che fa pi&ugrave; fico tenersele dentro.<br />Sono quello che sta trascurando un casino di persone. E tra queste, me.<br />Sono quello che si sente come uno che ha costruito un castello di sabbia in riva al mare. Sono quello che copia le canzoni di De Gregori.<br />Sono quello che poi lo ammette.<br />Sono quello che deve fare ancora la beneficenza che ha promesso di fare. Sono quello che, promesso, la far&agrave;.<br />Sono quello che vorrebbe spegnere l'interruttore.<br />Sono quello che vorrebbe, un p&ograve;, rimanersene in silenzio.<br><br>                                                                                                                                                                   24 Gennaio 2008<br />Cinque<br />...e ad un certo punto, quando meno te l'aspetti, ma proprio quando non ci stai a pensare, ti arriva una e-mail.<br />E te ne stai l&igrave; a guardarla.<br />Un' e-mail con una sorpresa dentro, cio&egrave; una di quelle che ti fa rimanere di sasso.<br />Una sorpresa che ha un nome. Ed a fianco a questo nome c'&egrave; anche un numero. Semplice, pulito, neutro. <br />Uno di quei numeri che se ci stai a pensare un p&ograve; su, forse, cos&igrave; su due piedi, ti rendi conto che fino a questo momento, non ha mai avuto una grossa importanza.<br />E te ne stai l&igrave;, di fronte a questa e-mail, dicevo, e ad un certo punto, da qualche parte dentro di te, viene fuori cos&igrave;, un p&ograve; sorpreso, come qualcuno che si affaccia alla finestra perch&egrave; gli &egrave; sembrato di sentire gridare il suo nome, viene fuori cos&igrave;, <br />un sorriso.<br />Ma guarda un p&ograve; te, pensi. <br />Diceva sul serio.<br />E adesso che cavolo faccio, cominci a pensare. Io non lo so mica cosa si fa in questi casi. Cio&egrave;, lo so, per lo meno si prende carta e penna, si buttano gi&ugrave; due idee, due parole e tenti di dare un senso a qualche sera fa.<br />Poi ricopi tutto quello che hai scritto digitando su una tastiera e sent. <br />Vai. Lanciata. <br />Nell'aria. Nello spazio. Nella rete, o che ne so da qualche parte passer&agrave;, e da qualche parte, pi&ugrave; o meno, dovrebbe arrivare.<br />Vabb&egrave;, &egrave; successo davvero e qualcosa da buttare gi&ugrave; mi verr&agrave; in mente, mi dico.<br />Cio&egrave;, non posso mica fare la figura di uno che non sa che dire, qualcosa dovr&ograve; pur scrivere. Carta, penna e qualcosa verr&agrave; pur fuori.<br />Intanto mi siedo comodo. Mi tiro su le maniche della camicia fino ai gomiti. Le arrotolo con cura. Mi metto gli occhiali.<br />Guardo il foglio che ho davanti. Mi viene un p&ograve; da ridere, ma lo faccio senza darlo a vedere.<br />Ma guarda un p&ograve; te, penso.<br />Diceva sul serio.<br /><br />                                                                                    18 Gennaio 2008</strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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        </item>
        <item>
            <title>Dicembre 2007</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/289/Dicembre-2007</link>
            <description><![CDATA[<strong><br />Regali di Natale!!<br><br>Lo ammetto.<br />Forse sono stato un po frettoloso.<br />In effetti, il mio ragionamento precedente (vedi post Regali di Natale? di seguito riportato) ha forse peccato di iporelativismo spazio-temporale, basandosi unicamente sugli obsoleti dogmi della meccanica classica e senza tener conto della dualit&agrave; particella-onda del fotone.<br />Giorno: 25 Dicembre.<br />Ora: 11,30 (circa).<br />Mi alzo e sotto l'albero chettitrovo?<br />Una serie di luccicanti pacchetti a forma poligonale. Parallelepipedi, per la precisione.<br />Esamino. Dotati di massa. Indubbiamente costituiti di materia. Solidamente palpabili al tatto. <br />Ma allora??  Dove ho sbagliato?? <br />Vuoi vedere che Babbo Natale esiste?? Anche perch&eacute; se cos&igrave; non fosse, chi altri mi avrebbe portato i doni ricevuti questi pacchi? <br />Urge un'estesa ritrattazione della dimostrazione dell'inesistenza di Babbo Natale. <br />Quindi, riesaminando il tutto alla luce della: <br />a) relativit&agrave; speciale: l'eccezionale velocit&agrave; espressa dal mezzo flottante slitta + renne + Babbo comporterebbe un'istantanea dilatazione quantale del tempo reale a disposizione di Babbo Natale, che finirebbe per operare in una condizione di curvatura con periodo allungato (basta ricordare il famoso &quot;paradosso dei gemelli&quot; di Einstein)<br />b) relativit&agrave; ristretta: la massa inerziale (le cui considerazioni quantitative stimate nella precedente riflessione sono valide in assoluto) determinerebbe tuttavia una deformazione dello spazio-tempo in un intorno del suddetto Babbo, invalidando il concetto di simultaneit&agrave; in quanto il tempo di un corpo finisce per dipendere solo dallo stato di moto del suo sistema di riferimento (anche, ovviamente, alla luce del teorema del parallasse ellittico di Minkowsky).<br />c) principio di indeterminazione: nonostante le energie profuse nella precedente dissertazione per tentare una stima oggettiva dell'entit&agrave; spaziale degli spostamenti di Babbo Natale, Heisenberg ci insegna che pi&ugrave; sai riguardo l'energia di una particella (o, incidentalmente, di una slitta), meno sai riguardo le sue posizioni, la sua durata e la sua quantit&agrave; di moto ( tradotto pi&ugrave; semplicemente, per un osservatore al di fuori del suo campo inerziale, in un nanosecondo Babbo Natale potrebbe trovarsi contemporaneamente in ogni punto del globo terracqueo).<br />Si potrebbe inoltre formulare l'ipotesi aggiuntiva che le renne volanti siano completamente costituite da antimateria, risolvendo cos&igrave; anche le seguenti controversie riconducibili all'astrofisica moderna. Infatti:<br />1) sarebbe spiegato una volta per tutte l'eccesso di materia che ha comportato l'esistenza dell'Universo attuale e che le pi&ugrave; recenti teorie sul big-bang non riescono tuttora a spiegare; <br />2) non sarebbe pi&ugrave; un problema la notevole quantit&agrave; di energia necessaria a spingere la massa inerziale della slitta, a condizione che almeno una renna, per ogni Natale, si annichilisca; <br />3) sarebbe spiegato il fatto che il vestito di Babbo Natale sia rosso, visto che il &quot; red shift&quot; (spostamento verso il rosso) &egrave; un fenomeno atteso per il fatto che l'elevatissima velocit&agrave; della slitta esporrebbe Babbo Natale a un intenso campo gravitazionale, spostando la lunghezza d'onda della radiazione emessa dal suo vestito, appunto, verso il rosso; <br />4) infine, nei momenti di massima velocit&agrave; (coincidenti con l'annichilamento di ogni singola renna) ragionevolmente approssimabile a quella della luce, il vestito emetterebbe nell'infrarosso diventando invisibile e ci&ograve; spiegherebbe anche perch&eacute; sia cos&igrave; difficile vedere Babbo Natale.<br />Vorrei infine menzionare, incidentalmente, che alle medesime conclusioni si giungerebbe anche partendo dal teorema del tetralone racemico. Infatti, visto che tutte le interazioni deboli sono mediate da bosoni carichi pesanti, proprio la massa inerziale della slitta in moto sarebbe sufficiente per collocare Babbo Natale all'interno di una lente gravitazionale in un Universo parallelo.<br />Alla luce di queste considerazioni, sinceramente, non me la sentirei quindi, di affermare che il signor Babbo Natale in questione, abbia accidentalmente messo fine alla propria esistenza, semplicemente per aver gioiosamente mirato allintento di intraprendere il suo meraviglioso viaggio notturno, per la felicit&agrave; di tutti i bambini del mondo.<br />Che dire.<br />Misteri della fede.<br><br>                                                                             25 Dicembre 2007<br><br><br />Agnese<br><br><p align="center">ci vogliono mani capaci per sciogliere i nodi che legano a te, <br />mani capaci e dita sottili per spostare il pensiero di te, <br />perch&eacute; tu leale non sei <br />e arrivi nei sogni al mattino <br />mi vieni vicino mi prendi la mano <br />ma poi non ti dai poi te ne vai da me, <br />ed io lo sapevo l'ho sempre saputo sin dal primo istante che ti ho incontrata <br />si io lo sapevo, lo sapevo e lo so<br><br><p align="center">                                                 G. C.<br><br><p align="left">                                                                               23 Dicembre 2007<br /> <br><br>Regali di Natale?<br /><br />Tra le mie tante elucubrazioni mentali che impegnano il mio cervello in questo periodo natalizio, facevo, qualche giorno fa, delle considerazioni sul signor Babbo Natale. <br />Infatti, dopo alcune ore di attente riflessioni, sono stato costretto a concludere che le probabilit&agrave; che il barbuto panzone rosso sia ancora vivo il giorno di Natale, siano particolarmente basse. <br />Provando a ragionarci un poco<br />Diamo per buono che esistano delle renne volanti (in fondo, come pu&ograve; confermarti qualunque zoologo, si stima che restino circa 450.000 organismi ancora da classificare, pertanto non &egrave; possibile escludere completamente l'eventualit&agrave; che esistano renne volanti). <br />Quindi non discuto le renne. <br />Ma nel mondo siamo o non siamo 6 miliardi di esseri umani? <br />Vabb&egrave;, guardate, vi voglio venire incontro, limitiamo il discorso a bambini e giovanirimarranno circa due miliardi e mezzo di ragazzi (prendiamo come riferimento i 18 anni).<br />Diamo per buono, allora, che Babbo Natale non visiti ragazzi musulmani, ind&ugrave;, ebrei, scintoisti, buddisti, e cos&igrave; via. Voglio essere generoso: mettiamo che i cristiani sono solo un 10-15% del totale. Restano, comunque, circa 400 milioni di unit&agrave; tra bambini e ragazzi. Ora il numero medio di individui per singola abitazione (dati Censit) &egrave; di 3,5 su scala mondiale e calcolando che ci sar&agrave; almeno un bravo bambino quasi in ogni casa, stiamo parlando di pi&ugrave; di 100 milioni di case da visitare la notte di Natale.<br />Voglio essere ancora pi&ugrave; generoso e considerare un elemento che comunque, non &egrave; trascurabile. Il fuso orario.<br />Se viaggia da est a ovest, allora avrebbe un po' pi&ugrave; di 31 ore a disposizione per completare la sua opera. Questo comporta 837.4 visite al secondo. <br />Quindi Babbo Natale per ogni casa di bravi cristiani ha a disposizione meno di 1/1000 di secondo per: <br />a) parcheggiare la slitta <br />b) saltare fuori dalla slitta <br />c) scendere dal camino <br />d) ritrovare i pacchetti giusti <br />e) metterli sotto l'albero<br />f) mangiare ci&ograve; che eventualmente gli &egrave; stato lasciato in offerta (cioccolatini, biscotti....) <br />g) risalire sul camino <br />h) balzare di nuovo agilmente sulla slitta con tutta la sua panzona e il saccone di regali<br />i) trovare la via pi&ugrave; breve per la fermata successiva... <br />dando per scontato che ognuna delle oltre 100 milioni di fermate sia omogeneamente distribuita sulla terra (cosa che sappiamo benissimo NON essere vera), stiamo parlando di una distanza di oltre 1 Km per casa, per un viaggio totale di oltre 100 milioni di chilometri.<br />Ora, io, non voglio essere puntiglioso e  non voglio sapere in 31 ore, se, e quante volte si ferma per pisciare o per bere un sorso d'acqua, mi basta per&ograve; estrapolare che Babbo Natale si muove a 992 Km al secondo (3000 volte la velocit&agrave; del suono).<br />A titolo indicativo, vi ricordo che il pi&ugrave; veloce veicolo mai costruito dall'uomo, la sonda spaziale Ulisse, viaggia alla misera velocit&agrave; di 40,5 Km al secondo.<br />Una renna normale pu&ograve; raggiungere al massimo una velocit&agrave; di 23 Km all'ora.<br />Ma passiamo al carico della slitta. Assunto che ogni bambino non riceva che una sola confezione di Lego ( 800-900 grammi?), la slitta trasporta circa 854.600 tonnellate di materiale, senza contare Babbo Natale stesso, che &egrave; sempre descritto in generoso sovrappeso. Su terreno, una renna convenzionale pu&ograve; trainare circa 300 libbre (136 Kg). Anche accettando l'ipotesi che le renne volanti possano trainare un peso dieci volte superiore a quello di una renna normale, beh...un rapido calcolo, mi porta  a pensare che ci vogliono 389.500 renne! <br />Questo, ovviamente, incrementa il peso lordo a 894.600 tonnellate (trascurando il peso della slitta). <br />Tutti sanno che 894.600 tonnellate che viaggiano a 992 Km al secondo, generano un enorme attrito nell'atmosfera. A rigor di logica ci&ograve; dovrebbe riscaldare le renne nella stessa misura dello Shuttle al rientro nell'atmosfera. Grazie ai dati in possesso della NASA, concludo che la prima coppia di renne assorbir&agrave; 57,4 quintilioni di joules di energia al secondo. Per ciascuna, naturalmente.<br />In sostanza, si volatizzeranno praticamente all'istante, esponendo le renne alle loro spalle e generando un assordante bang supersonico nella loro scia. L'intero gruppo di renne verr&agrave; vaporizzato in 4,77 millesimi di secondo. <br />Babbo Natale, contemporaneamente, sar&agrave; soggetto a forze centrifughe pari a 27.400,08 gravit&agrave;. Un Babbo Natale di 100 kg (meno di 250 libbre, comicamente magro) resterebbe cos&igrave; inchiodato sul fondo della slitta da una forza pari a 2.987.998 Kg!<br />In conclusione, mi viene da pensare che, se Babbo Natale avesse mai provato a consegnare i regali alla vigilia di Natale, ora, sarebbe sicuramente morto. <br />Io, a questo punto, non me la prenderei proprio per niente se questanno sotto lalbero, non ci sar&agrave; nessuna piacevole sorpresa impacchettata<br /><br />                                                                                 21 Dicembre 2007<br /><br /><br />Fe<br /><br />Fe, vorrei che tu lo sapessi.<br />Che sei sempre un'emozione bellissima.<br />Sia quando ti incazzi e sia quando mi parli con quella voce che mi fa piegare le ginocchia. E poi quando sorridi dietro a quel telefono e mi dici cose del tipo comunque tu non stai bene.<br />E mi diverte pensare quello che sei stata, un p&ograve; geisha un p&ograve; manga un p&ograve; hip hop.<br />E mi fa sorridere pensare alle mie email di notte tutte le notti e il postino all'amprovviso, il tuo viaggio sul virginian e la tua voce al telefono che mi dice che sono matto.<br />Il bacio bagnato sotto la pioggia e il cappello di natale. Quello che non ho mai visto.<br />Ma dimmi un p&ograve; che mi &egrave; venuto in mente di venire a bussare alla tua porta e trovarti come in quei film dove lei &egrave; un ricordo lontano e un ricordo troppo diverso.<br />Sar&ograve; pure fuori di testa, ma vorrei che tu lo sapessi.<br />Fe, sei bellissima. Te, con gli occhiali, con quella bocca e quel sorriso te, che quando parli non so se devo darti del lei, te che mi guardi come se fossi uscito da un cartone animato, te, che sei l&igrave;, con quel pancione che ti porti dietro e a febbraio, quello s&igrave; che sar&agrave; un gran bel mese.<br />Sei stata un treno. <br />Uno di quei treni che non fanno curve, di quelli che viaggiano affamati di chilometri.<br />Io ci ripenso ed ho un sorriso cos&igrave; grande che mi viene voglia di abbracciarti.<br />Sei bellissima, Fe.<br />Ed io sono uno di quelli che, come dici tu con il sorriso sulla bocca, non sta bene.<br />Volevo che lo sapessi.<br><br><p align="center"><br />&quot;e come sempre sei la descrizione di un attimo per me <br />e come sempre sei un'emozione fortissima <br />e come sempre sei bellissima&quot;<br />                                                 F.Z.<br /><br />                                                             20 Dicembre 2007<br /><br /><br /><br><br>Sposa<br><br>E' tutta la notte che c'ho un sasso in gola. Tutto il giorno che non riesco a deglutire senza sentire dolore.<br />C'ho un mare di lacrime che da un momento all'altro buttano gi&ugrave; la diga del mio orgoglio ed inondano il mio cuore.<br />Da un momento all'altro, tra una parola e l'altra, me le sentir&ograve; scivolare gi&ugrave; sulle guance. Le lacrime.<br />Ti vorrei far arrivare un messaggio di quelli che, una volta per tutte, ti incidano addosso quello che sento, uno di quelli che attraversano il freddo e la notte e senza ostacoli, arrivano a destinazione.<br />Sto male. <br />Pi&ugrave; o meno, una cosa del genere. <br />Vorrei che ti arrivasse qualcosa del tipo, io sto male per te.<br />Sto cos&igrave; male da vomitare, cos&igrave; tanto che deambulo come un ubriaco tra la folla e gli sguardi delle persone.<br />C'ho un dolore che &egrave; da diventare pazzi. È cos&igrave; forte che sento solo quello, niente pi&ugrave; parole, niente pi&ugrave; odori, sguardo vuoto e basta.<br />Ma guarda te che cazzo hai combinato.<br />Ma che ci vieni a fare nei sogni miei?<br />Non riesco ad immaginare niente, senza te in ogni cosa.<br />Mi scorri nelle vene come una malattia inguaribile e allora ti prego uccidimi o ucciditi, io non lo sopporto pi&ugrave;.<br />Adesso, ora, in questo momento, io non lo so come far&ograve; a fare finta di niente a dover credere per forza che quello, non ero io, e quell'io in fondo, non c'&egrave; mai stato. <br />E capire che quei resti che mi ritrovo nelle tasche ed in ogni angolo della vita, non sono mai esistiti.<br />Chiss&agrave; in quale cassetto li hai chiusi, tu, i tuoi resti.<br />Io tutte le notti, continuo a sognarla.<br />Quella vita, io non faccio altro che rivedermela di notte. Con quella casa, con quei sorrisi, con te su un letto bianco d'ospedale, con me e te a testa alta con gli aerei che passano. E tutto il resto, quel resto meraviglioso, che non puoi sapere.<br />Tu, per favore, spiegami come fai.<br /><br />                                                                                   19 Dicembre 2007<br /><br><br><br><br>Cosa rimane<br><br>Se ci pensi bene, dopo, non ti rimane quasi niente.<br />Voglio dire che arriva un vento gelido, che ne so, un qualcosa che spazza via tutto e lascia solo ghiaccio.<br />Uno sguardo di medusa, una corsa delle lancette, e tutto si pietrifica.<br />Non batte pi&ugrave; il cuore, elettrocardiogramma piatto.<br />Non so com'&egrave;, a me capita che, anche a cercarli, di pensieri belli, non ne trovo. Ognuno di questi ricordi, nella realt&agrave;, non sono altro che la brutta copia di un sogno bellissimo. C'ho quell'amaro in bocca che non se ne va, come un gusto troppo forte che ti rimane l&igrave; sul palato, sulla lingua, e non se ne va mica via.<br />C'ho un interruttore che all'improvviso, click, da solo, si gira ed esce tutta la rabbia che si accumula ogni volta che rivedo strade dove passo per sbaglio, nomi che sento per caso e soprattutto persone che, incredibilmente, mi emozionano ancora.<br />Da non crederci, che dopo, non ti rimane quasi niente. Una bambola che si chiama Agnieszka, un pinguino dentro al frigorifero, un video con dentro un viaggio, uno sguardo sconosciuto in mezzo alla gente.<br />Io poi, c'ho anche un mare di pensieri e ogni giorno dell'anno &egrave; buono per portarseli addosso. C'ho anche le mani nella tasca e un muro che lo sento, &egrave; veramente troppo alto da scalare.<br />E senza pensare a tutti quei sorrisi, quegli occhi cos&igrave; dolci che vorrei rubarmi ogni volta, e scappare via come un ladro per nascondermi e nasconderli da qualche parte, per metterli al sicuro per chiss&agrave; quale momento, forse un giorno serviranno.<br />Se ci pensi bene, dopo, ti rimane solo da chiederti, lo scorso anno, a questo'ora, io dov'ero.<br />Quello che rimane sono statue di ghiaccio e films in bianco e nero.<br />Tutto si gela come fotografie senza sorrisi dentro.<br />Mi hanno detto che ormai, per me, sar&agrave; sempre cos&igrave;, che non ci sar&agrave; niente che possa essere di pi&ugrave;.<br />Ed io, se penso a questa cosa, divento pazzo.<br />Ecco, alla fine cosa rimane.<br />È incredibile, il freddo che fa.<br /><br />                                                                                16 Dicembre 2007<br /><br /><br /><br><br><p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none" /><p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><br><br><p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none">Stallo<br /><br /><br><br><p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><br><br><p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none" /><p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none">Ho passato questi ultimi giorni a pensare.<br />È stato un p&ograve; come fare un urlo e rimanere l&agrave;, ad aspettare che ne so, magari l'eco che ritorna indietro.<br />Questi ultimi giorni li ho passati ad osservare.<br />È stato un p&ograve; come buttare un sasso nell'acqua e contare i cerchi.<br />Mi sento naufrago.<br />In mezzo al mare. Sono solo, e solo con l'acqua del mare.<br />Nessuna terra in vista.<br />Me ne sto sdraiato sul fondo di una barca con il sole che punta dritto su di me, tra lo sciacquett&igrave;o delle onde e il volo di qualche gabbiano che passa ogni tanto, persi anche loro tra le rotte del cielo.<br />E ondeggio, drogato di sole, gonfio di nausea, con un ronz&igrave;o nella testa come un moscone impazzito in trappola dentro una bottiglia di vetro.<br />Ed ho le visioni di persone che sono passate attraverso me, li vedo ridere, piangere gridare, li vedo distorti, tanti mostri nella mia testa che passano su una pellicola di troppi anni fa.<br />Forse &egrave; il film della mia vita, sto morendo, si dice cos&igrave;, e mi rivedo l'esistenza che passa davanti, sento anche le voci degli attori che si mischiano al rumore delle onde che sbattono sulla barca.<br />Il sole non mi da tregua, mi asciuga le forze e mi bagna la fronte.<br />Sono alla deriva.<br />Penso ad un sorriso e a tre candele che lo nascondono. E a quanto mi fa stare bene se mi fermo l&igrave;, imbambolato, a guardarlo. <br />Mi rendo conto che la mia fase di stallo non porter&agrave; niente di buono.<br />Tempesta in vista, ed io, sono sulla barca.<br />Penso che dovrei alzarmi seduto, e con le mani mettermi a remare, dovrei farlo almeno per tutti quelli che gi&agrave; mi vedono toccare riva, questo penso.<br />Sto con gli occhi chiusi e mi vedo su una spiaggia di notte. La sabbia &egrave; bagnata e il mare abbastanza convinto. Le onde schizzano all'orizzonte e arrivano sulla sabbia ad inseguirmi i piedi. Il cielo &egrave; nero e penso a me da solo in mezzo al mare.<br />Guarda che fine.<br />Mi rendo conto che la mia fase di stallo non porter&agrave; niente di buono.<br />Tempesta in vista, ed io, sono sulla barca.<br><br><p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" />                                                                                  10 Dicembre 2007<br><br><p /><p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" /><p /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/289/Dicembre-2007</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Novembre 2007</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/285/Novembre-2007</link>
            <description><![CDATA[<strong><br /><br />There has to be a better way<br><br><br />                                                                         24 Novembre 2007<br />Kamikaze<br /><br />Sarei dovuto rimanere a letto.<br />Lo sapevo.<br />Giornata di merda. Domenica.<br />La strumentazione non risponde.<br />Solo cielo. Cielo e nuvole davanti a me.<br />Da quando mi sono svegliato, stamattina, non ho pensato ad altro.<br />Mi sarei dovuto rigirare nel letto e fanculo a tutti. A tutto.<br />Sto perdendo quota.<br />Solo cielo. Cielo e nuvole che sfrecciano impazzite davanti a me.<br />Te lo immaginavi che finiva cos&igrave;?<br />Guardo l'altimetro. Va a velocit&agrave; forward. <br />Ascolto il cuore, e va pi&ugrave; veloce.<br />Potevo chiudere gli occhi e spegnermi sotto le coperte.<br />Stavolta non mi salvo.<br />I motori sono spenti, vorrei planare ma vado gi&ugrave;. In picchiata.<br />La voce mi si spezza dentro, vorrei urlare ma sento il sangue che nelle vene comincia a scorrere al contrario e mi toglie il respiro.<br />Tutto trema.<br />Penso ai miei sogni, quelli che avrei potuto fare se fossi restato dentro al letto.<br />Non &egrave; possibile, mi dico, non sta succedendo a me, ma dura un niente perch&egrave; guardo meglio, guardo fuori e le nuvole sono finite, manca poco. Picchiata.<br />La vedo proprio vicina, ho lo sguardo fisso e non trovo le parole.<br />Guardami! Senza paura! Guardami negli occhi! <br />Perdo quota e cado gi&ugrave;.<br />Ho sbagliato rotta. Il radar punta altrove.<br />La luce rossa del warning mi illumina come fosse un sole e sento il calore.<br />Tutto trema.<br />Non credo a quello che vedo.<br />Potevo rimanere nel mio letto, al sicuro.<br />Mi sto per schiantare.<br />Lascio la cloche e chiudo gli occhi.<br />Eccomi, sto arrivando.<br />Su di te.<br />Mayday.<br><br><p align="center">se il contatto non c'&egrave;<br />e non funziona la cloche<br />contro di te mi schianter&ograve;<br><br><p align="left">                                                                   L. D.<br /><br />                                                                              23 Novembre 2007<br />      <br /><br />Oggi, Nemosireno nel bosco<br /><br />Da oggi, due nuovi troll (o trolls?) faranno parte del mio bosco.<br />Uno dei due legge. Studia, precisamente. Ha una pietra in mano. <br />Mentre legge la tiene sul palmo della mano. E' arancione. La pietra intendo, non la mano.<br />A giudicare dal sorrisetto che ha, deve essere una pietra mooolto speciale. <br />Secondo me esaudisce qualche desiderio o qualcosa del genere. Conoscendo i troll (o trolls?), sar&agrave; molto dura capire di cosa si tratta.<br />Spero di scoprirlo molto presto.<br />L'altro troll invece, &egrave; un guerriero.<br />Almeno, questo &egrave; quello che lui vuole farmi credere.<br />Stamattina era su uno scaffale, ha visto che mi ero interessato al suo compagno e alla sua pietra arancione, e allora, prima che me ne andassi, ha fatto una specie di colpo di tosse. Cos&igrave;. Per farsi notare.<br />Allora l'ho guardato, l'ho preso in mano e gli ho sorriso. E lui, niente. Impassibile. <br />Ci teneva a mantenere quell'aria da impavido guerriero.<br />Me lo sono guardato e lui se ne stava l&igrave; tra le mie dita con il muso poggiato sul suo scudo e con quel testone infilato in un elmo da vikingo.<br />Occhei, gli ho detto, vieni anche tu con me.<br />Ed &egrave; stato in quel momento che mi &egrave; sembrato di vedere su quel faccino, un timido sorriso malizioso. Furbo, lui. Altroch&egrave;.<br />Adesso se ne stanno qui, nel bosco. Insieme agli altri elfi. E dovreste vedere loro com'erano curiosi di vedere i nuovi arrivati. Si sono radunati velocemente, chi dietro un albero, chi dietro un cespuglio, per vedere la novit&agrave;.<br />Mi sa che ci sono rimasti male.<br />I troll (o trolls?) adesso se ne stanno infilati sotto le loro coperte e non usciranno prima di dopodomani. Si devono ambientare, loro.<br />Gli elfi stanno impazzendo dalla curiosit&agrave;, lo sento.<br />Secondo me si divertiranno un casino tutti quanti.<br />Ogni cosa a suo tempo.<br />Adesso il bosco si &egrave; addormentato ed &egrave; piacevolmente silenzioso. <br />Chiss&agrave; cosa sognano, gli elfi.<br />Vabb&egrave;, ho fatto bene, se aspettavo che qualcuno me li regalava, stavo fresco. <br />La realt&agrave; l'ho lasciata fuori la porta. Oggi, mi andava cos&igrave;.<br /><br />                                                                                21 Novembre 2007<br /><br /><br />Il sangue che scorre al contrario<br /><br />Adesso ti dico come mi sento.<br />Per spiegarti meglio, ti racconto la storia di un tizio che conosco e che un bel giorno, ha deciso di lasciar perdere tutto e di mettersi a costruire un villaggio. Il suo.<br />Uno di quelli dove lui, &egrave; il capovillaggio.<br />Uno di quello dove decide lui chi farci entrare e chi no.<br />E allora lui, ci si &egrave; messo d'impegno.<br />Comincia con le case, una dopo l'altra tutte in fila, perch&egrave; dentro quelle mura la gente del suo villaggio deve sentirsi al sicuro, e quando le ha finite si accorge che sono venute proprio bene, tutte queste case.<br />Poi si mette a costruire strade, e ne fa tante in modo che in questo villaggio qualsiasi posto possa essere raggiunto facilmente. E quando le ha finite si accorge che sono venute proprio bene, tutte queste strade.<br />E poi si mette a piantare gli alberi, ne mette di tutti i tipi, fa i parchi con i laghi e le fontane, dove le persone del villaggio possono starsene sdraiati a guardare il cielo nelle giornate di primavera. E quando li ha finiti si accorge che sono venuti proprio bene, tutti questi parchi.<br />Insomma hai capito. Per costruirsi un villaggio ci vuole il cuore. E lui, ce l'ha messo. Tanto. Tutto.<br />E ancora non l'ha finito il suo villaggio, perch&egrave; sai, per farne uno veramente bello ci vuole tempo, ci sono ancora tante cose da fare. Ancora non l'ha finito dicevo, che, chiss&agrave; perch&egrave;, qualcuno dall'alto, un dio o che ne so, chi per lui, decide di mandargli un uragano. Ma uno di quelli veramente devastanti, uno di quelli che, dopo passati, non lascia pi&ugrave; niente.<br />Ed infatti, del suo villaggio all'improvviso, pluf. Niente. Come se non fosse mai esistito. Distrutto. Crollato. Devastato. Pi&ugrave; niente. Di quello che, ogni giorno con pazienza e amore aveva costruito, pi&ugrave; niente.<br />Ma perch&egrave;? Scusa dio, ma perch&egrave;?<br />Ed &egrave; normale che mentre l'uragano sta devastando tutto, lui si sente all'improvviso come se il sangue cominciasse a scorrere al contrario, sente il calore che gli esplode dentro, sente le gambe che cominciano a tremare. Ed &egrave; normale che non crede a quello che sta vedendo, che la sua mente non lo accetta.<br />Quella era una cosa mia, dice, e adesso non la riconosco pi&ugrave;.<br />Ed &egrave; normale allora che lui, ci piange sopra. Come se le lacrime potessero far ritornare tutto come prima. Ed &egrave; normale allora che lui, sopra le rovine del suo villaggio, ci si sdraia e comincia a gridare fino a che la voce non gli finisce.<br />Ma perch&egrave;? Scusa dio, ma perch&egrave;?<br />Ecco, mi hai ascoltato? non so se ho reso l'idea.<br />Io mi sento cos&igrave;.<br />Quante volte te lo sei chiesta come sarebbe stato?<br />Adesso lo sai.<br />E adesso sai anche come mi sento.<br><br><p align="left">P.S.<br />Bastano le mie di lacrime. Tu, vivi serena.<br /><br />                                                                               19 Novembre 2007<br /><br /><br />il vento addosso e mi lascio trasportare<br /><br />Giorni strani questi.<br />Pochi se. Senza ma.<br />Meglio.<br />Non parlo molto. Mi limito ad ascoltare.<br />Mi sento molto spettatore. Poco protagonista.<br />Mi sembro uno che ha pagato il biglietto per entrare e mettersi seduto a guardare la propria vita.<br />Faccio cose che non mi va di fare prendo aerei e vedo gente che non mi piace. Cerco di scappare, ovvio. Ma non vado poi tanto lontano.<br />Gente che va e gente che riappare come fosse niente. E quelli che vanno spesso, sono stati tanto.<br />Mi sono tagliato i capelli sperando forse di togliermi dalla testa anche certi pensieri. Ma quelli no. Non se ne vanno.<br />Ogni tanto mi incrocio con Jun, ma non ho il coraggio di dirle niente, o per lo meno niente che non sia un banale come va come stai che fai. Allora no, non a lei. Non cos&igrave;. Anche Jun non mi dice niente e forse la pensa come me.<br />La mia chitarra se ne sta l&igrave; buona buona ad aspettare, e ogni tanto la sento canticchiare zombie dei cramberries. Mi guarda e me la tiro un p&ograve;, ma sa che spesso &egrave; nei miei pensieri.<br />Riprendo il lavoro e mi sembra un film gi&agrave; visto. Mi muovo e conosco gi&agrave; le battute a memoria. Poca improvvisazione.<br />Le soddisfazioni, me le danno i ragazzi del fight club perch&egrave; so che stanno l&igrave; ad aspettare come me il venerd&igrave; sera. E sono pronti ad ubriacarsi insieme a me.<br />A proposito, c'abbiamo una nuova barman. Altra soddisfazione. Mica da poco.<br />E comunque dovrei smetterla di bere come faccio, l'alcool non affoga niente e se lo fa, dopo, tutto torna a galla.<br />Qualcun' altro ha preso il treno, e si &egrave; allontanato. Forse non si &egrave; accorto che sarebbe dovuto scendere un p&ograve; di stazioni fa. Mi dispiace. Davvero.<br />Le persone per la strada hanno tutti la stessa faccia. Ovunque comunque sempre la stessa. Da diventare pazzi.<br />Lei ha un nome e quando sorride mi diverte. E poi &egrave; pazza. Mi ci aggrappo come un naufrago alla sua scialuppa e non la mollo. So che mi porter&agrave; a riva.<br />Mi piacerebbe parlare di pi&ugrave; con mir. Secondo me abbiamo ancora tante cose da dirci.<br />Giorni strani questi.<br />Pochi se. Senza ma.<br />Meglio.<br />Scivolo un p&ograve;, mi sento il vento addosso, apro le braccia e mi lascio trasportare.<br /><br />                                                                               15 Novembre 2007<br /><br /><br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/285/Novembre-2007</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Ottobre 2007</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/284/Ottobre-2007</link>
            <description><![CDATA[<strong><br /><br />Dediche<br /><br />In questo momento sta piovendo.<br />Nel senso che se guardo fuori dalla finestra vedo il cielo nero, le nuvole, sento il rumore della pioggia e tutto quanto il resto.<br />Niente di metaforico insomma.<br />Circa tre giorni fa me ne stavo come un matto a faccia in s&ugrave; a prendermela tutta, a saltarci sopra a ballarci sotto a correrci attraverso a riderci su un p&ograve; alla Fred Astaire senza l'aiuto di singing in the rain.<br />Come per dire se mi bagno, sono vivo.<br />E poi matto per modo di dire! Perch&egrave; anche se mi &egrave; venuta la febbre, io in questi momenti mi sento vivo veramente.<br />E mentre la pioggia che veniva gi&ugrave; dal cielo catalano mi ticchettava sulla faccia, pensavo ma guarda te fino a dove sono dovuto scappare.<br />Ma guarda te fino a dove sono dovuto venire ad ubriacarmi, ad ubriacarmi di sangrilla senza frutta, ad ubriacarmi di docce fredde, di infiniti giri in pullman troppo turistici, di secchiate di pollo fritto e vino bianco, di partite di calcio impossibili nel salone di casa.<br />E mi sono domandato, in ogni momento, dove &egrave; andato a finire tutto quello in cui ho creduto?<br />Mentre me ne stavo l&igrave; davanti alle fontane, che era uno spettacolo troppo bello, mentre me ne stavo l&igrave;, io mi chiedevo, ma adesso a te, tutte queste cose, chi te le fa vedere?<br />E non mi sembra neanche giusto che mi stai addosso ogni momento della mia vita. Bello, brutto, ogni momento, mi stai addosso come un morbo, che se lo racconto a qualcuno, che ne so, tipo a me, se me lo racconto, me lo dico che sono un coglione.<br />Ma mica come per la storia della pioggia sulla faccia eh? mi sento un coglione perch&egrave; nel sudore, nella saliva, sotto le unghie sulla pelle nei vestiti per le strade nell'aria che respiro ed in tutto quello che ho, te, ci sei.<br />E a volte penso che vorrei essere qualcun'altro, tipo che ne so, un poeta, o essere capace di scrivere una canzone, ma una di quelle canzoni proprio belle, una di quelle che quando le ascolti dici porcaputtana, questa &egrave; proprio bella.<br />Cos&igrave;, questa canzone diventa famosa e tutte le volte che passa alla radio o che qualcuno la canta, dici questa &egrave; la mia canzone l'hanno scritta per me.<br />Pensa te. Questo &egrave; il mio modo, l'unico che conosco, per farti del male.<br />Vabb&egrave;, tanto quando uno muore, muore. Cio&egrave;, finisce l&igrave;, non si sa dove va a finire, non ritorna indietro, la vita non se lo riprende mica, quando uno muore finisce tutto e quello che c'&egrave; stato prima non ha pi&ugrave; materia, ricordi, solo ricordi, quando uno muore non c'&egrave; pi&ugrave; e tu, mi dispiace anche un p&ograve; per te, tu, solo ricordi.<br />Quindi scendo dall'aereo, torno a casa sento la pioggia che cade ascolto l'ultimo dei krezip aspetto un angelo che mi ha detto, a mezzanotte, passo a prenderti, prendo un libro e dentro ci leggo una dedica troooppo bella.<br />Ed &egrave; tutto.<br /><br />                                                                         30 Ottobre 2007<br /><br /><br />L'onda<br /><br />Io sono il guardiano del faro.<br />Dritto in piedi con il vento sulla faccia ed il rumore del mare nelle orecchie.<br />Notte. Davanti a me scorgo una macchia lunga e scura che se ne sta ferma, tra la danza delle onde.<br />E' l&igrave;, sulla terraferma che intravedo il tempo che passa.<br />Alzo lo sguardo e vedo il cielo nero. Niente di buono stanotte.<br />Io sono il guardiano del faro.<br />Come uno spettatore rimango fermo a guardarla che scorre, adesso, la mia vita.<br />In quella macchia scura all'orizzonte, vedo passare i giorni, le persone e i domani che ho davanti ai miei piedi.<br />E l'onda, dietro di me, come un ruggito, arriva. Si infrange sulla pietra. La sento.<br />Io sono il guardiano del faro, ed osservo.<br />E mi vedo camminare l&igrave;, in quella macchia scura, l&igrave; sulla terra ferma, come fossi rinato, come una fenice, io l&igrave;, mi vedo.<br />E penso che tutto va meglio, che tutti i tasselli, tac tac tac, come in un puzzle, stanno tornando al loro posto.<br />Mi sento un p&ograve; nuovo in mezzo a persone nuove e sono contento che tutto questo, lentamente accada.<br />Ed un' onda ancora, come un grido, dietro di me, la sento, abbraccia la pietra.<br />Io sono il guardiano del faro, ed ascolto.<br />Ci sono persone e verit&agrave; intorno a me, ed io so.<br />Un'onda, un'altra, dritta sul faro, mi stordisce.<br />Allora mi volto e vado a vedere cosa c'&egrave; dietro di me.<br />Giro intorno, e mi fermo.<br />Dritto in piedi con il vento sulla faccia e gli schizzi delle onde che mi arrivano sulla pelle. Brividi.<br />E c'&egrave; il mare. E' buio, non lo vedo. Ma lo sento.<br />Costantemente, un'onda dopo l'altra, incessantemente, non si ferma mai.<br />Io non ti vedo. Ma ci sei.<br />E allora mi passa per la testa di aprire le braccia e spiccare il volo, di lanciarmi nel vuoto, di cadere gi&ugrave;, di toccare, di bagnarmi di respirare di bere di morirci dentro, il mare.<br />Chiudo gli occhi per non piangere.<br />Ed invece sorrido. Lo guardo ancora, non lo vedo, lo sento e sospiro.<br />Io sono il guardiano del faro.<br />Mi giro e torno al mio posto. Faccio il mio lavoro.<br />Luce. E mi oriento.<br />Poi, scendo, salgo sulla barca e comincio a remare. <br />Ho acceso il faro e adesso mi indica la direzione giusta. L&igrave; sulla terra ferma, vado a riprendermi il mio tempo.<br />E l'onda, come un addio, si schianta ancora una volta. Verso me. La sento, forte.<br />Io continuo a remare e so, che anche dove sto andando, la sentir&ograve;.<br /><br />                                                                                  18 Ottobre 2007<br /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/284/Ottobre-2007</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Settembre 2007</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/282/Settembre-2007</link>
            <description><![CDATA[<strong><br /><br />Notturno, adagio<br /><br />Ecco cosa mi stupisce.<br />Tornare a casa la sera, alzare la testa, e, tra i tetti delle case ed i palazzi in costruzione, scorgere un fiume di nuvole che scorre lento ma non troppo.<br />Questo, (ancora) mi stupisce.<br />Vedere le nubi che scorrono come strisce di un fumetto in un teatrino fatto in casa, ed una ragazza bellissima che all'improvviso si scopre ed illumina la notte, beh, a me questo (ancora) stupisce.<br /><br />                                  <br /><br />E se lo racconto a qualcuno che sono fatto cos&igrave;, mica ci credono.<br />Dicono che poetizzo.<br />Ma che c'&egrave; poi da poetizzare in una cosa del genere, non si sa.<br />E' un fatto naturale, se vogliamo metereologico, e stupendo anche, perch&egrave; se pensi che queste cose accadono mentre il mondo dorme e non le pu&ograve; vedere, si, effettivamente &egrave; un p&ograve; una poesia, ma se ci pensi bene, queste cose a poetizzarle sono stati i poeti che se non c'erano loro, io mica ero capace a farlo.<br />Per&ograve; che ci volete fare, io ci rimango cos&igrave;, a bocca aperta, quando vedo cose del genere.<br />Anche perch&egrave; mi sembrava che le nuvole e tutto il resto se ne stessero l&igrave; ad aspettarmi.<br />Io arrivo e ciack! azione! E parte il vento l&igrave;, in alto. Le nuvole sparse cominciano a muoversi come fumo che si dirada, e scorrono lente (ma non troppo) e aprono la scena per la prima donna, l'attrice protagonista. La ragazza pi&ugrave; bella.<br />Oh vabb&egrave; che vi devo dire, queste cose a me (ancora) provocano emozioni. <br />E non mi vergogno a dirlo.<br />E che cavolo! Non le vedi mica tutti i giorni (o tutte le notti). <br />Certo &egrave;, che se le dici, mica ti credono. Poetizzi, dicono.<br />Ad essere sinceri, non ti credono.<br />La verit&agrave; fa paura. Altroch&egrave;.<br />Non siamo pi&ugrave; abituati ad avere di fronte qualcuno che dice la verit&agrave;. E quando questo qualcuno arriva, bum! cazzate!<br />Vabb&egrave;, allora tenetevi vicino quelli che certe cose neanche le vedono, troppo occupati, che vi dicono soltanto ci&ograve; che volete sentirvi dire.<br />Io di certe cose non mi vergogno. Io, se una verit&agrave; ce l'ho, la dico.<br />Ecco, per esempio, a me cose come quelle di stasera, io con il naso all'ins&ugrave; la bocca aperta le nuvole e tutto il resto, a me queste cose, (ancora) mi stupiscono.<br /><br />                                                                             27 Settembre 2007<br /><br /><br />Vedo mondi che non so<br /><br />Io continuo a sognare &quot;mondi&quot; che non esistono.<br />Persone che non esistono (pi&ugrave;).<br />Viaggi immensi e posti che non sono mai esisititi.<br />Ci sono persone accanto a me che non conosco.<br />C'&egrave; una persona accanto a me che non riconosco.<br />Sono fantasmi che durante la notte bussano alla mia mente, si infilano nei miei sogni e non mi lasciano stare.<br />Mi sveglio nella penombra della mia camera, mi rigiro nel letto e mi dico adesso se ne vanno, adesso se ne va e mi dico che le cose sono gi&agrave; andate come dovevano, ora mi rigiro e comincio un altro sogno.<br />Ogni notte ho un ultimo pensiero che &egrave; sempre lo stesso, ecco perch&egrave; poi, <br />mi segue nel sonno.<br />Io il pensiero ce l'ho ed ogni notte &egrave; come se lo liberassi nell'aria, e magari penso, <br />lui vola via attraverso la finestra e se ne va, cos&igrave;, nella notte.<br />Se potessi guidarlo gli direi da che parte andare, dove fermarsi e accanto a chi sdraiarsi.<br />Ma io lo lascio andare cos&igrave; nell'aria, e poi magari la strada la conosce gi&agrave; da se, <br />tutte le notti, sempre quella.<br />Mi accorgo che i miei sonni, come in un film dove spesso sono io il protagonista ed altre volte sono anche la comparsa, hanno un filo conduttore che mi accompagna fino al mattino, ed &egrave; allora che mi sveglio e mi dico che anche oggi ce la faccio, apro gli occhi, guardo quello che c'&egrave; intorno a me (quello che &egrave; rimasto intorno a me), <br />faccio la conta di cosa e di chi manca e un pezzo, manca sempre.<br />Ma gi&agrave; lo so. Tutte le mattine sempre quello. Un'abitudine ormai.<br />Poi mi alzo dal letto senza farmi nessuna domanda, vado fuori e vedo cosa c'&egrave;.<br />E quell'attimo, mi arriva addosso come un treno, che mi viene voglia di tornarmene a letto. Ma poi penso che sia giusto cos&igrave; e che &egrave; cos&igrave; che vanno le cose. <br />Che ti piaccia o no.<br />Prendi le tue cose e spesso, ubriaco di fantasmi, incominci la tua giornata.<br />Ed incontri &quot;mondi&quot; che esistono.<br />Persone che sai, sono l&igrave;.<br />Fai viaggi e vedi posti che fanno parte della realt&agrave;.<br />E accanto a te, ti accorgi, ci sono persone che ti conoscono. Ed &egrave; un onore.<br />Il mondo reale in qualche modo, rimane.<br />Tutti i sogni prima o poi (quando arriva il mnattino) se ne vanno via.<br /><br />                                                                         25 Settembre 2007<br />  <br /><br />Grazie per<br /><br />Ne sono successe di cose, eh?<br />Se mi metto a contarle tutte mi ci vogliono tre giorni.<br />Se poi mi metto anche a scriverle e a rileggerle, allora BUM! Una settimana!<br />Mi sono accorto che qualcosa &egrave; cambiato, proprio qualche sera fa.<br />Mentre guardavo le ombre di quattro ragazzi seduti su una panchina.<br />Una panchina che a starci tutti, bisognava starsene un p&ograve; stretti.<br />E allora ho capito proprio in quel preciso momento che qualcosa &egrave; veramente cambiato.<br />Che il passato adesso se ne sta l&igrave; da qualche parte, che a sapere precisamente dove magari ogni tanto uno ci andrebbe anche a dare un'occhiata, cos&igrave;, tanto per vedere che effetto fa, pech&egrave; se ci pensi bene tutte le cose che hai fatto e che ti hanno lasciato un segno, mica lo sai dov'&egrave; che vanno a finire.<br />Roba da diventarci matti, perch&egrave; in fondo rischi di perderle e ancor di pi&ugrave; rischi di perdere quelle emozioni che ancora ti danno e un p&ograve; ti dispiace e allora se sapessi dov'&egrave; quel posto dove vanno a finire tutte quelle persone e quelle cose che ti sei lasciato dietro , beh, giuro, io ci andrei a dare un'occhiata.<br />Cos&igrave; riuscirei a vederla meglio sta differenza di quello che, dicevo, &egrave; cambiato.<br />Che sono passati giorni impossibili di risate fino alle lacrime e giorni da rimanere sconvolti tipo Urlo di Munch...<br /><br />                                <br /><br />Che sono passate notti sonnambule di parole e di canzoni inventate raccontate sopra il materasso. Che hai scattato una miriade di foto senza in fondo neanche avere bisogno della macchinetta.<br />Che hai buttato gi&ugrave; nottate di vodka e di minigonne troppo mini, di musiche martellanti e di spaghetti italiani.<br />E mentre me ne stavo l&igrave;, imbambolato a guardare come un peter pan queste quattro ombre, io pensavo che il tempo scorre veramente troppo in fretta e che va veloce come un fiume che neanche una diga riesce a trattenere e che il tempo, come l'acqua, li pulisce e li schiarisce, ogni giorno di pi&ugrave;, tutti i ricordi che c'hai dentro.<br />Non so se un giorno, qualcuno di questi, se li porta addirittura via, ma di sicuro te li lava tutti che prima diventano bianchi e poi, a forza di passarci sopra, il fiume, te li fa diventare trasparenti che un p&ograve; ti chiedi ma allora perch&egrave; non te li sei portati via? cos&igrave;, a cosa mi servono?<br />Si si, qualcosa &egrave; cambiato se pensi a tutte quelle corse in taxi e a tutti quei taxi presi di corsa, se pensi a tutti quei saluti (troppo lunghi) davanti alla fermata della metropolitana.<br />E il tempo passa, pensi, e se le cose potevano andare, beh, alla fine non sono andate proprio per niente. Il fiume ci passa sopra e lo sai, adesso bianchi, poi trasparenti. <br />I ricordi. Ecco cos'&egrave; che cambia. Pazzesco.<br />E stai l&igrave; a guardarteli questi ragazzi sulla panchina e a guardarti un p&ograve; dentro e in silenzio, con lo sguard fisso nel vuoto pensi che la tua ombra, l&igrave; in mezzo, ci sta proprio bene.<br />E riparti, adesso che tutto &egrave; cambiato, riparti da tutti quei sguardi, quei sorrisi quei baci quelle carezze che un p&ograve; hai rubato e che un p&ograve; ti hanno regalato, riparti da tutti quei quadri, quelle chiese, le piazze le fontane le luci che un p&ograve; ti sei anche meritato.<br />Riparti da quel venticinque agosto alle diciotto circa e ti sembra tutto nuovo come al centro di un'arena dove se ti guardi intorno ti gira la testa, ma tu la testa la giri lo stesso, guardi in alto le luci e ridi come un bambino.<br />Ne sono successe di cose, altroch&egrave;.<br />Che se mi metto a contarle tutte...BUM! Almeno tre giorni!<br />Grazie per.<br><br><p align="center">Non ho pi&ugrave; un dio, non ho<br />e ho perso l'anima<br />vago nel vento, vado per&ograve;.<br /><br />                             Z.F.<br><br><br />                                                                         21 Settembre 2007<br /><br /><br />Start<br /><br />Ogni giorno sei messo alla prova <br />e quello che hai vissuto ti fa credere che hai diritto ad un risarcimento<br />ma bisogna fermarsi in tempo<br />allora ti lasci sorprendere da gesti inaspettati<br />apparentemente piccoli<br /><br />                                                                           3 Settembre 2007<br /><br /><br /><br /><br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/282/Settembre-2007</guid>
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        <item>
            <title>Agosto 2007</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/281/Agosto-2007</link>
            <description><![CDATA[<strong><br /><br />Venticinqueagostoduemilaecinque<br /><br />Io sono incazzato.<br />Io sono amareggiato.<br />Sono spossato, sono stressato.<br />Io sono meravigliato. Io sono allucinato, sconcertato, pietrificato io sono spaventato.   <br />Io, sono stato ingannato.<br />Mi hanno derubato.<br />Io sono stato prima incoraggiato poi malmenato, depredato, inchiodato, picchiato schiaffeggiato scalciato scacciato schiacciato massacrato e poi alla fine, io, io sono stato abbandonato.<br />Io sono malandato, affamato assonnato. Io sono disperato. Mi hanno denigrato avvelenato mi sono drogato io, mi sono violentato.<br />Eh si perch&eacute; vedete io, mi sono prestato, io ho aiutato, io ho insegnato ho imparato, io ho accusato qualche volta ho sbagliato poi mi sono scusato, ho salvato, ho litigato e poi ho riparato, ho recuperato, ho sporcato io, ho lavato. Ho guardato, ho spiato, ho domandato ho aspettato io mi sono alleato, io non mi sono mai rifiutato. Io ho addormentato, io ho risvegliato, ho accarezzato ho baciato ho curato io, in tutto questo, ho dato. <br />Poi, un bel giorno, sono andato, ho viaggiato, io sono emigrato, ho faticato, mi sono presentato, sono stato giudicato ho festeggiato, ho brindato perch&eacute;si &eacute; sposato ed io, ho ballato ho cantato io ho giocato, io mi sono ubriacato poi ho cercato ho comprato, io mi sono regalato. Io li, ci sono stato. Ecco dov&egrave; il problema, io ho esagerato.<br />Ma poi in fondo voi che ne sapete, io ho sognato, io ho fantasticato non ho mai stentato mai frenato, sempre gi&ugrave;, il piede, sempre accelerato, quando ci penso, addirittura si, mi sono superato, io non ho mai dubitato non ho mai recitato, credetemi, io non mi sono mai mascherato io, ho volato, io sono stato toccato, sono stato abbracciato, io ho annusato, ho respirato ho sospirato. <br />Io ho lottato, sono scivolato graffiato io mi sono rialzato, io ho pregato ho peccato ho bestemmiato e poi ho giurato, io mi sono piegato, io ho sopportato, ho gridato io ho sudato ho perdonato, io ho sperato ho spiegato, dio, quanto ho parlato, volevo essere ascoltato ho anche sussurrato io mi sono dedicato. <br />Io ho amato. <br />Mi sono innamorato.<br />Sono stato fortunato si, per quelle volte che sono stato stuzzicato, certi momenti coccolato, io, non ho esitato, io mi sono sentito lusingato non mi sono mai vergognato mai limitato, io mi sono solo e sempre fidato. E questo, vi assicuro, lho pagato. Ero come ipnotizzato.<br />Non che mi sarei rifiutato, ma credetemi, nessuno mi ha premiato, neanche rispettato, sono stato lasciato screditato rinnegato raggirato io, sono stato umiliato.<br />In fondo mi avevano chiamato, qualcuno mi aveva avvisato cos&igrave;, immediato, mi hanno consigliato ma io ero come accecato come bendato pressato, pensate, a volte forse, mi sono anche odiato.<br />Il mio cuore &egrave; stato catturato, imbambolato, lo hanno azzannato preso e bastonato calpestato frantumato sbriciolato torturato, adesso il mio cuore &egrave; qui, dilaniato, insanguinato. Il mio cuore &egrave; stato imbrogliato. <br />Eccomi qui, sono crollato. Me ne sto qui, arrabbiato, timorato rannicchiato accovacciato spogliato, sono consumato, mi hanno rovinato. Mi sento completamente disorientato, mi sento scollegato, alienato, sono un disadattato. <br />Sono qui e mi sono fermato. Ho provato, ho ragionato mi sono domandato, ho pensato. Sono stato sfortunato, se avessi continuato, sarei finito ammazzato o forse, mi sarei suicidato. Mi sarei dannato. E allora, non ho pi&ugrave; indugiato, io mi sono allontanato, mi sono eclissato scansato, mi sono riparato. Io ho mollato. Mi dispiace, sono giustificato. <br />Vorrei essermene liberato, vorrei aver dimenticato, per quello che sono stato, mi piacerebbe essere ricordato. <br />Spero che tutto questo almeno mi abbia migliorato.<br />Io adesso, mi sono rassegnato.<br /><br />                                                                                  16 Agosto 2007<br /><br /><br />Fight Club<br /><br />Il posto si chiama Fight Club.<br />Ci sono stato ieri per la prima volta.<br />Era l'inaugurazione o forse la pre-inaugurazione o qualcosa del genere. Roba per pochi intimi insomma.<br />Ci sono stato ieri e ieri era l' undiciagostoduemilaesette. Mettetevi questa data bene in testa.<br />A dire il vero, solo a parlarne sto praticamente infrangendo la prima regola di questo posto. Ed anche la seconda, se proprio vogliamo dirla tutta.<br />Pensa te che ieri, io, stavo duemilachilometri distante dal Fight Club. Cio&egrave;, intendo dire, ieri di un anno fa. <br />Esattamente stavo mangiando il flaki o flachi, o come cavolo si scrive.<br />Insomma, sto posto, il Fight Club, &egrave; nuovo a Roma.<br />Non appena entri dentro, ti arriva addosso sparato come un tir all'uscita di una galleria, il ring. Uno di quelli veri.<br />Che come lo vedi pensi &quot;ma che ci sta a fare un ring qui dentro&quot;, ma poi ripensi al nome del posto e dici &quot;aahh, tutto chiaro&quot;.<br />Ieri per esempio cercavo una foto e tra le tante, ne ho trovata, guarda caso, un'altra. Un'altra proprio di un anno fa.<br />Ed ho cominciato a pensare che tutto questo mi sembra un pezzo di vita che qualcuno ha messo tra parentesi. Cio&egrave;, qualcosa del tipo vacanza di una settimana in un villaggio turistico dove per ambientarti ci metti qualche giorno, e dopo, quando ti sei ambientato, ti accorgi che la vacanza &egrave; bella che finita. Devi preparare le valigie.<br />Non so se mi spiego.<br />E ti lasci dietro persone, sorrisi, momenti posti risate odori e sicuramente, un p&ograve; di te.<br />L'unica cosa che ti porti via e che sempre porterai con te, sono i ricordi. Ogni giorno che passa, sempre pi&ugrave; trasparenti.<br />E su questo ring, la sera non ci fanno nessun match. Mai.<br />Al centro invece c'&egrave; una colonna con delle bottiglie dove sopra ci vengono sparate delle luci colorate che a vederle cos&igrave;, pensi anche che &egrave; un bell'effetto.<br />Tutt'intorno alle corde c'&egrave; il bancone e agli angoli anzich&egrave; esserci i pugili, ci trovi quattro ragazzi. Uno per ogni angolo.<br />Ad inizio serata, le casse appese in alto sopra il ring, cominciano a fare il loro lavoro buttando fuori la musica e dai plasma sparsi sulle pareti schizzano fuori le immagini dell'omonimo film, quello con Pitt/Norton - Norton/Pitt, insomma.<br />Uno dei ragazzi prende il microfono in mano e comincia a gridarci dentro. <br />Le regole del Fight Club.<br />Lui le urla, che poi a dirla tutta, sono semplici da imparare anche perch&egrave; sono solo tre e sono scritte un p&ograve; ovunque sulle pareti.<br />Ed io stasera me ne sto in macchina a vagare per la citt&agrave;, a prendere appunti ad ogni semaforo rosso.<br />E a pensarci su.<br />E allora comincio a chiedermi se sono l'unico a farlo. A pensarci su, intendo.<br />Faccio una pausa.<br />E poi mi dico che &egrave; inutile che mi prendo per il culo.<br />Si, sono l'unico a farlo.<br />E mi dico anche che queste sono le ultime righe che scrivo sull'argomento.<br />Ed i quattro ragazzi se ne stanno l&igrave; a preparare cocktail, che secondo me non sanno neanche loro come si fanno, e a ridere tutta la sera.<br />Uno dei quattro &egrave; vestito di nero, ed &egrave; quello pi&ugrave; alto di tutti, porta una maglietta nera con un teschio.<br />Un altro, dicono che assomiglia a Pitt, forse perch&egrave; &egrave; biondo, ma lui ci ride su.<br />Un altro ancora, indossa la maglia con l'immagine del Che (lui voleva metterci la bandiera, ma non gliel'hanno permesso).<br />Il quarto invece, se ne sta l&igrave; a guardarli mentre lavorano. E sorride. <br />Bella serata, pensa.<br />Il posto si chiama Fight Club.<br />Mentre uscivo da l&igrave;, all'ingresso, c'era una locandina.<br />Non so bene quando, ma pare che Paul Mc Cartney far&agrave; una serata in questo posto.<br />E sar&agrave; una serata indimenticabile.<br><br>P.S.<br />In bocca al lupo per la tua vita.<br><br>                                                                                    12 Agosto 2007<br /><br /><br />Il Grande Nikolas<br /><br />Io ho avuto la fortuna di vedere una sua esibizione.<br />Voi adesso immaginatevi un grosso tendone. Ma proprio uno di quelli grossi, di quelli a strisce bianche e rosse, uno di quelli che pu&ograve; contenere tante ma proprio tante persone. Un tendone da circo insomma.<br />Adesso immaginatevi di starci dentro, e immaginate di stare seduti in mezzo al pubblico, insomma immaginate di essere voi, il pubblico.<br />Poi, come un pubblico che si rispetta in un circo che si rispetta, immaginate di avere la tentazione di alzare la testa. E allora dai, alzatela. Tanto per rendervi conto dov'&egrave; che finisce sto tendone, perch&egrave; da fuori vi &egrave; sembrato proprio grosso e adesso che alzate la testa e lo guardate da dentro, vi rendete conto che &egrave; davvero tanto grosso.<br />E sospesi cos&igrave; nell'aria, provate ad immaginare di vedere dei fili, anche quelli, proprio tanti, che partono da un punto del tendone e finiscono dalla parte opposta. E proprio nel mezzo del tendone, attaccati a questi fili, i trapezi. Proprio quelli dove gli equilibristi ci saltano e ci volano come scimmie sui rami di un albero.<br />E poi immaginatevi i giocolieri, i contorzionisti, i mangiatori di fuoco, la donna cannone i clown e le danzatrici. Gli animali quelli no. Per favore, quelli non immaginateveli. Lasciamoli stare.<br />Per&ograve;, immaginatevi tutto il pubblico intorno alla pista. Immaginateveli che tutti insieme si mettono a battere le mani e dare il tempo, immaginatevelo con la testa in su, il pubblico, a bocca aperta e provate ad immaginarvi soprattutto i bambini, immaginatevi questa miriade di bambini e provate ad imaginarveli con lo zucchero filato e i lecca-lecca grandi come racchette da tennis.<br />Ed immaginatevi che ad un certo punto della serata arriva il momento pi&ugrave; atteso, quello che tutti aspettano, quello per il quale il pubblico comincia a gridare e a battere i piedi e le mani.<br />E' a questo punto che entra in scena il meraviglioso, il divino, Il Grande Nikolas.<br />Ed il pubblico impazzisce letteralmente, incita il suo nome, il tendone si riempie di urla e applausi, tutti per l'unico, il re dei giocolieri, Il Grande Nikolas.<br />Io ho avuto la fortuna di vedere una sua esibizione.<br />Il Grande Nikolas viene da una grande famiglia di artisti circensi, si parla addirittura di sette generazioni, che se ci pensi bene diventi matto, queste sono persone che sono cresciute e vissute in tendoni da circo, cio&egrave; in una specie di campeggio itinerante per tutta la vita tanto per intenderci, cio&egrave;, per farla breve, Il Grande Nikolas &egrave; uno di quegli uomini nato per fare quello che fa. Era scritto.<br />E lui, quello che fa, lo fa da dio, cio&egrave; significa che lo fa come nessun altro, anzi credo che sia lunico al mondo capace di fare quello che fa.<br />Ed il pubblico glielo urla addosso il suo nome, dopo tanta attesa lui, entra in scena, Il Grande Nikolas si becca addosso tutti quegli applausi, Il Grande Nikolas &egrave; pronto, anche perch&eacute; uno come lui &egrave; nato pronto, si dice addirittura che prima di ogni esibizione faccia cinque ore di meditazione yoga, ma si sa come vanno queste cose, certe persone nascono leggende.<br />E quando entra in scena Il Grande Nikolas &egrave; un vero spettacolo, sembra uscire da una cella frigorifera tanto &egrave; il vapore che si sprigiona alle sue spalle, e quello che si vede di lui inizialmente, &egrave; solo un mantello rosso che volteggia nellaria come se uno tsunami stesse per travolgerlo.<br />Ed il sorriso, il sorriso del Grande Nikolas &egrave; il pi&ugrave; grande spettacolo, &egrave; un sorriso di un uomo che non &egrave; un uomo, &egrave; il sorriso di un idolo delle folle, di uno che il mondo se lo mangia, lui, Il Grande Nikolas, il mondo, se lo mangia.<br />Poi agita le sue mani nellaria come stesse prendendo delle farfalle invisibili, libellule che noi comuni mortali non possiamo vedere, poi allimprovviso con un gesto, zittisce il pubblico ed il tendone sembrerebbe vuoto se non fosse per quei migliaia di cuori che battono allunisono come tanti tamburi tutti, in attesa dellesibizione del Grande Nikolas.<br />A questo punto Il Grande Nikolas chiama una persona tra il pubblico a fargli misurare la sua immensa magia, a fargli toccare con mani mortali la sua sensazionale dote che non &egrave; truccata che non ha inganni, ma che &egrave; arte pura.<br />Poi inizia. Solo respiri. E cuori come tamburi. <br />Ed esegue.<br />Ben quattro secondi. Quattro.<br />E la bottiglia rimane li, immobile, sulla sua fronte. Non cade mica.<br />Per quattro interminabili secondi.<br />Ed il tendone esplode in un boato che sembra un tuono prima delluragano.<br />Il tuono dopo Il Grande Nikolas.<br />Io ho avuto la fortuna di vedere una sua esibizione.<br><br>E quando lo vedi, Il Grande Nikolas, ti aiuta a dimenticare il passato. <br />Quel passato, che &egrave; meglio dimenticare.<br><br>Nicolas poi, ha anche unaltra storia. Ma questa, magari, la racconto unaltra volta.<br /><br />P.S.<br />Grazie ragazzi.<br /><br />                                                                          6 Agosto 2007<br /><br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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        </item>
        <item>
            <title>Luglio 2007</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/280/Luglio-2007</link>
            <description><![CDATA[<strong><br /><br />Country Club<br /><br />Qui c'&egrave; silenzio.<br />E' bello il silenzio quando mi sento stanco.<br />E' come se il tempo si fosse fermato (invece scorre, cavoli se scorre, tra pochissime ore devo essere in piedi) e fuori di qui ci fosse il mondo a velocit&agrave; fast forward, mentre qui si &egrave; al massimo in velocit&agrave; play, quasi pause.<br />If you gone &egrave; la colonna sonora e a cantarsela &egrave; il  pc in veranda, non so chi la canta ma &eacute; una bella colonna sonora. Da vacanza estiva del tipo tanto domani non lavoro (seee, magari, mi devo alzare tra cinque ore...per adesso).<br />Aoife (si pronuncia iffa) non vuole andare a dormire, la capisco, neanch'io vorrei andarci.<br />Ma tra poco si addormenta. Dieci minuti dice la mamma. Vabb&egrave;, dieci minuti.<br />Si sta bene qui. C'&egrave; silenzio qui.<br />E' bello il silenzio quando mi sento stanco.<br />Lei &egrave; bellina li seduta, la mamma dico.<br />Bellina. Ha un ombellico che ti viene voglia di baciarlo. Lo bacio.<br />E' dolce (la mamma, non l'ombellico). E' dolce davvero. Si merita i miei sorrisi.<br />Starei anche in silenzio con lei perch&egrave; &egrave; bella la sua presenza. <br />C'&egrave;. Ed &egrave; gi&agrave; tanto. Di questi tempi poi.<br />Sto pensando al ritorno. Lo so come va a finire. Sar&ograve; anche stavolta un fantasma che vaga tra tende roulotte e bungalows. <br />Iffa (si scrive aoife) in quel momento star&agrave; gi&agrave; dormendo e sar&agrave; i mezzo a sogni pieni di orsetti e corse in bici (beata) ed io vagher&ograve; nel buio tra cicale, rane ed un silenzio assordante.<br />Si sta bene qui. C'&egrave; silenzio qui.<br />E' bello il silenzio quando mi sento stanco.<br />Dormi qui stanotte (stay with me), mi dice. Non posso (I must go), le dico. Domani devo lavorare.<br />Dolcissima, lei.<br />Esco e vado verso la macchina. <br />Il guardiano dorme. Anche lui. Beato.<br />Apro lo sportello ed un gatto mi schizza via tra i piedi. Sveglio anche tu?, gli dico. Mi guarda e non risponde.<br />Salgo in macchina. Guardo l'ora.<br />Cazzo, dico. Tre ore e devo svegliarmi. Accendo il motore. Lo stereo. <br />La canzone &egrave; you are beautiful.<br />Giusto, penso io.<br />E sorrido.                                                                               17 Luglio 2007<br /><br /><br />Solo<br /><br />Eccola, adesso arriva.<br />E' questione di tempo ed io non la posso fermare.<br />Come tutti i giorni arriva, eccola arriva.<br />Come mi difendo dico io, come mi difendo da quaesta notte che arriva, passa sotto le fessure delle finestre, attraverso i buchi della serratura, provi a chiudere le finestre, a lasciarla fuori, ma quella arriva, entra dentro casa, e fa un cazzo di casino, quella, la notte dico, quella avvolge tutto, ti si butta addosso e ti tiene gi&ugrave;, spalle sul materasso, ci provi, dico, tu ci provi ad alzarti, ma quella ti stende, quando arriva &egrave; un gancio sul mento, ti stende e non vedi pi&ugrave; niente, vai gi&ugrave; come un sacco, magari gli occhi li tieni aperti, ma non vedi pi&ugrave; niente, la notte &egrave; entrata nella stanza ed &egrave; solo una questione di tempo, io non la posso mica fermare, io non ci riesco, non la posso mica fermare.<br />E se ci pensi bene &egrave; strana, &egrave; strana la notte dico, perch&egrave; quando dormi non dura niente, passa subito &egrave; corta corta, chiudi gli occhi ed &egrave; gi&agrave; passata, neanche il tempo di un sogno, uno piccolo piccolo, quella passa, mica ti sta ad aspettare, apri gli occhi e cazzo, quella se ne &egrave; andata, fessure, buchi della serratura e via, sparita, non c'&egrave; pi&ugrave;, che sembra quasi che non sia arrivata per niente. Pluff. Via.<br />E' quando non dormi che quella, la notte dico, quella si allunga, si allunga proprio un casino, che sembra quasi che non finisce, che anche il giorno ha lo stesso colore, sembra ch&egrave; &egrave; passata, il tempo ora se la porta via dici, ed invece se ne sta li che ti fa compagnia tutta la notte. La notte dico, ti fa compagnia proprio tutta la notte. <br />Tu ci provi, ora mi addormento dici, chiudo gli occhi e la frego, chiudo gli occhi, mi addormento e la lascio passare, ma quando sei sveglio, lei se ne sta li ed &egrave; proprio interminabile, non finisce proprio pi&ugrave; e allora a me mette paura, mi si appiccica addosso e non mi lascia pi&ugrave; fino al mattino e, fino al mattino, mi porta te. <br />Ma ti rendi conto? non c'hai altro da portarmi?? no, non c'ha altro da portarmi, mi porta te. <br />E te sei ovunque, sul cuscino sulle pareti sul soffitto sul comodino, quanto &egrave; lunga la notte quando sei sveglio, te sei tra i libri tra le mani sugli occhiali nelle scarpe sei nell'aria te sei anche tra le lenzuola sei nell'armadio te sei ovunque sei nella notte quando non dormo e che non mi fa dormire.<br />Ecco perch&egrave; io c'ho paura della notte quando entra in casa, perch&egrave; io, solo, mi perdo.<br />Buio.<br><br>                                                                              16 Luglio 2007<br /><br /><br />Piove<br /><br />E' accaduto che ad un certo punto &eacute; incominciato a piovere.<br />Ed io ero li che una goccia dopo l'altra me la prendevo tutta.<br />E me la guardavo venire gi&ugrave;. Il rumore dell'acqua sulle foglie mi sembrava il ruggito di un tir che all'improvviso mi arrivava da dietro. E allora senza neanche voltarmi sono saltato sull'acqua e come una goccia, anch'io, sono schizzato sul marciapiede. <br />E ad un certo punto &egrave; accaduto che io, con gli occhi aperti, sono rimasto a guardare in su e me la prendevo proprio tutta, come fosse una pioggia di baci sulla faccia. <br />E ridevo. Chiudevo gli occhi, naso all'ins&ugrave; ed il sorriso sulla faccia. <br />Perch&egrave; pensavo a te. Dentro al letto. Sotto il lenzuolo che ascolti la pioggia che viene gi&ugrave;, dritta sulla mia faccia. Solo che non lo sai che io me ne sto l&igrave;, a prendermela tutta sulla bocca, sugli occhi, nelle orecchie. <br />Tu neanche te lo immagini che sono l&igrave;, a sentirmela addosso e a pensare a te che neanche te lo immagini. <br />Non te lo immagini che stiamo ascoltando lo stesso rumore, io a sentirmi vivo con i baci sulla faccia e te, l&igrave;, sotto il lenzuolo.<br />E poi, ad un certo punto, &egrave; successo che io, comincio a correre, a saltare sulle pozzanghere, e mentre corro, mentre salto rido rido ancora e poi per due volte dico il nome tuo, e allora non so pi&ugrave; se &egrave; solo la pioggia che scende gi&ugrave; sulla mia faccia.<br />Come suona bene il nome tuo con il rumore della pioggia. Il nome tuo sembra fatto apposta, sembra fatto per bagnarti la faccia, il collo, sembra quasi che il rumore dell'acqua mi dia il ritmo come tante mani che battono all'unisono, tre sillabe, tre. <br />Come suona bene il nome tuo sotto il rumore della pioggia.<br />Ascolta la mia voce, che anche stanotte, piove l&igrave;, sulle tue finestre.<br />E ad un certo punto, all'improvviso, &egrave; accaduto che &eacute; smesso di piovere.<br />Ed allora anch'io mi sono sdraiato sul letto. E mi sono spento.<br />Pace.<br><br>                                                                                 9 Luglio 2007<br /><br /><br />Quello che ho visto<br /><br />Ora ti dico una cosa.<br />Ti dico quello che ho visto.<br />Tu puoi anche non crederci, ma io, ieri sera, ho visto me e te.<br />Io ero l'uomo e tu la donna.<br />Ed eravamo l&igrave;, roba da non crederci, roba da cinema, roba da se lo racconti non ci si crede, ma noi, eravamo l&igrave;. Insieme.<br />E sai no, di cosa parlo? di una vita, roba da non crederci, parlo di una di quelle vite cos&igrave;, di quelle vite normali.<br />Non so se veramente riesci a capirlo, ma era una vita nostra.<br />Ed indovina chi era l'uomo? Eh gi&aacute;, tu eri la donna. Ah, e ci tengo a dirtelo, tu eri la pi&ugrave; bella. Ma proprio cos&igrave; bella del tipo roba da non crederci.<br />Ed io sta cosa qui l'ho vista proprio come fosse reale, io l'ho vista e pensa te, te sorridevi. Ma sorridevi e ridevi davvero. Un p&ograve; come del tipo che eri felice. Ma non felice per finta come prima, ma proprio felice un casino, felice tipo quelle cose che si vedono in televisione, insomma, quelle cose che ti piacciono a te, felice tipo che se lo racconti non ci si crede.<br />E poi ad un certo punto &egrave; successo che, mentre ero l&igrave;, mi sono anche guardato e mi sono visto, roba da non crederci, mi sono visto che guardavo te, che eri felice. E allora sai una cosa? Ero felice anch'io. Pensa te che ti sto a dire. <br />Ero felice. Roba da non crederci.<br />Ed insomma adesso che sono le due di notte mi sembrava un buon momento per parlare con te. Adesso che vago per la citt&agrave; in cerca della strada di casa, con l'aria che mi arriva sulla faccia, mi sembrava una buon momento per dirti quello che ho visto. Insomma roba del tipo che se stai a dormire, magari ti arriva qualcosa di questo che ti sto a raccontare, ti arriva l&igrave;, ti arriva tra un sogno e l'altro. Roba del tipo che a queste cose io, ci credo davvero.<br />E sai poi che altro? c'&eacute; che mi sarebbe piaciuto farti vedere anche a te quello che ho visto, perch&egrave; se l'avessi visto, saresti rimasta a bocc'aperta. E sai come ti saresti sentita? Come me in questo momento. Ecco come ti saresti sentita. Insomma roba del tipo che un p&ograve; male ci devi stare anche te.<br />E adesso ti dico anche un'altra cosa, sai cos'&egrave; che pi&ugrave; mi massacra? Che mentre sto qui a raccontarti quello che non hai mai neanche immaginato, io non so neanche dove cazzo sei.<br />Roba del tipo che non ci si crede.<br /><br />                                                                          3 Luglio 2007<br /><br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/280/Luglio-2007</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Giugno 2007</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/279/Giugno-2007</link>
            <description><![CDATA[<strong><br /><br />Goodbye<br /><br />...you touched my heart you touched my soul.<br />You changed my life and all my goals...<br><br>...I've kissed your lips and held your head.<br />Shared your dreams and shared your bed.<br />I know you well, I know your smell.<br />I've been addicted to you...<br /><br />...I am a dreamer but when I wake,<br />You can't break my spirit - it's my dreams you take.<br />And as you move on, remember me,<br />Remember us and all we used to be<br />I've seen you cry, I've seen you smile.<br />I've watched you sleeping for a while.<br />I'd be the father of your child.<br />I'd spend a lifetime with you.<br />I know your fears and you know mine.<br />We've had our doubts...<br><br>And I still hold your hand in mine...<br />...and I will bare my soul in time...<br><br>I'm so hollow, baby, I'm so hollow...<br><br>Goodbye my lover.<br />Goodbye my friend.<br />You have been the one.<br />You have been the one for me.<br /><br />                                                                        J.B.<br /><br />                                                                27 Giugno 2007<br /><br /><br />Posta<br /><br />Pensa te, io sto ancora qua.<br />Adesso prendo una mazza da baseball, c'hai presente no? prendo una mazza e faccio a pezzi tutto.<br />Non lascio niente, frantumo tutto, salvati quello che pi&ugrave; ti piace se vuoi, perch&egrave; il resto io, lo distruggo tutto.<br />E mentre disintegro tutto, io grido. <br />Mi chiudo dentro la stanza e grido, grido il mio nome, grido il tuo nome grido perch&egrave; il vento porti la voce lontano ma proprio un casino lontano da qui.<br />E poi mi sa che, mentre col bastone sbriciolo qualsiasi cosa, mentre grido cos&igrave; forte, ma proprio cos&igrave; forte, beh, mi sa che io mi metto anche a piangere.<br />Vi dispiace se piango?<br />No, perch&egrave;, per chi mi conosce, sa che devo farlo. E lo devo fare nello stesso momento in cui grido cos&igrave; forte, ma proprio cos&igrave; forte e, nello stesso momento in cui, con la mia mazza da baseball, spacco ogni cosa.<br />Eh si, perch&egrave; in qualche modo tutto questo che c'ho dentro lo devo far uscire. <br />E forse un p&ograve; con la voce ed un p&ograve; con le lacrime, riesco a buttarlo fuori.<br />E quando sono esausto, sfinito senza forze, con il cuore che mi scoppia, quando la voce &egrave; finita ed ho distrutto tutto, intendo dire il pullman, il lago il flaky il bosco la casa il pub la piazza le fermate le risate e te ed io e tutto il resto che ci rimane da ricordare, beh, quando non rimane pi&ugrave; niente da distruggere, mi siedo per terra in mezzo ai resti che ho lasciato e, sempre se non vi dispiace, finisco le lacrime che c'ho dentro.<br />Le finisco, le prendo, raccolgo tutto e infilo ogni cosa per benino, dentro una scatola.<br />Ci metto un indirizzo sopra, ci metto il tuo nome, anche se &egrave; lungo, ce lo metto tutto e poi spedisco sto pacco dove sai.<br />E quando c'hai tempo, tu, questa scatola, te la apri e con calma gli dai un'occhiata dentro.<br />Eccolo l&igrave;, tutto quello che &egrave; rimasto.<br />Mi raccomando adesso, conservatelo bene.<br />Tanto io sto ancora qua. E penso a te.<br /><br />                                                                            24 Giugno 2007<br /><br /><br />...colori verso te<br /><br />Me lo immagino cos&igrave;.<br />Tu sdraiati e chiudi gli occhi.<br />Ora te lo spiego come me lo immagino.<br />Me lo immagino l&igrave;, in piedi sul davanzale.<br />Che guarda gi&ugrave; e sorride. <br />Poi si piega, salto, si lancia. Verso l'alto, nel vuoto.<br />Ed incomincia. Pensa verso te.<br />E danza nell'aria come una foglia insieme al vento e gira e si rigira e piroetta e cade e poi risale e acrobata, si capovolge e plana. Gabbiano, lui. <br />E come una piuma che sembra cadere gi&ugrave;, un soffio la mano del vento e sulle punte danza, di nuovo verso l'alto.<br />E sopra i tetti delle case sorvola vola, attraversa la citt&agrave;, tra le antenne e il cielo, bella la luna ride e sorride mentre guarda gi&ugrave; e contento punta verso te.<br />Sei ancora sdraiata? Occhi chiusi. Ascolta.<br />Ti vede da lontano sei bella, pensa, quanto sei bella con gli occhi chiusi anche senza quei cieli azzurri.<br />Viaggia, come un acquilone senza filo e c'ha un cuore che porta dietro, &egrave; quello mio, e sogna i sogni miei per te.<br />E te li porta arriva eccolo &egrave; l&igrave;, sopra in alto se apri gli occhi lo vedi ma tu lasciali cos&igrave;. Lui adesso, guarda verso te.<br />Farfalla sopra di te, sorride e dagli occhi una lacrima scende gi&ugrave;, lenta. <br />Leggero, lui.<br />Si poggia, dolcemente l&igrave;. <br />Caldo, sulle tue labbra.<br /><br />                                                                                21 Giugno 2007<br /><br /><br /><br><br>Le mie parole<br /><br />Adesso dimmi te cosa ti devo dire.<br />Io non ce lho le parole.<br />Me le cerco in tasca, nellarmadio, da qualche parte devono essere, ma non ce lho.<br />Anche se le trovassi ste parole, non so neanche se te le voglio dire.<br />Mi metto a cercarle, magari le trovo sparse, le metto insieme e poi?<br />Vabb&egrave;, facciamo che te le dico ste parole, te le dico una dietro laltra se vuoi, cos&igrave; come un fiume, tutte addosso tutte insieme e non mi fermo fino a che non mi finisce il fiato fino a che non sento il cuore che fa  fatica te le butto l&agrave; fino a che la voce non si rompe cos&igrave; un fiume te le dico tutte prendile tutte quelle che mi escono e sono tante ma proprio un casino che non faccio in tempo a dirle tutte le ho trovate e guarda quante sono una dietro laltra scrivile rileggile ascoltale fanne quello che ti pare io te le dico cos&igrave; come mi vengono senza pensare un fiume che mi trascina mi trascina verso te e dimmi basta se no io continuo tutto quello che cho dentro sono queste parole le trovo te le dico le dico tutte le dico tutte a te.<br />Fanne quello che vuoi.<br />Ascoltale queste parole.<br />Quello a cui penso di pi&uacute;, &egrave; quando mi alzo la mattina e non c'&eacute; nessuna colazione da preparare. Nessun biglietto da lasciare in giro per casa.<br />Nessun pinguino nel frigo.<br />Eccole le mie parole.<br />E non me la prendo con nessuno per questo naufragio.<br />Succede e basta. <br />Si perde il controllo della nave, il capitano non c'&egrave; pi&ugrave;. E si va. Bam. Contro gli scogli. Dritti come saette.<br />Bam crash, chiamalo come cazzo ti pare. Si va gi&uacute;. E quando succede questo, o fai di tutto per salvare il culo, o sei fatto.<br />Che vuoi che ti dico, il vento ha cambiato direzione, cos&igrave;, all'improvviso e bam. Scogli.<br />E con chi me la posso prendere? Con nessuno. Proprio con nessuno.<br />Sono queste le mie parole.<br />Adesso possiamo anche stare qui a raccogliere i relitti, ma la nave non la tiri pi&ugrave; su. Quella &egrave; andata.<br />Puoi tenerti qualche pezzo, cos&igrave; per ricordo, ma la nave, quella che ti teneva su, &egrave; andata. A picco.<br />Sai come no? Questione di vento.<br />Cos&igrave; all'improvviso.<br />E con chi te la prendi? Il vento.<br />All'improvviso.<br />Ed io posso anche piangerci sui questi relitti, anzi lo faccio, ci piango, ma la nave, gi&ugrave;. A picco.<br />E guarda che il timone, l'hai lasciato te.<br />E quella ha preso il vento. La nave &egrave; andata.<br />Scogli.<br />Bam.<br />E adesso che vuoi?<br />Io non lo prendo pi&ugrave; il mare. Io adesso me ne sto a terra. Io non ci salgo con te sulla nave se il timone poi lo lasci andare.<br />Le mie parole.<br />Adesso dimmi te cosaltro ti devo dire.<br /><br />                                                                             18 Giugno 2007<br /><br /><br />Le nostre parole<br /><br />lo so che fra un'ora mi vieni a cercare <br />e magari...sei gi&agrave; per le scale<br />ti fermi mi guardi mi dici sto male<br />ma che male e male...<br><br>&egrave; che le nostre parole non sanno pi&ugrave; dove andare<br />certe volte vanno in giro da sole, ecco, perch&egrave; fanno male<br />oh come faccio a farti capire<br />a dire tutto senza dire niente senza farti soffrire<br><br>non aprire la bocca, non devi parlare<br />non era cos&igrave; che doveva finire<br><br>ma ti ricordi quella sera che...<br />com'era facile fare l'amore<br />com'era com'era l'amore<br><br>non eri tu che mi dicevi tutte quelle parole<br />che non capivi, non sapevi dov'eri e io chi ero, ah si io ero il sole<br />ne hai dette tante che qualcuna &egrave; rimasta li tra le lenzuola  <br /><br />                                                                                     L.C.<br /><br />                                                                               7 Giugno 2007<br /><br /><br />Tigli street<br /><br />Io &egrave; la seconda volta che ci resto secco.<br />C'ha il potere per farmi rimanere come uno che vede per la prima volta il mare.<br />E la cosa bella, &egrave; che mi fa sentire anche il rumore. Sar&agrave; che a me il mare piace.<br />E pure tanto. Soprattutto di notte. Ma questa &egrave; un'altra storia...<br />Ci resto secco, dicevo.<br />Ma che ne so, devo sentirmi lusingato? Devo? Non lo so.<br />Vabb&egrave;, io mi ci sento punto e basta.<br />Se leggesse, direbbe che sono cresciuto di 10 centimetri, direbbe. L'ha gi&agrave; fatto. Lo direbbe ancora. Ol&egrave;. Altri dieci.<br />Dai, uno gira in citt&agrave; con la macchina, dice una parola, si inventa quasi una via e poi succede proprio...parecchio direi.<br />Senti, io lo riscrivo. Sar&agrave; banale, ma lo devo dire ancora che c'ha qualcosa in pi&ugrave;.<br />Io c'ho avuto la fortuna di dire una parola e di parlarci. Se dovessi dire cos'&egrave; che mi piace, direi che &eacute;...terrestre. Ma anche questo da qualche parte l'ho gi&agrave; detto.<br />Guarda che se ci penso, certe emozioni che mi provoca, io non mi ricordo mica di averle sentite. Non mi ricordo di avere avuto emozioni da fatti e situazioni che non siano montati su pellicola e proiettati poi sul grande schermo. Cio&egrave; qui si tratta di emozioni che vengono dalla realt&agrave;. Che scaturiscono da situazioni terrestri create e vissute da ominidi terrestri. Non so se mi spiego.<br />Io l'abbraccerei. Non glielo dico mai perch&egrave; sarebbe da stronzi, ma spesso, se mi devo rifugiare da qualche parte, &egrave; li che corro. Con la mente, di sicuro.<br />E precisamente al punto preciso che va dall'ascensore alla porta di casa, che ne so, saranno una quindicina di passi, e poi all'istante che ti aspetta con gli occhioni tutto il resto e trac, braccia al collo.<br />Io li ci ritorno pi&ugrave; spesso di quanto ci si possa immaginare. Soprattutto in questo periodo. E' l'unico posto veramente sicuro. Trac. Braccia al collo. <br />Senti, io lo so che fa parte di un altro tempo.<br />Lo so che adesso il telefono vibra e c'&egrave; un altro numero. <br />E so anche che qualsiasi cosa adesso, ha un sapore che &egrave; molto pi&ugrave; simile all'acqua.<br />Ma &egrave; giusto che io lo ripeta almeno a me stesso.<br />E', e rimane la pi&ugrave; bella.<br />Ed io non ce l'ho altre parole. <br />Questa &egrave; una risposta. Chiaro, no?<br /> <br />                                                                                       6 Giugno 2007<br /><br><br><br />Dentro<br /><br />Oggi mi nascondo.<br />Sto qui. Niente rumore, niente.<br />C'hai presente il silenzio?<br />Quel silenzio proprio zittissimo, ce l'hai presente? Ecco, quello.<br />Io e lui stiamo qui. Insieme.<br />Niente rumore, niente.<br />No, perch&egrave;, l'hai visto il mondo che c'&egrave; fuori? Dico, l'hai visto?<br />Ecco, io quello, oggi lo lascio fuori.<br />Con tutto quello che c'ha dentro, il mondo dico.<br />E' pieno di tutto quello che io oggi non voglio. Fa paura. E' proprio pieno.<br />E allora, sai che si fa? Oggi si sta qui.<br />Mi nascondo. <br />Cos&igrave; nessuno mi vede e allora pu&ograve; darsi che oggi, solo per oggi, magari mi salvo.<br />Niente rumore, niente.<br />Forse oggi, dicevo, forse oggi, tutte quelle cose non mi vengono a trovare, tipo quei filmati, quelle foto, tutte quelle cose che mi passano per la mente.<br />C'hai presente quei sorrisi? Quegli sguardi, quegli odori? No, dico, ce l'hai presente? Si, ce l'hai presente.<br />Quei momenti in cui gli occhi ce l'avevi solo da una parte, quelli dove quando respiravi, l'altro respiro ce l'avevi addosso. E poi tutti quei posti, quella roba che c'hai ancora addosso. <br />Ecco, se oggi mi nascondo bene, forse queste cose non mi vengono a trovare.<br />Se me ne sto zitto, ma proprio zitto zitto, forse non mi trovano.<br />E allora zitto, io ci sto.<br />Niente rumore, niente.<br />Ma poi, mi chiedo, ma perch&egrave; mi vengono a cercare? Perch&egrave; non mi lasciano in pace? Perch&egrave; proprio a me? Quanto devo pagarla ancora?<br />Vabb&egrave;, se oggi sto in silenzio ce la faccio, solo per oggi ce la faccio. Forse.<br />Niente rumore, niente.<br />Dai, adesso spengo. Spengo e lascio tutto fuori. <br />Lo faccio un urlo? Si, vabb&egrave; lo faccio e poi spengo. <br />St'interruttore lo spengo.<br />Lo sapete che faccio? Oggi mi nascondo.<br />Niente rumore.<br />Niente.<br><br>                                                                                        4 Giugno 2007<br /><br /><br /><br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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        <item>
            <title>Maggio 2007</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/278/Maggio-2007</link>
            <description><![CDATA[<strong><br />Un'altra notte<br /><br />Ma da dove la prendo tutta questa rabbia?<br />Sembra sempre che passa. Che svuoto la mia riserva e finisce buttata l&agrave;, da qualche parte.<br />E poi invece faccio delle cose, che ne so, tipo sorridere o qualcosa del genere e allora vado in cantina, nella mia riserva, e la prendo con le mani e ce l'ho l&igrave;, tra le dita. La rabbia.<br />Ma dove la prendo? Ma quando finisce?<br />E allora mi viene voglia di gridare. Cazzo, ma proprio forte, fino a farmi del male.<br />E lo sai perch&egrave;? <br />Perch&egrave; mi accorgo che sta l&igrave;, ovunque mi giro, sta l&igrave;. Qualunque cosa tocco. Qualunque persona incontro. Sta l&igrave;.<br />Tra le parole, il sole, la gente, il mio computer, l'autobus, in macchina. <br />Tra i vestiti, appiccicata addosso. Come il sudore che ti bagna la fronte.<br />E quell'odore non va via. Ce l'ho addosso. Se chiudo gli occhi &egrave; un casino. <br />Sta sempre l&igrave;.<br />Ecco cos'&egrave; tutta sta rabbia. Ecco da dove viene.<br />Perch&egrave; te mica lo sai quello che c'ho dentro io. Ma te, dimmi, che ne sai di quello che c'ho dentro?<br />Stanotte, me la lavo via tutta, sta roba. Mi faccio piovere addosso, stanotte, e me la levo via, sta roba.<br />Chiudo gli occhi. E ci provo. A non pensarci.<br />Dobranoc.<br /><br />                                                                                    21 Maggio 2007<br /><br /><br />Curva a sinistra<br /><br />Ecco che succede a fare gli stronzi!<br />Uno se ne sta l&igrave;, tranquillo, e poi che succede?<br />Pensi. Ed il pensiero diventa solido.<br />Prendi, la prima, lasci la frizione, semaforo. Giri a sinistra.<br />Hai girato adesso non puoi pi&ugrave; fermarti adesso vai guardi dritto vai non pensi pi&ugrave; stupido devi sempre pensare vai la strada che scorre vai niente della testa niente di intelligente nella testa la gente le macchine sfrecciano dal finestrino hai girato adesso vai non ti fermi vai perch&egrave; cazzo non sei andato dritto hai girato a sinistra la strada &egrave; sbagliata lo sapevi dovevi andare dritto adesso vai vai senza niente nella testa vai e il cuore scoppia bello stronzo vai adesso un autobus poi le strisce vai mica puoi tornare indietro vai eccolo il semaforo, rosso.<br />E ti arriva addosso come un'onda. Di quelle belle grosse. E vai gi&ugrave;. Tu non c'avevi pensato. Vai gi&ugrave; come un muro di sabbia.<br />Vorresti gridarle contro e dirglielo AAAHHHH MA PERCHE' SEI COSI' TUTTO!!!!!<br />Ed invece stai zitto. Annuisci. Sorridi, ci provi, non ci riesci molto bene. Per&ograve; sorridi. Ci provi. E dentro ancora AAAHHHH MA PERCHE' SEI COSI' TUTTO!!!!! ma stavolta il cuore &egrave; scoppiato e sta venendo gi&ugrave; tutto. Come una grandine di quelle devastanti. Sta venendo gi&ugrave;. E non lo tieni. E' scoppiato. Non lo tieni.<br />La tocchi. Le prendi il viso tra le mani la baci. La prendi per i capelli e glielo dici, perch&egrave; sei cos&igrave; tutto, e l'accarezzi e gli respiri addosso poggi la testa su di lei e la baci. L'annusi la baci. L'odore la baci.<br />Ed invece, la guardi e basta.<br />Incredibile. La guardi e basta. Non dici niente. La guardi e i fotogrammi passano chi sei che fai dove vai chi c'&egrave; ti ricordi sai chi sono e adesso le tue mani le mie i tuoi occhi le parole i silenzi le urla gli aerei ma perch&egrave;?? <br />Ma perch&egrave;? Me lo spieghi perch&egrave;?<br />Io non lo so il perch&egrave;.<br />Io non lo so perch&egrave; ho girato a sinistra.<br />Scusami, ma stasera, voglio essere aria.<br /><br />                                                                               16 Maggio 2007<br /><br /><p align="left"><br />Meteo<br /><br /><br><br><p align="left">Sai a cosa pensavo?<br />Pensavo che non &egrave; mica facile.<br />Se ci pensi bene, niente &egrave; facile.<br />Dai, dimmene una. Una sola cosa che sia facile.<br />E' vero, da queste parti ha smesso di piovere. Ma il sole mica &egrave; uscito. <br />I nuvoloni se ne stanno sempre l&igrave;. Ogni tanto alzi la testa e li guardi. <br />E quelli, l&igrave;, immobili. <br />Pronti a ricominciare non appena ti distrai. <br />E poi c'&egrave; un vento terribile. Uno di quelli che ti spazza via. Tu ti copri. Sciarpa e cappello e vai. Ma quello ti spazza via lo stesso. Il vento, dico.<br />Hai mai provato a camminare con il vento contro? Fai fatica. <br />E con il vento che ti spinge da dietro? Fai fatica lo stesso. <br />In qualunque modo fai fatica a stare in piedi. Cavoli! Quando il vento ci si mette, &egrave; terribile.<br />Perch&egrave; non spazza via soltanto. Ma gira che ti rigira, ti (ri)butta addosso anche qualcosa.<br />E te che fai? Mica lo puoi schivare. Ti arriva e basta. Bam! Cos&igrave;. Addosso.<br />E allora te ne fai una ragione. E' inverno, dici. E aspetti. <br />Aspetti che st&ograve; sole prima o poi esca. Perch&egrave; esce no? Non &egrave; vero che esce?<br />No, perch&egrave; mica si pu&ograve; stare troppo tempo senza sole. Guarda che poi alla fine ci si muore. Senza il sole.<br />E pensa che casino poi, quando muori, mica puoi tornare indietro.<br />Sarebbe proprio una cazzata morire con il vento addosso.<br />E allora io buono buonino lo sai che faccio? Me ne sto qui. E aspetto. Senza far troppo rumore. Aspetto che st&ograve; inverno passi e che il sole si faccia vivo.<br />Perch&egrave; tanto, prima o poi esce no?<br />Mica ci si pu&ograve; stare troppo tempo, senza sole.<br /><br />                                                                             8 Maggio 2007 <br /><br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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        </item>
        <item>
            <title>Buc list</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/265/Buc-list</link>
            <description><![CDATA[<strong>In questa sezione ci sono alcuni dei libri che faranno parte (spero al pi&ugrave; presto) della mia biblioteca personale.Se a qualcuno venisse in mente di &quot;aiutarmi&quot; a riempire gli scaffali della mia libreria, io vi ringrazio anticipatamente!                                                              I titoli:      <br />&quot;Orrore sull'isola&quot;  Mo Hayder<br />&quot;Atletico minaccia Football club&quot; Marco Marsullo<br />&quot;Ruzzante&quot;  Dario Fo<br />&quot;Rock&quot;  Carl Hiaasen<br />&quot;Il sostituto&quot;  Brenna Yovanoff<br />&quot;Il paese dei Misteri Buffi&quot;  Dario Fo<br />&quot;Area 51&quot;  Annie Jacobsen<br />&quot;Metronomo&quot;  Lor&agrave;nt Deutsch&quot;La meccanica del cuore&quot;  Mathias Malzieu<br />&quot;Le intermittenze della morte&quot;  Jos&egrave; Saramago&quot;Estasi culinarie&quot;  Muriel Barbery<br />&quot;Mr. Jones e lo zoo della torre di Londra&quot;  Julia Stuart<br />&quot;Notte di Natale&quot;  Scrittori vari - edito da Einaudi<br />&quot;Nessuno si salva da solo&quot;  Margaret Mazzantini<br />&quot;Z la citt&agrave; perduta&quot;  David Grann<br />&quot;Il mondo dopo la fine del mondo&quot;  Nick Harkaway<br />&quot;Io sono Achille&quot;  David Malouf<br />&quot;L'acchiapparatti&quot;  Francesco Barbi<br />&quot;Viaggio al termine della notte&quot;  C&eacute;line<br />&quot;La Bibbia dei villani&quot;  Dario Fo<br />&quot;Gargoyle&quot;  Andrew Davidson<br />&quot;La ragazza dai piedi di vetro&quot;  Ali Shaw<br />&quot;Promemoria&quot;  Marco Travaglio<br />&quot;Strade morte&quot;  Williamo Burroughs<br />&quot;Sardinia Blues&quot;  Flavio Soriga<br />&quot;L'uomo nel quadro&quot;  Susan Hill<br />&quot;L'apocalisse rimandata&quot;  Dario Fo<br />&quot;Lezione sul cenacolo di Leonardo da Vinci&quot;  Dario Fo<br />&quot;Persi in un buon libro&quot;  Jasper Fforder<br />&quot;Senza santi in paradiso&quot;  Sylvie Testud&quot;I doni&quot;  Ursula K. Le Guin&quot;La voce del fuoco&quot;  Alan Moore<br />&quot;La lunga strada della vendetta&quot;  Joe R. Landsdale<br />&quot;Paragon Hotel&quot;  David Morrel<br />&quot;Dove &egrave; sempre notte&quot;  John Banville<br />&quot;Il valzer dell'orrore&quot;  Joe R. Landsdale<br />&quot;Il bugiardo&quot;  Stephen Fry<br />&quot;Rovine&quot;  Scott Smith<br />&quot;Remb&ograve;&quot;  Davide Enia<br />&quot;Ristorante al termine dell'universo&quot;  Douglas Adams<br />&quot;Testa di cane&quot;  Morten Ramsland&quot;Freddo nell'anima&quot;  Joe R. Landsdale<br />&quot;Il grande Bagarozy&quot;  Helmut Krausser<br />&quot;Un'ultima stagione da esordienti&quot;  Cristiano Cavina<br />&quot;L'inviato&quot;  Stephen Dando Collins&quot;Il bambino che non era vero&quot;  Keith Donohue<br />&quot;Nero&quot;      Oliver Pauvert&quot;In un tempo freddo e oscuro&quot;  Joe R. Landsdale&quot;I ragazzi di Anansi&quot;  Neil Gaiman&quot;Tutt'alpi&ugrave; muoio&quot;  Albinati &amp; Timi&quot;Il banchetto dei corvi&quot;  Gabriel Trujilo Muno&quot;Tutto in una notte&quot;  Tony Parsons&quot;Cicatrici&quot;  Gianluca Morozzi&quot;Troia&quot;  Gisbert Haefs&quot;Stanza 411&quot;  Simona Vinci&quot;Il luogo sacro&quot;  Henry Lincoln&quot;Shopgirl&quot; Steve Martin&quot;Tango masai - l'ultimo sultano&quot;   Maxence Fermine&quot;Il mago&quot;   C&eacute;sar Aira&quot;Il potere dei sogni&quot;   Luis Sepulveda&quot;Lista di sangue&quot;   P.N. Elrod&quot;Mele Bianche&quot;   Jonathan Carrol&quot;Zuppa di vetro&quot;   Jonathan Carrol&quot;Segreti misteri e bugie&quot;   Jean Jacques Bedu&quot;Cobra&quot;   Andrew Klavan<br />&quot;La storia sta per cominciare&quot;  E. Che Guevara (Illustrato)<br />&quot;L'eterna notte dei bosconero&quot;    Flavio Santi<br />&quot;L'albero di Halloween&quot;  R. Bradbury<br />&quot;Citt&agrave; perfetta&quot; Guglielmo Pispisa<br />&quot;Quattro gemelle indiavolate&quot; Tom Sharpe<br />Per cosa si uccide   Gianni Biondillo<br />Stessa ora stesso parco  Marjorie Leet Ford<br />L'arte della felicit&aacute;  Dalai Lama<br />Streghe guerriere Marion Zimmer Bradley<br />Il popolo dell'autunno Ray Bradbury<br />&quot;Ombre senza nome&quot;   Ignacio Padilla<br />&quot;D'acque dolci&quot;   Fabienne Kanor<br />&quot;Duel e altri racconti&quot;   R. Matheson     <br />&quot;La notte dell'oracolo&quot;  Paul Auster<br />&quot;Billard Blues&quot;   M. Fermine<br />Pappagalli verdi  Gino Strada<br />&quot;La dodicesima notte&quot;  W. Shakespeare edito da Einaudi&quot;Il mercante di Venezia&quot;    W. Shakespeare edito da Einaudi<br />Para&iacute;so Travel    Jorge Franco<br />Rester&ograve; in piedi e non avr&oacute; paura  Lola Lafon<br />Dio la benedica Mr. Rosewater K. Vonnegut<br />I figli della mezzanotte Salman Rusdhie&quot;Vangeli Apocrifi&quot; edito da Einaudi con prefazione di Dario F&ograve; </strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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            <title>...dalla Guinea</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/245/dalla-Guinea</link>
            <description><![CDATA[<strong><BR>Ammanettati giorno e notte in una cella di pochi metri quadri in condizioni disumane, oltre che privi di assistenza legale e medica, settanta detenuti rischiano di morire di fame e stenti in un carcere su unisola della Guinea Equatoriale. 
Lo ha denunciato nei giorni scorsi lorganizzazione per i diritti umani Amnesty International, che ha lanciato un appello affinch&eacute; ai prigionieri, tra i quali figurano alcuni detenuti politici e 11 implicati nel tentativo di golpe del marzo 2004, venga garantito il rispetto dei loro diritti fondamentali.
<BR>Alla fame. Da alcuni mesi, secondo Amnesty, ai settanta reclusi nel carcere di Black Beach sarebbe infatti stata ridotta al minimo la razione di cibo quotidiana. Se fino a dicembre dello scorso anno ricevevano una ciotola di riso al giorno, oggi i detenuti mangiano solo due tozzi di pane, e in alcune occasioni nulla. Chi li ha visti dice che sono in condizioni fisiche e psicologiche pietose, commenta da Londra Kolawole Olanyian, direttore del Programma Africa presso lorganizzazione. Non sappiamo perch&eacute; le autorit&agrave; carcerarie li trattino in questa maniera. Di certo si tratta di una grave violazione di diritti umani. Tra i presunti golpisti figurerebbero sei armeni e cinque sudafricani, ovvero una piccola parte di quei 70 mercenari fermati pi&ugrave; di un anno fa nellaeroporto di Harare, in Zimbabwe, da dove sembra stessero per partire su un volo carico di armi alla volta della Guinea Equatoriale per rovesciarne il governo. Un caso internazionale che ha coinvolto, tra gli altri, alcuni ex 007 britannici (Sas) e Mark Thatcher, figlio della celebre ex lady di ferro inglese.
Molti dei detenuti non hanno ricevuto un processo equo  continua Olanyian - consideriamo il governo della Guinea Equatoriale responsabile di tutto questo e chiediamo che consenta alle organizzazioni non governative internazionali di fare delle verifiche sul suo territorio.
&nbsp;
Un quarto di secolo di dittatura. Ma sono parole che rischiano di perdersi nel vento. Nella classifica dei Paesi che non rispettano i diritti umani lex colonia spagnola &egrave; tra gli ultimi in Africa. Il regime dittatoriale e repressivo di Teodoro Obiang Nguema, che sta per entrare nel suo ventiseiesimo anno al potere, tiene lontane le libert&agrave; civili, tra cui quelle despressione e di stampa. Nguema &egrave; il secondo capo di stato della Guinea Equatoriale dallindipendenza, ottenuta nel 1968. Suo zio, Francisco Macias, era diventato presidente a vita nel 1972, per poi essere assassinato dal nipote sette anni dopo. 
Da allora gli equatoguineani, come i togolesi sotto il defunto Eyadema, gli zairesi con Mobutu o gli ugandesi di Amin vivono nella paura di finire nel buio di qualche cella disolamento, o torturati, o uccisi. 
La carriera di Obiang Nguema da presidente &egrave; costellata di denunce, accuse, illeciti, violazioni, barbarie. Nel 1997 un suo ministro, Santos Pascal Bikomo viene arrestato a Madrid per traffico internazionale di droga. Dal carcere luomo scrive una lunga lettera pubblicata in seguito dal sito AfrolNews, in cui denuncia apertamente il presidente di essere il primo beneficiario, insieme alla sua famiglia, dei proventi della vendita di cocaina ed eroina. Ma &egrave; unaccusa che cade nel nulla.
Nel 1998 Amnesty International lo accusa di mandare lesercito a reprimere la popolazione Bubi, contro la quale &egrave; in atto una violenta discriminazione razziale. Lorganizzazione produce documenti e fotografie di persone torturate e incarcerate senza motivo e chiede alla Guinea Equatoriale di rispettare la Convenzione dellOnu per leliminazione di ogni forma di discriminazione razziale (articolo 14), di cui il Paese &egrave; firmatario. Ma nemmeno questo sembra incidere sulla figura del dittatore, che anzi si rafforza grazie alla scoperta di vasti giacimenti di oro nero nel proprio sottosuolo. 
&nbsp;
Oro nero e potere. La presenza di un petrolio alternativo a quello arabo ha contribuito a rendere la Guinea Equatoriale un Paese ambito dalle multinazionali e dalle diplomazie estere. Dopo aver chiuso la propria ambasciata nella capitale Malabo nel 1995, gli Stati Uniti hanno riallacciato i rapporti con Nguema &amp; Co. nel 2002, anche se in maniera pi&ugrave; soft, con lapertura di un ufficio diplomatico nel vicino Camerun. Solo un anno dopo il Paese &egrave; diventato il terzo pi&ugrave; grande destinatario di investimenti statunitensi in Africa, dopo Sudafrica e Nigeria. Questo ha fatto confluire soldi e potere nelle tasche della famiglia presidenziale, mentre la popolazione continua a vivere con meno di un dollaro al giorno. Una posizione economica favorevole che, secondo molti, potrebbe tenere lontano Nguema e la Guinea Equatoriale da quella famosa lista nera degli outpost of tyranny (avamposto della tirannia) in cui sono appena finiti Mugabe e lo Zimbabwe.
I settanta detenuti potrebbero dover attendere ancora a lungo.<BR><BR><BR>di: Pablo Trincia<BR>Fonte: <A href="http://www.peacereporter.it">www.peacereporter.it</A></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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            <title>S&amp;eacute;bastien Japrisot</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/243/Seacutebastien-Japrisot</link>
            <description><![CDATA[<strong><BR><BR><A href="http://www.nobile.ws/vis_dettaglio.php?primo_livello=menu&amp;id_livello=242&amp;id_livello_n=id2_n&amp;pagv=1">"Una lunga domenica di passioni" - 2004</A></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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            <title>'Una lunga domenica di passioni'</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/242/Una-lunga-domenica-di-passioni</link>
            <description><![CDATA[<strong><P><BR>FRONTE DELLA SOMME, GENNAIO 1917. Cinque soldati francesi condannati a morte dal tribunale militare vengono lasciati nella terra di nessuno fra le trincee, perch&eacute; siano massacrati dall'artiglieria tedesca. Tra loro c'&egrave; Manech, neppure vent'anni, accusato di essersi ferito volontariamente con l'intento di sfuggire alla guerra.<BR>CAP-BRETON, 1919. Mathilde, promessa sposa di Manech, risponde all'appello di uno sconosciuto che, moribondo, chiede di incontrarla. È Daniel Esperanza, l'ufficiale incaricato di abbandonare i condannati al loro tragico destino. Al suo capezzale Mathilde ascolta l'atroce racconto delle ultime ore del fidanzato, del quale non ha pi&ugrave; notizie da due anni. L'ufficiale, per&ograve;, non ha visto morire i condannati e la speranza che Manech sia sopravvissuto spinge Mathilde a indagare. È passato molto tempo, le testimonianze si contraddicono, le persone coinvolte vogliono dimenticare o fingono di non sapere, ma lei non si d&agrave; per vinta. In un turbinio di incontri, avventure e rivelazioni, Japrisot evoca con sapienza l'atmosfera degli anni in cui il jazz prende il posto del rombo dei cannoni e ci regala, con Mathilde, un'eroina indimenticabile, fragile e coraggiosa, dal fascino straordinario. <BR><BR>Un libro intenso.<BR>Una mescolanza di guerra e amore, di speranza e di passione. La storia &egrave; ben scritta, ottime le idee dell'autore.<BR>Bellissimo il personaggio di Mathilde.<BR></P>"C'erano una volta cinque soldati francesi che facevano la guerra, perch&eacute; cos&igrave; va il mondo. L'uno dietro l'altro, avanzando a fatica, andavano tutti e cinque verso le prime linee, con le braccia legate dietro la schiena. Uomini col fucile li conducevano di trincea in trincea verso il riverbero freddo della sera, oltre le barricate, oltre il cavallo morto e le casse di munizioni abbandonate. C'era molta neve, erano i primi giorni del primo mese del 1917..."<BR><BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; (da: "Una lunga domenica di passioni")<BR><BR>
<P>&nbsp;</P></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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            <title>...dall' Uzbekistan.</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/240/dall-Uzbekistan</link>
            <description><![CDATA[<strong><P><BR>Io mi perdo spesso nel campo perch&eacute; queste piante sono molto pi&ugrave; alte di me e cos&igrave; non vedo dove sono gli altri. Infatti &egrave; un buon posto per giocare a nascondino, senza farsi vedere dai guardiani, dice sorridendo con aria birbante Azamat Buronov, otto anni, prima di riprendere il suo lavoro tra i batuffoli di cotone. <BR>Otto anni anche la piccola Muazzam Israilova, che torna a scuola con il raccolto della giornata: un chilo di cotone. Veramente questo non lho raccolto io  confessa a bassa voce  me lo ha dato mio fratello di dodici anni. <BR>Se torniamo senza il cotone  interviene Dilshoda Valijnova, di un anno pi&ugrave; grande  la maestra si mette a urlare e ci punisce facendoci lavare i pavimenti, o dandoci brutti voti; o addirittura con lespulsione dalla scuola. <BR>Di solito ci troviamo davanti alla nostra scuola alle 8 del mattino  spiega Rukiya Mamajanova, undici anni  e poi andiamo nei campi a raccogliere cotone fino alle 3 del pomeriggio. Cos&igrave; portiamo a casa un po di cibo, quello che compriamo con le nostre paghe: io in due mesi di lavoro ho guadagnato 200 som (15 centesimi di euro, ndr). </P>
<P>&nbsp;Morire per due centesimi al giorno. In media ogni bambino riesce a raccogliere un chilo e mezzo, due chili di cotone al giorno, ricevendo in cambio 25 som al chilo (due centesimi di euro). Se va bene. Perch&eacute; spesso i bambini, per non pungersi con i bozzoli del cotone e data la loro bassa statura, raccolgono soprattutto il cotone caduto, mischiato a terra e foglie, per il quale ricevono ancora meno soldi. <BR>Ma per le autorit&agrave; locali, ossessionate dallobbligo di raggiungere le quote di produzione regionale imposte dal governo centrale, va bene lo stesso: basta che ci sia il peso. I responsabili locali che raccolgono meno del dovuto vengono puniti con il licenziamento. <BR>I bambini spesso si ammalano per il freddo, per la fatica e per lassenza digiene. Ma le autorit&agrave; non li mandano allospedale per non perdere forza lavoro. Cos&igrave;, capita che alcuni bimbi, dopo la stagione del raccolto, non tornino pi&ugrave; a scuola perch&eacute; sono morti di polmonite o di bronchite o per infezioni intestinali causate dallacqua che sono costretti a bere: acqua delle pozzanghere o quella sporca di terra e piena di vermi delle cisterne portate dallamministrazione, come racconta Saidmurad Kuchkarov, attivista di una locale associazione di difesa dei diritti umani. </P>
<P>Trattati come schiavi. Da quando &egrave; iniziato il raccolto, tre mesi fa - racconta Khafiza Kudratova, dieci anni  non mi sono mai potuta lavare. E anche il cibo non &egrave; un granch&eacute;: pane e t&egrave; per colazione e zuppa per pranzo. Mai carne. Spesso c&egrave; della pasta, ma quella dobbiamo pagarla con i nostri soldi. <BR>Lorganizzazione del lavoro &egrave; affidata dalle autorit&agrave; locali direttamente alle scuole, che chiudono durante la stagione del raccolto, trasformandosi in dormitori per i bambini-lavoratori, con i piccoli che dormono ammassati sul freddo pavimento. O, peggio, nei magazzini delle aziende agricole, solitamente senza finestre n&eacute; porte. <BR>Ovviamente non tutti i bambini uzbechi sono costretti a lavorare nei campi: i figli dei ricchi rimangono a casa perch&eacute; i genitori possono permettersi di comprare per 120 mila som (90 euro) un certificato medico falso che attesti la precaria salute dei loro bambini. </P>
<P>&nbsp;Quando la patria chiama. Per lUzbekistan, quinto produttore di cotone del mondo, l oro bianco costituisce la prima voce desportazione (45 per cento del totale) e frutta in media un miliardo di dollari allanno, che finisce in gran parte nelle casse del regime di Islam Karimov dato che lo Stato detiene il monopolio della produzione cotoniera. <BR>Il ricorso al lavoro minorile per la raccolta del cotone &egrave; una tradizione che risale allepoca sovietica. La legge uzbeca vieta il lavoro ai minori di quindici anni, ma in realt&agrave; lo Stato impone il lavoro nei campi ai bambini perch&eacute; senza la loro mano dopera a basso costo il raccolto non sarebbe possibile. <BR>In questi ultimi anni let&agrave; dei bambini reclutati si &egrave; notevolmente abbassata. Una volta venivano mandati nei campi bambini dai dodici anni in su. Invece da un po  dice Mahfuza, una signora che abita vicino a una scuola  vedo andare alla raccolta anche bimbi di dieci, otto, addirittura sette anni. <BR>Le autorit&agrave; negano categoricamente il ricorso al lavoro minorile, dicendo che si tratta di lavoro puramente volontario animato da spirito patriottico. I nostri bambini sono animati da un profondo senso del dovere verso la loro patria, e sono sempre pronti a dare il loro contributo per il bene del paese, spiega Ismat Achilov, vicesindaco della citt&agrave; di Karshi. Ma il governo uzbeco continua a rifiutarsi di firmare la convenzione internazionale contro il lavoro minorile. <BR><BR>di: Galima Bukharbaeva<BR>Fonte: www.peacereporter.it<BR></P></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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        <item>
            <title>...dal Sudan.</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/239/dal-Sudan</link>
            <description><![CDATA[<strong><BR>Genocidio, si diceva. Le Nazioni Unite continuano a negarne lesistenza, asserendo che si tratti di una serie di crimini di guerra e contro lumanit&agrave; i cui responsabili, membri del governo sudanese in primis, andrebbero giudicati dalla Corte Penale Internazionale. La stessa a cui gli Stati Uniti si oppongono, per paura di essere i primi a finire nel mirino dei giudici. <BR>Il Consiglio di Sicurezza dellOnu avrebbe invece avanzato lipotesi di sanzioni da imporre al governo sudanese, ma Russia e Cina, entrambe con forti interessi commerciali in Sudan, si sono opposte.<BR>Latteggiamento titubante della comunit&agrave; internazionale ricorda per&ograve; a tutti un fatto storico di cui, il 7 aprile scorso, si &egrave; celebrato il decennale della (non) memoria: il genocidio ruandese, una delle pagine pi&ugrave; nere della storia dellAfrica e delle Nazioni Unite, che restarono letteralmente a guardare mentre ottocentomila (c&egrave; chi dice un milione) tra tutsi e dissidenti hutu vennero macellati nel giro di soli cento giorni dai miliziani Interahamwe e dalla gendarmerie rwandaise. <BR>Allora, mentre a Kigali, Butare e Cyangugu bande di paramilitari rincorrevano per le strade donne, bambini e uomini tutsi per finirli a colpi darma da fuoco o di machete, lOnu ci mise svariate settimane a definire genocidio quello che stava accadendo in Ruanda. <BR>&nbsp;<BR>Dopo due anni di guerra civile, mentre il mondo decide sul da farsi, dal Darfur continuano a giungere notizie sporadiche e vaghe di bombardamenti, attacchi notturni e soprusi di ogni tipo. Ogni settimana la Sudanese Organisation Against Torture (Soat), invia ai pochi giornalisti stranieri iscritti alla sua newsletter elenchi di persone sparite, violentate, arrestate o uccise. <BR>I rapporti della principale organizzazione per la difesa dei diritti umani, Human Rights Watch, confermano la presenza di accampamenti disseminati nelle aree pi&ugrave; isolate del Darfur, dove le ragazze rapite nei villaggi verrebbero torturate e violentate dai janjaweed. <BR>Il numero dei morti si sarebbe assestato sui 70mila (una media di circa 100 al giorno), anche se &egrave; impossibile avere cifre esatte, visto che lintera regione, grande quanto la Francia, &egrave; pattugliata da soli 1400 soldati nigeriani e ruandesi dellUnione Africana e da qualche osservatore.<BR>&nbsp;<BR>Ma, come spesso accade nel corso delle guerre africane, la gravit&agrave; di questo conflitto non &egrave; data solo dal numero di vittime degli attacchi perpetrati da esercito e ribelli, quanto dallo sviluppo collaterale di una crisi umanitaria che le agenzie internazionali non riescono in alcun modo ad arginare. Come in Tanzania e nellallora Zaire migliaia di profughi ruandesi morirono per la diffusione di epidemie e la mancanza di cibo e farmaci, cos&igrave; nelle tendopoli del Ciad e del Sudan un numero incalcolabile di persone  soprattutto bambini &nbsp; muore perch&eacute; lacqua dei pozzi &egrave; inquinata e causa dissenteria e altre decine di infezioni la cui diffusione viene agevolata dalla denutrizione e dalla mancanza di igiene.<BR>&nbsp;<BR>I tentativi di dialogo tra ribelli del Darfur e governo sudanese sono stati finora caratterizzati da una serie di promesse mancate e insuccessi. Le parti in conflitto si sono incontrate una volta nella capitale etiope, Addis Abeba, e in pi&ugrave; occasioni nella capitale nigeriana, Abuja. <BR>Proprio il presidente nigeriano e capo dellUnione Africana, Olosegun Obasanjo, si &egrave; distinto come principale mediatore dei colloqui di pace, insistendo sulla necessit&agrave; di stabilire un temporaneo cessate-il-fuoco nelle regioni pi&ugrave; colpite dal conflitto, in modo da dare alle parti la possibilit&agrave; di parlarsi e agli operatori umanitari di intervenire in soccorso alla popolazione. <BR>Tuttavia nessuna tregua &egrave; stata finora rispettata. I bombardamenti continuano, gli attacchi pure, e cos&igrave; le numerose atrocit&agrave; commesse sia dal governo sudanese che dai ribelli.<BR>Il timore &egrave; che, per vedere risultati effettivi, gli abitanti del Darfur siano condannati ad una lunga attesa. Come quella alla quale sono stati costretti i loro connazionali del Sudan meridionale, reduci da una guerra durata ufficialmente ventuno anni  in verit&agrave; mezzo secolo  e conclusasi con due accordi di pace siglati nel maggio 2004 e nel gennaio 2005. <BR>La situazione &egrave; di estrema emergenza e necessita di un maggior impegno da parte della comunit&agrave; internazionale, che deve spingere il governo sudanese ad ammettere le proprie colpe e a favorire una massiccia operazione di peacekeeping. Ma non basta. Come molte altre zone dellAfrica, dellAsia e dellAmerica Latina, il Darfur non gode di una copertura mediatica adeguata, nonostante la grave crisi umanitaria che sta vivendo. LIraq, la crisi mediorientale o lo tsunami di turno tolgono spazio, immagini e importanza a una terra geopoliticamente meno strategica, dove &egrave; in corso una delle tante guerre tribali tra africani, la stessa affermazione con cui il governo di Khartoum minimizza 70mila morti, 200mila rifugiati e un milione e mezzo di sfollati.<BR><BR>di: Pablo Trincia<BR>Fonte: www.peacereporter.it<BR></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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        <item>
            <title>Una favola...di Rugby...</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/237/Una-favoladi-Rugby</link>
            <description><![CDATA[<strong><P><BR>Di: Alessandro Baricco<BR><BR>Se penso al rugby, penso a quando si era ragazzetti e si guardava la Domenica sportiva, ultima serale propaggine di felicita' prima della mannaia del lunedi' mattina. Tu stavi li', davanti al televisore, e per un'oretta buona te la cavavi ancora. Poi, inesorabilmente, si arrivava al fondo del barile e comparivano sullo schermo i risultati del rugby: li' capivi che era finita. Li' iniziava tutta la miseria del lunedi' e non c'era piu' niente da fare. Erano risultati strani, anche comici (50-12, cose cosi'), ma non c'era niente da ridere: avevano un retrogusto di tristezza da morirci su.</P><BR>
<P>In Italia e' cosi'. Il rugby e' uno sport caro a pochi, e incomprensibile ai piu'. Quando incontravi uno e ti diceva , pensavi sempre che ci fosse qualche dramma dietro, che so, il padre che faceva lo stopper ed era morto per una pallonata in testa: non ti viene da pensare che uno si scelga quello sport solo perche' gli piace. Con quei campi tutti spelacchiati e fangosi. Con quel pallone ubriaco che prende per il culo tutti. E certe facce, in campo, da aver paura. Fai fatica a capire.<BR>Tutto diventa improvvisamente chiarissimo quando lasci perdere l'Italia e finisci in uno di quei sei, sette Paesi in cui il rugby e' una passionaccia fottuta, e' uno sport bellissimo, perche' lo giocano da dio. La Francia, ad esempio. Parigi: magari proprio il giorno in cui ci arrivano, direttamente dall'altra parte del mondo, i piu' bravi del mondo: divisa tutta nera, maglietta della salute compresa: vengono dalla Nuova Zelanda, ma per tutti sono: gli All Blacks.</P><BR>
<P>Quel che e' successo e' che gli All Blacks se ne sono arrivati in Francia a fare qualche amichevole, cioe' a impartire qualche lezione. I francesi hanno messo su una doppia sfida: prima gara a Tolone, seconda a Parigi. Nulla in palio, ma non significa niente. E' gente orgogliosa, questa: non ti massacri su un campo da rugby per passare il tempo. O vinci o ti incazzi e basta. La cosa si e' vieppiu' complicata perche' nella prima sfida gli All Blacks se ne sono scesi in campo dimenticando che razza di mastini sono i francesi e a furia di far accademia se ne sono usciti dal campo con un bel 22-15 sulla groppa, cosa che si e' tradotta, dall'altra parte del mondo, sui giornali neozelandesi, in un lapidario commento: vergogna. I francesi, dalla loro, si sono fatti un bel bagno di gloria, trasudando orgoglio patrio da tutte le pagine dei giornali. Un'ubriacatura niente male. Cosi', quando sabato scorso, al Parco dei Principi, sono scesi in campo per la rivincita, non c'era un posto vuoto, nello stadio: e sul campo, quindici Blacks veramente incazzati, e quindici francesi che avevano smesso da una settimana di avere paura. Vero rugby, ho pensato: e sono andato a vedere.</P><BR>
<P>Che i veri eletti, per quello sport, siano i neozelandesi lo capisci anche solo a vederli. Eleganti, facce d'angelo (non proprio tutti ma quasi), andatura da animali da preda. Violenza e velocita': nati per quello. Il loro simbolo ha la maglia numero 11 ed e' ormai un mito planetario: Jonah Lomu. Vent'anni, pelle d'ebano: 196 centimetri d'altezza e 112 chili di peso che corrono come uno sprinter. Finche' e' fermo puoi ancora farci qualcosa. Ma se parte dopo tre passi e' gia' una palla di cannone che brucia l'erba e fa male solo a guardarla. Con l'aggravante che una palla di cannone non ragiona e non e' agile: lui si'. Scannerizza il campo, inquadra gli avversari, si tramuta in palla da flipper, se li beve come birilli e non si ferma fino a quando non e' arrivato in meta. Jonah Lomu: l'unica cosa umana che si avvicini a Obelix. Olomix.</P><BR>
<P>I francesi, loro, sono piu' umani. Nel senso che non sembrano degli dei scesi in terra, ma uomini che giocano a rugby. Facce da attaccabrighe pazzeschi: quelli che stanno al bar e quando tu entri dopo un po' ti si avvicinano e ti chiedono qualcosa, e tu capisci subito che sei fottuto, qualsiasi risposta tu possa inventare sara' un insulto, e via con la rissa. Quelli li'. Gente magari non elegantissima, ma tosta. Ce n'e' uno che si chiama Olivier Merle, e' nato a Montferrand, alto 2 metri, 125 chili, naso da pugile, occhi da contadino furbo: a furia di sudargli dietro, gli dei neozelandesi gli hanno affibbiato, supremo onore, il soprannome di "l'uomo e mezzo". Quello che fa il pilastro centrale del pacchetto di mischia e' una bestia micidiale che si chiama Califano (niente a che vedere col Califfo, naturalmente). Mascella piu' larga del cranio, collo da Tyson, 107 chili di pietra: ha un soprannome bellissimo: Massif Central. Lo vedi in azione, e suona perfetto. Insomma, gente tosta. Chiusi in uno stadio, con 50 mila francesi a ululare di rabbia, capisci che possono combinare di tutto. Tutta da giocare, pensi quando l'arbitro da' il fischio d'inizio.</P><BR>
<P>Gli antipasti sanno di Francia. Gli All Blacks piazzano un calcio da 3 punti ma al quinto minuto i francesi si aprono a ventaglio e mandano in meta il loro capitano, uno con un nome da chiesa: Sant'Andre'. Francia in vantaggio, stadio fuori di testa. In campo, una danza violenta che, ballata cosi', e' una meraviglia. Il rugby e' un gioco primario: portare una palla nel cuore del territorio nemico. Ma e' fondato su un principio assurdo, e meravigliosamente perverso: la palla la puoi passare solo all'indietro. Ne viene fuori un movimento paradossale, un continuo fare e disfare, con quella palla che vola continuamente all'indietro ma come una mosca chiusa in un treno in corsa: a furia di volare all'indietro arriva comunque alla stazione finale: un assurdo spettacolare. E poi: il rugby e' uno sport che respira. Te ne accorgi dopo un po', te lo fa capire il ritmico boato della folla, che va e viene come un'onda sulla spiaggia. Parte uno col suo pallone ovale sotto l'ascella e va a sbattere contro un muro umano. Groviglio laocoontico. La palla non la vedi neanche piu', sembra una rissa da paese e basta. Pubblico in silenzio. Indecifrabili i movimenti in campo. Il rugby inspira. Poi, da quel mucchio selvaggio, risbuca inopinatamente il pallone, per diventare istantaneamente saponetta volante: come in un raptus collettivo tutto diventa velocissimo, la mosca vola indietro ma avanti, il gioco si spalanca, il campo si apre, la gente strilla: il rugby espira. Altra mischia: inspirare. Altra saponetta che vola via: espirare. E cosi' via. Gli sport sono come la musica da ballo: hanno sempre un loro ritmo, sotterraneo, che e' la loro anima. Il rugby, ha un'anima bellissima.</P><BR>
<P>A furia di inspirare ed espirare, gli All Blacks si sono intanto masticati un bel fettone di partita: 20-5 dopo trentacinque minuti. I francesi tengono duro, ma e' una slavina continua quella che gli rotola addosso. I neozelandesi lavorano di clava e di coltello: guadagnano 3 metri qui, con la forza, e 20 la', con la velocita'. Massif Central perde colpi. L'uomo e mezzo morde ovunque ma non basta. Si smaglia, a poco a poco, la Francia, come il gomito di un golf. Rimane inchiodata a quei 5 punti mentre la Nuova Zelanda decolla a 30. Se c'era ancora un barlume di speranza si spegne al settantesimo minuto, quando arriva il numero che tutti, prima o poi, si aspettavano. Gli All Blacks provano a sfondare a destra, tornano indietro, ci riprovano a sinistra, niente da fare, la palla sparisce in un groviglio di gambe braccia teste, silenzio totale, sbuca la saponetta e vola tra due mani che non sono mani qualunque: Lomu. Lui. E' in posizione centrale, a una trentina di metri dalla linea di meta. Potrebbe aprire il gioco a sinistra, potrebbe aprirlo a destra. I francesi lo guardano negli occhi per capire. Quando capiscono e' troppo tardi. Ne' a destra ne' a sinistra, ma dritto in centro, senza passare la palla a nessuno, dritto fino alla fine. Ci provano in cinque a fermarlo, uno dopo l'altro, in quei 30 metri, buttandogli addosso i loro quasi 3 quintali di francesi che non ci stanno. Olomix evita i primi due come un ballerino, svelle il terzo, azzera con una manata il quarto e l'ultimo se lo porta, aggrappato addosso, fin oltre la linea di meta. 37-5: volevano una lezione, l'hanno avuta.</P><BR>
<P>Gli ultimi minuti sono sport d'altri tempi. Il punteggio (37-12) e' una cosa tipo un 4-1 calcistico. Chiunque altro lascerebbe perdere. E invece si scatena un'ultima feroce battaglia. I francesi non mollano e schiacciano gli All Blacks fino a due metri dalla linea di meta. Un niente. Due stupidi metri. Non costerebbe nulla agli dei neozelandesi concedere un orgasmo gratuito a milioni di francesi mollando quei due stupidi metri. Ma gli dei sono permalosi. E la storia di Tolone, mica l'hanno digerita. E allora non mollano di un centimetro, sembrano una diga mobile che sa sempre da dove arrivera' l'acqua. I francesi gli buttano addosso tutta la forza che e' loro rimasta. Due stupidissimi metri. Non e' piu' rugby che respira, e' rugby in apnea. Due metri. I francesi usciranno dal campo senza essere riusciti a farseli. Il giorno dopo, bellissimo titolo, a quattro colonne, sul giornale: "Sole nero sul Parc des Princes".<BR><BR>Fonte: <A href="http://www.oceanomare.com">www.oceanomare.com</A><BR></P></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/237/Una-favoladi-Rugby</guid>
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            <title>Capodanno 2005</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/230/Capodanno-2005</link>
            <description><![CDATA[<strong><BR>Tutte (o quasi)&nbsp;le foto del Capodanno 2005 a casa di Silvia.<BR>Per chi c'era. <BR>E per chi non c'era...<BR><BR><BR><BR><BR></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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            <title>Senza sangue 2002</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/227/Senza-sangue-2002</link>
            <description><![CDATA[<strong><P>"Senza sangue", Rizzoli 2002 <BR><BR>Nella campagna la vecchia fattoria di Mato Rujo dimorava cieca, scolpita in nero contro la luce della sera.<BR>L'unica macchia nel profilo svuotato della pianura.</P>
<P>I quattro uomini arrivarono su una vecchia Mercedes. La strada era scavata e secca-strada povera di campagna.<BR>Dalla fattoria Manuel Roca li vide.<BR></P><BR>
<P>Si avvicin&ograve; alla finestra. Prima vide lac olona di polvere alzarsi sul profilo del mais. Poi sent&igrave; il rumore del motore.<BR>Nessuno aveva pi&ugrave; macchine, da quelle parti. Manuel Roca lo sapeva.<BR>Vide la Mercedes spuntare lontano e poi scomparire dietro ad un filare di querce. Poi non guard&ograve; pi&ugrave;.<BR></P><BR>
<P>Torn&ograve; verso tavola e pos&ograve; la mano sulla testa della figlia.<BR>Alzati, le disse. Prese una chiave dalla tasca, la appoggi&ograve; sul tavolo e fece un cenno col capo al figlio.<BR>Subito, disse il figlio.<BR>Erano bambini, due bambini.<BR></P><BR>
<P>Un'altra storia di Baricco che ha inizio tanto tempo fa in una qualche parte del mondo, e che ha fine in uno spazio molto vicino a noi.<BR>Sono le emozioni a parlare. Guidate da quei fatti che successero tanto tempo prima.<BR>Ancora un libro che vale la pena di leggere. E rileggere.<BR></P></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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            <title>Next 2000</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/225/Next-2000</link>
            <description><![CDATA[<strong><P>"Next",Feltrinelli 2002 <BR><BR>Piccolo libro sulla globalizzazione e sul mondo che verr&agrave;.<BR>Sar&agrave; infine globalizzazione?<BR>Alessandro Baricco parte da qui. E si interroga conla semplicit&agrave; che esigono i fenomeni pi&ugrave; complessi.<BR>Cosa intendiamo con globalizzazione? E' solo uno slogan? E' un paradiso inevitabile o un inferno annunciato?<BR>E' come l'illuminismo o cme la rivoluzione industriale?<BR>Mette in circolo idee che mutano il corso degli eventi o produce eventi che mutano il nostro modo di pensare?<BR>Baricco mette allal prova definizioni incerte, esemplifica, immagina, racconta, e via via sgomitola un filo di pensieri che<BR>ci riportano l&igrave;. <BR>Al "problema che ci riguarda tutti".</P><BR>
<P>Un testo, che nonostante la tematica che presenta,&nbsp;non prende&nbsp;troppe posizioni di parte.<BR>Ci aiuta a pensare. Senza troppo impegno.<BR></P></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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            <title>&amp;quot;Seta&amp;quot;</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/220/quotSetaquot</link>
            <description><![CDATA[<strong>"Seta", Rizzoli 1996 <BR><BR>Questo non &egrave; un romanzo. E neppure un racconto. Questa &egrave; una storia.<BR>Inizia con un uomo che attraversa il mondo e finisce con un lago che se ne sta l&igrave;, in una giornta di vento.<BR>L'uomo si chiama Herv&egrave; Jancour. Il lago non si sa.<BR>Si potrebbe dire che &egrave; una storia d'amore. Ma se fosse soltanto quello non sarebbe valsa la pena di raccontarla.<BR>Forse &egrave; meglio chiarire che si tratta di una storia ottocentesca: giusto perch&egrave; nessuno si aspetti aerei, lavatrici e psicanalisti. Non ci sono.<BR>
<P>In questo romanzo si viaggia. Molto.<BR>E si incontrano personaggi splendidi. Ognuno di loro porta dentro qualcosa.<BR>Vale la pena di andarli a conoscere.</P><BR>
<P>"...il tuo corpo per me, la tua pelle,<BR>chiudi gli occhi, <BR>e accar&eacute;zzati, ti prego,<BR>non aprire gli occhi se puoi,<BR>e accar&eacute;zzati,<BR>sono cos&igrave; belle le tue mani,<BR>le ho sognate tante volte adesso le voglio vedere,<BR>mi piace vederle sulla tua pelle,<BR>cos&igrave;, ti prego continua, non aprire gli occhi,<BR>io sono qui, nessuno ci pu&ograve; vedere e io sono vicina a te,<BR>accar&eacute;zzati signore amato mio,<BR>accarezza il tuo sesso, ti prego, piano,<BR>&egrave; bella la tua mano sul tuo sesso, non smettere,<BR>a me piace guardarla e guardarti, signore amato mio,<BR>non aprire gli occhi, non ancora,<BR>non devi aver paura son vicina a te, mi senti?<BR>sono qui, ti posso sfiorare, &egrave; seta questa, la senti?<BR>&egrave; la seta del mio vestito, non aprire gli occhi e avrai la mia pelle,<BR>avrai le mie labbra, quando ti toccher&ograve; per la prima volta<BR>sar&agrave; con le mie labbra,<BR>tu non saprai dove, ad un certo punto sentirai il calore delle mie labbra, addosso,<BR>non puoi sapere dove se non apri gli occhi, non aprirli,<BR>sentirai la mia bocca dove non sai, d'improvviso,<BR>forse sar&agrave; nei tuoi occhi,<BR>appogger&ograve; la mia bocca sulle palpebre e le ciglia,<BR>sentirai il calore entrare nella tua testa,<BR>e le mie labbra nei tuoi occhi, dentro,<BR>o forse sar&agrave; sul tuo sesso,<BR>appogger&ograve; le mie labbra, laggi&ugrave;,<BR>e le schiuder&ograve; scendendo a poco a poco,<BR>lascer&ograve; che il tuo sesso socchiuda la mia bocca,<BR>entrando tra le mie labbra, e spingendo la mia lingua,<BR>la mia saliva scender&agrave; lungo la tua pelle fin nella tua mano,<BR>il mio bacio e la tua mano,<BR>uno dentro l'altra, <BR>sul tuo sesso,<BR>finch&egrave; alla fine ti bacer&ograve; sul cuore, perch&egrave; ti voglio..."<BR>&nbsp;<BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; (Da "Seta" di&nbsp;A. Baricco)</P></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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            <title>'Novecento', Feltrinelli 1994</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/218/Novecento-Feltrinelli-1994</link>
            <description><![CDATA[<strong><P>"Novecento", Feltrinelli 1994 <BR><BR>Il Virginian ear un piroscafo.<BR>Negli anni tra le due guerre faceva la spola tra Europa e America, con il suo carico di migliardari, di emigranti e di gente qualsiasi.<BR>Dicono che sul Virginian si esibisse ogni sera un pianista straordinario, dalla tecnica strabiliante, capace di suonare<BR>una musica mai sentita prima, meravigliosa.<BR>Dicono che la sua storia fosse pazzesca, che fosse nato su quella nave e che da l&igrave; non fosse mai sceso.<BR>Dicono che nessuno sapesse il perch&egrave;.</P>
<P>In forma di monologo, il primo testo teatrale di Alessandro Baricco, scritto per un grande attore, Eugenio Allegri, ed un abravissimo regista, Gabriele Vacis,<BR>che hanno portato il Virginian nei migliori teatri italiani.</P>
<P>Da questo monologo, Gabriele Salvatores ha poi tratto il film "La leggenda del pianista sull'oceano", con una grande interpretazione di Tim Roth nella parte del <BR>protagonista T.D. Lemon Novecento.</P>
<P>Un testo questo, che non pu&ograve; mancare nella biblioteca personale se si vuole imparare a conoscere la scrittura di Baricco.<BR>Pagine ricche di poesia sapientemente dosata, tra ironia e sentimenti.<BR></P></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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        </item>
        <item>
            <title>Novecento, Feltrinelli 1994</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/217/Novecento-Feltrinelli-1994</link>
            <description><![CDATA[<strong><P>&nbsp;</P></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/217/Novecento-Feltrinelli-1994</guid>
        </item>
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            <title>'Oceano Mare', Rizzoli 1993</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/216/Oceano-Mare-Rizzoli-1993</link>
            <description><![CDATA[<strong><P>"Oceano Mare", Rizzoli 1993 <BR><BR>Molti anni fa, nel mezzo di qualche oceano, una fregata della marina francese fece naufragio.<BR>Centoquarantasette uomini cercarono di salvarsi salendo su un enorme zattera e affidandosi al mare.<BR>Un orrore che dur&ograve; giorni e giorni.<BR>Un formidabile palcoscenico su cui si esibirono la peggior ferocia e la pi&ugrave; dolce piet&agrave;.<BR>Molti anni fa, sulla riva di un qualche oceano, arriv&ograve; un uomo. L'aveva portato l&igrave; una promessa.<BR>La locanda in cui si ferm&ograve; si chiamava Almayer. <BR>Sette stanze. Degli strani bambini, un pittore, una donna bellissima, un professore dal nome strano, un uomo misterioso, una ragazza che non oleva morire, un prete buffo.<BR>Tutti l&igrave;, a cercare qualcosa, in bilico sull'oceano.<BR>Molti anni fa, questi e altri destini incontrarono il mare e ne tornarono segnati. Questo libro li racconta perch&egrave;, ad ascoltarli, si sente la voce del mare.</P>
<P>Oceano mare &egrave; il secondo romanzo di Alessandro Baricco, forse, a mio giudizio, il primo della lista.<BR>Fa sorridere, colpisce, coinvolge.</P>
<P><BR>- Ogni tanto mi chiedo cosa mai stiamo aspettando.<BR>Silenzio.<BR>- Che sia troppo tardi, madame.<BR></P></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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        </item>
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            <title>Castelli di rabbia</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/214/Castelli-di-rabbia</link>
            <description><![CDATA[<strong>"Castelli di rabbia", Rizzoli 1991 - Tascabili Bompiani 1994 <BR><BR>Castelli di Rabbia &egrave; il primo romanzo di Baricco.<BR>In un angolo d'europa dell'Ottocento, in una cittadina immaginaria, ma verosimile, un pullulare d storia e storie: i sogni del signor Rail e le labbra delle asignora RAil;<BR>la favola dei primi treni; un uomo che sente l'infinito; un bambino che si porta ddosso il suo destino; la magia del Crystal Palace; la singolare<BR>vita dell'architetto Hector Horeau.<BR>E poi l'uomo che assiste alla vendita dei suoi beni; quello che uccide per stanchezz; quello che mor&igrave; per meraviglia e altri ancora.<BR>Una partitura stilistica fatta di virtuosismo e intelligenza, sensualit&agrave; struggente, dolente litania. </strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/214/Castelli-di-rabbia</guid>
        </item>
        <item>
            <title>ALESSANDRO BARRICO</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/212/ALESSANDRO-BARRICO</link>
            <description><![CDATA[<strong><P>Scrittore tra i pi&ugrave; conosciuti e amati dai lettori di narrativa in Italia, Alessandro Baricco &egrave; nato a Torino il 25 gennaio 1958. <BR>Dopo la laurea in filosofia&nbsp;e il diploma in pianoforte al Conservatorio, lavora qualche anno come copy writer in agenzie di pubblicit&agrave; e si dedica a studi di critica musicale, pubblicando un saggio sull'opera rossiniana Il genio in fuga (1988) e uno sui rapporti tra musica e modernit&agrave; L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin (1992); esordisce in ambito giornalistico come critico musicale de La Repubblica e poi come editorialista culturale de La Stampa.<BR><BR>Nel 1991 esordisce con il romanzo <A href="http://www.nobile.ws/nuovo2/vis_dettaglio.php?primo_livello=CARATTERISTICHE&amp;id_prodo=74&amp;id_cat=54&amp;id_livel=56">Castelli di rabbia</A>, che vince il Premio Campiello e il Prix M&eacute;decis &eacute;tranger 1995.<BR>Nel 1993 pubblica <A href="http://www.nobile.ws/nuovo2/vis_dettaglio.php?primo_livello=caratteristiche&amp;id_prodo=75&amp;id_cat=55&amp;id_livel=56">Oceano mare </A>che vince il Premio Viareggio, a cui segue nel 1994 <A href="http://www.nobile.ws/nuovo2/vis_dettaglio.php?primo_livello=caratteristiche&amp;id_prodo=76&amp;id_cat=56&amp;id_livel=56">Novecento</A>. Un monologo, un racconto da cui sono stati tratti un lavoro teatrale (con Eugenio Allegri e la regia di Gabriele Vacis a partire dal 1994, e con Arnaldo Fo&agrave; in un nuovo allestimento nel 2003) e un film ("La leggenda del pianista sull'oceano", di Giuseppe Tornatore). <BR><BR>Nel 1995 raccoglie poi in Barnum. Cronache dal Grande Show i suoi articoli, dal nome della rubrica che ogni mercoled&igrave; Baricco curava nelle pagine culturali del quotidiano torinese La Stampa; nel 1998 viene pubblicato anche Barnum 2. Altre cronache dal Grande Show in cui sono raccolti gli articoli frutto della collaborazione con La Repubblica. <BR><BR>Intanto mette a punto un nuovo progetto ambizioso, quello di portare in scena, a teatro, dei "pezzi di mondo" tratti dalla musica, dalla letteratura, dalla lirica: lo spettacolo, Totem. Letture, suoni, lezioni, vede la partecipazione di Eugenio Allegri, Gabriele Vacis, Stefania Rocca e Lella Costa. Lo spettacolo, assolutamente innovativo, verr&agrave; registrato e mandato in prima serata su RaiDue nel dicembre del 1998, e continuer&agrave; con successo la sua tourn&eacute;e attraverso l'Italia fino ad agosto 2001. Dello spettacolo sar&agrave; pubblicato un libro (edizioni Fandango Libri) e due VHS (BUR - Rizzoli).<BR><BR>Nel 1994 fonda&nbsp; insieme a un gruppo di amici una scuola di tecniche della narrazione "la Scuola Holden", nella quale tuttora insegna, e nel 1996 scrive un testo teatrale, Davila Roa (mai pubblicato), che va in scena l'anno seguente al teatro Argentina di Roma, per la regia di Luca Ronconi.<BR><BR>Nel 1999 pubblica <A href="http://www.nobile.ws/nuovo2/vis_dettaglio.php?primo_livello=caratteristiche&amp;id_prodo=78&amp;id_cat=58&amp;id_livel=56&amp;pagv=1">City</A>, il primo romanzo italiano ad essere "pubblicizzato" esclusivamente in rete. Nel febbraio 2002&nbsp;pubblica <A href="http://www.nobile.ws/nuovo2/vis_dettaglio.php?primo_livello=caratteristiche&amp;id_prodo=79&amp;id_cat=59&amp;id_livel=56&amp;pagv=1">Next</A>, un breve saggio dedicato al tema della globalizzazione.<BR>Il 28 agosto 2002 esce <A href="http://www.nobile.ws/nuovo2/vis_dettaglio.php?primo_livello=caratteristiche&amp;id_prodo=80&amp;id_cat=60&amp;id_livel=56&amp;pagv=1">Senza Sangue</A>, un breve racconto-romanzo sulla guerra e la vendetta. <BR><BR>Ad Aprile 2003 Dino Audino Editore pubblica Partita Spagnola, una sceneggiatura scritta da Baricco nel 1987 a quattro mani con Lucia Moisio, sulla storia di Farinelli, la voce bianca del '700.<BR>A Giugno 2003 esce il cofanetto Totem. L'ultima tourn&eacute;e, che comprende un film su Totem girato da Lucia Moisio durante l'ultima tourn&eacute;e dello spettacolo in giro per l'Italia (2001). <BR><BR>I suoi libri che consiglio di non perdere:<BR><BR><A href="http://www.nobile.ws/nuovo2/vis_dettaglio.php?primo_livello=CARATTERISTICHE&amp;id_prodo=74&amp;id_cat=54&amp;id_livel=56">"Castelli di Rabbia" - 1991<BR></A><A href="http://www.nobile.ws/nuovo2/vis_dettaglio.php?primo_livello=caratteristiche&amp;id_prodo=75&amp;id_cat=55&amp;id_livel=56">"Oceano Mare" - 1993<BR></A><A href="http://www.nobile.ws/nuovo2/vis_dettaglio.php?primo_livello=caratteristiche&amp;id_prodo=76&amp;id_cat=56&amp;id_livel=56">"Novecento" - 1994<BR></A><A href="http://www.nobile.ws/nuovo2/vis_dettaglio.php?primo_livello=caratteristiche&amp;id_prodo=77&amp;id_cat=57&amp;id_livel=56">"Seta" - 1996</A><BR><A href="http://www.nobile.ws/nuovo2/vis_dettaglio.php?primo_livello=caratteristiche&amp;id_prodo=78&amp;id_cat=58&amp;id_livel=56&amp;pagv=1">"City" - 1999<BR></A><A href="http://www.nobile.ws/nuovo2/vis_dettaglio.php?primo_livello=caratteristiche&amp;id_prodo=79&amp;id_cat=59&amp;id_livel=56&amp;pagv=1">"Next" - 2002</A><BR><A href="http://www.nobile.ws/nuovo2/vis_dettaglio.php?primo_livello=caratteristiche&amp;id_prodo=80&amp;id_cat=60&amp;id_livel=56&amp;pagv=1">"Senza sangue" - 2002</A></P></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/212/ALESSANDRO-BARRICO</guid>
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            <title>Gianni Nobile</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/209/Gianni-Nobile</link>
            <description><![CDATA[<strong>Formazione artistica<BR>1993 - 94 Primo anno corso "Teatro Base" presso lAssociazione Culturale Controchiave. Insegnante: Cristiano Vaccaro.<BR>Corso di Operatore Televisivo e Montatore RVM presso Regione Lazio.<BR>1994 - 95 Secondo anno corso "Teatro Avanzato" presso lAssociazione Culturale Controchiave. Insegnante: Mauro Pini.<BR>1995 - 96 Laboratorio teatrale sullimprovvisazione. Insegnante: Mauro Pini. <BR>Studio Chitarra Classica presso la scuola di musica "Musica viva". Insegnante: Fabrizio Fiori. <BR>1997 - 98 Laboratorio di analisi del testo. Insegnante: Riccardo De Torrebruna.<BR>Laboratorio di drammaturgia. Insegnante: Guido Rossi<BR><BR>Esperienze professionali<BR>1994 "Smettila di stare a guardare" produzione Ass. Controchiave, regia Glauco Gaia.<BR>1995 "Processo a Ges&ugrave;" di D. Fabbri. Teatro Anfitrione. Produzione Ass. Controchiave, regia Francesco Turi.<BR>Monologo tratto da "Le Relazioni Pericolose" C. De Laclois. Produzione Ass. Controchiave, adattamento M. Pini.<BR>Monologo tratto da "Delitti Esemplari" di M. Aub. Produzione Ass. Controchiave, adattamento M. Pini.<BR>1996 "Cronache del dopo bomba" tratto da "Lalligazione" e "Tremila formiche rosse" di L. Ferlinghetti. Produzione Ass. Controchiave, regia Francesco Turi.<BR>1997 Regia ed adattamento teatrale di "Universi Paralleli". Tratto da racconti di D. Buzzati. Produzione Ass. Controchiave.<BR>1998 "Il linguaggio della montagna" di H. Pinter. Produzione Ass. Controchiave, adattamento Massimo Cardinali.<BR>1998 "Universi Paralleli" tratto da racconti di D. Buzzati, realizzato con l'ass. <A href="http://www.raabe.it/">Raabe </A>a La Villetta di Garbatella.<BR>1999 <A href="http://digilander.libero.it/raabe/gabbieloc.htm">"Gabbie"</A> intersecazioni vocali liberamente tratti da testi di Giorgio Manganelli</strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/209/Gianni-Nobile</guid>
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            <title>'Quattro amici'</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/206/Quattro-amici</link>
            <description><![CDATA[<strong>Cosa spinge quattro amici ad abbandonare i loro impegni quotidiani e le loro famiglie per un po per dedicarsi anima e corpo ad un viaggio senza meta, non organizzato, a bordo di uno scalcinatissimo furgoncino gi&agrave; mezzo di trasporto di una ditta di formaggi? Difficile da capire. Probabilmente alla base di tutto c&egrave; una persistente voglia di non crescere, di non affrontare un impegnativa normalit&agrave;, meno divertente certo di uneterna, inquieta adolescenza fatta di eccessi e di decisioni istintive e gaudenti. Solo, che racconta le avventure del quartetto, &egrave; perennemente in ambasce perch&eacute; soffre di complessi di inferiorit&agrave; nei confronti dei genitori, entrambi illustri critici; Blas, perennemente in sovrappeso, si illude di conquistare donne che in realt&agrave; lo considerano solo una spalla su cui piangere; Claudio, donnaiolo riconosciuto del gruppo, mette continuamente alla prova il suo virile fascino; Raul, lunico sposato, con due figli gemelli ed una moglie abilissima nellinfliggergli tremendi complessi, &egrave; diviso tra la voglia di godersi la vita e lattaccamento alla sua famigliola. Tutti hanno necessit&agrave; di evadere, nessuno probabilmente avrebbe davvero voglia di ritornare alla normalit&agrave;, magari il viaggio durasse una vita! Trueba, con la consueta eleganza ed il solito humour sdrammatizzante (ma non troppo..) qui va ad indagare lanimo umano di insofferenti e sempre troppo reattivi giovanottoni a caccia di avventure che non ne vogliono proprio sapere di mettere la testa a partito.<BR>La lettura &egrave; divertente, la storia intriga, il ritmo &egrave; pi&ugrave; che buono. Si pu&ograve; riflettere sorridendo pi&ugrave; o meno amaro... <BR>Un testo che ricorda i momenti vissuti.<BR>Ci si riconosce un p&ograve; in ogni personaggio. <BR>Non lo perderei... <BR><BR><BR>"La giovinezza finisce quando il tuo giocatore preferito ha meno anni di te."<BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; (da "Quattro amici")<BR></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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            <title>&amp;quot;In via del tutto eccezionale&amp;quot;</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/205/quotIn-via-del-tutto-eccezionalequot</link>
            <description><![CDATA[<strong><P>Arruza, un bibliofilo dall'aspetto ottocentesco, &egrave; il proprietario della libreria antiquaria El Globo.<BR>Nella sua libreria si incontrano ogni sera un piccolo gruppo di amici e di clienti assidui che passano le loro nottate<BR>inventando delle storie.<BR>I racconti, come nel mondo delle fiabe orientali, si confondono e si contaminano continuamente tra loro ogni volta<BR>che un nuovo narratore prende la parola.<BR>Nelle pagine del libro sfila il variopintogruppo di personaggi, luoghi ed oggetti che si mischiano tra loro e saltano<BR>da una storia all'altra creando un racconto dai colori caleidoscopici.<BR>I labili confini tra realt&agrave; e finzione , svaniscono totalmente quando i personaggi nati dalla fantasia dei narratori,<BR>&nbsp;Li Catay, un automa cinese, il mago Chabbab e Michel Hennart, un europeo che gira il mondo su un tappeto volante, econo dalla loro condizione di protagonisti dei racconti per invadere<BR>la realt&agrave; e trasformare i narratoriumani in creature fantastiche.<BR><BR>Un'opera di geniale fantasia dell'autore che ci porta magistralmente in dimensioni fantasticamente reali e realmente fantastiche.<BR>Si perde davvero il senso della realt&agrave; ed &egrave; ad un certo punto diventa parte del gioco interpretare i ruoli dei personaggi.<BR>Per gli amanti del genere, &egrave; assolutamente da leggere.<BR><BR><BR>"La libreria antiquaria El Globo aveva l'odore di un galeone di carta e di inchiostro defunto. I volumi si allineavano nei suoi scaffali come naufraghi messi ad asciugare, e tutto sembrava emanare l'umidit&agrave; delle lettere ammuffite.<BR>Arruza, il libraio, si aggirava in questa atmosfera da cambusa con un pastrano di lana, maltrattando il suo astigmatismo con la lettura dei dorsi, a cui avvicinava il suo naso adunco come se volesse verificare lo stato di decomposizione dei volumi.<BR>Proprio mentre Arruza maneggiava un vecchio compendio di grammatica, si apr&igrave; la porta.<BR>- Le &egrave; arrivato niente?<BR>Ignacio Junquera collezionava qualsiasi cianfrusaglia rilegata in pergamena, al punto che la sua biblioteca non solo aveva acquisito il tanfo della carta agonizzante, ma anche quello proprio della bottega di un conciatore.<BR>- Questa settimana pu&ograve; darsi che mi arrivi un lotto. Da un convento.<BR>Junquera alz&ograve; le spalle e and&ograve; a sedersi su uno sgabello.<BR>- Non ha freddo qui, Arruza?"<BR><BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; (da "In via del tutto eccezionale")</P></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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            <title>&amp;quot;Io sono leggenda&amp;quot;</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/203/quotIo-sono-leggendaquot</link>
            <description><![CDATA[<strong>PERCHÉ ROBERT NEVILLE NON ESCE MAI DI NOTTE? perch&eacute; dopo il tramonto comincia la caccia alluomo. Bisogna nascondersi, stare lontani dalle loro tane.<BR>CHE COSA È SUCCESSO SULLA TERRA? un morbo, una epidemia generale ha trasformato lumanit&agrave; in qualcosa di mostruoso. Tutti, tranne lui.<BR>MA UNA DI QUESTE NOTTI LO TROVERANNO e allora sar&agrave; finita. Cosa pu&ograve; fare un uomo solo contro legioni di belve assetate di sangue? Vampiri, questo sono i suoi simili. E lui, Neville, &egrave; lanomalia, la leggenda in un mondo impazzito.<BR>Un'ottimo romanzo che non esagera nel voler "pretendere", ma che ti lascia incollato alle pagine.</strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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            <title>&amp;quot;L'anno dell'uragano&amp;quot;</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/202/quotL-anno-dell-uraganoquot</link>
            <description><![CDATA[<strong>1900: Galveston &egrave; una ricca citt&agrave; costiera del Texas dove le differenze di razza corrono parallele a quelle sociali. I bianchi ricchi amano la boxe, ma si divertono anche a vedere i neri che si ammazzano di botte in una versione tutta sudista dei combattimenti di gladiatori. La situazione si fa esplosiva quando 'Lil' Arthur, afroamericano dalla spaventosa forza fisica, sconfigge in un combattimento semiclandestino il pi&ugrave; forte pugile bianco della citt&agrave;, Forrest Thomas: i ricchi soci dello Sporting Club non possono accettare il fatto compiuto, meno di tutti mister Beems, presidente del club, legato a Forrest da una torbida relazione. Per riparare al danno fatto non c'&egrave; che una soluzione: chiamare dal nord perch&eacute; combatta contro Lil Arthur un pugile yankee, Jim McBride, bianco, razzista, sarcastico e violento, un vero e proprio delinquente che gira con una pistola e un rasoio in tasca, ma anche boxeur di talento e aspirante campione del mondo. Mentre lattesa per il grande match si fa spasmodica, su Galveston incombe un uragano del quale non s'&egrave; mai visto l'uguale nel Golfo del Messico e che sta per scatenare la sua furia devastatrice sulla citt&agrave;... Altre storie s'intrecciano a formare un ricco affresco nel quale ribollono tutti gli ingredienti della classica storia di Lansdale: la violenza, la sfida all'ultimo sangue, il sesso, i rapporti razziali, le meschinit&agrave; e gli odii della provincia americana. Ma su tutto giganteggia il mito della boxe delle origini e si staglia la figura di 'Lil' Arthur, che entrer&agrave; nella leggenda del pugilato col nome di Jack Johnson, primo campione del mondo di pugilato di colore (1908) e personaggio epico nella cultura afroamericana. <BR>L'anno dell'uragano &egrave; un romanzo del Lansdale pi&uacute; attento e impegnato, nel quale viene ancora una volta dissotterrato uno di quei frammenti di storia americana che spesso in Italia sono poco conosciuti e che gli Stati Uniti fingono spesso di dimenticare</strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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        </item>
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            <title>'Il terzo uomo sulla luna' - 2002</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/198/Il-terzo-uomo-sulla-luna-2002</link>
            <description><![CDATA[<strong><P><BR>"Francesco Gazz&egrave; &egrave; un poeta dei piccoli gesti, dei silenzi e delle pause. Questa raccolta di racconti, tutti brevi e alcuni davvero brevissimi come una favoletta di Fedro o un aforisma metafisico, rappresenta un esordio narrativo perspicuo e sorprendente nel panorama della letteratura italiana. Un esordio che individua un pubblico giovanile e colto, adatto allo stile fantasioso e ironico della scrittura. Sia letti in sequenza che scelti a caso i racconti compongono una tastiera di effetti choc, a met&agrave; strada tra il funambolismo di Aldo Palazzeschi e le clownerie di Queneau, con l'aggiunta di un fare autoironico (il raccontino Romanzo ne &egrave; una buona prova) che rivela un controllo della materia assai notevole. Librerie a termine, casalinghe in restauro, assassini depressi e teneri, uomini d'affari alienati, un universo inquieto e a volte disperato cui Gazz&egrave; concede vita, morte e resurrezione nel volgere di poche righe. Una scrittura che crea attesa, costruisce le basi per uno sviluppo della storia che non seguir&agrave; poi mai la logica del realismo. Davvero un libro divertente e unico, di un autore completo e in grado di variare i generi e i ritmi della sua penna, dai testi delle canzoni del fratello Max sue poesie, fino a questi racconti preziosi e intensi."</P><BR>
<P>(Testo tratto dalla seconda di copertina del libro).<BR><BR>Racconti, a mio avviso, semplicemente geniali.<BR>Non ridi, ma sorridi.<BR>Da leggere con "estremo" piacere...<BR></P></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/198/Il-terzo-uomo-sulla-luna-2002</guid>
        </item>
        <item>
            <title>...'buone' notizie dal mondo...</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/193/buone-notizie-dal-mondo</link>
            <description><![CDATA[<strong><br />Il futuro sarebbe nelle loro mani<br />Secondo Angela Merkel e' &quot;un grande successo&quot; l'accordo sul clima preso al G8 dai grandi del mondo. Per Prodi e' un risultato importante.<br />L'accordo prevede che si dimezzino le emissioni inquinanti entro il 2050, ma senza vincoli di quote, numeri, protocolli e trattati. 43 anni di carta bianca!<br />Quando la Merkel ha proposto di contenere a due gradi il rialzo medio della temperatura del pianeta entro il 2050, a Bush e' salita la febbre.<br /> &quot;Non si poteva ottenere di piu'&quot; ha dichiarato alla fine il cancelliere tedesco. In realta' era difficile ottenere di meno.<br /> <br />Quorum di panna<br />Importante proposta bipartisan, &quot;a nome di un nutrito gruppo di politici&quot; (ben nove!), del senatore Rocco Buttiglione, centrodestra, e della senatrice Albertina Soliani, centrosinistra.<br />I due hanno presentato richiesta per aver il gelato alla buvette del Senato.<br />E' disgelo tra maggioranza e opposizione.<br />(Fonte: Repubblica)<br /> <br />Storie di ladri<br />Compie rapina in un'azienda agricola di Santa Maria Maddalena (Rovigo) armato di arco e frecce. Bottino 45 sesterzi.<br />E' ricercato dalla Polizia di Sherwood.<br />(Fonte: Ansa)<br /> <br />Voci di corridoio diplomatico<br />Sembra, pare, si mormora, che l'ambasciatore sudanese negli USA abbia minacciato di interrompere l'export dal Sudan di gomma arabica se gli Stati Uniti continueranno a interferire nella politica del suo Paese e in particolare sulla questione del genocidio nel Darfur.<br />&quot;Voglio che sappiate tutti - avrebbe detto John Ukec Lueth Ukec davanti a un gruppo di giornalisti - che la gomma arabica, che e' in tutte le bibite gasate del mondo, viene per l'80% dal mio Paese&quot;.<br />La Coca Cola ha chiesto di parlare con Bush...<br /> <br />Pollici verdi<br />Arrestata a Bruxelles una coppia di coniugi per coltivazione illegale di 1.534 piante di marijuana.<br />Non li avrebbero mai scoperti se non avessero acceso contemporaneamente 154 lampade a raggi UV, facendo uscire Bruxelles dai parametri di Kyoto.<br />(Fonte: Ansa)<br /> <br /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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        </item>
        <item>
            <title>...altre 'buone' notizie dal mondo. Ultimissime!!</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/190/altre-buone-notizie-dal-mondo-Ultimissime</link>
            <description><![CDATA[<strong>Mi chiamo Venerdi', Prossimo Venerdi'<br />Dal 2000, in Italia, e' in vigore una legge che permette a un giudice di intervenire se una coppia di genitori decide di dare un nome bizzarro o vergognoso al proprio figlio.<br />Hanno taciuto con la figlia di Totti, Chanel, ma sono intervenuti nel caso di Venerdi', neonato figlio di una coppia di Genova, che lo ha sempre voluto chiamare cosi'...<br />Il giudice vuole invece darli nome Gregorio Magno!<br />I genitori stanno pensando di fargli causa.<br /> <br />Avete presente quando nei film fanno vedere che si anestetizzano le ferite utilizzando alcolici?<br />Funziona davvero, almeno per il 37enne del West Virginia Michael Lusher. Completamente e assolutamente ubriaco stava dormendo nel suo caravan quando una banda di malviventi ha iniziato a sparare contro il mezzo. Uno dei 5 proiettili esplosi lo ha colpito di striscio alla testa.<br />Si e' accorto di tutto solo qualche ora dopo, quando si e' svegliato con due emicranie.<br />Prontamente ricoverato in ospedale se l'e' cavata con una semplice medicazione.<br />(Fonte: Tgcom)<br /> <br />La lotta alle mine antiuomo funziona<br />Ma c'e' anche una nuova battaglia da combattere. Se da una parte il Trattato di Ottawa per la messa al bando delle mine antiuomo da' buoni risultati, dall'altra stanno aumentando le vittime delle cluster bomb, le micidiali bombe a grappolo.<br />Iniziamo dalle buone notizie (fonte dei dati: Landmine Monitor): sono diminuiti gli Stati con presenza di ordigni (78 in totale) e procede il processo di sminamento (nel 2005 sono stati bonificati 350 mila chilometri quadrati). Un totale di 700mila ordigni sono stati distrutti nell'ultimo anno monitorato (maggio 2005-maggio 2006), e quasi 40 milioni dall'adozione del Trattato.<br />Nonostante questo, rimangono nel mondo arsenali di mine antiuomo ben forniti: 10,4 milioni di ordigni negli Usa, 26,5 in Russia e 110 (stimati) in Cina.<br />Sul fronte delle bombe a grappolo invece i numeri sono spaventosi: si stima che in 24 paesi &quot;contaminati&quot; ci siano 440 milioni di mini-bombe inesplose.<br />(Fonte: Peacereporter.net)<br /> <br />Cannabis in mostra<br />Il Flower Show di Chelsea e' la mostra di fiori e piante piu' importante del Regno Unito e quest'anno, per la prima volta, ha in esposizione anche la canapa indiana. Sono attesi 46 milioni di visitatori. <br />(Fonte aduc)<br /></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/190/altre-buone-notizie-dal-mondo-Ultimissime</guid>
        </item>
        <item>
            <title>...ancora qualche notizia dal mondo...</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/189/ancora-qualche-notizia-dal-mondo</link>
            <description><![CDATA[<strong><br />Accavallare le gambe &egrave; faticoso!<br />Lo hanno scoperto alcuni ricercatori dell'universit&agrave; di Nijmegen (Olanda), sottoponendo a uno studio 102 persone tra i 38 e i 68 anni, sia ipertesi che sani.<br />Quando si accavallano le gambe la pressione media del sangue si alza del 4%, il lavoro del cuore aumenta dell'8,5% (pompando cos&igrave; una quantit&agrave; di sangue maggiore), mentre la frequenza cardiaca si riduce del 2,4%.<br />Ricordate nel film &quot;Basic Instinct&quot; Shanron Stone che accavalla le gambe? <br />Morirono 14 persone.<br /> <br />Storie di ladri<br />Un malvivente ha rubato 17mila euro da un istituto di credito di Cetona (Siena). L'uomo &egrave; entrato nella banca armato di mattarello di legno (giuro!), minacciando gli impiegati di farne tagliatelle. <br />Sulla vicenda indagano carabinieri e massaie.<br />(Fonte: Ansa)<br /> <br />In una lettera del 1704, sir Isaac Newton scrisse che il mondo sarebbe finito 1.260 anni dopo la fondazione del Sacro Romano Impero d'Occidente, avvenuta nell'800 d.C. Cazzi vostri e tanti saluti.<br />(Fonte: Repubblica)<br /><br />Chi conosce Ges&ugrave; Cristo &egrave; prudente sulla strada<br />Il Vaticano ha pubblicato un vademecum sul galateo automobilistico dei cattolici.<br />Il documento, 59 cartelle, s'intitola &quot;Orientamenti per la pastorale della strada&quot; e vieta la guida in stato di ebbrezza, le bestemmie, l'uso del cellulare, fino al sorpasso pericoloso.<br />L'automobilista cristiano &quot;Non pensa soltanto a s&eacute; e non &egrave; sempre assillato dalla fretta di arrivare. Vede le persone che lo accompagnano per strada, ognuna con la propria vita, il desiderio di arrivare, e i propri problemi. Le vede tutte come fratelli e sorelle, figli di Dio&quot;.<br />Il prontuario invita poi a farsi il segno della croce prima di un viaggio e recitare il rosario durante (giuro!). <br />Poi si chiedono perch&eacute; non funziona l'auto in condivisione...<br /> <br />Il Ministero dell'ambiente ha presentato un piano nazionale per la mappatura e la salvaguardia degli squali del Mediterraneo, in via di estinzione. <br />Sar&agrave; proibito farsi mangiare da una delle 75 specie protette.<br />(Fonte: animalieanimali.it)<br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/189/ancora-qualche-notizia-dal-mondo</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Cos'&amp;egrave; Raabe</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/187/Cos-e-Raabe</link>
            <description><![CDATA[<strong><BR>
<A href="http://www.raabe.it/">Raabe</A> &egrave; unassociazione di volontariato attiva prevalentemente nellambito della cultura, della socialit&agrave; e della formazione. <BR>Opera con metodo interdisciplinare e in ambito locale, nazionale ed europeo per la diffusione della cultura di base e per la crescita culturale della persona, favorendo lacquisizione di strumenti per l'interpretazione delle diverse realt&agrave; artistiche e culturali. <BR>Propone lapprofondimento come metodo primario per lindagine della realt&agrave;, mirando altres&igrave; alla riscoperta delle ragioni storiche ed etniche della comunit&agrave; e incoraggiando una contaminazione tra culture e arti diverse per la creazione di un substrato culturale comune.<BR>Si adopera affinch&eacute; tutte le persone possano esprimersi attraverso il teatro e gli altri modi di espressione artistica, cercando di creare luoghi e spazi in cui ci&ograve; possa avvenire, senza mire di professionismo e con lo scopo principale di riscoprire le potenzialit&agrave; - la gemma - di ciascuna Persona e di trovare nell'arte e nel sapere motivi di aggregazione sociale e di crescita culturale e sociale.<BR>
Propone la creazione di una figura legalmente riconosciuta di operatore /operatrice culturale con la doppia finalit&agrave; di creare e condurre, da un lato, nuovi spazi indipendenti per l'attivit&agrave; culturale e&nbsp; di creare, dall'altro, nuova occupazione per persone (giovani e non)&nbsp; che si vogliano impegnare nella attivit&agrave; culturale di base.
<BR><A href="http://www.raabe.it/">Raabe</A> perci&ograve;:<BR>lavora alla creazione di una rete di rapporti che faciliti linterscambio di<BR>esperienze e una collaborazione continua<BR>
organizza laboratori e seminari con la finalit&agrave; di stimolare la curiosit&agrave; e l'approfondimento nelle persone e proponendo un concetto di formazione continua per gli adulti; <BR>&nbsp;<BR>promuove la pubblicazione di studi, traduzioni e documenti che abbiano sempre finalit&agrave; di indagine sociale e politica <BR>
elabora e propone progetti di collaborazione per le scuole dellobbligo finalizzate a sviluppare nei bambini la capacit&agrave; di essere attivi, contrastando la crescente tendenza alla fruizione passiva; tale atteggiamento permea i laboratori per bambini e gli stessi momenti ludici che l'Associazione organizza;<BR>
propone performance che non abbiano finalit&agrave; semplicemente spettacolari ma che diano spunto a riflessioni sugli aspetti trattati e che mirino al coinvolgimento degli spettatori nello sviluppo successivo del lavoro proposto<BR>attraverso il gruppo RaabeTeatro propone un concetto di teatro impostato sul lavoro collettivo e sulla considerazione della performance non come finalit&agrave; ma come momento intermedio del percorso in continua evoluzione. <BR>
<A href="http://www.raabe.it/">Raabeteatro</A> predilige la sincerit&agrave; dell'espressione e i prodotti semilavorati.<BR>
<A href="http://www.raabe.it/">Raabe </A>intende combattere ogni forma di analfabetismo, compreso quello di ritorno e l'analfabetismo informatico, mirando alla creazione di pari opportunit&agrave; per l'accesso al sapere; 
&nbsp;<BR>
Principali attivit&agrave; svolte dal 1998 al febbraio 2001:
<BR>Diversi laboratori di teatro, danzateatro, manualit&agrave;, voce con adulti e bambini<BR>per riscoprire la propria creativit&agrave; come strumento tramite il quale raccontare<BR>e affermare la propria unicit&agrave; espressiva e per imparare con semplici esercizi<BR>a improvvisazioni ad amplificare e valorizzare le diverse attitudini espressive e<BR>a comunicarle agli altri; da novembre 2001 i laboratori hanno luogo nella sede<BR>di Trastevere dell'Associazione.<BR><BR>Per saperne di pi&ugrave; <A href="http://www.raabe.it/">clicca qui</A></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/187/Cos-e-Raabe</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Dov'&amp;egrave; Raabe</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/186/Dov-e-Raabe</link>
            <description><![CDATA[<strong>


	<br />
		L'associazione culturale <a href="http://www.raabe.it/">
		Raabe</a>&nbsp;
	&egrave; in Via Agostino Bertani, 22&nbsp; 00153 Roma&nbsp; -&nbsp; Zona Trastevere<br />
	<br />
	
	

		E' possibile raggiungere l'Associazione con i tram 3 e 8 oppure tramite l'autobus 170.<br />
			<br />
			<br />
			Per ingrandire clicca sulla piantina.<br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/186/Dov-e-Raabe</guid>
        </item>
        <item>
            <title>I soci</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/185/I-soci</link>
            <description><![CDATA[<strong>Raabe &egrave; composta da:<A href="http://www.raabe.it/Monica%20Giovinazzi.htm"><BR><BR>Monica Giovinazzi</A><BR><A href="http://www.raabe.it/Antonio%20Ventresca.htm">Antonio Ventresca</A><BR><A href="http://www.raabe.it/IsabellaDilavello.htm">Isabella Dilavello</A><BR><A href="http://http://www.raabe.it/stefano%20d'atri.htm">Stefano D'Atri</A><BR><A href="http://www.nobile.ws/vis_dettaglio.php?primo_livello=menu&amp;id_livello=209&amp;id_livello_n=id2_n&amp;pagv=1">Gianni Nobile</A><BR><A href="http://www.raabe.it/Vittorio%20Di%20Rocco.htm">Vittorio Di Rocco</A><BR><A href="http://www.raabe.it/Emanuela%20Mondiello.htm">Emanuela Mondiello</A><BR><A href="http://www.raabe.it/alberto%20colautti.htm">Alberto Colautti</A><BR><A href="http://www.raabe.it/Maura%20Monzani.htm">Maura Monzani</A> </strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/185/I-soci</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Perch&amp;egrave; Raabe</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/184/Perche-Raabe</link>
            <description><![CDATA[<strong>Raabe in tedesco vuol dire corvo, e Raabe &egrave; il protagonista dell'unico romanzo di Thomas Strittmatter "Raabe Bajkal", l'eclettico artista tedesco scomparso prematuramente a Berlino nel 1995, che nelle sue opere teatrali, drammaturgiche, cinematografiche e pittoriche inseguiva i destini dei borderliner, di coloro che camminano lungo i bordi della societ&agrave;. <BR>Abbiamo voluto dedicare a lui i nostri sforzi. <BR><BR><BR>Thomas Strittmatter<BR><BR>Nasce il 18 dicembre 1961 a St. Georgen, nella Foresta Nera (Germania)<BR>Studia pittura allAccademia di Belle Arti di Karlsruhe (1981-1984)<BR>Vince il Premio del Ministero della Cultura del Baden Württemberg per scritti teatrali popolari<BR>tra gli autori che ispirarono la sua opera G. Büchner e Thomas Bernhard <BR><BR>
<P>Opere:<BR>Viehjud Levi  Versione in dialetto alemanno (1982)<BR>Brach  prima versione (1983)<BR>Der Polenweiher (Lo stagno dei polacchi)  Prima nel Teatro della citt&agrave; di Costanza<BR>Raccolta di primi scritti  Viehjud Levi (Versione in tedesco), Polenweiher, Kaiserwalzer (Valzer imperiale), Brach (2a versione) (1985)<BR>Nel 1987 escono il film Drachenfutter (Cibo per<BR>draghi), in collaborazione con il regista Jan Schütte,&nbsp; il libro Die Liebe zu den drei Orangen (Lamore per le tre melarance ispirato alla favola di Gozzi) e altri scritti <BR>Das Königsstechen  Film per la TV, per cui scrive la sceneggiatura (1988)<BR>Nel 1990 pubblica il romanzo Raabe Bajkal <BR>Winckelmanns Reisen (I viaggi di Winckelmann)  (1990) in collaborazione con il regista Jan Schütte<BR>Untertier e altri racconti esce in Austria nel 1991<BR>Irrlichter Schrittmacher e altri scritti (1992) Austria<BR>Scrive la sceneggiatura per il film Aufwiedersehen Amerika, regia di Jan Schütte (1994)<BR>Bohai Bohau  Film per la Tv in collaborazione con il regista Didi Danquart (1995)</P>
<P>Muore a Berlino il 29 agosto 1995 per un arresto cardiaco<BR>Esce postuma la raccolta di racconti "Milchmusik"&nbsp; (Musica di latte) 1996 contenente " Milchmusik" e " Im Kolk"<BR></P></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/184/Perche-Raabe</guid>
        </item>
        <item>
            <title>RaabeTeatro</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/183/RaabeTeatro</link>
            <description><![CDATA[<strong><P>RaabeTeatro &egrave; la sezione teatrale dell'Associazione Raabe Dalla sua creazione ha sviluppato un progetto di teatro che non si esaurisce nelle classiche figure di regista, attore, tecnico, pubblico ecc. ma che coinvolge persone ad un lavoro comune che non deve esaurirsi nella rappresentazione, ma che si serve di questo momento per confrontarsi con il parere di altre persone. Le critiche, i suggerimenti, le intuizioni costituiscono la base per il proseguimento del lavoro e spesso persone che hanno assistito alle performance diventano protagoniste a loro volta, in un processo di coinvolgimento che &egrave; il motivo di esistenza di Raabeteatro.<BR>Un altro momento essenziale del nostro lavoro &egrave; il rapporto con coloro che operano, a vario titolo, nella societ&agrave;. <BR>Teatro d'AmplificAzione:&nbsp; <BR>Il progetto per un teatro di amplificazione nasce dallesigenza di contrapporsi allatteggiamento di passivit&agrave; crescente nelle persone, sempre pi&ugrave; disabituate al confronto e alla progettazione collettiva. Questo stato di cose &egrave; frutto di unevoluzione della societ&agrave; in cui il messaggio mediatico e in particolare televisivo &egrave; univoco e in cui i luoghi daggregazione sono rari e interpretano sempre pi&ugrave; il ruolo di nonluoghi o di surluoghi, allinterno dei quali si vive spostandosi da un punto allaltro, con momenti relazionali estremamente superficiali e momentanei.<BR><BR>Il progetto intende il teatro come "luogo" privilegiato dinterazione e di comunicazione, ma anche come amplificatore e mediatore di tematiche particolarmente rilevanti, proponendolo come strumento dinformazione alternativo rispetto alla notizia scoop e alla ricerca di sensazionalismo.<BR><BR>Per realizzare questintento, per&ograve;, il teatro non pu&ograve; rimanere relegato allesclusivo ambito artistico, ma ha necessit&agrave; di entrare in relazione con altre componenti sociali che svolgono un ruolo daggregazione e dinformazione tra le persone. <BR>Il Teatro dAmplificAzione si rapporta, quindi, e cerca il confronto e lo scambio di dati e informazioni da elaborare con istituti di ricerca, centri dassistenza dei diversi settori, con i sindacati e le stesse forze politiche. Il progetto teatro dAmplificAzione dellassociazione Raabe nasce nel 1997 con la performance teatrale UN CORPO GEOMETRICO unesplorazione in 8 quadri del corpo della donna.</P>Le produzioni di RaabeTeatro:<BR><BR>1 (0rp0 ge0me+ric0&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<BR><A href="http://digilander.libero.it/raabe/gabbie.htm">Gabbie&nbsp;</A>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<BR>Spostamenti&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<BR>Medea's sauce&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<BR><A href="http://digilander.libero.it/raabe/karusell%20descrizione.htm">Karusell&nbsp;</A>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<BR><A href="http://digilander.libero.it/raabe/neon%20comunicato.htm">NE'ON&nbsp;</A>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<BR><A href="http://www.raabe.it/rischio_di_fogna_urbana%20tre%20scheda.htm">Rischio di fogna urbana<BR></A><A href="http://digilander.libero.it/raabe/coscinelcomunicatost.htm">Coscine di pollo</A><BR><A href="http://digilander.libero.it/raabe/extasi.htm">Extasi</A> <BR></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/183/RaabeTeatro</guid>
        </item>
        <item>
            <title>...dalla Nigeria</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/180/dalla-Nigeria</link>
            <description><![CDATA[<strong>Lagos. Fino a pochi giorni fa, il Roundabout Football Place era uno dei luoghi storici di Lagos: una gigantesca rotonda nel cuore del sobborgo di Gbagada, dove enormi cavalcavia di cemento si incrociano tra lo strombazzare delle macchine e dei camion, e dove unintera umanit&agrave; tira avanti con lavori di giornata e piccole attivit&agrave; commerciali.&nbsp; <BR>Lo spiazzo di questa rotonda &egrave; stato per anni teatro dei pi&ugrave; grandi avvenimenti sportivi popolari della metropoli nigeriana. Da qui sono usciti giocatori di fama internazionale come Obafemi Martins e Jay Jay Okocha, veri idoli locali e nazionali. <BR>Seguendo il loro esempio, migliaia di ragazzi hanno imparato -&nbsp; giorno e notte, sette giorni su sette -&nbsp; a correre dietro a un pallone, a tirare a canestro, a tirare di boxe, persino a pregare e a guidare la macchina. Un punto di ritrovo dove tutta una comunit&agrave; ha imparato a conoscersi, a rispettarsi, a sognare. <BR>Ma da marted&igrave; pomeriggio il Roundabout non &egrave; che uno dei centinaia di luoghi vuoti e desolati che Lagos offre ai suoi abitanti. La polizia ha dato ordine ai caterpillar di smantellare larea: dove le mama vendevano cibo e bibite a sportivi e abitanti la compagnia Conoil costruir&agrave; un distributore di benzina. Via il campo da calcio dove sarebbe nata la prossima stella delle aquile nigeriane, dove generazioni di musulmani hanno invocato Allah. Via le centinaia di migliaia di tifosi che si arrampicavano sui pali della luce e sui guard-rail del cavalcavia, riempiendo, elettrizzando laria con le loro urla.<BR><BR>L'orgoglio della comunit&agrave;. Eppure caterpillar e autorit&agrave;, tutto hanno potuto tranne che spazzare via lorgoglio della comunit&agrave; della zona e dei sobborghi circostanti. Cos&igrave;, nella serata dell'otto dicembre, centinaia di persone di ogni et&agrave;, sesso e religione hanno occupato la rotonda, si sono uniti in un unico coro, chiaramente udibile nellassordante chiasso metropolitano: No! <BR>"Non &egrave; possibile, non possono farci questo si lamenta Kemal Emina, presidente della Gbagada Grassroot Sport Association e tra i personaggi storici del Roundabout. Questo posto &egrave; esistito per oltre trentanni. Lo abbiamo creato noi cittadini, con le nostre mani, per dare a tutti la possibilit&agrave; di partecipare ad un bene comune. Questo luogo &egrave; di tutti, ma non appartiene a nessuno. Tantomeno a una compagnia petrolifera. Un gruppo di giovani fa scudo attorno a lui. Facce sudate, stanche, arrabbiate, esasperate. E pronte a tutto. Anche ad affrontare a muso duro la polizia e gli operai addetti allo smantellamento. <BR>Un poliziotto si avvicina ad un ragazzo con un paio di manette. Immediatamente, almeno una decina di ragazzi gli si avventa contro, imprecando qualcosa in Yoruba. Luomo si allontana e torna tra i suoi colleghi. <BR><BR>Era una speranza. E stato il governo federale a vendere questarea pubblica alla compagnia  si fa avanti Ademuywa Adedeji, leader della comunit&agrave; di Kosofe  non puo farlo. E illegale. Qui siamo in Africa, questo luogo &egrave; diventato la nostra casa. Non &egrave; in vendita. Guardi l&agrave;  indica un enorme tombino al centro del campo da calcio  da quel punto partono i rifornimenti idrici a centinaia di migliaia di case. Cosa accadr&agrave;, quando ci metteranno i distributori di benzina? Cosa faranno le migliaia di lavoratori, nullatenenti, ragazzi di strada che aspettano la sera per venire qui a giocare o a vedere in campo i propri amici e beniamini? <BR>Mike Akin, ventinove anni, il viso solcato da profondi marchi tribali, &egrave; talmente scosso che gli occhi sono gonfi di lacrime e rabbia. Da quando ero piccolo sono venuto qui tutti i giorni della mia vita. Sono lallenatore della squadra di basket. Ora guarda questi mostri gialli e neri che spazzano via i nostri spogliatoi, i nostri sogni. Migliaia di ragazzi venivano qui uniti dalla voglia di stare insieme, lontano dalla violenza, dalle gang, dalle pistole. Ma ora che questo posto non esister&agrave; pi&ugrave; c&egrave; il rischio che la criminalit&agrave; li assorba. Almeno finch&egrave; stavano qui correvano dietro a un pallone. Ora correranno dietro ai soldi e alla droga. Obafemi Martins era uno di noi, ha giocato proprio qui  continua, prendendo in mano un pugno di terra  chiss&agrave; cosa direbbe, se lo sapesse.<BR><BR>Un'oasi nel deserto. Unisola di sogni nel cuore di una delle megalopoli pi&ugrave; degradate, sregolate e violente del continente africano. Questo raccontano gli sguardi e le parole dei giovani di Roundabout. Un mondo di regole non scritte, ma che ciascuno conosceva e rispettava. Con i propri orari, i propri turni. Ogni mattina, per esempio, lo spiazzo veniva utilizzato dalle scuole guida del sobborgo per insegnare ai giovani  soprattutto alle donne  a guidare. Gli impiegati ci andavano a correre prima di andare al lavoro. Gli street boys, i ragazzi di strada, ci gironzolavano attorno, aspettando il pomeriggio. Quando arrivavano i calciatori. Centinaia di squadre provenienti da tutta la Nigeria. Per giocare un campionato popolare, la Nations Cup, ancora pi&ugrave; amato della Champions League o della Coppa dAfrica. Perch&egrave; qui i tuoi eroi non erano in bella posa su una maglietta o un poster. Li potevi vedere dal vivo, sentire le loro voci, il loro sudore, la loro sofferenza. Era tutto pi&ugrave; vero. <BR>E poi, nelle ricorrenze, tutti facevano posto alle comunit&agrave; religiose: processioni di evangelici e pentecostali, musulmani, persino cerimonie tradizionali, con i babalawo (vate, in lingua Yoruba) a guidare i fedeli verso le proprie divinit&agrave;.<BR><BR>La lotta continuer&agrave;. E per tutto questo che la gente del luogo lotta. Non ha nulla e non vuole perdere anche questo. Stiamo assistendo a una battaglia politica tra il governo centrale e quello federale  alza il dito tra la folla un pastore di una chiesa pentecostale poco distante  in cui uno cerca di destabilizzare laltro. Qui a Lagos il partito forte &egrave; quello dellAlliance for Democracy, rivale del Peoples Democratic Party, che sta al governo. Eda anni che si fanno la guerra in questo modo, vendendo propriet&agrave; e terreni pubblici a privati, destabilizzando i quartieri e scatenando lira di una comunit&agrave; per la maggior parte analfabeta o poco istruita. E questultima a pagare, sempre e comunque.<BR>Mohammed, vent'anni, sogna di diventare una stella del calcio internazionale. Tira un respiro profondo per calmare i nervi, mentre poco lontano da lui una delle baracche in lamiera che circondavano il campo viene spazzata via. Dalle nostre parti c&egrave; un detto che riassume quello che stiamo vivendo in questo momento: quando due elefanti si fanno la guerra, i fili derba sono i primi a morire. Noi siamo quei fili derba. <BR>Un antico proverbio che i lettori di Peacereporter conoscono bene.<BR><BR><BR>di: Pablo Trincia<BR>Fonte: <A href="http://www.peacereporter.net/">www.peacereporter.net</A><BR></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/180/dalla-Nigeria</guid>
        </item>
        <item>
            <title>...dalla Colombia</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/179/dalla-Colombia</link>
            <description><![CDATA[<strong>
<P>Se qualcuno ancora crede, in buona fede, che i progetti transnazionali di sfruttamento delle risorse energetiche, minerarie o agro-forestali in corso nei paesi attraversati da conflitti interni e forti squilibri sociali possano risolversi in quello che gli inglesi chiamano win-win solution (cio&egrave; in benefici per tutte le parti in causa), vi invitiamo a conoscere la sorte toccata alla comunit&agrave; Tabaco, nella regione colombiana di Guajira. <BR>&nbsp;<BR>La maledizione della comunit&agrave; di Tabaco trae origine dal prodigio naturale della regione: la miniera di carbone del Cerrejon. Gli antichi greci non a torto definivano con lambiguo termine prodigio (thauma) qualcosa di straordinario, fuori dal comune, capace di suscitare terrore, angoscia e meraviglia.<BR>&nbsp;<BR>Le dimensioni del Cerrejon sono, in effetti, impressionanti: il Cerrejon &egrave; la miniera a cielo aperto pi&ugrave; grande del mondo, fornisce al mercato internazionale il 33 per cento del carbone termico e la sua produzione rappresenta il 95 per cento dellintera richiesta europea. <BR>Inizialmente, e fino al 2000, la miniera fu esplorata e sfruttata da un consorzio formato dalla statale Carbocol Sa. e la multinazionale statunitense Intercor, filiale della Exxon-Mobil. In seguito, nel novembre del 2000, fu incorporato il consorzio composto dallinglese BHP-Billiton, la sudafricana Anglo-American e la svizzera Glencore; il governo colombiano vendette la Carbocol a questo consorzio. Pi&ugrave; tardi, nel gennaio del 2002, la Exxon negozi&ograve; con questo consorzio la vendita di Intercor: con lacquisizione di questultima, il gruppo oggi controlla il 55 per cento delle esportazioni di carbone nel paese e assume il controllo totale della zona nord della miniera, dove si trova il 70 per cento delle riserve di carbone.<BR>&nbsp;<BR>Molti settori vedono nel complesso del Cerrejon non solo un processo produttivo di successo, ma anche unopportunit&agrave; di sviluppo per le comunit&agrave; limitrofe, una soluzione efficace alla povert&agrave; della regione e un progetto di grande beneficio sociale.<BR>Visitando i comuni che sorgono nei dintorni della miniera, &egrave; facile verificare che gli scopi sociali dellimpresa sono solo parole rimaste sulla carta. La verit&agrave; &egrave; ben lontana dalla fabbrica di sogni promessa: il Cerrejon &egrave; diventato un cimitero di illusioni. I dirigenti del Cerrejon vivono in una cittadella-fortezza, blindata da un cordone di sicurezza e inaccessibile a chiunque. <BR>&nbsp;<BR>Stando ai racconti di chi lha visitata, questa cittadella si &egrave; dotata della migliore scuola e del miglior campo di calcio della regione, un esclusivo club Rotary e servizi di prima classe. Chi viene da fuori pu&ograve; entrare solo se accompagnato dal personale dellimpresa, ed &egrave; rigorosamente vietato luso di macchine fotografiche. Fuori della citt&agrave;, al contrario, il mondo reale, il mondo del popolo, continua la sua quotidiana lotta per la sopravvivenza, spesso sprovvisto di acquedotti, senza luce, in condizioni non solo precarie, ma addirittura peggiori di quelle in cui si trovava prima dello sfruttamento della miniera, quando l'equilibrio ecologico tradizionali e una diffusa economia agricola garantivano lalimentazione della popolazione contadina.<BR>&nbsp;<BR>Per il resto, nel caso della comunit&agrave; Tabaco, limpresa non si &egrave; limitata a sgretolare le aspettative e le speranze della popolazione: alla simbolica distruzione culturale della comunit&agrave; si sono aggiunti il saccheggio, la distruzione fisica e la rovina materiale portata dallarrivo dellimpresa.<BR>Il caso della comunit&agrave; Tabaco &egrave; complesso; parte da una serie di decisioni giudiziarie arbitrarie e da vergognosi atti di solidariet&agrave; della sfera pubblica con gli interessi corporativi, atti sui quali non &egrave; ancora stata fatta n&egrave; chiarezza n&egrave; giustizia.</P>
<P>Nel febbraio del 1999, il Ministero delle Miniere e dellEnergia autorizz&ograve; lesproprio di un territorio chiamato Tabaco attraverso un atto amministrativo che ignora e calpesta lesistenza giuridica, sociale e culturale di unintera comunit&agrave;. </P>
<P>Latteggiamento servile degli enti pubblici dello Stato della Colombia ha permesso allimpresa di spadroneggiare sul territorio, al privato di assassinare il pubblico: il decreto di espropriazione &egrave; la morte della comunit&agrave;. I gangli della collettivit&agrave; muoiono rapidamente: al decreto segue la sospensione del servizio pubblico di telecomunicazione, la chiusura dei servizi di assistenza sanitaria e delle scuole, linterruzione delle strade, la scomparsa delle piazze e dei luoghi di incontro.</P>
<P>Perfino il parroco italiano Marcello Graziosi vende, per pochi soldi, la chiesa, la sua coscienza e i fedeli della comunit&agrave; Tabaco. Solo a maggio del 2002 una sentenza della Cassazione Civile della Corte Suprema riconoscer&agrave; la violazione dei diritti umani di cui sono state vittime i protagonisti di questo caso. La Corte Suprema ordina al Sindaco del comune di Hato Nuevo, cui compete la giurisdizione della Tabaco, di far rientrare gli abitanti, ripristinare le infrastrutture e il tessuto sociale della comunit&agrave;. Due anni pi&ugrave; tardi, tuttavia, i passi fatti per rispettare la sentenza sono pochi, come denuncia un recente comunicato della stessa comunit&agrave;.<BR>&nbsp;<BR>Limpresa, da parte sua, forte di un ordine di consegna anticipata dellimmobile, &egrave; responsabile del saccheggio della propriet&agrave; privata degli abitanti della comunit&agrave; e del loro sfollamento forzato, violando precisi ordini giudiziari e imponendo i propri interessi con le vie di fatto. <BR>Il 9 agosto del 2001, giorno tragicamente scolpito nella memoria collettiva della Tabaco, la sicurezza privata della Intercor, insieme alla polizia nazionale e squadroni antisommossa dellesercito, fece irruzione nella comunit&agrave; con lo scopo di sfollare gli abitanti e impadronirsi delle loro propriet&agrave;. Lenormit&agrave; dellatto e lintezionalit&agrave; violenta si potevano dedurre dal numero di agenti armati presenti e dai giubbotti antiproiettile che indossavano gli agenti statali e i funzionari della Intercor. <BR>&nbsp;<BR>Lo sfollamento produsse come risultato gravi lesioni fisiche, la distruzione delle propriet&agrave; e la perdita di tutti i beni delle famiglie contadine. Ancora oggi non si sa che fine abbiano fatto le stoviglie, le scarpe, le amache, i quaderni di quelle case. La dignit&agrave; o la paura impediscono di investigare sullentit&agrave; del danno materiale provocato dallatto di aggressione dellimpresa. <BR>&nbsp;<BR>Oggi, a pi&ugrave; di tre anni dallo sfollamento causato dallo Stato della Colombia e dalle imprese multinazionali del complesso carbonifero del Cerrejon, la comunit&agrave; Tabaco resiste e insiste nella sua legittima rivendicazione in nome del diritto alla terra, alla speranza e allo sviluppo: la lotta della comunit&agrave; contro un mostro. <BR><BR><BR>Di: Delia Innocenti<BR>Fonte: <A href="http://www.peacereporter.it/">www.peacereporter.it</A></P></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
            <guid isPermaLink="false">http://www.nemosireno.it/179/dalla-Colombia</guid>
        </item>
        <item>
            <title>...dalla Somalia.</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/178/dalla-Somalia</link>
            <description><![CDATA[<strong>
<P>Mentre si continuano a contare le vittime dello tsunami che lo scorso 26 dicembre ha devastato le coste dallAsia meridionale e sud-orientale dallaltra parte dellOceano Indiano, in Somalia intere comunit&agrave; colpite rischiano di essere ignorate o dimenticate dagli aiuti umanitari. <BR>Qui londa assassina ha fatto decisamente meno vittime rispetto allecatombe verificatasi a Sumatra o nello Sri Lanka: secondo fonti ufficiali il numero di morti si aggirerebbe intorno ai duecento, nonostante vi sia un numero imprecisato di persone che risultano ancora disperse. <BR>Tuttavia lo tsunami, che ha investito i promontori e le insenature della provincia semi-autonoma del Puntland inghiottendo decine di pescatori, ha portato con s&eacute; anche la minaccia di una crisi umanitaria, in un paese gi&agrave; poverissimo e da oltre un decennio minato da gravi instabilit&agrave; politiche e sociali. <BR>Alcune importanti arterie di comunicazione sono state spazzate via, isolando migliaia di persone nella regione di Xaafun, quella pi&ugrave; colpita dal maremoto in tutta lAfrica orientale. <BR>I soccorsi e le operazioni di emergenza sono in mano alle agenzie internazionali, dalle quali dipende la sopravvivenza di unintera regione. </P>
<P>L'appello del Wfp. Nei giorni scorsi il World Food Programme (Wfp) aveva lanciato un appello affinch&eacute; la comunit&agrave; internazionale non dimenticasse la Somalia, dove almeno 30mila persone hanno bisogno di assistenza alimentare. La mancanza di un governo forte e capace di coordinare unazione umanitaria complica le cose. La Somalia &egrave; da quattordici anni una terra senza legge, senza governo, frazionata in clan e sottoclan alla testa di ognuno dei quali vi &egrave; un signore della guerra che controlla una determinata area. Nemmeno la recente elezione a presidente di Abdullahi Yusuf Ahmed, originario proprio del Puntland ed ex signore della guerra, ha riportato stabilit&agrave; e sicurezza. Il governo &egrave; costretto ad operare dal vicino Kenya, dimostrando cos&igrave; di non poter controllare la maggior parte del paese e di essere in grado gestire situazioni di emergenza. <BR>Anche per questo le notizie che giungono dal Puntland restano piuttosto incerte. <BR>Lunica certezza &egrave; che le comunit&agrave; pi&ugrave; colpite sono quelle dei pescatori che popolavano Xaafun e dintorni. </P>
<P>Una voce da Nairobi. "In questa stagione la pesca &egrave; una delle principali attivit&agrave; nel paese", spiega al telefono dalla capitale kenyota Nairobi Laura Melo, coordinatrice del World Food Programme per la Somalia. "Lo tsunami ha causato pi&ugrave; di cento morti e molti dispersi, anche se ci vorr&agrave; ancora tempo per avere un bilancio preciso. <BR>La regione del Puntland &egrave; sempre stata colpita da variazioni climatiche improvvise. Di recente ha sofferto una lunga siccit&agrave; e ora questo maremoto ha messo in ginocchio diverse comunit&agrave; di pescatori. <BR>La rappresentante del Pam conferma che nelle ultime ore i Tir dellagenzia delle Nazioni Unite sono riusciti a raggiungere Xaafun e le aree circostanti, nonostante gli impedimenti iniziali: un primo carico di quasi 500 tonnellate di provviste alimentari ha raggiunto i distretti colpiti del Puntland, "nonostante ci siano volute diverse ore per raggiungere le comunit&agrave; su strade quasi cancellate dallacqua e dal fango". <BR>Anche qui, come nel resto dei paesi colpiti dallo tsunami, larrivo di altri aiuti &egrave; necessario a scongiurare carestie ed epidemie. Molte abitazioni e imbarcazioni sono state spazzate via e migliaia di persone non hanno pi&ugrave; un tetto n&eacute; un modo di procacciarsi il cibo con i propri mezzi. <BR>Nel frattempo si sarebbero registrati gi&agrave; i primi casi di dissenteria e di infezioni dati dalla mancanza di beni di prima necessit&agrave;. <BR>"Non tratta di una situazione di emergenza paragonabile a quella di Sumatra  specifica la Melo  ma molte persone non hanno pi&ugrave; nulla e necessitano di soccorsi immediati". <BR>Oggi le Nazioni Unite dovrebbero lanciare un nuovo appello ai Paesi donatori affinch&eacute; non dimentichino le vittime e i sopravvissuti della regione del Puntland. Che potrebbero dover attendere il proprio turno, dando la precedenza ai paesi dellAsia pi&ugrave; colpiti dallo tsunami.<BR><BR><BR>Di: Pablo Trincia<BR>Fonte:&nbsp; <A href="http://www.peacereporter.it">www.peacereporter.it</A></P><A href="http://www.nobile.ws/vis_dettaglio.php?primo_livello=menu&amp;id_prodo=119&amp;id_cat=64&amp;id_livel=58&amp;pagv=1"></A></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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            <title>Voci...dall' 'altro mondo'...</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/177/Vocidall-altro-mondo</link>
            <description><![CDATA[<strong><P>Questa sezione &egrave; dedicata a quelle notizie che...non fanno "notizia".Voci che vengono da mondi "lontani".Raccontano, gridano, chiedono aiuto.Voci, che se ascoltate, ci fanno riflettere.<BR></P>
<P></P></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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            <title>Momenti unici...</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/162/Momenti-unici</link>
            <description><![CDATA[<strong><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />&quot;Il vantaggio di essere intelligente &egrave; che si pu&ograve; sempre fare l'imbecille, mentre il contrario &egrave; del tutto impossibile.&quot;   (W.Allen)<br><br>&quot;Un banchiere e' uno che vi presta l'ombrello quando c'&egrave;' il sole e lo rivuole indietro appena incomincia a piovere.&quot;  (M.Twain)<br /><br />&quot;La giovinezza finisce quando il tuo giocatore preferito ha meno anni di te.&quot;     (D. Trueba)<br /><br />&quot;Sempre camminer&ograve; per queste spiagge tra la sabbia e la schiuma dell'onda.<br />L'alta marea canceller&agrave; l'impronta e il vento svanir&agrave; la schiuma.<br />Ma sempre spiaggia e mare rimarranno.&quot;               (K. Gibran)<br /><br />Scrivere un romanzo o viverne uno non &egrave; affatto la stessa cosa, checch&egrave; se ne possa dire, e tuttavia, non &egrave; possibile separare la nostra vita dalle nostre opere       (M. Proust)<br /><br />&quot;...l'umilt&agrave; &egrave; la scala dell'ambizione ai primi passi: e chi vi sale, va su di faccia, ma una volta arrivato in cima all'ultimo gradino, alla scala volge le spalle...&quot;     (W. Shakespeare)<br /><br />&quot;...non si sa mai cosa volere, perch&egrave;, vivendo una sola vita, non possiamo n&egrave; paragonarla con le precedenti, n&egrave; migliorarla in quelle a venire.&quot;        (M. Kundera)     <br /><br />&quot;...io la voglio questa vita da impazzire, dovessi impazzire da morire, &egrave; vivere che voglio...&quot;                  (A. Baricco)        <br /><br />&quot;...ho incontrato per la via un giovane poverissimo che era inamorato: aveva un vecchio cappello, la giacca logora, l'acqua gli passava attraverso le suole delle scarpe e le stelle attraverso l'anima...&quot;      (V. Hugo)<br /><br />&quot;Un sentimentale &egrave; chi spera che possa succedere qualcosa.<br />Un romantico spera contro ogni probabilit&agrave;.&quot;   (D. Trueba)<br /><br />&quot;...ho ascoltato meglio qualcosa che non sentivo spesso: la mia anima.&quot;   (P. Bisi)<br /><br />&quot;...il resto &egrave; tempo che passa, voglia di vagabondare e bisogno di guardare.&quot;                  (A. Baricco)<br /><br />&quot;Il cervello &egrave; un organo favoloso: comincia a lavorare dal momento in cui ti svegli alla mattina e non smette fino a quando entri in ufficio.&quot;  (R. Frost)<br /><br />&quot;Non bisogna giudicare gli uomini dalle loro amicizie: Giuda frequentava persone irreprensibili!&quot;  (E. Hemingway)<br /><br />&quot;Il sesso senza amore &egrave; un'esperienza vuota, ma fra le esperienze vuote &egrave; una delle migliori.&quot;   (W. Allen)<br /><br />&quot;Il lavoro &egrave; il rifugio di coloro che non hanno niente di meglio da fare.&quot;   (O. Wilde)<br /><br />&quot;Quando un'immagine raccapricciante viene proposta all'infinito finisce col non avere pi&ugrave; effetto.&quot;   (A. Warhol)<br /><br />&quot;...da ragazzo ti fai una certa immagine di te, di come sei, di come sarai da grande. Ma la tua vera identit&agrave; difficilmente &egrave; quella che vedi proiettata nel futuro, a volte le somiglia, a volte &egrave; molto diversa. E' come un puzzle di cui non conosci l'immagine finale, vai avanti ad incastrare un pezzo con l'altro e quando credi di aver capito cosa sta venendo fuori, ecco che peschi quel tassello in pi&ugrave; che cambia tutto.&quot;   (P. Bisi)<br /><br />&quot;Una volta che avrete imparato a volare, camminerete sulla terra guardando il cielo perch&egrave; &egrave; l&agrave; che siete stati ed &egrave; l&agrave; che vorrete tornare.&quot;          (L. Da Vinci)<br /><br />&quot;Ogni mattina, per guadagnarmi da vivere, vado al mercato dove si comprano le bugie. Pieno di speranza, mi metto tra chi vende.&quot;   (B. Brecht)<br /><br />&quot;Non per caso l'alba di un nuovo giorno inizia col grido del gallo che fin dai tempi antichi, indica un tradimento.&quot;   (B. Brecht)<br /><br />&quot;Credo nel potere del riso e delle lacrime<br minmax_bound="true" />come antidoto all'odio e al terrore&quot;.    (Charlie Chaplin)<br /><br /><br><br></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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            <title>Knocking on...</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/160/Knocking-on</link>
            <description><![CDATA[<strong><P>"Un sentimentale &egrave; chi spera che possa succedere qualcosa.<BR>Un romantico spera contro ogni probabilit&agrave;."<BR><BR></P></strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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            <title>2_dove_2</title>
            <link>http://www.nemosireno.it/140/2dove2</link>
            <description><![CDATA[<strong>Il premier assicura: il Senato finira' l'esame il 29 dicembre. 'Approveremo la manovra nei termini'. Il rallentamento? colpa dell'opposizione 
</strong>]]></description>
            <author> ego@nemosireno.it (http://nemosireno.it/)</author>
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